venerdì 17 novembre 2017

“Adesso chiedetemi scusa”: Lo sfogo del generale della Finanza, cacciato per aver scoperto con 4 anni di anticipo la mafia dei videopoker



“Il futuro ci darà ragione” diceva Wernher von Braun, anticipando la corsa verso lo spazio in tempi in cui la missilistica era legata ai cruenti scenari di guerra


Qualcosa di simile, in un contesto certo meno ambizioso, è scappato anche a me il 29 maggio 2012 quando ho annunciato ai miei ragazzi del GAT Nucleo speciale frodi telematiche che stavo per rassegnare le mie dimissioni.
Quel giorno – con la morte nel cuore – ho liquidato con una manciata di firme la mia vita in divisa. Un’avventura cominciata il 30 settembre 1975 alla Scuola militare Nunziatella e durata quasi 37 anni all’inseguimento del sogno di fare qualcosa di buono per gli altri.
La Guardia di Finanza aveva pianificato la mia rimozione dall’incarico e la destinazione alla frequenza del corso all’Istituto per gli Alti studi della Difesa dove insegnavo da una quindicina d’anni. Ci furono ben 11 interrogazioni parlamentari sulla mia curiosa vicenda e non servirono a nulla.
Ero colpevole di aver “incrinato i rapporti con una Amministrazione consorella” (i Monopoli) mi disse un giorno uno dei vertici GdF: nonostante i più o meno garbati consigli a rimuovere l’incomprensibile ostinazione e a desistere dall’occuparmi delle investigazioni sulle slot machine, la mia squadra – sola contro tutti – arrivò a ricostruire uno scenario sconfortante sul gioco d’azzardo nel nostro Paese.
A distanza di quattro anni e mezzo gli stessi personaggi che hanno animato quella straordinaria indagine saltano di nuovo fuori.
Non sono riuscito a provare gioia nel leggere che questi signori sono finiti in manette.
E’ più forte il ricordo delle mortificazioni del mio reparto e mie personali nel vedere il signor Amedeo Laboccetta diventare deputato della Repubblica, sedere quindi in Commissione Finanze e poi diventare membro di quella parlamentare Antimafia, dove si portò come assistente Francesco Corallo. Lo stesso Francesco Corallo che alla fine del 2013 mi denunciò per diffamazione e non si presentò all’udienza in cui – lui latitante – io provavo il brivido, dopo mesi di angoscia e dolore, di trovarmi nel banco sbagliato. L’archiviazione di quel giorno non ha cancellato i segni delle prepotenze subite anche dopo esser stato costretto a mollare quella che era la mia vita.
Vorrei, invece, sapere dai miei superiori di allora se hanno coscienza di quel che mi hanno costretto a fare.
Vorrei poi che la gente, vedendo come le cose possono evolvere e cambiare, non si arrendesse, non continuasse a piegare la testa. Qualunque ne sia il costo.

FONTE
IL FATTO QUOTIDIANO

“126MILA EURO ALLA MAMMA PERCHE’ A BRUXELLES MI SENTIVO SOLA”: LA FACCIA DI BRONZO DELLA PARASSITA NON HA LIMITI

SCANDALO RIMBORSI UE – L’IRA DI BERLUSCONI E DEL PPE SULLA VICECAPOGRUPPO LARA COMI – LEI SI DIFENDE: ”L’ASSUNZIONE DI MIA MADRE COME ASSISTENTE? AVEVO BISOGNO DI UNA PERSONA DI FIDUCIA. A SBAGLIARE NON SONO STATA IO MA IL MIO COMMERCIALISTA” – L’IMBARAZZO DEI GRILLINI: “RICERCHE COPIATE A NOSTRA INSAPUTA” – IL PD: “DOPPIA MORALE

Marco D’Argenio per la Repubblica

Sorpresa e tensione al Parlamento europeo per i casi di abusi sui rimborsi parlamentari dei partiti euroscettici e di alcuni deputati italiani rivelati ieri da Repubblica. La prima reazione arriva dal Partito popolare europeo, la famiglia politica di Forza Italia e prima forza a Strasburgo tra le cui fila milita Lara Comi, la parlamentare azzurra che deve restituire 126 mila euro alle casse dell’ assemblea per avere assunto come assistente stipendiata dall’ istituzione la madre, Luisa Costa.

«Una tegola sulla testa», commentano i vertici del Ppe, «una notizia che ci ha colto di sorpresa ». Eppure – nonostante filtri anche l’ irritazione di Silvio Berlusconi – dopo un giro di rapide consultazioni, viene deciso che Comi continuerà ad essere vicecapogruppo dei popolari visto che l’ abuso non riguarda i fondi del gruppo, ma della direzione finanziaria del Parlamento.

Non commenta i casi di frodi e abusi il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, eletto a gennaio dopo l’ addio di Martin Schulz, il socialdemocratico oggi in corsa per la Cancelleria di Berlino che da numero uno dell’ assemblea aveva dato il via libera a diverse inchieste – soprattutto quelle che riguardano il Front National e lo Ukip – e aveva chiesto ai servizi di Strasburgo di prestare la massima attenzione ai casi sospetti.

La notizia delle verifiche sulle due eurodeputate cinquestelle Daniela Aiuto e Laura Agea scuote il gruppo dei grillini a Strasburgo. Dopo diverse ore viene decisa la linea difensiva da adottare, processo lungo tanto che i comunicati vengono pubblicati dopo pranzo. Aiuto – sospettata di avere ripreso da Wikipedia alcune ricerche inerenti al suo mandato e di averne richiesto il rimborso all’ Europarlamento per diverse migliaia di euro – in una nota afferma di avere copiato a sua insaputa e si dichiara parte lesa:

«Ho dato totale disponibilità a collaborare con i servizi parlamentari (che indagano sulla vicenda, ndr), ho disposto la sospensione del pagamento delle fatture emesse, rimborserò al Parlamento le fatture già saldate e agirò legalmente nei confronti della società di consulenza » che ha realizzato gli studi contestati.

Nel caso di Agea le verifiche riguardano un suo collaboratore locale, pagato con soldi del Parlamento ma sul quale ci sono dubbi che possa effettivamente lavorare per il mandato europeo della deputata in quanto imprenditore impegnato in diverse attività. Anche Agea si mette «a disposizione delle autorità competenti» e decide di sospendere momentaneamente l’ attività del collaboratore «per approfondire i termini dell’ inchiesta».

Ma non basta ad evitare la polemica politica, con il Pd che va all’ attacco accusando i grillini di «doppia morale », così Emanuele Fiano, perché «quelli che usciamo dall’ Europa e del no all’ euro mangiatoia poi li becchi che a Bruxelles prendono i rimborsi per scopi indipendenti dalla loro attività politica ». La deputata Alessia Rotta twitta: «L’ unico modo per non fare errori è copiare, anche se così si sperperano i soldi pubblici dell’ Ue».

«La prima volta a Bruxelles avevo 26 anni. Ero giovane e avevo bisogno di mia madre». Si giustifica così Lara Comi, eurodeputata di Forza Italia, tra gli italiani sotto schiaffo da parte dell’ ufficio antifrode dell’ Ue (Olaf), che indaga su presunti abusi dei rimborsi spese. Nel 2009 l’ attuale vicecapogruppo del Ppe volle al suo fianco la madre come assistente parlamentare, contro le regole europee che vietano di assumere parenti

Comi, trova normale aver ingaggiato sua madre?

«Fino al 2009 il regolamento dell’ Eurocamera lo consentiva. Poi nel corso di quell’ anno fu introdotto il divieto».

Come l’ è venuto in mente?

«Ero giovane, avevo solo 26 anni, non conoscevo nessuno a Bruxelles e avevo bisogno di una persona di fiducia».

26 anni non sono così pochi «Sì, ma mia madre è insegnante di italiano. Mi preparava i discorsi, seguiva la mia agenda. Si è messa in aspettativa non retribuita per aiutarmi».

Per quanto tempo ha lavorato per lei?

«Per un anno. Poi ho imparato a muovermi da sola e ho assunto persone normali».

Nel frattempo però il regolamento era già cambiato…

«Sì ma il mio commercialista pensava ci fosse un periodo transitorio di un anno».

Quindi chi ha sbagliato?

«Il mio commercialista, in buona fede».

Gli ha tolto l’ incarico per questo?

«Si, ma come figura pubblica rispondo personalmente del debito contratto con l’ Ue. Ho già anticipato una prima tranche, il resto me lo tolgono tutti i mesi dallo stipendio di parlamentare. Finirò di pagare nel 2019».

Come mai si accorta dell’ errore solo nel 2016?

«È come con Equitalia. Non sai di un’ irregolarità finché non ti arriva l’ accertamento a casa».

Quanto deve restituire?

«In tutto circa 126mila euro. E badi che sto dando indietro gli stipendi lordi ricevuti da mia madre, comprensivi delle tasse. Oltre il danno anche la beffa».

La sprovveduta però è stata lei, non crede?

«Non c’ è stata truffa né inganno da parte mia. Del resto non ne è nata nessuna causa».

DEPUTATO NON SA DI ESSERE RIPRESO E SVELA LA COMPRAVENDITA DEI DEPUTATI ALLA CAMERA.

 



Razzi e la compravendita: “Per dieci giorni mi fottevano la pensione”


In Parlamento? “Siamo qui a fare i cazzi nostri”. Ecco il racconto di come si diventa “responsabili” in parlamento, da gli Intoccabili, in onda su La7. Dalla fiducia del 14 dicembre alla Svizzera, tutto finalizzato a prendere il vitalizio. Perché, come dice l’onorevole Razzi: “Qui sono tutti malviventi, se non fai da solo ti si inculano loro”.


CONDIVIDI SUBITO QUESTO POST: LA MANNOIA HA DISINTEGRATO IL PD IN MODO EPICO!

La Mannoia ha condiviso un articolo del Fatto Quotidiano che riporta la notizia, commentando:
“Tanto vivete in un universo parallelo da non rendervi conto neanche di quello che dite, avete perso il contatto con la realtà.
Signora lei è senza rispetto, in un Paese normale per queste parole chiederebbero le dimissioni, ma non si preoccupi, non accadrà.
Magari i congiunti dei comuni mortali potranno venire a fare le “sguattere” i “giardinieri”…. a casa sua.
“…l’autrice dell’emendamento, manco a dirlo, difende l’eccezione come una misura di “equità”. “Ho pensato che era sacrosanto – dice la Gasparini al fattoquotidiano.it – mettere fine a trattamenti insostenibili attraverso il ricalcolo contributivo dell’importo pensionistico ma anche che non fosse giusto che i congiunti di un parlamentare, che magari non hanno altro reddito, finissero a fare la sguattera o il giardiniere. Ecco perché ho pensato a un riconteggio aumentato del 20%.” .
P.S. Per il parlamentari la reversibilità è estesa anche ai conviventi. Lo sapevate?”
La cantante ha poi aggiunto dei commenti al suo post:
“Comunque, a me non interessa quanto guadagnano i parlamentari, mi da fastidio l’arroganza e la mancanza di sensibilità verso chi non ha questi privilegi, mi da fastidio che vivano in un universo parallelo con sprezzo di chi ha bisogno. Se facessero bene il loro mestiere, se si occupassero dei bisogni dei cittadini, se non tradissero la fiducia di chi li ha votati, se fossero onesti…se….se….se…”
E ancora:
“Mia madre dopo aver lavorato una vita con la reversibilità di mio padre prendeva 600 euro al mese. E ha fatto del bene pure lei, come ha potuto, non meno della signora Fanfani! Idiota!”

"Hanno truccato i dati per affondare l'Italia". Monti e una banca europea sputtanati dai PM..

VOI STANDARD, NOI POOR'S - ''LE AGENZIE DI RATING HANNO TRUCCATO I DATI PER AFFONDARE L'ITALIA''. A PIÙ DI CINQUE ANNI DA QUEL 2011 DOVE LO SPREAD SI È MANGIATO IL GOVERNO BERLUSCONI E L'ECONOMIA ITALIANA, IL PM CHIEDE LA CONDANNA PER STANDARD & POOR'S - BRUNETTA: ''FU UN COMPLOTTO ORDITO DA OLIGARCHIE, TROIKA, BANCHE DI AFFARI E MASSONERIE INTERNAZIONALI''

Gian Maria De Francesco per ''il Giornale''

Nel 2011 l' Italia «stava messa meglio di tutti gli altri Stati europei», ma da parte di Standard & Poor' s c' è stata «la menzogna, la falsificazione dell' informazione fornita ai risparmiatori», mettendo così «in discussione il prestigio, la capacità creditizia di uno Stato sovrano come l' Italia».
Le parole, pronunciate ieri dal pm di Trani, Michele Ruggiero, durante la requisitoria del processo per manipolazione del mercato a carico di cinque tra analisti e manager dell' agenzia di rating statunitense, confermano quanto emerso dal quadro probatorio: il downgrading del nostro Paese tra maggio 2011 e gennaio 2012 mancava di giustificazioni macroeconomiche e aveva in sé ragioni speculative e forse anche politiche.
Per questo motivo il pubblico ministero alla fine della requisitoria ha chiesto la condanna a due anni di reclusione e 300mila euro di multa per Deven Sharma, all' epoca presidente mondiale di S&P, e a tre anni di reclusione ciascuno e 500mila euro di multa per Yann Le Pallec, responsabile per l' Europa, e per gli analisti del debito sovrano Eileen Zhang, Franklin Crawford Gill e Moritz Kraemer. Per la società di valutazione è stata chiesta la condanna alla sanzione pecuniaria di 4,647 milioni di euro.

Insomma, mentre il quarto governo Berlusconi viveva la sua fase più angosciosa sotto la spinta della crisi da spread, l' agenzia di rating non avrebbe ottemperato agli obblighi di veridicità delle informazioni fornite. I report sotto accusa sono quattro, l' ultimo dei quali è il declassamento del rating dell' Italia di due gradini (da A a BBB+) del 13 gennaio 2012. Il confronto tra 2010 e 2011 citato Ruggiero, che ha parlato per cinque ore, attiene al fatto che il contratto tra il Tesoro e l' agenzia di rating, durato 17 anni, cessò nel 2010 «ed è dal 2011 - ha sostenuto il magistrato - che si registrano bocciature dell' Italia da parte dell' agenzia» adducendo così un «movente ritorsivo» per il delitto contestato.
Il pm ha poi fatto riferimento alla testimonianza del direttore del Debito pubblico presso il Tesoro, Maria Cannata, secondo cui S&P «avrebbe sempre enfatizzato aspetti critici rispetto all' Italia» e che parlare con i suoi analisti era come «parlare al vento». Ruggiero ha citato come «bazooka fumante» due intercettazioni.
La prima è la telefonata del 3 agosto 2011 tra l' ex manager S&P Maria Pierdicchi col presidente Sharma in cui si faceva riferimento al fatto che «serve più personale senior che si occupi dell' Italia», dunque ammettendo l' impreparazione del team di valutazione. La seconda è una mail dell' ex responsabile corporate rating Renato Panichi nella quale si sottolineava come la valutazione del sistema bancario al momento del taglio del rating fosse «esattamente contraria alla situazione reale».
«Molti indizi raccolti fanno più di una prova sul complotto ordito da oligarchie, troika, banche di affari e massonerie internazionali, per abbattere e sostituire con un loro fiduciario, un governo democraticamente eletto, quello presieduto da Silvio Berlusconi», ha commentato il capogruppo di Fi alla Camera, Renato Brunetta, parlando di «un vero e proprio colpo di Stato» e invocando ancora una commissione d' inchiesta parlamentare. «Le agenzie di rating sono state gli esecutori di un complotto che però ha mandanti politici», ha chiosato la deputata azzurra Elvira Savino. S&P ha ribadito che «le accuse non sono suffragate da prove degne».

Fonte: http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/voi-standard-noi-poor-agenzie-rating-hanno-truccato-dati-139809.htm

++ E' BUFERA ++ TRUFFA AI RISPARMIATORI, ARRESTATO IL NUMERO 1 DEI BANCHIERI ITALIANI.

Era dai tempi di Michele Sindona e poi di Roberto Calvi che in Italia non veniva arrestato un banchiere. Ieri è toccato a Vincenzo Consoli che per vent' anni ha guidato Veneto Banca. Sono statati effettuati sequestri per 45,425 milioni (un immobile, liquidità e titoli) nei confronti di persone legate all' istituto. Fra gli indagati anche l' ex presidente Flavio Trinca.
I provvedimenti sono stati emessi dalla procura di Roma dopo un' ispezione di Bankitalia. I reati contestati sono aggiotaggio e ostacolo all' esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza. L' indagine era aperta da più di un anno e certamente in tutto questo tempo non saranno mancate le occasioni per addomesticare le prove. Nel mirino le operazioni «baciate», grazie alle quali la banca finanziava importanti clienti perché acquistassero azioni dell' istituto di credito. Si trattava di parcheggi temporanei di titoli che, in realtà, avrebbero dovuto rientrare nel perimetro dell' istituto di Montebelluna. Molto spesso i prestiti venivano erogati a soggetti in difficoltà economiche o comunque non in grado di restituire le somme ricevute. L' obiettivo finale era quello di fornire un' immagine di solidità patrimoniale che non corrispondeva alla realtà. Questo patrimonio virtuale consentiva a Consoli, secondo l' accusa, di fissare un sovraprezzo delle azioni assai lontano dalla realtà. Ma soprattutto gli permetteva di consolidare il suo ruolo al vertice della banca. Le principali vittime di questo meccanismo infernale sono stati gli oltre 100 mila risparmiatori che hanno visto azzerato il loro investimento. Nel falò della truffa organizzata da Consoli sono stati bruciati sei miliardi che nessuno vedrà più tornare indietro.
Veneto Banca è stata salvata un mese fa dal fondo Atlante con un intervento tampone di un miliardo di euro per evitarne il fallimento. La domanda sorge spontanea: Consoli ha governato la banca per vent' anni e probabilmente il suo potere è stato costruito dagli incroci incestuosi che emergono oggi. Ma è mai possibile che nessuno se ne sia accorto prima? Come mai solo ora vengono fuori problemi che sono molto vecchi?
Consoli, attorno al quale è ruotata Veneto Banca ininterrottamente dal 1997, ha fra l' altro ha un contenzioso aperto con l' istituto per il pagamento di 3,46 milioni di euro che non gli sono stati riconosciuti per le sue dimissioni. Ha chiesto il rispetto dei suoi diritti dopo aver fatto strage di quelli degli altri.
Il fondo Atlante non si è limitato a salvare Veneto Banca. Nel suo portafoglio compare anche la totalità del capitale di Banca Popolare di Vicenza, l' altro disastro del nord-est costato miliardi ai risparmiatori. Ed è proprio su destino di quest' altra banca che concentra l' attenzione Giovanni Schiavon ex presidente del Tribunale di Treviso e vicepresidente uscente di Veneto Banca. Una dichiarazione tagliente nei confronti di Gianni Zonin ex presidente della Vicenza: «Mentre per Veneto Banca procede la Procura di Roma, per la Popolare di Vicenza la competenza è rimasta a Vicenza e nonostante la maggiore gravità del quadro di quella banca, verso gli ex amministratori non succede nulla».
FONTE
LIBERO.IT

TERREMOTO SU CROZZA! LO SFOTTO’ CHE HA FATTO INFURIARE TUTTO IL PD: ECCO L'INTERVENTO SOTTO ACCUSA

 

"Onoriamo Santa Boschi da Arezzo". Dal cilindro della fantasia stavolta Maurizio Crozza tira fuori una beata Maria Elena trasportata in processione dalla folla. Dal corteo si alzano le preghiere per il ministro-Madonna, osannata per "il miracolo delle riforme". "Viva Santa Boschi che il Senato eliminò", cantano i fedeli in coro nell'esilarante gag messa in scena su La7 durante lo show Crozza nel Paese delle meraviglie. 
Così il comico genovese rilegge l'approvazione in via definitiva della riforma costituzionale intestata proprio al ministro toscano. Davanti al corteggio c'è il celebrante con tanto di incenso: Crozza-Renzi elogia la Santa, "carmelitana" ma non scalza, "visto l'amore per le décolleté di Jimmy Choo". "Ha abolito il Senato, ha cancellato il bicameralismo perfetto, ha modificato la legge elettorale - elenca ancora il prete premier - ma soprattutto ha portato il lucida labbra trasparente in Consiglio dei Ministri". "Santa Boschi mia speranza, manda via la minoranza", recita ancora il coro. E di fronte agli scetticismo degli infedeli, Crozza-Renzi invita ad ascoltare la testimonianza di un miracolo. "Riccarda mise i soldi in una banca toscana. Il giorno dopo erano tutti spariti. Ora dorme sotto Ponte Vecchio, un posto bellissimo".

giovedì 16 novembre 2017

LA LADRA PD DEL GIORNO? FREGAVA SOLDI ALLA REGIONE PER PAGARSI LA DONNA DELLE PULIZIE: QUESTA GENTAGLIA NON CONOSCE LA VERGOGNA

Rosetta D’Amelio, attuale presidente Pd del Consiglio regionale della Campania, usava soldi del gruppo per stipendiare la sua colf in una casa a Lioni, in provincia di Avellino. Le fatture e le giustificazioni esibite da Rosetta D’ Amelio – come illustra Il Giornale –  non sono state però sufficienti a evitarle la condanna della Corte dei Conti per un danno erariale complessivo di 20mila euro (la collaboratrice domestica è costata invece 4.200 euro).

La politica aveva detto ai giudici contabili che in quell’appartamento fosse stata allestita la sua segreteria politica e che quindi fosse autorizzata a utilizzare il budget istituzionale per le necessità correnti dell’ alloggio. Ma non lo ha dimostrato. Dunque, dovrà rimborsare quanto illegittimamente percepito. E con lei la quasi totalità dei componenti della scorsa legislatura. In totale 56 consiglieri che hanno provocato un buco di bilancio di oltre un milione di euro per la sola annualità 2011.

FONTE
LIBERO

Panico a La7! Di Maio annienta la parassita del PD con un gesto senza precedenti. Lei va nel panico totale




LUIGI DI MAIO
Residente a Pomigliano d'Arco, è il maggiore di tre figli. La madre è un'insegnante di italiano e latino ed il padre Antonio è stato dirigente del MSI prima e di AN poi.

Ha conseguito il diploma di Liceo Classico Vittorio Imbriani di Pomigliano d'Arco nel 2004. Ha proseguito gli studi presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II", si è dapprima iscritto alla facoltà di Ingegneria, dove ha fondato assieme ad altri studenti l'associazione di studenti di ingegneria "ASSI", poi si è trasferito a giurisprudenza e ha fondato insieme ad altri studenti l'associazione Studenti Giurisprudenza.it nell'anno 2006, nella quale ha ricoperto la carica di Consigliere di Facoltà e di Presidente del Consiglio degli Studenti. Ha lavorato come webmaster.

Carriera politica[modifica
Milita nel Movimento 5 Stelle dal 2007. Nel 2010 si candida come consigliere comunale del suo comune, senza riuscire ad essere eletto, ottenendo 59 preferenze. In seguito alle «parlamentarie» del Movimento 5 Stelle, viene candidato con 189 preferenze ed eletto alla Camera dei Deputati per la circoscrizione Campania 1 al secondo posto nella lista del Movimento 5 Stelle per le elezioni politiche del 2013. Il 21 marzo 2013 è eletto Vicepresidente della Camera dei deputati con 173 voti, diventando a 26 anni la persona più giovane ad aver ricoperto questo ruolo. Dal 7 maggio fa parte anche della XIV commissione, che si occupa delle politiche dell'Unione Europea.

TRIPUDIO IN STUDIO: arriva in diretta la notizia che la Raggi ferma lo sfratto di 300 famiglie.


La Giunta di Virginia Raggi fa sospendere lo sfratto per 300 famiglie
300 famiglie che avrebbero potuto perdere la propria casa, hanno ritrovato il sorriso grazie ai servizi di Mi manda Rai3 che ha interessato del caso la giunta Raggi, che ha fermato in extremis lo sgombero di decine di persone.
Mi Manda Rai tre, di Salvo Sottile (22 12 2016)

Ci spennano: il massacro della benzina. Aumento pazzesco: quando e di quanto

Il governo valuta il possibile rincaro delle imposte sui carburanti. Ogni centesimo di accisa in più produce un gettito di 400 milioni di euro l’anno. Sarebbe il diciottesimo rincaro a partire dal 1935: temporanei, sono tutti diventati permanenti

Un aumento delle accise sulla benzina di almeno un paio di centesimi. Per avviare la correzione del deficit pubblico del 2016, stemperare il confronto con la Commissione europea che l’ha chiesta minacciando una procedura d’infrazione, e rassicurare i mercati, sempre più nervosi. Ma anche per coprire una parte delle spese dovute all’emergenza del terremoto. La possibilità di un ritocco delle imposte sui carburanti è sul tavolo dell’esecutivo già da qualche giorno, e potrebbe essere deciso in tempi rapidi. Una misura non certo popolare, ma secondo i tecnici dell’esecutivo nemmeno troppo dolorosa. E sicuramente efficace per fare cassa: ogni centesimo di aumento dell’accisa (sulla quale, peraltro, si paga pure l’Iva), produce un gettito di 400 milioni di euro l’anno.
Un miliardo per il sisma
Con tre centesimi si garantirebbe la copertura delle spese per il terremoto aggiuntive a quelle già stanziate in bilancio, che il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni ha stimato in oltre un miliardo. Liberando così risorse da destinare alla riduzione del disavanzo, per riportarlo in linea verso l’obiettivo del pareggio di bilancio. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha già annunciato a Bruxelles, e poi confermato in Parlamento, che il ritocco delle accise ci sarà. Sarebbe la diciottesima volta, a partire dalla guerra di Etiopia del 1935, che le accise sui carburanti vengono alzate per far fronte alle spese impreviste.
Tutti i rincari
Aumenti che dovevano essere temporanei, ma che sono poi diventati permanenti. Oltre alla guerra africana, con le accise sulla benzina stiamo ancora pagando la crisi di Suez del ‘56, il disastro del Vajont del ‘63, l’alluvione di Firenze del ‘66, la guerra del Libano, la missione in Bosnia, l’immigrazione dopo la crisi libica, ma anche il contratto degli autoferrotranvieri del 2004, l’acquisto degli autobus ecologici, il finanziamento della cultura, la manovra di bilancio del 2011. E cinque terremoti: quelli del Belice, del Friuli, dell’Irpinia, dell’Aquila e dell’Emilia.
Tasse al 69%
Con il risultato che l’accisa sulla benzina oggi è pari a 728,40 euro per ogni mille litri. Sul prezzo al consumo, considerata l’imposta di fabbricazione e l’Iva al 22%, le tasse sulla benzina rappresentano ormai il 69%. La manovra 2014 del governo Letta prevedeva già un aumento di almeno mezzo centesimo, che è stato sterilizzato e rinviato al 2018 insieme all’innalzamento dell’Iva. Oggi, considerata la necessità di far quadrare i conti e l’emergenza per il sisma, il rincaro difficilmente si potrà evitare.


Fonte: http://www.corriere.it/economia/17_febbraio_07/accise-benzina-l-aumento-salvare-conti-il-terremoto-75b1eefe-eca7-11e6-b0dc-72bd53481b5d.shtml

Bufera nel PD! “Per 15 anni favori alla cosca in cambio di voti”: arrestati 4 esponenti Pd. C’è un ex sottosegretario

Nel 2012 al comune di Rende erano arrivati i commissari prefettizi. Al termine del procedimento, un anno dopo, un decreto del ministro dell’Interno Angelino Alfano aveva dichiaratol’insussistenza dei presupposti per lo scioglimentodell’amministrazione per infiltrazioni mafiose. “Avevamo ragione noi” era stato il commento di alcuni parlamentari del Pd in una nota congiunta firmata tra gli altri dalla presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi, il segretario regionale del PdErnesto Magorno e i deputati Enza Bruno Bossio e Alfredo D’Attorre (ora in Sinistra Italiana). “A Rende nessuna infiltrazione criminale – avevano aggiunto allora – Ora i rendesi potranno tornare a votare la prossima primavera con la certezza che la mafia non è mai entrata nelle stanze del Comune. Avevamo ragione noi del Pd che sempre abbiamo sostenuto la forza della tradizione democratica di Rende, modello ultradecennale di buon governo in Calabria”.
Ma nell’inchiesta è finita anche l’ultima campagna elettorale del 2014 per le Comunali. Nonostante fosse detenuto (oggi al 41 bis), uno dei boss arrestati è stato intercettato in carcere mentre poneva le sue condizioni: chiedeva una somma di denaro, lamentando gli scarsi benefici ottenuti dalla cosca nel recente passato, nonostante si fosse occupato di monitorare l’attività politica dai principali candidati.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03/23/ndrangheta-per-15-anni-favori-alla-cosca-in-cambio-di-voti-arrestati-4-esponenti-pd-ce-un-ex-sottosegretario/2574055/

DEPUTATI DEL PD? 20MILA EURO AL MESE PER TROMBARE CON LE COLLEGHE! NEL PALAZZO NON SI PARLA D’ALTRO, ALLA FACCIA DI ESODATI E DISOCCUPATI

IN PARLAMENTO SI LAVORA POCO, MA SI SCOPA MOLTO! – NEI PALAZZI NON SI PARLA D’ALTRO: 5 COPPIE SEGRETE DENTRO AL PD, DI PARLAMENTARI SPOSATI. DUE VIVONO INSIEME DURANTE LA SETTIMANA, ALTRI DUE SONO STATI BECCATI DALLA MOGLIE DI LUI. UNA RELAZIONE INTENSA CONCLUSA DOPO LA PAURA DI UNA GRAVIDANZA GALEOTTA
Nei corridoi di palazzo si accusano gli eccessi di noia della politica, veri responsabili di questo preoccupante accendersi degli ormoni democratici: Cinque coppie, unite nel credo politico, ma formalmente clandestine, visto che tutti e dieci gli amanti democratici hanno matrimoni regolari e famiglie…
Franco Bechis per “Libero Quotidiano
Sembra un romanzone rosa dei vecchi tempi: amori clandestini, tradimenti, vendette, doppie vite, perfino un figlio della colpa. Fatti privati, naturalmente, che non meriterebbero due righe non fosse che tutto ciò è avvenuto nei gruppi parlamentari del Partito democratico, e coinvolgendo anche leader di primo piano e due esponenti del governo, questa piccola Sodoma a Palazzo è ormai fra i principali argomenti di chiacchiera politica nei capannelli di senatori e deputati.
 Cinque coppie, unite nel credo politico, ma formalmente clandestine, visto che tutti e dieci gli amanti democratici hanno matrimoni regolari e famiglie. Due di loro sono i meglio organizzati: vivono insieme a Roma dal martedì al giovedì sera, poi il venerdì salvo impegni istituzionali ognuno dei due torna fra le braccia della famiglia regolare, lui nel centro-Nord e lei a Sud.
Resistono da qualche anno, e sembrano assai solidi. Altri due hanno tubato per mesi, ma non sono stati così bravi a proteggere la clandestinità, visto che la notizia è arrivata alla moglie di lui. Secondo i compagni di partito, la relazione è stata così intensa e pericolosa da avere fatto rischiare il classico figlio della colpa.
Un allarme che poi sarebbe rientrato, convincendo i due però a separarsi subito dopo l’ estate. Nei corridoi di palazzo si accusano gli eccessi di noia della politica, veri responsabili di questo preoccupante accendersi degli ormoni democratici…

FONTE
http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/parlamento-si-lavora-poco-ma-si-scopa-molto-palazzi-non-si-parla-113030.htm

Panico in studio! A La7 disinformano sul m5s ma i cittadini in studio si ribellano e guardate cosa fanno





L'Italia passa dal 73° al 77° posto nella libertà di stampa. Il resoconto annuale di Reporter senza frontiere è impietoso, peggio di noi in Europa solo Cipro, Grecia e Bulgaria. Il Bel Paese continua il suo declino anche nell'era post berlusconiana, perché di fatto in materia di asservimento dei media al poterenulla è cambiato. Anzi, siamo andati peggiorando.
Sicuramente l'invito all'astensionismo all'ultimo referendum sulle trivelle con la conseguente disinformazione dei media mainstream ha giocato il suo ruolo. Facciamo alcuni raccapriccianti esempi: conduttori del servizio pubblico, nei pochi minuti dedicati alla questione referendaria, propagandavanoche si votasse solo in 9 regioni (e di fronte all'errore ribadivano con arroganza le loro false ragioni). Spazi dei TG nazionali a totale appannaggio delle forze di maggioranza. Voci delle opposizioni mandate in onda nella notte per un finto bilanciamento temporale. Sondaggi non favorevoli al Governo mostrati in TV con grafici truccati ad arte per camuffarne il risultato (vedi immagine sopra).

Ostia, spunta una foto di Monica Picca e Giorgia Meloni con Silvano Spada

Una foto, scattata lo scorso 21 ottobre a Nuova Ostia, ritrae la candidata del centrodestra al ballottaggio Monica Picca, assieme alla leader di Fratelli d’Italia e Silvano Spada, membro dell’omonima famiglia e coinvolto in diverse inchieste.

La foto è stata scattata lo scorso 21 ottobre al termine della visita della candidata del centrodestra al X Municipio Monica Picca a Nuova Ostia, in compagnia di Giorgia Meloni. Nello scatto la leader di Fratelli d'Italia e l'aspirante minisindaca di Ostia sono in posa assieme a Silvano Spada, membro dell'omonima famiglia egemone proprio tra le case popolari di Nuova Ostia, e di un quarto uomo (anch'esso membro della famiglia) ma di cui non ci è nota l'identità.

Lo scatto è stato realizzato all'esterno dell'Anffas Onlus, associazione che si occupa di supportare le famiglie con disabili a carico (che ha visto il confronto verso il ballottaggio di domenica 19 novembre tra Monica Picca e la candidata del Movimento 5 stelle Giuliana Di Pillo) e che proprio il 21 ottobre Meloni e la candidata di Fratelli d'Italia avevano visitato.

Una foto che non può che imbarazzare Picca – che vanta una lunga militanza sul territorio – e Meloni, visto il putiferio sollevato sui rapporti tra gli Spada e l'estrema destra di Casa Pound (il cui candidato Luca Marsella ha ottenuto oltre il 9% dei consensi al primo turno). E proprio perché chiedeva conto di quei rapporti il giornalista della trasmissione di Rai 2 ‘Nemo' Daniele Piervincenzi è stato brutalmente aggredito da Roberto Spada. Silvano risulta coinvolto anche nell'inchiesta ‘Sub Urbe', che ha portato alla condanna di sette membri del clan Spada, riconosciuto in primo grado come un'organizzazione mafiosa.

La foto che pubblichiamo, uno dei tanti scatti che quel giorno Meloni e Picca avranno fatto con gli elettori di Ostia, oltre a confermare le simpatie di destra ed estrema destra dei membri della famiglia Spada, non dimostra di per sé nulla, tranne la pervasività della presenza di alcune famiglie sul territorio di Ostia. Presenza e agibilità che non sembra scalfita da due anni di commissariamento. Schede e seggi, come annunciato ieri dal ministro dell'Interno Marco Minniti saranno sorvegliati speciali, con tanto di agenti in borghese che si mimetizzeranno tra gli elettori.

La risposta di Giorgia Meloni: "Si è infilato nella foto"
Questa la risposta, pubblicata su Facebook, di Giorgia Meloni: "Tra le centinaia di foto che ogni giorno faccio in giro per l'Italia incontrando i cittadini c'è anche questa foto pubblicata dal sito Fanpage.it, scattata quando ho visitato ad Ostia la sede di un'associazione che si occupa di disabili, che mi ritrarrebbe con una persona (che come chiaramente si vede si è infilata nella foto come fosse il Paolini della situazione, se non è stato mandato da qualcuno) che dicono faccia ‘Spada' di cognome. Domani sarò a Ostia per il comizio finale a sostegno di Monica Picca e ribadirò ancora una volta che Fratelli d'Italia è contro ogni mafia e che non accetta lezioni da nessuno, né dal M5S che in Sicilia candida persone arrestate per estorsione né dal Pd che è responsabile del commissariamento per mafia di Ostia. Avviso tutti quelli che vorranno fare una foto con me: portate con voi un documento di identità, così posso sapere il vostro cognome, e non dimenticate il casellario giudiziario".


Toninelli (M5s): "Meloni si dovrebbe nascondere"
Durissimo l'intervento del parlamentare del Movimento 5 stelle Danilo Toninelli dopo la pubblicazione della foto: “Dopo la foto con alcuni esponenti del clan Spada, Giorgia Meloni e la candidata FdI al X Municipio, dovrebbero prima chiedere scusa ai cittadini e poi andarsi a nascondere. È inconcepibile che, una persona che si candida a governare un Municipio sciolto per mafia, vada a braccetto con esponenti della famiglia Spada, e si lasci fotografare con loro, soprattutto alla luce del fatto che, nel territorio, tutti sanno chi sono. E, nel caso non lo sapessero ciò, se possibile, sarebbe ancora più grave, perchè vorrebbe dire che neanche conoscono la realtà del Municipio che vorrebbero amministrare".

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mercoledì 15 novembre 2017

BOOM! DI MAIO IN DIRETTA FA UNA MOSSA SENZA PRECEDENTI. PUBBLICO IN DELIRIO PER LE SUE PAROLE..



LUIGI DI MAIO
Residente a Pomigliano d'Arco, è il maggiore di tre figli. La madre è un'insegnante di italiano e latino ed il padre Antonio è stato dirigente del MSI prima e di AN poi.

Ha conseguito il diploma di Liceo Classico Vittorio Imbriani di Pomigliano d'Arco nel 2004. Ha proseguito gli studi presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II", si è dapprima iscritto alla facoltà di Ingegneria, dove ha fondato assieme ad altri studenti l'associazione di studenti di ingegneria "ASSI", poi si è trasferito a giurisprudenza e ha fondato insieme ad altri studenti l'associazione Studenti Giurisprudenza.it nell'anno 2006, nella quale ha ricoperto la carica di Consigliere di Facoltà e di Presidente del Consiglio degli Studenti. Ha lavorato come webmaster.

Carriera politica


Milita nel Movimento 5 Stelle dal 2007. Nel 2010 si candida come consigliere comunale del suo comune, senza riuscire ad essere eletto, ottenendo 59 preferenze. In seguito alle «parlamentarie» del Movimento 5 Stelle, viene candidato con 189 preferenze ed eletto alla Camera dei Deputati per la circoscrizione Campania 1 al secondo posto nella lista del Movimento 5 Stelle per le elezioni politiche del 2013. Il 21 marzo 2013 è eletto Vicepresidente della Camera dei deputati con 173 voti, diventando a 26 anni la persona più giovane ad aver ricoperto questo ruolo. Dal 7 maggio fa parte anche della XIV commissione, che si occupa delle politiche dell'Unione Europea.

IL VIGILE DEL FUOCO SFANCULA ESPOSITO DEL PD IN DIRETTA. OVAZIONE DA STADIO DEL PUBBLICO. ECCO L'UMILIAZIONE SUBITA DAL GALOPPINO DI RENZI


Clamoroso a Roma! Grazie a una denuncia del M5S, scoperta una truffa faraonica da 14 milioni di euro

Una truffa da oltre 14 milioni di euro ai danni della Regione Lazio, del Comune di Roma e di circa 76 cittadini, soci di 3 cooperative nel Piano di Zona B50 'Monte Stallonara' di edilizia agevolata. Per questo motivo stamane, su disposizione del Gip Costantino De Robbio, sono scattati i sequestri di 37 conti correnti, 17 quote azionarie e 53 proprietà immobiliari nel Lazio e in Toscana appartenenti a 6 persone (4 uomini e 2 donne) componenti i consigli di amministrazione di quattro cooperative romane e diverse società, tutti indagati per truffa con il concorso di un dirigente e un funzionario di Roma Capitale, indagati per abuso d'ufficio.
Posti sotto sequestro, a scopo preventivo per la tutela delle vittime delle truffe, anche i tre edifici delle cooperative per la gestione delle quali è stato nominato un amministratore giudiziario.

Le indagini sono state avviate dopo un esposto del consigliere regionale di Fratelli d'Italia, Fabrizio Santori sulle mancate opere di urbanizzazione e della parlamentare del Movimento 5 Stelle, Roberta Lombardi, sulle responsabilità del mancato controllo da parte dei funzionari comunali.
"Sono molto soddisfatto dell'esito dell'inchiesta", afferma Santori, che però avverte: "In tutta Roma ci sono almeno sette altre situazioni simili sotto indagine. Roma Capitale e la Regione Lazio devono impegnarsi a tenere sotto osservazione queste realtà, verificando lo sviluppo di piani di urbanizzazione primaria a tutela dei romani e di un territorio su cui si è speculato in maniera ignobile in passato solo per fare profitto, a volte truffando ignari cittadini come accaduto a Monte Stallonara".
Secondo l'inchiesta, durata tre anni e affidata alla sezione di polizia giudiziaria dalla Polizia Locale, diretta dalla dottoressa Rosa Mileto, i consigli di amministrazione di tre cooperative ('Acli Castelli Romani Terza', 'Acli Castelli Romani Seconda' e 'Il Nido'), formati sempre dagli stessi indagati, dopo aver beneficiato di finanziamenti (circa 3 milioni e mezzo di euro dalla Regione) e concessioni di enti pubblici (i terreni dal Comune di Roma), vincolati alla costruzione di appartamenti da dare in locazione o vendita a condizioni di favore per soggetti meno abbienti, hanno gonfiato gli affitti, raddoppiato i costi di vendita degli immobili e fatto sparire i finanziamenti pubblici ricevuti.
Il meccanismo era semplice. Secondo quanto emerso dall'inchiesta, per aggirare la normativa gli indagati hanno creato una quarta cooperativa, la 'Monte Stallonara', nella quale hanno fatto confluire tutti i soci delle altre tre cooperative per poter giustificare la vendita degli appartamenti ai soci costruttori a oltre 13 milioni e 600mila euro, circa il doppio rispetto ai circa 7milioni e 900mila dovuti per il costo di una sola edificazione e dichiarato alla Regione per poter ottenere il finanziamento pubblico.
Un finanziamento erogato dalla Regione proprio per abbassare i costi totali della nuova edificazione e consentire così ai soci della cooperativa di pagare solo circa 4milioni e 400mila euro per la nuova edificazione. Ma i soci per l'acquisto della casa, non solo non hanno beneficiato delle agevolazioni ma si sono ritrovati anche a dover versare un mutuo alle banche per un ammontare totale di 9milioni e 750mila euro.
I soldi venivano poi fatti girare e sparire dalle casse delle cooperative, con la motivazione di ulteriori prestazioni di servizi, all'interno di società e consorzi sempre intestati agli stessi indagati in una sorta di scatola cinese. Una truffa in piena regola, realizzata anche grazie all'aiuto di un dirigente e di un funzionario del Comune di Roma che, abusando del loro potere, facevano 'passare' i prezzi di cessione, accontentandosi della semplice dichiarazione dei consigli di amministrazione, mentre sarebbe stato invece necessario che i prezzi di cessione fossero approvati e deliberati dagli stessi soci delle cooperative.
"Bene l'intervento della magistratura sul piano di zona di Monte Stallonara ma ora chiediamo l'intervento immediato del Comune di Roma affinché per gli altri piani di zona su cui deve vigilare, vigili contestando le violazioni e applicando le sanzioni previste", dice all'Adnkronos l'avvocato Vincenzo Perticaro, che ha inoltrato l'esposto denuncia che ha portato oggi all'intervento della magistratura. "Ci sono 28 denunce per 28 piani di zona - afferma Perticaro - e l'ente che doveva vigilare in primis era il Comune. Stiamo parlando di un danno erariale enorme. Ora chiediamo al Campidoglio di revocare le convenzioni con chi ha disatteso gli accordi acquisendo il patrimonio immobiliare in modo da tutelare i cittadini".

Fonte: http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2017/01/16/roma-truffa-milioni-comune-regione-sequestrati-palazzi-azioni-conti-correnti_2lpu7nilR50qWK5OYyledL.html

Marco Travaglio non ha dubbi:"Legge elettorale? Dobbiamo fregarli così". Il clamoroso escamotage contro i parassiti della casta

Marco Travaglio - Freghiamoli così.
FQ - 14/10/2017

Daniele Luttazzi, ai tempi di B., coniò un’immagine che rendeva bene l’idea: il “golpe al rallentatore”. Se alziamo lo sguardo e ripercorriamo la storia di quest’ultima legislatura, proprio questo vediamo: un golpe al rallentatore. Dove però B. non c’entra se non di straforo: i veri golpisti sono tutti targati Pd. Il Parlamento dei nominati con una maggioranza estrogenata da una legge elettorale poi dichiarata illegittima, che dunque è una minoranza, si è permesso di fare cose mai viste neppure ai tempi di B.: rieleggere il capo dello Stato per cacciare all’opposizione l’unica forza politica che ha vinto le elezioni (i 5Stelle) e mandare al governo chi le ha perse; riformare la legge elettorale a colpi di fiducia per iniziativa del governo (Italicum, incostituzionale anche quello); tentare di cambiare un terzo della Costituzione a botte di canguri e tagliole per strozzare il dibattito in Parlamento, addirittura rimpiazzando i senatori non allineati; comprare pezzi di centrodestra per annetterli al centrosinistra; ricattare chi non ci sta con la minaccia di non ricandidarlo; incoraggiare il trasformismo fino a 550 cambi di casacca (su 945 seggi parlamentari) in quattro anni e mezzo; e ora truccare un’altra volta le regole del voto a pochi mesi dalle urne per drogare gli scarsi consensi di chi aveva perso nel 2013 e si appresta a riperdere nel 2018 eliminando chi potrebbe rivincerle), ancora una volta a colpi di fiducia e con la complicità dei poteri di controllo: il Quirinale del silenzio-assenso, i giornaloni e le tv di regime, gran parte del mondo intellettuale, giuridico e artistico ieri sulle barricate, ora allineato e coperto.

Tutt’intorno, un’opinione pubblica per metà disinformata dalle balle del potere che non trovano mai smentita e per metà consapevole, ma troppo mitridatizzata o stremata o rassegnata dopo anni di vergogne ogni giorno più gravi per trovare la forza per reagire. Anche noi del Fatto, nati proprio per dare la sveglia e scrivere ciò che gli altri non dicono, ci domandiamo spesso che hanno fatto di male i lettori per sorbirsi ogni giorno un attentato al fegato e alle coronarie per effetto delle nostre cronache e delle nostre analisi delle cose come stanno. Poi naturalmente continuiamo, perché un giornale che non dice pane al pane e non racconta i fatti nudi e crudi non è un giornale. E perché ogni tanto le nostre battaglie partono in beata solitudine, ma poi col tempo coinvolgono milioni di persone e addirittura riescono a strappare una vittoria. Come nel referendum del 4 dicembre 2016. È da lì che dobbiamo ripartire, per capire che cosa accade e che cosa possiamo fare noi.

Il progetto dei golpisti al rallentatore è semplice, anche perché è sempre lo stesso: quello cacciato a furor di popolo dalla porta del referendum e ora rientrato dalla finestra del Rosatellum-Fascistellum. Un progetto di pseudo-democrazia verticale, centralizzata, oligarchica e dunque incostituzionale, dove pochissime persone – tutte controllabili dai poteri forti italiani e soprattutto internazionali – decidono il destino di tutti i cittadini ridotti a sudditi. Fallito il tentativo di ridurre il Parlamento a un’aula sorda e grigia alle dipendenze del premier-padrone (come previsto dall’incrocio mostruoso della controriforma Boschi e dell’Italicum), ci riprovano con la nuova legge elettorale, anzi anti-elettorale: il giorno delle elezioni tutti i giochi saranno già fatti, quasi tutti i parlamentari saranno già stati decisi da tre o quattro capi-partito che nomineranno tutti quelli della quota proporzionale (due terzi) e anche di quella maggioritaria (l’altro terzo), col divieto del voto disgiunto e il via libera alle finte coalizioni a geometria variabile da collegio a collegio. Così il prossimo Parlamento sarà ancor più servo di questo, senza più nemmeno l’esigenza di comprare voltagabbana (a parte qualche leghista, qualche fratello d’Italia e qualche grillino in libera uscita). E quando la Consulta, come per il Porcellum e l’Italicum, ci comunicherà ciò che sappiamo fin da oggi, e cioè che pure il Rosatellum è incostituzionale, lorsignori faranno spallucce: invocando il principio di continuità, seguiteranno a comandare con una maggioranza truccata per tutta la legislatura. E così via, all’infinito.

Intanto lo stesso modello vertical-oligarchico darà i suoi frutti in tutti quelli che nelle vere democrazie si chiamano “contrappesi” (check and balance). Nella magistratura, una circolare del Csm si appresta a centralizzare vieppiù le Procure nelle mani del capo, selezionato da un Csm ipercontrollato dai partiti e dalle loro proiezioni correntizie, con poteri di vita e di morte sui singoli pm, un tempo esclusivi e intangibili titolari dell’azione penale e ora ridotti a passacarte e camerieri di un procuratore onnipotente (che, se poi fa il bravo, viene premiato con incarichi ministeriali e persino con proroghe ad personam dell’età pensionabile). Nell’informazione che conta, il modello è lo stesso: i giornaloni, a parte qualche trascurabile sfumatura, sono tutti governativi; la Rai non è più nemmeno lottizzata, ma controllata dal partito unico di governo sotto la dittatura di un dg-ad che fa il bello e il cattivo tempo anche sul segnale orario; su Mediaset, inutile sprecare fiato; e il web sarà sempre screditato come sentina di fake news e magari imbavagliato da “regole” di bon ton a immagine e somiglianza del sistema.

Prima di spararci un colpo alla nuca, dobbiamo sapere che questo quadro terrificante non è scontato. Dipende da noi, se faremo finalmente buon uso della scheda elettorale: alle Regionali siciliane e alle Politiche. Come? Votando per quelli che hanno votato no l’altroieri alla Camera. Il Fascistellum almeno un merito ce l’ha: dirci per chi non dobbiamo votare mai più.