lunedì 11 dicembre 2017

FATE PRESTO, CONDIVIDETE! I 5 STELLE HANNO BECCATO LA MAGGIONI. COSA FA CON I SOLDI DEL CANONE..

RAI: M5S, PRESENTAZIONI LIBRO MAGGIONI CON SOLDI PUBBLICI, SI DIMETTA

“Apprendiamo dalla Rai, che in queste ore ha risposto a una nostra interrogazione, come l’attuale presidente Monica Maggioni abbia girato l’Italia presentando il proprio libro a spese dei contribuenti. E’ un fatto gravissimo. Si deve dimettere immediatamente, il suo ruolo non e’ piu’ di garanzia”
Cosi’ la deputata del MoVimento 5 Stelle Mirella Liuzzi, prima firmataria dell’interrogazione in questione. “Deve andare via il primo possibile. E’ inaccettabile che abbia girato l’Italia a spese della Rai per perseguire un vantaggio economico suo e della sua casa editrice. Ed e’ inaccettabile che l’ex dg Gubitosi lo abbia permesso. La presidente Maggioni abbia adesso la decenza di lasciare viale Mazzini”.
SCRIVE MIRELLA LIUZZI SU FACEBOOK:
BECCATA CON LE MANI NELLA MARMELLATA!
Grazie ad una mia interrogazione, abbiamo scoperto che la presidente della RAI Monica Maggioni, ha effettuato una serie di viaggi a spese della RAI per promuovere il suo libro “Terrore Mediatico”.
È assurdo che si utilizzino soldi pubblici per promuovere un libro a vantaggio suo e della casa editrice!
Abbiamo davvero superato il limite.
Deve andare via il prima possibile e avere la decenza di lasciare la presidenza della RAI.

"I conti rossi dell'INPS? Colpa degli italiani, muoiono troppo tardi". La scandalosa dichiarazione di Padoan

Gli italiani sono troppo longevi. È questo, al di là delle questioni tecniche sugli anticipi, gli adeguamenti, i cumuli e le soglie, il vero problema del sistema pensionistico italiano. A dirlo fuori dai denti, mentre candidamente annunciava che il taglio dell'Irpef lo farà forse il prossimo governo, è stato ieri Pier Carlo Padoan, replicando alle critiche piovute sulla manovrina. Il ministro dell'Economia ha provato a confondere un po' le acque, inserendo nella legge di bilancio alcune norme per agevolare l' anticipo delle donne (Ape rosa) e estendere il beneficio anche ai lavoratori saltuari che abbiano cumulato almeno 18 mesi di contratti di lavoro negli ultimi tre anni.

Specchietti che non hanno ingannato i sindacati, convinti che il governo dovesse affrontare in manovra, almeno in maniera parziale per alcune categorie, il problema dell' aumento dell' età pensionabile a 67 anni che scatterà dal 2019 in base all'adeguamento con le aspettative di vita. Sulla questione le sigle avevano ricevuto un mezzo impegno da parte del ministro del Lavoro Giuliano Poletti,che da mesi continuava a far slittare la decisione, sostenendo di voler aspettare le tabelle Istat sull'allungamento di vita degli italiani, finché ieri mattina, ancor prima del Consiglio dei ministri, non ha vuotato il sacco: «La previdenza non è una priorità della manovra».
Parole poi confermate dal premier Paolo Gentiloni e dallo stesso testo approvato dal governo, in cui non c'è traccia di interventi sull'età minima per ottenere l'assegno di vecchiaia. «Il governo aveva firmato con noi un accordo nel quale si affrontava il tema dell'età pensionabile e della differenza dell'aspettativa di vita che c'è anche in ragione dei lavori che si fanno e del tipo di attività professionale. L'aspettativa di vita non è una media uguale per tutti e quindi non può essere affrontata in questo modo. Siamo in esplicita violazione degli accordi che erano stati fatti sia sul tema dell' aspettativa di vita sia sul tema della pensione di garanzia per i giovani», ha tuonato la segretaria della Cgil Susanna Camusso, seguita a ruota da tutti gli altri leader sindacali.
Ed ecco la risposta di Padoan. Dopo aver accusato i rappresentanti di «non aver letto la manovra» (in effetti, il testo ancora non c'è) e ammesso di non possedere «la bacchetta magica», il titolare di Via XX Settembre ha spiegato che il nostro sistema è «uno dei più equi d' Europa» e che l'aumento dell' età pensionabile è dovuto ad «una legge concordata in sede europea che tiene conto dell' aspettativa di vita, un meccanismo che ha a che fare con la demografia». Il problema, insomma, non è del governo, ma nostro: siamo troppo vecchi e ci ostiniamo a non voler morire, dissanguando così le fragili casse della previdenza.
La tesi potrebbe sembrare bizzarra, soprattutto se si pensa che, già senza adeguamento, siamo uno dei Paesi d'Europa e del mondo dove si va in pensione più tardi, ma di sicuro non è nuova. Basta sfogliare l'ultima Nota di aggiornamento del Def per apprendere che «l'incremento dell'incidenza sul pil del complesso delle spese pubbliche age-related (quelle legate all'allungamento della vita) determina un sensibile deterioramento sia dell'indicatore di sostenibilità della finanza pubblica di medio periodo sia dell'indicatore di lungo periodo, con riferimento al quale si verificherebbe il passaggio del nostro Paese dalla categoria a basso rischio a quella a medio rischio». Insomma, se non ci decidiamo a tirare prima le cuoia, non solo crollerà il sistema pensionistico, ma andrà a gambe all'aria l'intero quadro della finanza pubblica.
di Sandro Iacometti


Fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/13265860/pensioni-pier-carlo-padoan-ci-vuole-morti-presto.html

FERMI TUTTI! DIFFUSO IL SONDAGGIO CHE AMMAZZA IL PD: CONDIVIDETELO IL PIU' POSSIBILE.

A pochi mesi ormai dalle prossime elezioni nazionali che si terranno, con buone probabilità, tra febbraio e marzo 2018, proviamo ad osservare, tramite i sondaggi effettuati da Tecnè, in quali direzioni si sta orientando l’elettorato in un periodo particolarmente delicato a causa delle discussioni su tempi importanti come ius soli, biotestamento e pensioni.
Qui di seguito i dati raccolti dall’istituto di ricerca:

Riscontriamo come il PD continui a perdere consensi, almeno un punto e mezzo percentuale in meno. Protagonista di questo arretramento del partito guidato da Matteo Renzi è sicuramente la nuova forza politica presentata domenica a Roma: Liberi e Uguali, la “giovane” lista nata dall’unione di MDP, SI e Possibile, al cui timone c’è l’attuale presidente del Senato Pietro Grasso e che riesce ad arrivare al 7,8%, poco lontano dalla “doppia cifra”, obiettivo dichiarato durante la presentazione.
Dall’altra parte, l’ennesima scissione a sinistra non fa che aiutare il centrodestra, oltre a farci tornare alla memoria immagini del passato, per le quali va anche ringraziato Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, che si attesta al 17%, il quale ha affermato che ha ancora lo “spirito del 94”. A farne le spese è però la Lega di Matteo Salvini, la quale continua ancora a perdere consensi, addirittura un punto percentuale, mentre guadagna lo 0,4% Giorgia Meloni con FdI.
Nonostante lo 0,9% in meno, la prima forza politica politica del paese, come si dichiarano gli stessi parlamentari, è il Movimento 5 Stelle, il cui candidato premier è Luigi di Maio.
La Leopolda e l’attenzione sulle fake news non ha portato gli esiti sperati al Partito Democratico, costretto invece a fare i conti con chi gli rinfaccia di essere ormai un partito di destra, in particolar modo sui temi pensioni e jobs act. Alla sinistra del PD, Liberi e Uguali, riesce ad arrivare al 7,8%, un buon risultato per una forza politica che può ancora raccogliere altri consensi, anche se, dati i protagonisti, tra i quali Bersani o D’Alema, parlare di lista nuova risulta eccessivo.
Il Movimento 5 stelle perde consensi, anche se riesce ad attestarsi ancora prima in classifica, approfittando delle grosse perdite del Partito Democratico che solo qualche mese fa, prima della scissione, era invece sopra ai pentastellati nei sondaggi.
Il cavaliere invece non molla, si reinventa, riesce a trasformarsi e proporsi con una nuova veste, quella del saggio anziano che può ancora dare una mano alla nazione e allora chiama in causa le pensioni minime e il ministero della terza età. Sembra proprio che il trasformismo sia una ulteriore abilità dell’ex presidente del Milan osservando i dati raccolti. Quelli che sono i suoi ipotetici alleati, Salvini e Meloni, faticano invece ad ingranare, ma tutto cambia in ottica coalizione, ipotesi che, date le capacità di mediatore di Berlusconi, non va affatto scartata. In quel caso vedremmo il centrodestra unito al primo posto, con il 38% dei voti, seguito da un Partito Democratico alleato con Alternativa Popolare e Campo Progressista, ipotesi questa, invece, che pare molto lontana dalla realtà, al solo 26,6% ed il Movimento 5 stelle solamente terza classificata e fuori dai giochi se, come dicono, non hanno intenzione di fare alcuna alleanza.







"La gente se ne fotte del Movimento 5 Stelle". Bufera in studio dopo l'affermazione del parassita






E' vero che la gente se ne fotte del Movimento 5 Stelle, come urla Casini a Porta a Porta, mentre confessa che loro (i politici di professione - ndr) "battono il marciapiede da 30 anni"? O è vero invece che la gente se ne fotte di Casini, che per non scomparire con il suo UDC ha dovuto fondersi con Scelta Civica, che ora sta scomparendo a sua volta? Con chi si fonderà al prossimo giro Casini, autoproclamatosi "vecchio battone", pur di credere che ci sia ancora in giro qualcuno disposto a votarlo?

LAUREATA A 37 ANNI, “NOMINATA” DIRIGENTE SENZA CONCORSO: SAI CHI E’ IL SUO PAPARINO?

L’azienda di trasporto ha una nuova dirigente: appena laureata, a 37 anni, e figlia di un sindacalista di spicco nella stessa azienda. È diventata presto un caso, come spiega Leggo, la vicenda di Barbara Santeramo, nominata direttore amministrativo della Stp, azienda di trasporto pubblico locale partecipata dal Comune di Trani e dalla Città Metropolitana di Bari, solo 9 giorni dopo il conseguimento del prestigioso titolo di studio, con tanto di 110 e lode. La Santeramo lavora in azienda da oltre 10 anni e per la promozione non era necessario alcun concorso, tranne che la laurea magistrale.

A far chiacchierare è il fatto che la neo-dirigente sia la figlia di Michele Santeramo, segretario provinciale Ugl e capo delle relazioni industriali dell’azienda. Il sindacalista però si difende: “Io non ne sapevo nulla, non tutti i sindacati erano stati avvertiti, ma in ogni caso non c’entro niente con questa nomina”. Anche l’Ugl difende la signora: “Solo strumentalizzazioni, Barbara è una ragazza brillantissima che ha già ricoperto il ruolo di responsabile delle risorse umane. Si è liberata una posizione organizzativa a tempo determinato e l’azienda ha fatto la nuova nomina. La competenza è stata premiata da una società che, è bene ricordarlo, non è tenuta a fare concorsi pubblici”.

RAGGI ALL'ATTACCO: ADESSO TREMANO BANCHIERI E POTERI FORTI, LI HA FATTI INFURIARE! ORA CAPISCI QUESTO ATTACCO CONTRO LEI?

Francesco Gaetano Caltagirone è infuriato.
Da un lato l’ascesa di Virginia Raggi al Campidoglio, che scompagina i meccanismi di tutela dei suoi interessi, in testa Acea, la multiservizi romana attiva nel settore dell'acqua, dell'energia e dell'ambiente.
Dall’altro l’investimento in Unicredit (circa l’1%) che gli ha procurato perdite ingenti (dall’inizio del 2016 il titolo si è deprezzato del 70%) e una rabbia incontenibile per la scelta, cui ha inutilmente cercato di opporsi, di Jean-Pierre Mustier come nuovo amministratore delegato al posto di Federico Ghizzoni.
Questi, in sintesi, i motivi del pessimo stato d’animo del costruttore ed editore romano.
VOGLIA DI ESPATRIARE. Un umore così negativo da pensare di voler lasciare l’Italia per proseguire all'estero la sua attività, come ha confidato agli interlocutori che ha incontrato in questi giorni.
Ma è davvero così o è solo lo sfogo del momento?
Non è la prima volta che ''Calta'' (come ormai tutti lo chiamano) reagisce in questo modo alle cose che non gli piacciono (e sono tante), ma poi, da uomo con i piedi per terra qual è, finisce per cercare soluzioni concrete ai problemi.
ATTRITI COL SUO GIORNALE. Per esempio, su Roma ha capito che una delle cose sbagliate cui porre subito rimedio è stata la linea del quotidiano di cui è editore, Il Messaggero, che prima e durante la campagna elettorale ha attaccato la Raggi a testa bassa anche quando era chiaro che avrebbe vinto.
Per questo ha messo nel mirino il direttore Virman Cusenza, accusato di essere stato più realista del re nell’eseguire gli ordini del padrone.
Ma, linea a parte, ''Calta'' imputa a Cusenza soprattutto di non essere capace di aprirgli strade che lo portino alla sindaca.
«Mi sto sbattendo io, che senso ha?», ha confidato a un amico al quale ha poi rivelato di aver trovato un pertugio per il tramite di un professionista che potrebbe essere un buon viatico alla corte della grillina nonché la fonte di future commesse.
GIRO DI POLTRONE AI VERTICI. Intanto a Il Messaggero tira aria di cambio al vertice.
E gli altri direttori del gruppo si agitano.
A cominciare dal direttore de Il Mattino di Napoli, Alessandro Barbano (forte di non essersi messo contro il rieletto sindaco Luigi De Magistris), che vorrebbe tornare a Roma, e Osvaldo De Paolini, il vice di Cusenza che scalpita da tempo per succedergli (ma tiene d’occhio anche la direzione de Il Sole 24 ore in vista di possibili futuri cambiamenti che potrebbero toccare la poltrona di Roberto Napoletano).
Ma ''Calta'' non vuole fare una scelta affrettata e sull'onda del momento, e ha intenzione di pensarci bene.
PIACCIONO BECHIS E PORRO. Soprattutto ha bisogno di capire se altrove c’è qualche giornalista, tipo Franco Bechis di Libero, più adatto alla piazza romana in salsa populista.
Senza contare che sua figlia Azzurra gli ha già detto che la sua personale preferenza è per Nicola Porro, l'ex conduttore di Virus epurato dal nuovo corso Rai.

Nella vicenda Unicredit sotto accusa lo spin doctor Fabio Corsico

Jean Pierre Mustier, amministratore delegato di Unicredit.
(© Ansa) Jean Pierre Mustier, amministratore delegato di Unicredit.

Nell’attesa di trovare una nuova guida per il quotidiano romano, Caltagirone si sta leccando le ferite riportate nella battaglia in Unicredit, dove aveva sposato la causa di Fabrizio Viola, che in effetti è andato a un millimetro dalla nomina.
ERA UNA SFIDA A TRE. Viola faceva parte di una terna, che oltre a lui e Mustier comprendeva anche il numero uno della Deutsche Bank Italia, Flavio Valeri, e sul suo nome c’era la convergenza di Luca Cordero di Montezemolo e Fabrizio Palenzona, dopo che lo stesso Caltagirone e Montezemolo avevano preso atto della non presentabilità della candidatura di Corrado Passera (Banca centrale europea e Bankitalia sono state nette, Palazzo Chigi ha fatto sapere che non avrebbe gradito).
Ma Luchino e Fabrizio, all’ultimo momento, sul nome del numero uno di Montepaschi si sono sfilati.
Il primo a farlo è stato il rappresentante della Fondazione Crt, che ha negoziato una sua personale partita con il francese su cui poi ha virato.

La canzone-parodia di Dado e Marco Morandi su Caltagirone.

PALENZONA IL ''TRADITORE''. Palenzona aveva bisogno di essere tranquillizzato sulla sua permanenza alla vicepresidenza di Unicredit, almeno fino alla prossima assemblea (poi ci sarà il problema dell’influenza esercitata dalla neo sindaca Chiara Appendino sulla fondazione torinese), e come sua abitudine non ci ha pensato neppure un attimo a “tradire” l’amico ''Calta''.
Al quale non è rimasto che segnalare la sua contrarietà facendo astenere suo figlio Alessandro, che siede nel consiglio di amministrazione di Unicredit, in sede di votazione finale.
Anche in questo caso, come sua abitudine, ''Calta'' ha rotto con Palenzona e ha cercato un capro espiatorio.
Che nella fattispecie non poteva che essere il suo spin doctor Fabio Corsico.
UN GARANTE INEFFICACE. «Era lui il garante del rapporto con Fabrizio, gli ho lasciato fare quello che vuole, e poi va a finire così?», sembra che l'ingegnere abbia detto ai suoi figli, lamentando anche i numerosi interessi e incarichi che Corsico ha collezionato al di fuori del perimetro del gruppo, cui per altro ha sempre dato semaforo verde.
Corsico comunque deve aver sentito puzza di bruciato, se è vero che da tempo coltiva un rapporto con l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, con il malcelato obiettivo di trovare nel cane a sei zampe una possibile alternativa.
ARIA DI (UN ALTRO) DIVORZIO. Però, anche in questo caso, come per Il Messaggero, ''Calta'' vuole pensarci bene prima di arrivare al divorzio da Corsico, uomo che in molte occasioni gli è stato ambasciatore nei palazzi del potere.
L’estate, trascorsa sulla sua amata barca dove vive come un pascià, gli porterà consiglio. Ma si sa: quando si mette in testa una cosa non gli fa cambiare idea nessuno.

Insomma: aria di divorzi in casa Caltagirone, dopo quello tra Azzurra e Pier Ferdinando Casini.

fonte: http://www.lettera43.it/politica/roma-caltagirone-furioso-per-colpa-di-raggi-e-unicredit_43675252113.htm

Gli elettori 5 Stelle non crederanno ai loro occhi. Una lezione di giornalismo in diretta su La7. Guardate che ha fatto questa giornalista





Rispolveriamo questo video dello scorso gennaio 2014. Un filmato che ritorna attuale visto quanto mostrato da Santoro sull'alluvione di Genova nella trasmissione dello scorso giovedì. Un filmato che dimostra come Santoro non sia in grado di svolgere al meglio il suo mestiere.

Servizio Pubblico è ospite una giornalista tedesca: Petra Reski. La giornalista realizzò un'intervista a Beppe Grillo, nella quale il leader 5 Stelle disse chiaramente: voteremo i provvedimenti sui quali siamo d'accordo.

Santoro introduce così la questione-Grillo, rivolgendosi alla Reski: 
Dice Grillo: se facessero queste cose (abolizione finanziamento pubblico, nuova leggere elettorale, etc), io voterei un qualunque Governo. Questo era nella sua intervista.
Niente di più falso. Grillo non ha mai detto una cosa simile e la giornalista sbugiarda immediatamente Santoro rispondendo così: 
Lui non ha detto voterei il Governo, ha detto che sosterrebbe dei provvedimenti politici. Se qualcuno propone di dimezzare lo stipendio dei parlamentari, il Movimento 5 Stelle lo sosterrebbe. Questo è chiaro.
Santoro replica stizzito, come se non riuscisse a distinguere tra verità e menzogna: 
Noi prendiamo un sacco di lezioni dai giornalisti esteri però anche noi giornalisti italiani sappiamo leggere e scrivere. Allora qui c'è scritto: legge elettorale subito, via i finanziamenti retroattivi, massimo due legislature ... così noi appoggiamo qualsiasi Governo.
Niente, Santoro non ce la fa a dire la verità. Sembra incredibile e la giornalista straniera in studio non sa più come spiegarglielo. Ci prova replicando nuovamente: 
Lui non ha detto così, non ha detto che appoggerà qualsiasi Governo. L'intervista a Grillo l'ho fatto e l'ho scritta io. Io ho fatto l'intervista venerdì sera a mezzanotte. Sabato torno a casa e sento che qualcuno aveva già ripreso la mia intervista che sarebbe dovuta uscire il lunedì seguente. Hanno persino cambiato il titolo.
La giornalista prosegue nel suo racconto raccontando come i media italiani abbiamo travisato l'intervista estrapolandone alcune frasi e riscrivendone il senso. "Grillo ok al governissimo", questo uno dei titoli apparsi in Italia. Ma Grillo una cosa del genere non l'aveva mai detta. E anche Santoro, ovviamente, si è guardato bene dal raccontare la verità ai suoi telespettatori. Fortunatamente ha trovato in studio una giornalista che sa fare il suo lavoro e che lo ha sbugiardato in diretta tv.