venerdì 21 luglio 2017

Le mazzette al ministero, trovati pacchi di contanti:"Rubavano sul terremoto". Una bomba: chi arrestano

L'ultimo scandalo relativo al terremoto de L'Aquila? Quasi 15mila euro in contanti, trovati nei comodini di due funzionari delle sedi abruzzesi del ministero dei Beni Culturali (Mibact) e finiti ai domiciliari nell'ambito dell'inchiesta della Procura aquilana sugli appalti per la ricostruzione dei monumenti danneggiati dal terremoto. Nell'ambito dell'inchiesta sono state emesse dieci misure cautelari e 25 avvisi di garanzia. Secondo gli inquirenti, si tratterebbe delle prime mazzetteche spuntano fisicamente nell'inchiesta. I funzionari - come rivela Il Messaggero - sono Lionello Piccinini e Marcello Marchetti, considerati i fulcri del sistema sgominato dai carabinieri. I contanti sono stati rinvenuti nella giornata di giovedì 20 luglio e vengono considerati prove della possibile corruzione. I due, da par loro, si sono difesi allo stesso modo, ossia sostenendo che quei soldi servivano per le spese quotidiane.

Fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/13204639/terremoto-l-aquila-mazzette-arresto-due-funzionari-ministero-beni-culturali.html

La Boschi? "Ci prende per scemi". Ci voleva questo video esclusivo su La7 per smascherla. Ecco chi è l'amichetta di Renzi







La procura è convinta di aver individuato una cabina di regia che induceva la rete bancaria a vendere alla clientela, anche quella senza i requisti corretti, i titoli subordinati, diventati carta straccia con il bail in

AREZZO - Scoperta dagli inquirenti una cabina di regia all'interno di Banca Etruria per collocare presso la clientela i bond subordinati, obbligazioni diventate carta traccia con le nuove regole per il salvataggio delle banche (bail in). Grazie anche alle dichiarazioni contenute nelle oltre 400 denunce raccolte dalla Procura di Arezzo, i magistrati del pool che indagano sul dissesto del vecchio istituto di credito ritengono con "ragionevole certezza" di aver individuato una "cabina di regia" a livello manageriale, che ha prescritto il collocamento delle obbligazioni subordinate in modo 'granulare', andando ad individuare anche soggetti con un profilo di investitore a 'rischio basso' e non più solo a 'rischio medio-elevato' in linea con la tipologia di investimento finanziario.

Una convinzione che ha spinto i magistrati a ordinare nuove perquisizioni al nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Arezzo e Firenze anche nella sede centrale di Banca Etruria: il fine è la ricerca e il sequestro della documentazione riguardante il collocamento sul mercato finanziario delle obbligazioni subordinate, emesse dalla Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio Società Cooperativa (ora in liquidazione coatta amministrativa).

L'attività investigativa, che ipotizza il reato di truffa aggravata in concorso, è indirizzata alla ricerca della documentazione e della corrispondenza dei vari responsabili di area della Banca Etruria, che hanno imposto - tramite circolari interne e altre condotte al vaglio degli inquirenti - la sottoscrizione di obbligazioni subordinate a una clientela retail, priva di un profilo finanziario adeguato all'investimento, proposto di norma ai clienti 'professionali', che possiedono le competenze necessarie per prendere consapevolmente le proprie decisioni e per valutare correttamente i rischi che assumono. In particolare, le indagini della Gdf, coordinate dal procuratore capo Roberto Rossi, hanno evidenziato che gli investimenti in obbligazioni subordinate - su proposta dei responsabili d'area e degli uffici territoriali della Banca Etruria - sono stati prospettati ai vari clienti come investimento sicuro ed analogo a quelli in obbligazioni ordinarie e titoli di Stato.

Talvolta, addirittura il cliente è stato spinto, spiegano gli investigatori,

ad effettuare il disinvestimento di operazioni a capitale garantito per favorire l'acquisto delle obbligazioni subordinate, che gli era stato proposto come "una promozione" della Banca Etruria rivolta ai propri clienti migliori, ma che doveva essere sottoscritta in tempi brevissimi.

Il governo perde pezzi , trema il premier Gentiloni. Il clamoroso addio, ecco chi lo molla.

Il senatore Massimo Cassano ha annunciato le dimissioni, a far data da oggi 21 luglio, dall'incarico di sottosegretario al Lavoro del Governo. Lo comunica con una nota il suo ufficio stampa. Cassano, fino a oggi, è stato il coordinatore regionale di Alternativa popolare in Puglia. 
L'ex sottosegretario sarebbe intenzionato a passare da Ap a Forza Italia, domani 22 luglio dovrebbe dare l'annuncio ufficiale che sarà affidato a Luigi Vitali, coordinatore azzurro della Puglia, in una conferenza stampa che si terrà a Bari.

Fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/13204965/governo-si-dimette-il-sottosegretario-massimo-cassano--.html

UNA MONTAGNA DI SOLDI IN LUSSEMBURGO E ISRAELE: ECCO IL “TESORO” DI MATTEO RENZI, REGALATO IN QUESTI ANNI DAI SUOI “PADRONI”

La partita delle nomine è fondamentale, per sbloccare la casella a cui tiene di più, quella dell’intelligence informatica, di Marco Carrai. Ma chi c’è dietro Carrai? Quali sono i suoi soci? E soprattutto: perché Renzi non può rinunciare alla sua nomina? La risposta è proprio nella rete di rapporti, soldi e uomini, legati a doppio filo con Carrai. Una rete che il Fatto Quotidiano è in grado di rivelare. Grandi imprenditori delle infrastrutture pubbliche, consiglieri di Finmeccanica, capi di importanti gruppi bancari, ex agenti dei servizi segreti israeliani, uomini legati ai colossi del tabacco. Oltre al solito fedelissimo renziano Davide Serra, finanziere trapiantato a Londra e creatore del fondo Algebris. Persino un commercialista accusato di riciclaggio.
Una rete che si snoda intorno a Carrai proprio dal 2012: negli stessi giorni in cui Renzi avvia la scalata al Pd e poi al governo. Una rete che arriva sino a oggi, alla Cys4, la società di Carrai per la cybersicurezza. La stessa società a cui il governo si è aggrappato per giustificare le competenze di “Marchino”, come lo chiamano gli amici, per guidare il comparto dell’intelligence. Persino il ministroMaria Elena Boschi ne ha dovuto rispondere in aula. Eppure, è proprio la presenza sul mercato della Cys4 a rendere Carrai un uomo in pieno conflitto di interessi.

Quell’estate calda in Lussemburgo. Torniamo quindi al giugno 2012. Renzi annuncia la sua candidatura alle primarie contro Pier Luigi Bersani. Due mesi dopo Carrai vola in Lussemburgo. È il primo agosto. Il Richelieu del premier crea una società, la Wadi Ventures management capital sarl, con poche migliaia di euro e un pugno di soci. C’è la Jonathan Pacifici & Partners Ltd, società israeliana del lobbista Jonathan Pacifici, magnate delle start up che dalla “silicon valley” di Tel Aviv stanno conquistando il mondo.
A Carrai e Pacifici si uniscono la società Sdb Srl di e i manager e . I cinque della Wadi Sarl sono gli stessi che oggi controllano il 33 per cento della Cys4, la società di intelligence di Carrai. Un dato che in questa storia non bisogna mai dimenticare. Ma perché Carrai crea in Lussemburgo la Wadi sarl? La risposta arriva dalle visure camerali lussemburghesi. Fine principale: sottoscrivere e acquisire le , omonima e sempre lussemburghese, che in quel momento ancora non esiste: . Nasce nel novembre 2012. Renzi è in piena campagna elettorale. Il 27 novembre l’amico Serra, già finanziatore della Fondazione Big Bang di Renzi, versa i primi 50 mila euro nella Wadi Sca. E nelle stesse settimane Carrai, in Italia, pone le basi della futura Cys4.
A Carrai e Pacifici si uniscono la società Sdb Srl di Vittorio Giaroli e i manager Renato Attanasio Sica eGianpaolo Moscati. I cinque della Wadi Sarl sono gli stessi che oggi controllano il 33 per cento della Cys4, la società di intelligence di Carrai. Un dato che in questa storia non bisogna mai dimenticare. Ma perché Carrai crea in Lussemburgo la Wadi sarl? La risposta arriva dalle visure camerali lussemburghesi. Fine principale: sottoscrivere e acquisire le partecipazioni di un’altra società, omonima e sempre lussemburghese, che in quel momento ancora non esiste: Wadi Ventures Sca. Nasce nel novembre 2012. Renzi è in piena campagna elettorale. Il 27 novembre l’amico Serra, già finanziatore della Fondazione Big Bang di Renzi, versa i primi 50 mila euro nella Wadi Sca. E nelle stesse settimane Carrai, in Italia, pone le basi della futura Cys4.
Il 26 ottobre “Marchino” crea l’embrione della sua futura creatura, quella dedita alla cybersecurity, e che vede Renzi, proprio oggi, impegnato ad affidargli il settore informatico della nostra intelligence.
La ramificazione israeliana. L’embrione della Cys4 si chiama Cambridge management consulting labs. È una società di consulenza aziendale, iscritta alla Camera di commercio il 6 novembre, un mese prima delle primarie. I soci della Cambridge? Gli stessi della Wadi Sarl lussemburghese. Che così controllano anche la cassaforte Wadi Sca. Nella quale, dopo Serra, entra la Fb group Srl, di Marco Bernabé, già socio della Cambridge.
Stessi uomini, società diverse, che dal Lussemburgo portano anche in Israele. Bernabè è socio di un’altra Wadi Ventures, con sede a Tel Aviv, al 10 di Hanechoshet street. È la stessa sede israeliana dell’italianissima Cambridge. Il 2 dicembre Renzi perde le primarie. Le società lussemburghesi legate a Carrai conquistano invece nuovi soci. Non dimentichiamo la squadra: gli uomini della Cambridge, sono gli stessi della Wadi sarl, che controlla la Wadi Sca. E in pochi mesi arriva un altro milione. Con quali soci?
A marzo 2013, nel capitale sociale, entra la Equity Liner con 100 mila euro, creata nel 2006 da tre società (Global Trust, Finstar Holding srl, Regent Sourcing Ltd) rappresentate da AnnalisaCiampoli. La Finstar Holding, è del commercialista e faccendiere romano Bruno Capone. La signora Ciampoli, pur non essendo indagata, è definita, in alcuni atti d’indagine – quelli su un’associazione per delinquere dedita al riciclaggio transnazionale – la collaboratrice di Capone. Capone, invece, è indagato dalla Procura di Roma per riciclaggio in relazione a ingenti trasferimenti di denaro in Lussemburgo che non riguardano la Wadi.
Nel marzo 2012, dunque, il nuovo socio del gruppo di Carrai è un presunto riciclatore, tuttora indagato. Sei mesi dopo, la Equity Liner riconducibile a Capone, viene venduta a un’altra società, la Facility Partners Sa. E Renzi torna a candidarsi per le primarie.
Signori del tabacco e delle banche. In quei mesi, la lobby del tabacco è impegnata nella battaglia sulle accise. Il collegato alla Legge di stabilità prevede un aumento di 40 centesimi sui pacchetti più economici. L’operazione però salta. Renzi in quel momento non è ancora al governo. Ma è in corsa per le primarie, stavolta può vincere. Il presidente della Manifattura italiana tabacco, in quel momento, si chiama Francesco Valli. È lo stesso Valli che, fino al 2012, è stato a capo della British American Tobacco Italy. Non è di certo un uomo legato al Pd. Anzi. Presiede per tre anni, dal 2009 al 2012, la Fondazione Magna Charta creata dal senatore allora Pdl Gaetano Quagliarello. È lui il prossimo uomo ad aprire il portafogli. È il nuovo socio della Wadi Sca e del gruppo Carrai. Che la lobby della nicotina avesse finanziato Renzi, attraverso la fondazione Open, diventa noto nel luglio 2014, quando la British American Tobacco versa 100mila euro. Il Fatto può rivelare che l’interesse della lobby risale a un anno prima: tra aprile e settembre, Valli versa 150 mila euro alla Wadi Sca, diventando anch’egli socio di Carrai e Serra. Valli, contattato dal Fatto, ha preferito non commentare.

In pochi giorni si aggiunge anche Luigi Maranzana, che acquista azioni per 100 mila euro. È lo stesso Maranzana che oggi riveste la carica di presidente della Intesa San Paolo Vita, ramo assicurativo del gruppo bancario guidato da Giovanni Bazoli. Interpellato, non se n’è accorto: “Socio di Carrai e di Serra? Non ne so niente, Carrai non lo conosco, sono sempre stato lontano dalla politica – risponde al Fatto –. Ho solo fatto un investimento”. Chi gliel’ha suggerito? Clic.
Alla fine del 2013, quando Renzi diventa segretario del Pd e si avvicina a scalzare Enrico Letta, è il caso di fare qualche conto. Nella Wadi Sca, in un solo anno, sono entrati un milione e 50 mila euro e cinque nuovi soci. A controllare il tutto c’è Carrai. Non solo. Gli stessi soci di Carrai in Lussemburgo – Moscati, Bernabé, Pacifici, Sica e Giaroli – sono già attivi da un anno, in Italia, nella Cambridge, che a fine 2013 matura un utile di appena 46 mila euro. È destinato a salire vorticosamente nell’anno successivo. Quando Renzi diventa premier. Ed è proprio il 2014 a segnalare le novità più interessanti sul fronte lussemburghese.
Nominato in Finmeccanica, arriva il nuovo socio. Nella primavera del 2014, dopo aver conquistato la segreteria del Pd e varcato la soglia di Palazzo Chigi, Renzi è già impegnato nella sua prima tornata di nomine per le aziende di Stato. E nel cda di Finmeccanica entra un uomo che l’ha sostenuto sin dall’inizio: Fabrizio Landi, esperto del settore bio-medicale, tra i primi finanziatori della Leopolda con 10 mila euro. “Ma lei pensa che con 10 mila euro ci si compra un posto nella società più tecnologica del Paese?”, dice Landi all’Huffington Post. In effetti, tre mesi dopo la sua nomina in Finmeccanica, Landi versa altri 75 mila euro comprando altrettante azioni della Wadi Sca.
Non è l’unico a incrementare il capitale della Wadi e, soprattutto, a diventare socio del gruppo legato a Carrai. C’è anche un importante imprenditore che, proprio in quelle settimane, fatica a farsi ascoltare dall’ex ministro per le Infrastrutture, Maurizio Lupi, nonostante gestisca appalti pubblici per miliardi. Il suo nome è Michele Pizzarotti, costruttore.
“Sostegno all’estero” per l’uomo delle strade. Ad aprile Pizzarotti ha un problema: riuscire a parlare con l’ex ministro Maurizio Lupi. Per riuscirci, deve passare attraverso tale FrancoCavallo, detto “zio Frank”, amico di Lupi, che organizza tavoli con visione del ministro, annesso dialogo e strette di mano, in cene da 10mila euro: “Inizia alle 7? A che ora finirà? Si cena in piedi?”, chiede Pizzarotti a “zio Frank”, il 19 marzo 2014, annunciandogli la sua presenza. Dodici giorni dopo – il primo aprile 2014 – “zio Frank” gli fissa un appuntamento telefonico con Emanuele Forlani, della segreteria di Lupi, ma l’aggancio non funziona. “Mi ha detto ‘devo vedere’…”, spiega Pizzarotti a zio Frank, “per l’amor di Dio sarà impegnatissimo, però, ragazzi, stiamo parlando di un’impresa che ha in ballo 4 miliardi di opere bloccate per motivi burocratici assurdi”. Ecco, nell’aprile 2014, Pizzarotti ha un problema: tenta di parlare con Lupi perché vede le sue “opere bloccate per assurdi motivi burocratici”. Cinque mesi dopo, versa 100 mila euro in Lussemburgo, alla Wadi Sca, diventando socio degli uomini più vicini a Renzi. Eppure il business delle start up non è mai stato il suo core business. Due mesi dopo questo versamento Renzi è a Parma, nell’azienda Pizzarotti, dove lo accolgono il patron Paolo con i figli Michele ed Enrica: “Occorre far ripartire l’edilizia”, dice davanti alle tv, “il governo vuol sostenere le imprese italiane all’estero”.
Di certo, in quel momento, c’è che è proprio Pizzarotti a sostenere un’azienda all’estero, per la precisione la Wadi sca. Contattato dal Fatto, l’imprenditore spiega che i problemi sono rimasti anche con l’arrivo al posto di Lupi di Graziano Delrio che però, a differenza del predecessore, almeno l’ha ricevuto. “Ci ha accolto, sì, ma senza alcun vantaggio per i nostri lavori”. Chi l’ha invitata – chiediamo – a investire nella Wadi? “Pacifici. Non sapevo fosse controllata da Carrai”. E sono due. Poi aggiunge: “L’ho scelta perché investe in start up in Israele, Paese più innovativo assieme alla California, dove peraltro la mia impresa lavora, nella convinzione di fare un affare azzeccato. Pacifici mi invia periodicamente report sull’andamento dei nostri investimenti”. E Israele, in questa storia, è davvero centrale.
Dal Mossad agli affari. Alla Wadi Sarl, nell’estate del 2014, si aggiunge un’altra società, la Leading Edge, riconducibile a Reuven Ulmansky, veterano della unità 8200 dell’esercito israeliano, creata nel 1952, equivalente alla National security agency (Nsa) degli Usa, dedita da sempre alla guerra cibernetica e alla “raccolta dati” per l’intelligence israeliana. Ulmansky è socio di Carrai e degli stessi uomini che, pochi mesi dopo, nel dicembre 2014, partecipano con il 33 per cento alla neonata Cys4 che, guarda caso, vanta tre sedi in Italia e una a Tel Aviv.
Chi sono i soci della Cys4? Per il 33 per cento, appunto, sono Sica, Moscati, la Fb di Bernabè, Pacifici e Carrai. Quali sono i soci della lussemburghese Wadi Sarl? Sica, Moscati, Bernabé, Pacifici, Carrai. E Sica, Moscati e Carrai, amministrano la cassaforte Wadi sca, dove hanno investito i loro soldi Serra, il futuro capo di San Paolo Vita, Maranzana, il futuro consigliere di Finmeccanica Landi, l’uomo della lobby del tabacco Valli, il grande imprenditore Pizzarotti.
Con i nuovi soci si cresce. Il 30 novembre 2014 la società porta il capitale a 1,5 milioni e delibera aumenti fino a 3 milioni. Gestiti dagli stessi uomini che controllano, attraverso la Cambridge, il 33 per cento della Cys4. E sul fronte italiano? La Cambridge, amministrata dallo stesso gruppo, nel 2014 vede esplodere l’utile da 46 mila euro a 1,5 milioni.
Ieri Il Fatto ha contattato Carrai, che ha preferito non rispondere alle nostre domande. È per lui che il premier Renzi sta ridisegnando l’intelligence del Paese, ridistribuendo poteri e rischiando disequilibri e frizioni con il Quirinale. Il tutto solo per creare un ruolo chiave da assegnare a Marco Carrai.
fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03/21/carrai-la-rete-occulta-dello-007-di-renzi-tra-soldi-allestero-e-faccendieri/2566729/

Daria Bignardi lascia la Rai. Sapete quanto vuole per andar via? Scandaloso/ Guarda

Il sito Dagospia è sicuro. Daria Bignardi sta per dire addio a Viale Mazzini. La sua performance alla direzione di Raitre, secondo molti, è fallimentare dal punto di vista degli ascolti. Dopo Antonio Campo Dall'Orto, direttore generale di Viale Mazzini, l'ex conduttrice delle Invasioni Barbariche se ne va. Ma non prima di essere passata alla cassa. I suoi avvocati stanno trattando l'uscita. E se ci mette lo zampino anche il manager della Bignardi Beppe Caschetto, siamo sicuri che Daria sarà ben remunerata. 

fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/spettacoli/13204963/daria-bignardi-lascia-la-rai--scandalo--quanti-soldi-vuole-per-andarsene--.html

Capito, Mattarella? Quanto ci costa: spese pazze al Colle, cifre-record

Altroché sobrietà. Le spese del Quirinale, nonostante gli annunci di tagli, sono aumentate. Nel 2015, infatti, i costi complessivi preventivati erano pari a 344 milioni, nel 2016 erano 343, e quest'anno, secondo quanto si legge nel bilancio di previsione 2017 pubblicato nei giorni scorsi e riportato dal Tempo, il Quirinale spenderà oltre 354 milioni di euro. Inoltre, "tale spesa è prevista in aumento dello 0,86% rispetto al dato iniziale 2016" salendo nei prossimi anni con "un incremento dello 0,91% nel 2018 e dello 0,29% nel 2019"

Solo per il personale, la spesa quest'anno arriverà a quota 112 milioni di euro, in crescita rispetto al 2016, le pensioni del personale in quiescenza ammontano a 94,7 milioni. Nella spesa generale per il personale c'è anche una voce per le consulenze e le collaborazioni del capo dello Stato, che può contare su un fondo di 1,2 milioni di euro. Solo di cerimoniale spenderemo, quest'anno, quasi un milione di euro (880mila euro nel 2016), di cui 95mila in doni e onorificenze. E ancora: 15mila euro per i servizi fotografici, 12 mila euro per la manutenzione delle attrezzature fotografiche, 571mila euro tra agenzie stampa e comunicazione, 108mila euro per le spese telefoniche, 100mila per quelle postali.
C'è poi tutta la parte relativa alla manutenzione degli immobili alla fornitura di beni, per cui è previsto un capitolo di spesa che supera i 12 milioni. E ancora: reclutamento e formazione del personale (225mila euro), gestione dell'autoparco (550mila euro), vestiario e biancheria del personale (180mila euro), materiale di cancelleria (210mila euro), pulizie (1,5 milioni di euro). Infine, il materiale per giardini ci costerà 70mila euro più 180mila per la manutenzione ordinaria e 45 mila per quella straordinaria.  

Fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/12351821/quirinale-bilancio-costi-aumentati-sergio-mattarella.html

DI BATTISTA SCATENATO! IRROMPE IN DIRETTA E UMILIA IL DIRETTORE ORFEO DEL TG1..



"Colgo l'occasione per ricordare al direttore del Tg1 che è pagato dai cittadini e non è un dipendente di Renzi, noi chiediamo buona informazione". E' l'accusa rivolta da Alessandro Di Battista al direttore del Tg1 Mario Orfeo che subito replica durante lo speciale elettorale di Rai Uno: "Il mio lavoro è sempre stato giudicato imparziale, si ricordi che anche lei come me è pagato dai cittadini"

giovedì 20 luglio 2017

V.Raggi ha compiuto un gesto senza precedenti. Neanche una riga sui giornali. Guardate cos'ha fatto..





VIRGINIA RAGGI NON COPRE LE BUCHE... RIASFALTA DIRETTAMENTE LE STRADE!
Questa è via Mario Fani a Roma, i lavori sono finiti mercoledì 8 febbraio. È ovvio che di strade da rifare ce ne sono a migliaia, anche perché a quanto pare hanno tutti aspettato Virginia Raggi per sistemarle. Con pochi soldi e con un debito mostruoso è altrettanto logico che ci vorrà del tempo, ma dire che è tutto fermo e che non si lavora è una balla degna solo di politici e giornalisti intellettualmente disonesti. Diffondiamo!

RENZI HA PAURA CHE LEGGIATE QUESTO ARTICOLO: SE LA GENTE LO CAPISCE PER LUI SAREBBE LA FINE!

Dopo anni di bugie ci troviamo a fare i conti con la realtà.
L’Italia non è mai ripartita. Anzi, nel mentre che giornali e tv rilanciavano senza obiettare le storielle renziane della ripresa, il Paese affondava.
Due anni fa a denunciare il dramma che vivono milioni di italiani erano in pochi, e venivano tacciati di essere gufi. Oggi la verità però è venuta a galla, i gufi avevano ragione: “La povertà assoluta in Italia nel 2015 coinvolgeva il 6,1% delle famiglie residenti (pari a 4 milioni 598 mila individui)”. Lo ha rilevato il rapporto ‘Noi Italia’ dell’Istat. La cifra raddoppia se si contano gli 8 milioni 307 mila di italiani che vivono in povertà relativa, ovvero il 13,7% della popolazione.
Eppure a inizio 2016 Renzi in conferenza stampa a Palazzo Chigi diceva: “Oh, ma questo è un Paese che è ripartito. Poi nei prossimi due anni c’è da fare di più perché l’appetito vien mangiando. Ma quello che sta accadendo oggi finalmente è che l’Italia ha smesso di essere quella che si lamenta soltanto”.
Il problema che Renzi non ha tenuto in conto, però, è che l’appetito ai cittadini non può venire mangiando: milioni di italiani non hanno neanche il pane. Nel silenzio dei media.

Guarda il video: La grande bugia






"Casa con piscina, mare, zero tasse. E la benzina..". Fuga a due passi dall'Italia:vita da Re con 1600

Secondo il presidente del'Inps, Tito Boeri, sono i pensionati italiani che se ne stanno all'estero il vero problema dell'istituto di previdenza. Secondo lui le pensioni pagate a chi vive all'estero costano troppo, circa un miliardo di euro all'anno. E tra quelle ci sono diversi che hanno lavorato pochi anni in Italia, per poi andare a cercar fortuna all'estero. Boeri però dimentica che a pesare sul suo istituto ci siano anche i fiumi di assegni sociali concessi non solo agli italiani, ma anche agli immigrati grazie ai sistemi di ricongiungimento che hanno portato a una crescita smisurata dei bisogni dello stato sociale italiano.
Se i pensionati italiani vanno all'estero, la maggior parte delle volte è per scappare da una pressione fiscale oscena, che condanna al lavoro eterno senza riuscire ad avere un solo spicciolo da parte. Lo dimostrano i tanti racconti che periodicamente arrivano dai connazionali che hanno scelto di espatriare, anche se non più giovanissimi.
C'è per esempio la storia di Franze Marcelloni, 62enne ferroviere in pensione da sei anni che ha deciso di mollare tutto per andare a Tenerife con sua moglie: "Volevamo vivere meglio - ha detto al Corriere della Sera -. Ma solo con la mia pensione di 1.630 euro netti, tolto il mutuo da 500 euro al mese, altri 400 euro per la spesa al supermercato e 100-150 euro per le bollette, era dura. Qui a Tenerife stiamo meglio. Sono contento e non penso di tornare in Italia".
La scelta di Tenerife per Marcelloni è arrivata dopo una ricerca sul web. Dopo qualche viaggio, i due coniugi si sono convinti e hanno fatto il grande passo, anzi sono pronti a sfuggire del tutto allo Stato italiano: "All'inizio ero qui per provare, ma ora farò richiesta di pagare qui le tasse e così dovrei risparmiare un bel po' perché alle Canarie i redditi da pensione sono esenti fino a 200mila euro e posso scalare pure l'affitto. Lo sa quanto mi trattiene l'Inps? 6.900 euro. Non le pare troppo? - Si chiede ancora il pensionato -. Lo chiedo anche al presidente Boeri".
E come dare torto al pensionato italiano alle Canarie. Al di là del paesaggio, del clima, di quella sensazione da eterna vacanza, a Tenerife il paradiso passa anche dalle spese di ogni giorno. A cominciare dall'affitto di una "casa con piscinacondominiale in zona Los Cristianos, vicina al mare: "Pago 650 euro, ma è tutto compreso: condominio, luce e le altre bollette". Al pensionato italiano restano circa 1000 euro che bastano e avanzano per tutto il resto: "L'assicurazione costa 290 euro all'anno, il gasolio per l'auto 75-80 centesimi al litro, una serata al ristorante in due più o meno 35 euro".
Marcelloni ormai è un esperto di chi dall'Italia decide di godersi la pensione all'estero. Lì a Tenerife ha incontrato più di un connazionale che ha provato a raccontare frottole: "Vi illudono che qui si possa fare la bella vita anche con 7-800 euro. Finisce che vi danno case fatiscenti, in posti improbabili". L'unica soluzione è quindi viaggiare, visitare il posto e imparare a conoscerlo. Là fuori prima o poi un paradiso dei pensionati italiani c'è e li aspetta, sempre meglio dell'inferno fiscale che si lasciano alle spalle.

Fonte:http://www.liberoquotidiano.it/news/esteri/13172287/pensionati-italiani-estero-canarie-tenerife-tasse-mare-casa.html

BOOM! STRAORDINARIA VITTORIA DEL M5S MA NESSUN TG O GIORNALE NE PARLA. ECCO COSA E' SUCCESSO

di MoVimento 5 Stelle Campania
L'articolo che introduceva nuovi privilegi della casta è stato cancellato dalla legge di stabilità. Ci hanno provato a farsi il regalo di Natale, ma li abbiamo smascherati e oggi li abbiamo costretti a fare marcia indietro. Quando con un blitz in Commissione Bilancio, la maggioranza di De Luca ha inserito nella legge di stabilità un intero articolo per consentire a consiglieri regionali e assessori di godere dello stesso trattamento pensionistico dei parlamentari dopo una sola consiliatura, ci siamo battuti con ogni mezzo, provando a cancellare quella vergogna a suon di emendamenti e denunciandola.
Non erano preparati a una forza politica che si opponesse con forza a un privilegio di cui avrebbe lei stessa beneficiato. Di solito, quando si tratta di difendere i propri privilegi la casta si compatta, e lo abbiamo visto dal silenzio-assenso del centrodestra in Commissione Bilancio. Se non ci fosse stato il M5S tutto sarebbe passato sotto silenzio e quell'articolo sarebbe stato approvato. E così, oltre alla pensione maturata dopo soli 4 anni 6 mesi e 1 giorno di consiliatura per consiglieri e assessori, chi dei consiglieri regionali già godeva del vitalizio o magari pure del doppio vitalizio, avrebbe aggiunto a quell'assurdo privilegio pure la "pensione". Se oggi quell'articolo è stato cancellato non è certo perchè De Luca, come annuncia senza nessuna credibilità, vuole essere un esempio di rigore spartano nè perchè il Pd ha capito che la Campania non ne può più di una politica che si occupi più dei propri privilegi che dei tanti problemi che vivono i cittadini, ma è solo perchè grazie al M5S i cittadini hanno potuto sapere quello che stava accadendo e la casta, avendo perso la faccia, ha provato a mettere una pezza a colori.
Siamo fieri di aver difeso l'interesse dei cittadini, di aver portato nel Consiglio regionale della Campania la voce di chi deve sgobbare una vita intera per pensioni da fame o di chi la pensione non l'avrà mai. Finchè ci sarà il M5S nelle istituzioni sarà così, la casta si rassegni

BUFERA SU TRAVAGLIO! L'INTERVISTA CHE HA FATTO INFURIARE TUTTO IL PD: ECCO L'INTERVENTO SOTTO ACCUSA





Marco Travaglio a Otto e mezzo - #RenziConsip - «L'UNICA COSA CHE NON MI FA PAURA OVVIAMENTE SONO LE QUERELE E LE CAUSE CIVILI, SONO TALMENTE ABITUATO COME TUTTI I GIORNALISTI CHE FANNO QUESTO MESTIERE CON LA PENNA E NON CON LA LINGUA !
NON HO AVUTO PAURA DELLE CAUSE CHE MI HA FATTO BERLUSCONI, CHE MI HA FATTO PREVITI, CHE MI HA FATTO DELL'UTRI, FIGURIAMOCI SE HO PAURA DELLE CAUSE CHE MI FA QUESTO #TEPPISTELLO E LA SUA FAMIGLIA .. !»

COSI’ BERTINOTTI DIFENDE I SUOI PRIVILEGI: “NON RINUNCIO AL VITALIZIO E ALLA SCORTA”


BERTINOTTI DIFENDE I SUOI PRIVILEGI: “NON... di bigcocomero


Ascoltate cosa dice sto schifoso parassita, poi giudicate

QUESTA NOTIZIA DEVE FARE IL GIRO D'ITALIA: GUARDATE COSA HA SCOPERTO UN CITTADINO!

Roma, da Ikea con la famiglia e in auto blu e con il lampeggiante

“L’auto blu arriva veloce sulla rampa dell’Ikea con tanto di lampeggiante sul tetto e parcheggia. Sono circa le 10 di mattina e l’Ikea è quella di Porta di Roma, nel quadrante nord della Capitale.
Dal posto del passeggero scende un uomo, da dietro scendono una signora ben vestita e un bambino piccolo. L’autista, invece, resta al suo posto.
La denuncia, corredata da alcune foto, arriva da un lettore che si è trovato per caso proprio dietro alla Subaru, all’ingresso del centro commerciale. Ma chi ha in uso quell’auto blu? Difficile saperlo, la targa è criptata. Qualcuno di certo dovrebbe saperlo. E soprattutto accertare se sia stato fatto un uso regolare.”

mercoledì 19 luglio 2017

Applausi, tutti in piedi. Un leggendario Di Maio da Mentana stupisce e incanta con una competenza immensa.



In Liguria si sta vivendo un’emergenza senza precedenti. A Ventimiglia è nato un vero e proprio campo profughi grazie all’europeista Macron (ma anche a Hollande, prima di lui) che respinge i migranti che vorrebbero raggiungere la Francia.
Non solo. Nelle grandi città francesi si compiono rastrellamenti. Vengono individuati i migranti irregolari e, dopo averli caricati sui pullman, rispediti al di qua del confine. Qualcosa che se fosse stata opera di Marine Le Pen - e lungi da me difendere le sue idee - tutta Europa avrebbe gridato alla xenofobia, lo fa Macron e nessuno prende una posizione forte contro la Francia. Lo stesso paese, inoltre, che ha bombardato la Libia, ha destabilizzato l’Africa con le sue politiche colonialiste e adesso si permette pure di respingere i migranti a Ventimiglia.
Oggi è la festa nazionale francese e “liberté, égalité, fraternité” appaiono valori mai come oggi lontani da chi il popolo transalpino dovrebbe rappresentarlo.
Macron si aggiunge alla lunga lista di leader europei che fanno sì gli “europeisti”, ma con le frontiere italiane e le coste siciliane.

CONDIVIDETE QUESTO VIDEO E SCAGIONEREMO VIRGINIA RAGGI DALLA BUFALA DEI RIFIUTI.




I rifiuti in strada sono vergognosi. I cittadini hanno ragione. Per questo ci stiamo impegnando senza sosta. Gli impianti Ama sono già al lavoro 24 ore su 24 per una pulizia straordinaria. Abbiamo messo in campo una task force per evitare cassonetti stracolmi e ringrazio i dipendenti dell’Ama che stanno lavorando in questi giorni.
Abbiamo rafforzato i turni degli “squaletti”: piccoli mezzi e squadre di operatori che intervengono dopo il passaggio dei camion per pulire nei pressi dei cassonetti. Entro pochi giorni tutto tornerà alla normalità.
L’Europa ha già detto che non si devono fare nuove discariche ed inceneritori. Noi stiamo andando in quella direzione, a differenza di qualcun altro. Abbiamo presentato un piano rifiuti fino al 2021 per invertire la tendenza e per iniziare da oggi a costruire finalmente un percorso virtuoso.

Panico in studio:"Attaccate il M5S ma non parlate della merda dei partiti, ma in quale cazzo di paese vivete?"




Mafia Capitale, Buzzi a Carminati: “Grillo ha distrutto il Pd, noi non ci stiamo più”

Nell'aprile 2013 il capo delle cooperative rosse di Roma confidava all'ex Nar la propria preoccupazione per il cambio di clima politico nella Capitale e il 7 novembre era alla cena di finanziamento del Partito Democratico organizzata dal premier Matteo Renzi: per un tavolo ha speso 10mila euro

L’affare non era soltanto gestire i campi rom. Il sistema doveva funzionare. Ovunque. E quindi era importante avere gli uomini giusti nei posti giusti. Ed è proprio parlando di uomini giusti nei posti giusto che Salvatore Buzzi, patron delle cooperative rosse che a Roma s’aggiudicavano appalti su appalti, si lascia andare a uno sfogo imbarazzante per il Partito Democratico. Uno sfogo tanto più significativo se pensiamo che lo rivolge al boss della Mafia Capitale, suo compare in affari, il “cecato” Massimo Carminati: “Il problema è che non ci stiamo più noi … una cosa incredibile… Grillo è riuscito a distruggere il Pd“.

È l’aprile 2013 e gli uomini di Mafia Capitale rivelano d’avere un problema: l’ascesa del Movimento 5 stelle. Lo ammettono parlando dell’ultima nomina andata in porto, quella di Giovanni Friscon, alla municipalizzata romana Ama spa. Buzzi, intercettato dal Ros dei Carabinieri, lo definisce un “uomo nostro” e il 17 aprile esulta al telefono con il suo collaboratore Carlo Maria Guarany, anch’egli arrestato nella retata di Mafia Capitale: “La prima è che venerdì il nostro Fiscon farà il direttore generale di Ama al posto di Commini, nuovo A.D. (…) quindi sarà lui il numero uno … e vai!!!“, esulta il numero uno della “29 giugno”. Ma è parlando con Carminati il 22 aprile che la soddisfazione per la nomina e l’interesse della banda ad avere un uomo gradito in Ama emergono ancora più eloquente: “Venerdi stavi da Alemanno …”, domanda Carminati a Buzzi, che gli risponde: “Stavo da Berlusconi, venerdì”. “Da Berlusconi il cantante….”, scherza Carminati. E aggiunge: “Sei contento de Fiscon, sì?”. “Sì, ammazza”, risponde Buzzi. “È perfetto“, conclude Carminati.

Ma avere Fiscon a curare i loro affari all’Ama a Carminati e soci non basta. E’ il clima che sta nascendo a non lasciarli tranquilli: alle elezioni politiche di febbraio il M5S aveva scardinato il sostanziale bipolarismo tra centrodestra e centrosinistra conquistando il 25,5% e a maggio i romani sarebbero tornati alle urne per eleggere il loro nuovo sindaco. I vertici della Mafia Capitale avvertono come anche a Roma l’aria stia cambiando. “Er problema è un altro – conclude Buzzi – er problema è che non ce stamo più noi, semo … (inc). .. una cosa incredibile. Grillo è riuscito a distruggere il Pd“. E il Pd, per il sistema criminoso ipotizzato dagli inquirenti, è fondamentale. Non è un caso che Salvatore Buzzi, il 7 novembre scorso, abbia partecipato alla cena di finanziamento del Pd organizzata da Matteo Renzi, investendo 10mila euro per ottenere un tavolo. “A Buzzi – sostiene il suo braccio destro nella cooperativa 29 giugno, che non risulta indagato – Renzi è sempre piaciuto per il suo piglio decisionista”.

Finora, secondo quanto emerge dalle carte, l’unico punto di contatto tra il movimento e l’organizzazione è rappresentato da Matteo Calvio, che figura tra gli arrestati. “Da ieri sono diventato un membro dei Movimento 5 stelle. Stiamo aprendo presso le zone Infernetto, Acilia, Ostia uno studio dove daremo vita a questo movimento di Beppe Grillo. Chiunque fosse interessato ci contatti su Fb”, scriveva su Facebook il 9 giugno 2012 Calvi, che secondo gli investigatori è uno dei picchiatori preferiti da Carminati per l’attività di recupero crediti. “Calvio è totalmente estraneo alla mia persona e a tutto il gruppo municipale Cinque stelle”, smentiva il 5 dicembre Paolo Ferrara, portavoce del Movimento del X Municipio di Roma. Poco dopo, in seguito ad una verifica sugli elenchi ufficiali, arrivava la posizione dei vertici: “Matteo Calvio non risulta iscritto, né hai mai ricoperto alcun incarico all’interno del M5s”.

L’equazione tra la distruzione del Pd e il “non ci stiamo più noi”, per gli interessi degli uomini di Mafia Capitale, proprio mentre discutono delle nomine nelle aziende municipalizzate, non è importante soltanto dal punto di vista investigativo: risulta imbarazzante sotto l’aspetto politico. Eppure, nonostante le promesse di un mese fa, quando Renzi annunciava che i partecipanti alle cene di finanziamento del partito sarebbero stati resi pubblici, non v’è ancora traccia dell’elenco dei commensali. Di certo sappiamo che Buzzi c’era, giusto qualche settimana prima d’essere arrestato, e che a quel tavolo sedeva anche un altro socio della cooperativa, Carlo Maria Guarany.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/12/10/mafia-capitale-sfogo-carminati-non-ci-stiamo-grillo-distrutto-pd/1261397/

TAGLI ALLE PENSIONI D’ORO? SENTI COME BALBETTA POLETTI, IL PARASSITA E MINISTRO DEL LAVORO. COSA ASPETTIAMO A CACCIARE QUESTI NOMINATI?


I furbetti con la pensione d'oro di bigcocomero

Riproponiamo un servizio trasmesso da La Gabbia  su La7
Quasi la metà dei pensionati, nel 2012, ha percepito un assegno più basso di mille euro al mese. Nello stesso anno 11.683 persone hanno incassato pensioni d’oro, da oltre 10mila euro mensili.