domenica 22 ottobre 2017

DI BATTISTA E ANGELA MERKEL. E' scoppiato il finimondo. Ecco che è successo..

I CRIMINALI IN GIACCA E CRAVATTA! Così, Di Battista su Facebook.
Una delle più grandi balle che si ascoltano oggi è quella secondo cui i cittadini greci stiano vivendo al di sopra delle loro possibilità. Con baby pensioni e con uno stato sociale che altri paesi non si possono permettere. Menzogne! Nessun paese (fuorché l'Italia renziana) ha portato avanti riforme folli e contro l'interesse generale come la Grecia. La Grecia è stata trasformata in un topo da laboratorio sul quale fare ogni tipo di esperimento. Macelleria sociale e il tutto non per riavviare l'economia (i tassi di disoccupazione attuali dimostrano il totale fallimento delle politiche di austerità) ma per salvare le banche private con i soldi nostri. Ed è avvenuto questo. Grecia in crisi, milioni di poveri. Richiesta di aiuto. Arrivano i soldi da parte dei paesi dell'UE (l'Italia ci ha messo 40 miliardi, il costo di quasi 3 redditi di cittadinanza del M5S). Ma questi soldi non vanno al popolo greco in difficoltà. Vanno alle banche private esposte con Atene. "Il popolo ha pagato il salvataggio delle banche" ha scritto pochi giorni fa Papa Francesco. Le stesse banche che si erano indebitate per via di operazioni speculative. Le stesse banche che finanziano le grandi guerre (e poi noi ci becchiamo i barconi), le stesse banche che sostengono economicamente i partiti politici. Criminali in giacca e cravatta che fanno sembrare i boss di mafia capitale come dei rubagalline di periferia!

IL PD DI NUOVO NEI GUAI MA I GIORNALISTI NASCONDONO LA NOTIZIA:CONDIVIDETELA VOI!

A Milano abbiamo il sindaco piddino Sala indagato e un’indagine dell’Anac su 173 monitor installati al Palazzo di giustizia, comprati con fondi Expo ma senza gara.
I giornaloni, però, non ritengono importante questa vicenda. Ne parlano, sì, ma la relegano nelle pagine interne dei propri siti, senza metterla in evidenza.
Sono più importanti i guai della Raggi e ai cittadini, di ciò che succede a Milano, non è dato sapere. Ma per fortuna c’è internet e ci sono i social network e potete leggere quanto segue.

Anac indaga su fondi Expo a Tribunale

Riporta Il Corriere della Sera:
“Per mesi e mesi sono rimasti assolutamente spenti, poi hanno cominciato a funzionare per un «test-udienza facile» che dura ancora senza fine e solo da un annetto una sparuta parte dei 173 monitor che tappezzano pareti e i corridoi del Palazzo di giustizia fa il proprio dovere fornendo ai circa 10mila utenti che ogni giorno entrano nell’edificio di corso di Porta Vittoria poche informazioni stringate sulle udienze in corso nelle sezioni civili del Tribunale di Milano. Quei monitor marca «Samsung» sono stati istallati grazie a un appalto legato ad Expo 2015 sul quale l’Autorità anticorruzione guidata da Raffele Cantone ha deciso di puntare la propria attenzione mandando la Guardia di finanza ad acquisire gli atti negli uffici del Tribunale e a Palazzo Marino. L’operazione «monitor» nel Palazzo di giustizia rientrava tra gli appalti finanziati con 16 mioni di euro di fondi pubblici stanziati per Expo e relativi a servizi e infrastrutture destinate al Palazzo di giustizia in vista dell’esposizione internazionale.”.
Il Corriere aggiunge poi che questo servizio “non è mai decollato e i monitor continuano a rimanere accesi dalla mattina alla sera anche se non sono realmente operativi. Con la velocità alla quale galoppa la tecnologia, sono già stati superati dai modelli più moderni e rischiano di diventare obsoleti ancor prima di funzionare”.

Photo by fabiolopiccolo:

IL GIUDICE CHE HA COPERTO LA BOSCHI NELLO SCANDALO DI BANCA ETRURIA? PROMOSSO E POLTRONA D’ORO CON TUTTI GLI ONORI. MA CHE COMBINAZIONE, VERO?

Ci sono cognomi talmente roboanti che, o di riffa o di raffa, riescono sempre a sfangarla. Uno di questi è Fanfani, che riecheggia nella storia repubblicana da circa settant’anni.
Tanto che anche oggi si parla ancora di loro.
Al Consiglio superiore della magistratura è in atto un animato valzer di poltrone, condito dai soliti veleni. Ad accendere le polemiche è la prima commissione (che è stata completamente azzerata), quella che decide sulle incompatibilità ambientali dei magistrati. A presiederla sarà, da lunedì, appunto, il grande avvocato penalista, Giuseppe Fanfani, nipote di Amintore, anzi «Nipotissimo» (come dicono ad Arezzo). Non solo lui è stato il difensore «politico» di Banca Etruria, ma anche quello legale. Da sempre lo studio Fanfani è lo studio di riferimento dell’istituto aretino (e della famiglia Boschi). Il figlio Luca, tanto per dirne una, oggi difende Davide Canestri, direttore centrale e responsabile del risk management, indagato per ostacolo alla Vigilanza.
La polemica nasce dal fatto che la prima commissione, additata per aver assunto un carattere «troppo investigativo», è quella che si è occupata per mesi dell’incompatibilità ambientale del procuratore Roberto Rossi, a capo delle indagini sullo scandalo di Banca Etruria. Rossi indagava su Pier Luigi Boschi, ex vicepresidente della banca e padre del ministro Maria Elena, e al tempo stesso era consulente giuridico del governo. Inoltre giurò davanti al Csm di non aver mai conosciuto i Boschi, mentre invece aveva indagato e per tre volte «assolto» l’ex vice presidente di Banca Etruria. A far aprire un fascicolo contro di lui, il membro laico di Forza Italia, senatore Pierantonio Zanettin. Quando il plenum venne chiamato a votare su Rossi, il consigliere Fanfani preferì andarsene. Il motivo? Fanfani, eletto al Csm in quota «Mari» (la ministra), ha difeso Boschi senior dalle cause sulle quali indagava proprio Rossi. Alla fine il caso venne archiviato. Unico contrario: Zanettin.
Ora però alla presidenza arriva Fanfani e a Palazzo dei Marescialli il clima si fa teso. Per alcuni il «Nipotissimo» è stato scelto apposta per far riacquistare alla prima commissione il suo tradizionale stile burocratico e paludato, meno da Santa inquisizione e più da passacarte. «Nei due anni passati in prima commissione ho cercato di interpretare il mio ruolo in modo attivo e non burocratico – commenta Zanettin spostato alla quinta commissione – Ho chiesto l’apertura di molte pratiche sulla base di articoli di stampa. Taluni hanno criticato questo mio attivismo e lo stesso operato della commissione, che avrebbe assunto impropri ruoli investigativi. Spero che la nuova composizione della commissione non preluda ad una sua normalizzazione, come forse all’interno del Csm molti auspicano».
Del resto se Fanfani è bello seduto al Csm lo deve alla Boschi e agli amici dell’Etruria. L’operazione «Fanfani al Csm» è stata gestita personalmente da «Mari» e dai suoi colonnelli toscani: il segretario regionale Dario Parrini e il deputato Marco Donati (fedelissimo di «Mari», il cui padre, Carlo, peraltro, era membro del collegio dei probiviri della banca) hanno convinto il Pd a puntare su quel nome. Del resto, da sindaco di Arezzo, Fanfani, è stato strenuo difensore della banca e della correttezza dei presidenti (cioè quelli che hanno portato al dissesto).
Maggio 2014: Fanfani si schiera contro l’offerta di acquisto della Popolare di Vicenza che avrebbe potuto salvare Etruria: «È inaccettabile». Al suo fianco si schierano papà Boschi e Lorenzo Rosi, ex presidente indagato per conflitto di interesse. A settembre (quattro mesi dopo) Fanfani siede già al Csm.
Il 31 ottobre 2015 a un convegno ad Arezzo sulla legalità (nella foto) c’erano Rossi, Donati e Fanfani, seduti vicini. E «Mari» era l’ospite d’onore. Il cerchio si chiude sempre.

Photo by fabiolopiccolo:

VIAGGI, AUTO BLU E SPESE PAZZE! ECCO LO SCANDALO CHE TRAVOLGE LA GIUNTA BIG DEL PD. NESSUN TG NE PARLA, COME MAI?

L’esposto - Il Codacons presenta un dossier alla Corte dei conti: “Questi sono costi che vanno a svantaggio del cittadino”
di Davide Milosa 
Il Fatto Quotidiano 8 aprile 2017 

Dopo la bufera Expo e l’iscrizione nel registro degli indagati con l’accusa di falso materiale per un atto che riguarda il maxi-appalto della Piastra, da ieri sul sindaco di Milano Beppe Sala e sulla sua giunta si agita l’ombra delle spese pazze. A fare i conti in tasca alla nuova amministrazione è stato il Codacons che ha annunciato di voler depositare un esposto presso la Corte dei conti su diverse voci di costo valutate decisamente esagerati. “Esborsi – sostiene il Codacons – che vanno a tutto svantaggio del cittadino”.

La lista che compone l’esposto è lunga e molto dettagliata. Sul piatto c’è di tutto: dalle auto di servizio utilizzate un po’ troppo spesso, alle spese di viaggio con voli del sindaco e di alcuni assessori. Ma anche tablet e telefoni cellulari diffusi in grande quantità. Partiamo, allora, dai viaggi istituzionali. Sala, dopo la partita di Expo, il 20 giugno 2016 viene eletto sindaco. È lui l’uomo che Matteo Renzi, all’epoca ancora premier, ha voluto per Milano.

Fino a oggi, e dunque dopo circa 10 mesi di governo cittadino, la giunta ha speso già 32 mila euro per viaggi istituzionali. Il primo, a luglio, è a Londra. Qui Sala spende 1.549 euro per un giorno di trasferta. In più vanno aggiunti i 1.717 euro per il direttore delle relazioni internazionali. A settembre poi, trasferta dal 22 al 24, una delegazione vola alla volta di Tokyo. Qui la borsa della spesa si allarga. Per il solo sindaco il costo è di 6.427 euro. Nella stessa trasferta fa meglio l’assessore al Turismo Roberta Guaineri che raggiunge quota 7.809 euro, di questi 1.466 vanno per il noleggio auto. Al pacchetto Giappone vanno poi aggiunti i complessivi 4.773 euro per il funzionario relazioni internazionali e l’addetto stampa. A novembre, poi, Sala torna a Londra. Sta una notte e spende per una camera d’albergo 465 euro. Non solo viaggi. Le voci sono tante. Tra queste, ad esempio, colpisce l’utilizzo delle auto di servizio. Il record lo detiene l’assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino, il quale, secondo i dati messi insieme dal Codacons, ha utilizzato l’auto blu 117 giorni, in un lasso temporale che va dal settembre 2016 fino allo scorso febbraio.

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AFFRETTATEVI A CONDIVIDERE:QUESTO VIGILE DEL FUOCO HA INCHIODATO RENZI,MA NESSUNO NE PARLA.

La denuncia del vigile del fuoco: ‘Alla fine a febbraio ci hanno tolto il bonus degli 80 euro’


Elio D’Annibale, vigile del fuoco da vent’anni, in prima linea durante i terremoti dell’Italia centrale, si è visto costretto a restituire il bonus degli 80 euro allo Stato perché ha superato di 460 euro il tetto consentito. Ora dovrà restituirne 230.
D’Annibale si è sfogato davanti alle telecamere di “Dalla Vostra Parte”, il programma condotto da Paolo Del Debbio su Rete 4:
“Con la mensilità di febbraio ho avuto una sorpresa, e come me molti altri colleghi, di vedermi decurtati 230 euro dalla busta paga, che sono poi il famoso bonus del governo Renzi.
Questi sono stati i risultati, che alla fine a febbraio ci hanno tolto il bonus che, seppur parzialmente, ci avevano dato su 13 mensilità, ce l’hanno tolto in un’unica soluzione a febbraio 2017.
Come ripeto, retribuzione di questo mese: 957 euro.
Molto probabilmente, come succede spesso, come è successo tanti altri mesi ovviamente, chiederemo aiuto a coloro i quali dovremmo aiutare, e quindi ci rivolgeremo ai genitori, ai parenti più stretti, più prossimi, che sono in pensione e dovrebbero stare lì buoni e tranquilli a godersi la loro pensione che hanno meritato con 40-50 anni di lavoro. E invece anche questo mese faremo in modo di chiedere aiuto a qualche parente, almeno a quelli più prossimi, e andremo avanti anche questo mese”.


SE TUTTI CONDIVIDIAMO QUESTA NOTIZIA ADESSO, MEZZA ITALIA SCENDE IN PIAZZA A PROTESTARE

Per festeggiare l’elezione di Emmanuel Macron a presidente della Repubblica ieri notte a Parigi hanno suonato prima l’Inno alla Gioia della Marsigliese.
L’Europa dei banchieri canta vittoria. Ma non solo in Francia.
In Italia, nel silenzio più totale dei criminali dell’informazione, le banche si intascheranno altri 2 miliardi di aiuti sotto forma di agevolazioni fiscali.
Si ripete la solita storia.
Ai 4 milioni di italiani che vivono in condizioni di povertà assoluta un cetriolo gigante. Alle banche, invece, i soldi arrivano nuovamente con super fulminea velocità.
Lo rivela un’analisi di Unimpresa che smaschera il governo Gentiloni.
Dopo aver regalato 20 miliardi alle banche a pochi giorni dall’insediamento del nuovo governo lo scorso dicembre, Palazzo Chigi, si legge sul Giornale, ha introdotto una modifica alla disciplina sulle imposte anticipate che di fatto si traduce in una agevolazione fiscale per gli istituti italiani in crisi pari ad almeno 2 miliardi.
Si tratta di una correzione che consente agli istituti uno sgravio maggiore sulle perdite fiscali grazie alla riformulazione dell’Ace (aiuto alla crescita economica).
È uno scandalo,” commenta il vicepresidente di Unimpresa Claudio Pucci, che spiega: “Gli istituti continuano a essere aiutati, ma non sostengono l’economia reale visto che i prestiti alle aziende sono crollati di 12 miliardi negli ultimi 12 mesi”.

2 miliardi alle banche sì, ma non ci sono i soldi per aiutare tutti gli indigenti

Con la trovata del “Reddito di inclusione” il governo Gentiloni voleva liquidare il problema della povertà, ma la verità è che dà le briciole ai cittadini in difficoltà senza risolvere alcunché.
L’Ufficio di bilancio, organismo indipendente che analizza e verifica le previsioni di finanza pubblica del governo, ha fatto sapere che il cosiddetto “Rei”, il reddito di inclusione, raggiungerà meno di un terzo delle famiglie che ne hanno bisogno, ovvero circa 400mila persone su 1,6 milioni.
Per il Rei sono stati stanziati 1,2 miliardi nel 2017 e 1,7 nel 2018.
Ma non bastano.
Secondo le stime del Gruppo di lavoro sul reddito minimo del ministero del Lavoro servirebbero tra i 5 e i 7 miliardi per aiutare tutte le famiglie in povertà assoluta.
Mai come ora 2 miliardi in più farebbero comodo per gli italiani in difficoltà economica.
Ma il quarto governo non eletto dal popolo ha preferito darli alle banche.

Bufera a La7! Di Maio annienta la parassita del PD con un gesto senza precedenti. Lei va nel panico totale






LUIGI DI MAIO
Residente a Pomigliano d'Arco, è il maggiore di tre figli. La madre è un'insegnante di italiano e latino ed il padre Antonio è stato dirigente del MSI prima e di AN poi.

Ha conseguito il diploma di Liceo Classico Vittorio Imbriani di Pomigliano d'Arco nel 2004. Ha proseguito gli studi presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II", si è dapprima iscritto alla facoltà di Ingegneria, dove ha fondato assieme ad altri studenti l'associazione di studenti di ingegneria "ASSI", poi si è trasferito a giurisprudenza e ha fondato insieme ad altri studenti l'associazione Studenti Giurisprudenza.it nell'anno 2006, nella quale ha ricoperto la carica di Consigliere di Facoltà e di Presidente del Consiglio degli Studenti. Ha lavorato come webmaster.

Carriera politica[modifica
Milita nel Movimento 5 Stelle dal 2007. Nel 2010 si candida come consigliere comunale del suo comune, senza riuscire ad essere eletto, ottenendo 59 preferenze. In seguito alle «parlamentarie» del Movimento 5 Stelle, viene candidato con 189 preferenze ed eletto alla Camera dei Deputati per la circoscrizione Campania 1 al secondo posto nella lista del Movimento 5 Stelle per le elezioni politiche del 2013. Il 21 marzo 2013 è eletto Vicepresidente della Camera dei deputati con 173 voti, diventando a 26 anni la persona più giovane ad aver ricoperto questo ruolo. Dal 7 maggio fa parte anche della XIV commissione, che si occupa delle politiche dell'Unione Europea.