martedì 18 aprile 2017

LA CORTE DEI CONTI ATTACCA MONTI IL TRADITORE: “REGALO’ 4 MILIARDI DEGLI ITALIANI A MORGAN STANLEY”

Derivati sui Btp, per la Corte dei Conti c’è danno erariale: il governo di allora non doveva pagare

Roma – La Procura della Corte dei Conti del Lazio ha contestato alla banca americana Morgan Stanley e al ministero dell’Economia un danno erariale di oltre 4,1 miliardi di euro.
È quanto ha rimarcato il procuratore regionale Donata Cabras nella relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Si tratta di una vicenda che il Giornale ha messo in evidenza la scorsa estate allorquando il bilancio dell’istituto statunitense mise in rilievo la richiesta risarcitoria di circa 3 miliardi di euro (2,8 miliardi per la precisione). Gli altri 1,3 miliardi sono, infatti, stati contestati a Via XX Settembre non solo per aver sottoscritto strumenti «non idonei ad attuare le strategie finanziarie» dichiarate, cioè la copertura da un eventuale incremento dei tassi di interesse, ma per averli stipulati con una controparte in conflitto di interessi essendo Morgan Stanley un operatore specialista nel collocamento dei titoli di Stato.
Per spiegare ancor meglio è opportuno ricordare che un contratto derivato è uno scambio di flussi finanziari relativi a un determinato bene chiamato «nozionale». Nel caso del Tesoro il nozionale sono i Btp e i flussi sono relativi ai tassi di interesse. Operazione finanziaria più che legittima e che i più grandi operatori effettuano: un’assicurazione contro il rialzo dei tassi.
Il guaio è che il ministero dell’Economia non ha sottoscritto solo derivati sui tassi di interesse, ma anche pericolosissime swaption, ossia contratti in ci la controparte può scegliere a un determinato istante di entrare in gioco o no. Perché lo ha fatto? Questi contratti davano flussi immediati in entrata (47 milioni scrive la Corte dei Conti), ma si sono rivelati costosi perché contenevano un additional termination event, cioè una clausola di risoluzione anticipata. Quella che tra fine 2011 e inizio 2012 Morgan Stanley ha fatto valere incassando oltre 1,3 miliardi. Il governo Monti, in carica in quel periodo, avrebbe dovuto «astenersi dallo stipulare altri contratti» rinegoziando i precedenti, hanno sottolineato i magistrati. Quella non era una copertura assicurativa, ma una speculazione finanziaria tanto più che il Tesoro non aveva inserito nei contratti una garanzia ulteriore che gli avrebbe consentito di non pagare cash, ma «sbolognando» Btp.
Come ha evidenziato Luca Piana in La voragine, saggio di recente pubblicazione, tra il 2011 e il 2015 il costo dei derivati per lo Stato è stato di 23,5 miliardi, mentre sono attese ulteriori perdite per 24 miliardi tra il 2016 e il 2021. Ecco perché la Corte dei Conti del Lazio, che ha formalizzato l’invito a dedurre (equivalente alla chiusura delle indagini), ha formalizzato una contestazione così elevata. Nel procedimento, si apprende, sono coinvolti gli ex ministri Siniscalco e Grilli, il dg del Tesoro La Via e il dg del debito pubblico Cannata. Il capogruppo di Fdi alla Camera, Fabio Rampelli, presenterà lunedì un’interrogazione al ministro Padoan. «Chiediamo un’assunzione di responsabilità su questo sperpero di denaro dei cittadini a favore della grande finanza internazionale, perpetrato anche da un premier amico dei banchieri come Monti», ha dichiarato.
FONTE

Photo by fabiolopiccolo:

4 commenti:

  1. E pensare che lo hanno fatto pure senatore a vita il bocconiano. Stiamo arrivando poi le pagherai tutte anche tu ed i tuoi compari di merenda affamatore del popolo.

    RispondiElimina
  2. Ed aveva il portamenti rigoroso del salvatore della patria:SALVA ITALIA si chiamava il suo proclama. La parte semplice di noi gli ha creduto. Ma ha salvato banchieri, burocrati e mantenuti-raccomandati pubblici.

    RispondiElimina
  3. in effetti l'italia la salva ; è coerente con ciò che dice ,infatti è il popolo Italiano che non salva perchè non gli serve, di fatto salva la sua azienda ; gli operai dell' azienda italia sono pedine sacrificabili.

    RispondiElimina