lunedì 11 marzo 2019

Fazio non chiede l’unica cosa importante: quella falsa testimonianza di Zingaretti al processo su Mafia Capitale

QUELL’ AUDIO SU MAFIA CAPITALE CHE ORA IMBARAZZA ZINGARETTI
Felice Manti per “il Giornale”
Il fantasma di Mafia Capitale sta turbando il sonno del nuovo segretario del Pd. Nicola Zingaretti aspetta con ansia la decisione del gip del tribunale di Roma che deve decidere se archiviare o meno l’ inchiesta che vede l’ ex presidente della Provincia e governatore del Lazio accusato di aver reso falsa testimonianza al processo che ha condannato l’ ex Nar Massimo Carminati e Salvatore Buzzi, ras delle coop rosse che faceva affari sull’ immigrazione e finanziatore ufficiale del Pd e dello stesso Zingaretti.
Finora il successore di Matteo Renzi l’ ha fatta franca: è stato accusato di corruzione per una mazzetta a un collaboratore che sarebbe servita a finanziare la sua campagna elettorale da presidente della Provincia di Roma e per la compravendita di una sede della stessa Provincia. Poi è stato sfiorato dall’ indagine sulla turbativa d’ asta con al centro una storiaccia legata alla gestione della gara per il servizio Cup bandita nel 2014 dalla Regione Lazio. I tre filoni d’ indagine sono finiti nel nulla con la richiesta di archiviazione avanzata il 5 ottobre 2016 dalla procura e accolta dal gip Flavia Costantini il 7 febbraio 2017.
Zingaretti era stato chiamato in causa da Buzzi negli interrogatori resi ai pm. Ma per la Procura quelle accuse de relato non erano sufficienti per costruire un’ ipotesi accusatoria.
Ad accusare Zingaretti di falsa testimonianza erano stati gli stessi giudici della decima sezione penale del tribunale che avevano condannato Buzzi e Carminati. Secondo le toghe i pm avrebbero dovuto verificare se Zingaretti e un’ altra ventina di testimoni sfilati nell’ aula bunker di Rebibbia avessero reso in udienza dichiarazioni false o reticenti su alcune circostanze. In effetti ad ascoltare alcuni stralci della sua deposizione, in cui Zingaretti viene interrogato dagli avvocati di Buzzi come teste in favore della difesa del ras delle coop rosse si capisce perché i giudici l’ hanno giudicata reticente.
Al tempo se ne era accorto anche Alessandro Di Battista che aveva rilanciato il file audio sul Blog delle stelle, ricomparso magicamente in questi giorni su alcune pagine Facebook vicine a M5s.
Nel file audio che dura 6 minuti circa si sente Zingaretti ammettere di aver ricevuto finanziamenti da Buzzi, parla di un editore «amico» a cui la Provincia ha dato diverse migliaia di euro e della famigerata gara per il bando del Cup, vinta da un imprenditore che guarda caso aveva finanziato lo stesso Zingaretti.

Stanno a casa ma ci fottono i gettoni di presenza: Monti e Napolitano, così truffano gli italiani

La verità, il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro denuncia la truffa dei parlamentari assenteisti. Si fanno gli affaracci loro ma incassano la diaria piena (a spese nostre) adducendo ogni giorno improbabili impegni istituzionali. E chi sono i campioni di questa truffa? Giorgio Napolitano e Mario Monti, ovvero i senatori a vita che hanno venduto la nostra nazione alla massoneria mondiale.

A ruota seguono i peones che adducono come scusa fantomatiche ‘missioni’. Qui si distinguono la 5 stelle Bogo Deledda che viene pagata con il 94% di assenze, seguita da Cirielli, Gentiloni, Lupi, Ghedini e Lorenzin. Tutta bella gente, come vedete…

Boldrini, anche oggi ha perso l’occasione per tacere: vuole eliminare chi aiuta solo gli italiani

La Boldrini spara un’altra boldrinata: “CasaPound va sciolta”

Non fosse così costante nello sparare boldrinate, rischieremmo di averne nostalgia. Laura Boldrini invece non delude mai, è sempre sul pezzo e ci regala perle quasi quotidiane. Tutto sommato potremmo dirci sazi, ma ammettiamo di essere piuttosto ingordi. Quindi incitiamo volentieri l’ex presidente della Camera a fare di più e di meglio. Certo, quanto scritto oggi su Facebook potrebbe aver raggiunto lo zenit della sua summa ideologica. “Assolutamente d’accordo con Beppe Sala. La manifestazione di un gruppo che si autodefinisce fascista sarebbe una vergogna per la città di Milano e per tutto il Paese. Altro che cortei in piazza, Casapound va sciolta!”, tuona la Boldrini provando a sostenere così il suo collega di frasi proverbiali, il sindaco di Milano Giuseppe Sala. Eppure anche in chi si professa libera e uguale una punta di egocentrismo dovrà pur sopravvivere, dunque concediamo a Laura il primato della sparata.

Bando agli epigoni allora, l’inarrivabile originale è lei. Pazienza poi se entrambi i politici più buonisti del momento confondono un concerto con una manifestazione, chiedere di vietare qualcosa a qualcuno perché fascista è un leitmotiv imprescindibile. Non si può dunque pretendere che si applichino nel discernimento, capacità piuttosto comune che rischia però di obnubilare l’attitudine alla fesseria. Ecco allora che CasaPound va vietata, secondo la Boldrini, “nel rispetto della nostra Costituzione e del nostro ordinamento”. A quale Costituzione si riferisca non è dato sapere, i senza confini spesso sconfinano in esoterici confini altrui. Ci risulta però che la Carta italiana preveda la libertà di associazione e oibò pure di manifestazione del pensiero. Ma forse è quest’ultimo a generare un certo terrore, non è d’altronde scontato avercelo, lo è di più tentare di negare quello altrui.
“Non solo, ma è giunta l’ora di restituire alla comunità cittadina anche il palazzo che i ‘fascisti del terzo millennio’ occupano abusivamente da anni nel centro di Roma”, insiste l’ex presidentissima della Camera passando da Milano a Roma con una rapida frecciata rossa. Ogni tanto qualche tappa intermedia farebbe bene, aiuta a meditare prima di sproloquiare. E’ un peccato che la Boldrini sia finita ai margini della politica italiana, qualcuno rischia di perdersi pennellate d’autore da far impallidire i vecchi drive-in americani. Non darti troppa pena Laura, continua così, noi saremo sempre tuoi attenti e scrupolosi osservatori. Abbiamo un’infinita scorta di popcorn, the show must go on.

“Sono sicuro, si va a schiantare” Renzi, la vergognosa rosicata contro il governo in diretta tv

“Io sono stato presidente per tre anni, Matteo Salvini vediamo. In un anno non ha risolto nessun problema”. Matteo Renzi, ospite di Myrta Merlino a L’aria che tira su La7, attacca il ministro dell’Interno: “Vediamo chi si brucia prima”. L’ex premier del Pd aggiunge che “l’atteggiamento del governo sulla Tav ci fa più male a livello internazionale del Bunga Bunga di Berlusconi” e ricorda: “Nel 2013 dissi che il percorso della Tav era eccessivo, quando sono diventato premier ho ridotto il percorso di circa 20 chilometri e diamo il via libera. Se Di Maio e Salvini accettassero un confronto pubblico, li porterei via con le mie argomentazioni”.

E ancora: “Questi fanno finta su tutto. Il problema è che loro litigando bloccano tutto: la fiducia degli investitori, dei consumatori. Prima avevamo il segno più e ora abbiamo il segno meno, hanno spento la macchina, hanno lasciato lì le chiavi e se ne sono andati”. Lui però non si candiderà: “Fare battaglie in Europa non significa candidarsi al Parlamento europeo. Io farò una battaglia per un’Europa diversa ma non voglio candidarmi. Ho già corso abbastanza”.
Infine la coltellate a Enrico Letta: “Ce l’ha con me un rancore personale immortalato nello scatto dello scambio della campanella. Se uno dice voglio imparare, allora impari dalla realtà: c’era un allenatore che faceva risultati negativi, se avesse fatto risultati positivi nessuno lo avrebbe cambiato. Non c’è stato nessun hashtag segreto #staisereno”.

Flavio Insinna,finalmente il conduttore rosso è fatto fuori dalla RAI! Adesso è quasi ufficiale, godetevi la bomba

Giuseppe Candela su Dagospia svela le incognite dei vertici di viale Mazzini sulle conduzioni di Flavio Insinna e Gabriele Corsi. Nonostante l’andamento positivo negli ascolti, la conduzione del romano all’Eredità starebbe incontrando malumori tra alcuni dirigenti Rai. Per di più, già al momento del debutto di Insinna al game show molti dei telespettatori, sui social, non avevano mostrato molto entusiasmo. Anche la riconferma del collega Corsi a Reazione a Catenaavrebbe sopra un punto interrogativo. Ancora una volta il motivo è da attribuire alle critiche che hanno interessato la conduzione del membro del Trio Medusa.

domenica 10 marzo 2019

“Sono le sue battaglie ad aver sgretolato la nostra società e adesso…” così mario Giordano demolisce la Bonino, la portavoce della massoneria mondiale

Mario Giordano per “la Verità”
«Emma Bonino premier del centrodestra? Spero di no». L’ ipotesi è stata smentita ieri da Giorgia Meloni. Ma il fatto stesso che questa sia un’ ipotesi su cui discutere non vi sembra surreale? È vero che l’ ex leader radicale, a parte il Comune di Topolinia e la presidenza degli All Blacks, è stata candidata praticamente a tutto, ma proprio a tutto, e non si è mai negata una poltrona appena ha visto la possibilità di appoggiarci su le sue prestigiose terga. Ma vi pare possibile che una che sta facendo campagna elettorale con il centrosinistra venga considerata come premier possibile per il centrodestra?
Sarebbe come se durante un derby venisse assegnato un rigore al Milan e i giocatori cominciassero a chiedersi: chi lo batte? Il bomber dell’ Inter? Una follia, insomma, che solo una legge elettorale demenziale come questa poteva produrre. E infatti ieri i giornalisti hanno posto seriamente la domanda alla Meloni: scusi, che ne pensa della Bonino come leader di un suo governo? Lei, colta di sprovvista, ha risposto «Spero di no». Ma si vedeva che stava pensando: «E perché non Jeeg Robot d’ acciaio? O Mazinga Zeta?».
Però, ecco, va segnalato che la Meloni è una delle poche a dire apertamente che la Bonino non le piace. Perché, di questi tempi, l’ articolo Emma va fortissimo dappertutto: è tornata à la page come quando la si voleva a tutti i costi al Quirinale. Tutti che la applaudono, la riveriscono, la corteggiano, le si stendono davanti come zerbini. Nei salotti tv non viene intervistata: viene venerata. Sui giornali non viene raccontata: viene osannata. Gli altri esponenti politici fanno campagna elettorale.
Lei no: fa l’ oracolo. Non viene mai incalzata, al massimo innalzata. Sale in cattedra. In effetti: gli altri fanno comizi, lei al massimo fa lezioni. Gli altri cercano voti, lei invece li dà. È una candidata a tutti gli effetti. Ma la trattano come se fosse un guru. La voce della verità. Una santona. E dunque avanti, tutti in ginocchio, ad ascoltare il vangelo della Beata Emma da Bra.
Del resto farsi trattare come Santa Subito non è un risultato da poco, soprattutto per una che è entrata in politica sull’ onda degli aborti clandestini. Ricordate? Dichiarò di averne fatti 10.141. E si fece fotografare mentre ne praticava uno con la pompa da bicicletta. Da allora la sua carriera non si è mai fermata: ha avuto più poltrone lei che Divani&Divani, come le ha ricordato Marco Travaglio, uno dei pochi che ha osato contraddirla in un talk show, rischiando seduta stante l’ incriminazione per lesa maestà. Emma è stata infatti otto volte parlamentare, quattro volte eurodeputato, vicepresidente del Senato, commissaria Europea e tre volte ministro, due con Romano Prodi e una con Enrico Letta.
Ha governato con il centrosinistra ma ha detto di aver lavorato bene anche con il centrodestra: infatti si è fatta eleggere in Parlamento nel 1994 da Fi ed è stata nominata a Bruxelles da Silvio Berlusconi. Franza o Spagna purché se magna, insomma. A questo giro, per esempio rischiava di restare fuori dal Parlamento perché non riusciva a raccogliere le firme necessarie per presentare la sua lista.
Ma come può la Bonino restare senza poltrona? Così ha accettato il passaggio garantito del Centro democratico di Bruno Tabacci: un trucchetto da vecchia lenza della politica per una che da una vita dice di battersi contro la partitocrazia. Ma soprattutto l’ abbraccio con un democristiano per chi si è sempre professata fortemente anti clericale. Non male, no? Se la coerenza fosse acqua, la Bonino sarebbe il deserto del Gobi.
E allora perché tutti continuano a osannarla, venerarla e candidarla a qualsivoglia poltrona? La presidenza del Consiglio, in quota centrodestra, è solo l’ ultimo incarico ventilato per lei: è stata candidata infatti a tutto, presidenza della Repubblica, presidenza delle Camere, ministro degli Esteri, ministro della Difesa, presidente della Regione Piemonte, presidente della Regione Lazio, alto commissario Onu ai rifugiati, alto rappresentante Onu in Iraq, addirittura leader del centrodestra… Quest’ ultima candidatura fu di Marco Pannella, il suo maestro che naturalmente la Beata Emma ha tradito a tal punto da farsi cacciare via dal partito. «Per lei l’ unico problema è quello di far parte del jet set internazionale», commentò acido e deluso il buon Marco. Il jet set internazionale, proprio così.
Non a caso Emma è amica di George Soros, fa parte del board della sua Open society ed è anche stata chiamata ai ritrovi del Bilderberg. «Il Bilderberg non è il Ku klux klan», ha detto l’ altro giorno in tv. D’ accordo. Ma da ex Radicale, sarebbe disposta a portarsi Cicciolina anche lì, come fece in Parlamento? O per i club dell’ alta finanza porta più rispetto di quello che ha riservato alle istituzioni italiane?
La trasformazione, infatti, è straordinaria: cresciuta nel partito della contestazione Emma è diventata il simbolo della rassicurazione. Ha fatto carriera a suon di destabilizzazione e si è trasformata nel simbolo dell’ establishment.
S’ è costruita un curriculum sulla violazione delle leggi e adesso diventa l’ emblema dell’ ordine costituito. Era sovversiva, ora piace alla gente che piace. E forse piace proprio per questo, perché le lotte che ha sostenuto nel corso degli anni, dall’ aborto alla legalizzazione della droga, dal divorzio all’ eutanasia e alle nozze gay, sono quelle che hanno portato allo sgretolamento della nostra società, che così non può più opporre nessuna resistenza al rincitrullimento globale.
Adesso non resta che l’ ultimo colpo: completare l’ invasione dell’ Italia ad opera degli immigrati. Non a caso è il cavallo di battaglia della Bonino in questa campagna elettorale: vorrebbe dare al cittadinanza a tutti i clandestini e poi farne arrivare ancora, a frotte, a colonizzare l’ intero Paese.
Dice che ne abbiamo bisogno.
Soros confermerà. E dunque perché stupirsi? Di fronte a cotanta passione per aborti di italiani e immissioni di clandestini, non possiamo che venerarla. In ogni salotto. In ogni istante. In ogni intervista. La veneriamo sempre più. E, in attesa di affidarle direttamente San Pietro, per completare l’ opera di papa Bergoglio, aspettiamo pieni di ossequiosa fiducia la sua prossima investitura ufficiale. Ieri per esempio abbiamo ascoltato con devozione la Bonino che ribadiva i capisaldi della sua religione economica: la Fornero è una buona legge, il Jobs act funziona perfettamente e che proporre la flat tax significa «scherzare sul fuoco». Coerenza per coerenza, non vi sembra che possa essere un perfetto candidato per governo di centrodestra?
La Meloni se ne faccia una ragione. O, in alternativa, provi a contattare Mazinga Zeta.

“Ah perché Zingaretti ha pure studiato?” così l’ex Preside dell’analfabeta del PD rispondeai cronisti che chiedono se è vero che ha la terza media

Nicola Zingaretti era stato eletto nuovo segretario del Pd da poche ore e già lo accusavano di aver mentito a mezzo mondo. Secondo Mario Adinolfi, il governatore del Lazio avrebbe mentito sul suo titolo di studio, cioè il diploma, rivelando ai quattro venti che Zingaretti si fosse fermato alla terza media: “E si vergogna a dirlo”. A sentire gli strafalcioni grammaticali che il segretario dem ha sfornato negli ultimi giorni, non viene difficile credere al capo del Popolo della famiglia.
La verità però sta un po’ nel mezzo. Zingaretti in realtà è riuscito a diplomarsi all’istituto DeAmicis, nel quartiere Testaccio di Roma, anche se a scuola non lo ricordano proprio come uno dei più brillanti. Il preside addirittura lo ha preso in giro quando ha parlato con i giornalisti di Open: “Ah perché Zingaretti ha pure studiato?“.
Di documenti ufficiali per ora neanche l’ombra, ma come riporta il Giornale dallo staff di Zingaretti assicurano: “Si iscrisse alla facoltà di lettere e filosofia, numero di matricola 597468, e sostenne tre esami”. Poi però la politica ha preso il sopravvento, e tanti saluti ai libri.