martedì 19 giugno 2018

Martina, che figura di merda! Così ignorante da far cadere le braccia: cosa è arrivato a dire pur di criticare Salvini

“La frase di Maurizio Martina non ha senso e mi sorprende che lo dica chi ha fatto il ministro dell’agricoltura”. Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera, ospite ad Agorà, su Raitre, critica il segretario del Pd che aveva detto: “La propaganda è facile. Diretta. Ma anche falsa: Chiudiamo i porti alle navi di riso asiatico, dice Salvini. Molto bello in teoria per qualcuno, peccato che il riso asiatico che fa male ai nostri risicoltori sbarca soprattutto nei porti del Nord Europa. Andiamo ad affondarle lì?”. Molinari lo asfalta: “Io sono piemontese e il tema è molto sentito per quelle aziende e che lui non conosca il problema mi fa davvero cadere le braccia”.

"Bravo Luigi, il tuo decreto ridona la dignità ai lavoratori". L'elogio incredibile per Luigi Di Maio

Il decreto che sta sviluppando Luigi di Maio (con Pasquale Tricarico) mirante a tutelare la dignità lavorativa (io direi anche umana) dei cosiddetti riders dovrebbe far riflettere. Il decreto prevede un salario minimo, ferie, niente cottimo e indennità in caso di malattia e maternità. Questo ridare rispetto a tali lavoratori emblema del precariato e della sottomissione al datore di lavoro, dovrebbe far riflettere prima di tutto quella cosiddetta sinistra che negli ultimi decenni ha tutelato gli interessi solo dei forti e non dei deboli. Un tradimento della propria storia, una storia degenerata oggi nel PD che con Renzi ha palesato la propria scelta di campo al fianco dell’élite mondialista. Si è persino inserito il pareggio di bilancio in Costituzione (art. 81) voluto da Monti (sostenuto dal PD)  su imposizione dei burocrati neoliberisti di Bruxelles per non parlare dell’abrogazione dell’art. 18. Dopo la morte di Berlinguer le politiche della “sinistra” hanno colpito duro le fasci deboli molto di più di quanto ha fatto la destra.
Sull’immigrazione la storia è la medesima. Si stracciano le vesti accusando di razzismo il neonato governo, la realtà è che su questi poveri cristi che scappano, si è sviluppato un business disumano. I quasi 5 miliardi che vengono stanziati per “l’accoglienza” fanno comodo a quella rete di interessi che si sta estendendo a dismisura. A guadagnarci sono sempre i soliti. Ovviamente mai si tenta di andare alla radice del problema e comprendere le ragioni delle migrazioni che sovente dipendono da guerre e politiche predatorie dell’Occidente “civilizzato”.
 Il razzismo che è sinonimo di paura e ignoranza va eliminato con politiche repressive ma soprattutto culturali; accusare di razzismo chi cerca la legalità e la verità è da ipocriti. Un’ipocrisia che è percepita sempre di più dagli italiani ed è per questo che quella che si definisce “sinistra” si sta estinguendo come i Panda.

Fonte: https://www.gianlucaferrara.info/2018/06/17/bravo-luigi-il-tuo-decreto-ridona-la-dignita-ai-lavoratori-altro-che-sinistra-ipocrita/

CLAMOROSO: BLITZ A SORPRESA DI VIRGINIA RAGGI, PROPRIO LÌ! "STRAORDINARIO"

Tour della sindaca di Roma Virginia Raggi nella nuova stazione della metro C a San Giovanni. Un "viaggio nella storia", secondo la soprintendenza archeologica che ha curato l'ideazione e il coordinamento del progetto scientifico. "In anteprima scendiamo insieme nella nuova stazione della metro C di San Giovanni che apriremo quest'autunno", promette Raggi su Facebook. Nella stazione, dove anche la stampa è stata invitata per una visita, tanti i reperti esposti, da anfore a tubi del I secolo d.C.. 

"Siamo entrati in una stazione bellissima e narrante. Gli utenti - ha detto la sindaca Raggi - leggono sui pannelli la storia e quello che è stato ritrovato. 

Colgo l'occasione per raccogliere due inviti: da un lato implementeremo in più lingue i pannelli illustrativi, almeno in inglese, per aiutare anche i visitatori stranieri a leggere e comprendere. Poi raccolgo l'auspicio che anche le stazioni già esistenti possano essere uniche e caratterizzate in senso moderno e artistico. L'auspicio più grande è quello che si vada presto verso l'apertura per farla diventare funzionante e fruibile a tutti. Collaboreremo come amministrazione per completare anche le altre stazioni programmate e ad un'implementazione generale della rete del trasporto pubblico". 

Il viaggio nella neonata stazione San Giovanni è tra i reperti archeologici scoperti ed esposti nella 'archeo-stazione'. Qui si cammina tra i reperti organici provenienti da contesti della prima e media età imperiale (da semi a noccioli fino a gusci di molluschi) ai tubi di terracotta e condutture di piombo del I secolo d.C. Poi ci sono le grandi anfore del I-II secolo d.C, gli strumenti in osso lavorato e i piatti colorati dell'età moderna e contemporanea XVI e XIX secolo. La tratta T3 da San Giovanni (esclusa) a Fori è in corso di realizzazione. I lavori sono iniziati il 21 marzo 2013 per uno sviluppo di 3.6 km e due stazioni Amba Aradam/Ipponio e Fori. Per il soprintendente Francesco Prosperetti, "la diversità di questa stazione marca un punto di svolta nel modo di intendere una stazione della metropolitana a Roma che non assomiglia a nessun'altra di Milano o Napoli". (ANSA

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4 ANNI DI BILANCI FALSI! LA CORTE DEI CONTI INCHIODA RENZI, NEL SILENZIO TOTALE DEI MEDIA ASSERVITI

Renzi, Corte dei conti accusa: a Firenze 4 anni di “gravi irregolarità” in bilancio
“Inosservanza dei principi contabili di attendibilità, veridicità e integrità del bilancio, anche violazioni in merito alla gestione dei flussi di cassa e alla loro verificabilità”. Così i giudici contabili bollano la gestione dell’attuale premier da primo cittadino del capoluogo toscano. E il successore-delfino Nardella deve trovare 50 milioni di euro.
E quattro. Il Comune di Firenze è costretto ancora una volta a ricevere i rilievi della Corte dei conti. Per il quarto anno consecutivo. L’intera gestione firmata Matteo Renzi. Ma questa volta ai giudici contabili non sono bastate le rassicurazioni di Palazzo Vecchio e non è stato sufficiente neanche l’intervento riparatore della giunta di Dario Nardella, che si è visto costretto a rimediare alla pesante eredità ricevuta. Per i giudici contabili rimangono “gravi irregolarità” che generano “oltre all’inosservanza dei principi contabili di attendibilità, veridicità e integrità del bilancio, anche violazioni in merito allagestione dei flussi di cassa e alla loro verificabilità”. Per questo la Corte, il 31 luglio come già il 22 maggio, ha recapitato a Palazzo Vecchio un’ordinanza con cui invita l’ente “ad adottare entro 60 giorni i provvedimenti idonei a rimuovere le irregolarità e a ripristinare gli equilibri di bilancio”.
L’erede di Renzi, il fidato Nardella, sapeva che con la poltrona di primo cittadino avrebbe ricevuto in consegna anche qualche guaio. Ma non di tale entità. La percezione reale l’ha avuta lo scorso dicembre quando ha saputo che anche da Roma l’amico Matteo avrebbe regalato altri guai. Con esattezza minori entrate dallo Stato per 22 milioni. Il 27 dicembre 2014, dopo aver faticosamente chiuso la discussione sulla Finanziaria, Nardella ha ammesso: “Sappiamo solo che c’è uno sbilancio di 50 milioni di euro, dobbiamo trovare 50 milioni”. Aggiungendo sconsolato: “Ci stiamo lavorando anche in questi giorni di ferie”. Non è servito. Non secondo i giudici contabili che a fine luglio hanno contestato alcuni punti al sindaco seppure prendendo atto che l’erede ha risolto qualche falla lasciata dal predecessore.

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MIGRANTI E ONG, EMERGE LA VERITA': ECCO CHI LI MANDA IN ITALIA

Non solo ong. Gli arrivi sempre più numerosi di migranti nel nostro Paese si spiega con la situazione politica attuale in Libia.
Come accadde nel 2015, a spingere centinaia di migliaia di persone verso l’Europa non è la guerra. Allora fu la Turchia ad invadere l’Europa per assicurarsi l’aiuto finanziario più volte richiesto a Bruxelles che tardava ad arrivare.
Oggi, invece, osserva il vicedirettore di Libero Franco Bechis, a favorire i flussi di immigrati verso le coste italiane sono le varie milizie libiche in lotta tra loro:
“La conferma dopo l’anticipazione di Libero del 29 aprile scorso è arrivata durante l’audizione del procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, alla commissione Difesa del Senato: sono le milizie ufficiali libiche a scortare i migranti dalla costa alle navi delle ong che si trovano al limite delle acque territoriali libiche o addirittura all’interno delle stesse. E probabilmente sono quelle stesse improprie “scorte” ai gommoni dei migranti ad avvertire le ong di spegnere i trasponder prima del loro arrivo, in modo da non essere intercettate durante l’operazione né da Frontex né dal sistema centrale di controllo delle capitanerie di porto italiano.
L’elemento del coinvolgimento delle milizie libiche è il vero punto cruciale della vicenda migranti, sia pure oscurato sul piano politico dalla polemica sulle ong che magari hanno comportamenti non correttissimi sotto il profilo legale, ma non sono il motivo per cui da circa un anno le coste italiane sono invase dai migranti. Questo aumento improvviso delle partenze e quindi degli arrivi sulle coste italiane non ha spiegazioni particolari legate a quel che accade nei paesi di provenienza. Il flusso è continuo da anni, ma i picchi solitamente erano legati a vicende interne ai paesi di provenienza che in questi mesi invece non spiegherebbero un aumento delle partenze”.
Il governo Gentiloni credeva di aver risolto il problema incontrando lo scorso febbraio Fayez al Sarraj riconosciuto dalla comunità internazionale come leader del paese africano. Ma pare che l’incontro abbia avuto l’effetto opposto:
“Non è la Turchia a spingere il nuovo esodo, ma la Libia. Proprio il paese con cui l’Italia si era illusa di avere raggiunto un accordo che avrebbe dovuto avere esattamente l’effetto opposto. Lo ha fatto a febbraio con il governo di Fayez al Sarraj riconosciuto dalla comunità internazionale. Un accordo poi bocciato dal parlamento di Tripoli e impugnato con successo anche davanti alla giustizia ordinaria. L’Italia ha pensato che le difficoltà non sarebbero comunque state insormontabili, che gli 800 milioni promessi ai libici per dare una mano a contenere i flussi migratori avrebbero fatto gola a tutte le parti in causa, e ha immaginato che il solo vero ostacolo fosse nel controllo della costa, che solo in piccola parte era in mano alle forze di al Sarraj, e in gran parte a quelle del generale Khalifa Haftar.
A quel punto il governo di Paolo Gentiloni ha provato a favorire incontri fra le due parti. Non si è mosso nel migliore dei modi. Il 21 aprile scorso ha promosso a Roma davanti all’inviato speciale dell’Onu Martin Kobler un incontro di pace fra Abdulrahman Al-Swehli, presidente dei deputati del Consiglio di Stato di Tripoli e Aguila Salah Issa, presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk. E’ andato male, ed entrambi tornati in patria hanno avuto problemi a raccontare le poche intese raggiunte alle rispettive fazioni. Poco dopo lo stesso governo italiano ha cercato di mettere cappello sull’incontro che si è svolto ad Abu Dabi il 2 maggio scorso fra i due principali protagonisti : al Sarraj e Haftar, che non si erano più incontrati dal gennaio 2016.
L’incontro è stato importante, Roma non c’entrava proprio nulla nella sua organizzazione, e i due sembrano cercare di percorrere una strada comune che unifichi i fronti in lotta. Però non è stato così decisivo come la diplomazia italiana ha venduto”.
Che cosa significa tutto questo per l’Italia? Si chiede in conclusione Bechis, che prova a rispondere alla domanda:
“Una cosa banale che si sta provando ogni giorno: ogni fazione che ha le sue ambizioni in questo momento ha le sue belle milizie che stanno provando a farci capire come gli accordi per fermare i flussi e soprattutto i soldi che devono accompagnarli non possano essere destinati a una sola fazione, per quanto in questo momento internazionalmente riconosciuta. O si pagano tutti, o questa o quella milizia prenderà i migranti dagli scafisti e li porterà con o senza l’aiuto delle Ong sulla rotta verso l’Italia. Il risultato è chiaro. Il 2016 è stato anno record per gli arrivi sulle coste italiane (furono 181.436). Nei mesi fra febbraio e aprile ne arrivarono 22.653. Nel 2017 in quei tre mesi ne sono arrivati 32.675, cioè 10 mila (il 50%) in più del record di allora. Se c’è una cosa in cui sono brave le fazioni libiche, è farsi capire. Per noi è chiaro, per il governo Gentiloni sembra assai meno”.

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LA RAI? E’ IL PARADISO DEI RACCOMANDATI! SAI CHIE ‘ QUESTA TIZIA? BIGNARDI LE HA APPENA REGALATO UNA TRASMISSIONE TUTTA PER LEI

RAI DA CURARE – LA BIGNARDI ASSEGNA IL PROGRAMMA DI MEDICINA DI RAI3 ‘’TUTTA SALUTE’’ NELLE MANI DI ELSA DI GATI, MOGLIE DI CLAUDIO RIZZA, PORTAVOCE DEL MINISTRO DELLA SALUTE LORENZIN – E SU TWITTER ELSA DI GATI SI DIVERTE A FARE BATTUTE SUL CASO RAGGI E IL CONFLITTO D’INTERESSE CON ROMEO…

DAGOREPORT

All’interno del cda potrebbe essere sollevato un nuovo caso Bignardi. Qualcuno ha sussurrato ai consiglieri di opposizione che la direttora già nell’occhio del ciclone per l’attenzione rivolta agli artisti legati al suo ex manager Beppe Caschetto, avrebbe compiuto un altro passo falso, questa volta tutto politic0.

A capo della struttura dell’unico programma di medicina di Raitre, ‘’Tutta Salute’’, la direttore ha messo una signora che ha un conflitto d’interessi grande quanto una casa. Si tratta di Elsa Di Gati, ex conduttrice, promossa dalla Bignardi dirigente nell’autunno scorso. Della Di Gati non si conoscono opere giornalistiche passate alla storia, non ha fatto programmi memorabili ne ha una grande esperienza alle spalle  di gestione delle risorse. E allora perché promuoverla?

Nei giorni scorsi sul suo account Twitter Elsa Di Gati si è divertita a fare battute sul caso Raggi e il conflitto d’interesse con Romeo; polizze a sua insaputa etc.. Quelli dei 5 stelle lo hanno notato e hanno scoperto che anche lei di conflitti se ne intende. E’ la moglie di Claudio Rizza, portavoce del ministro della salute Beatrice Lorenzin.

Nella stessa struttura della Di Gati ricade anche ‘’Mi Manda Raitre’’ con le sue inchieste al servizio del consumatore. Sono due programmi di servizio, e i responsabili, ca va sans dire, dovrebbero essere cani da guardia del potere. Nei corridoi di Viale Mazzini dove la Di Gati si aggira, raccontano, con fare da papessa dispensando indulgenze per tutti, la domanda è questa: con quale serenità di giudizio la nuova dirigente di Tutta Salute e Mi Manda Raitre potrà autorizzare la messa in onda di un servizio ‘scomodo’ che per qualche motivo getta ombre sul ministero o sul ministro, di cui è portavoce il marito? E poi ancora: ma questa Rai non aveva fatto della distanza dalla politica la sua bandiera?

FONTE

lunedì 18 giugno 2018

“Salvini e Di Maio cosa aspettate a cacciare dalla Rai chi passa il tempo a infamarvi?” Feltri duro contro la disinformazione della tv di stato

di Vittorio Feltri per Libero
Mentre gli italiani sono sempre più dalla parte di Salvini, che si è deciso a respingere le navi straniere pronte a vomitare profughi sulla nostra terra (due delle quali olandesi che troveranno chiusi i porti della penisola), parecchi media lo attaccano in modo sgangherato, trattandolo come un appestato.
I mezzi di comunicazione privati hanno il diritto di criticare chi vogliono, sarà poi il pubblico a decidere se seguirli o no. La Repubblica e L’ Espresso hanno facoltà di sputare sul ministro dell’ Interno, e noi quella di difenderlo e di appoggiarlo. Il punto è un altro. La Rai svolge male il ruolo di servizio pubblico e dovrebbe invece comportarsi in modo coerente con la propria squallida storia.
Essa è sempre stata filogovernativa. Fu democristiana per lunghi anni, quando l’ egemonia dello scudo crociato era consolidata, poi fu lottizzata per dare un contentino ai socialisti (che si papparono Retedue) e ai comunisti, ai quali venne regalata Retetre. Il manuale Cencelli applicato magistralmente all’ etere.
Il sistema spartitorio ha funzionato decentemente fino a ieri. Esemplifico. Berlusconi mise Minzolini alla direzione del Tg1, Prodi vi aveva collocato Gad Lerner, Renzi occupò l’ azienda con propri uomini, lo ricordiamo tutti e nessuno se ne scandalizzò.
Adesso abbiamo un governo, bello o brutto che sia, di stampo giallo-verde, ma il manico televisivo è rimasto tra le dita politiche della sinistra e il risultato è stravagante: il Paese pende ormai a dritta e viale Mazzini invece seguita a pendere a manca.
Ciò avrebbe forse un senso se il baraccone di cui parliamo fosse stato privatizzato. Non è così. È ancora finanziato dal canone pagato dai cittadini, pertanto dovrebbe essere condotto con gli stessi criteri del recente passato. Sarebbe indispensabile che grillini e padani si impadronissero del piccolo schermo, esattamente come fecero coloro che li hanno preceduti al vertice delle istituzioni, onde evitare la discrasia in atto. È inammissibile che la Rai remi contro l’ esecutivo.
Il rimedio è semplice. Si sostituiscano con gente fidata i dirigenti che non si piegano ai mutamenti politici verificatisi dopo il 4 marzo, data delle ultime elezioni. Non dico che debbano essere cacciati in blocco i direttori. Orfeo per esempio, il capintesta, potrebbe starsene seduto sul trono su cui è stato adagiato, ma si dia da fare per affidare i notiziari e i talk show a personaggi più vicini o meno ostili alla nouvelle vague. Una operazione non complicata: bastano cinque o sei spostamenti e altrettante nomine.
Allorché il presidente della Camera, Fico, quello che non paga i contributi alla serva, afferma che i partiti debbano tenersi lontani dalla Rai, dice una minchiata. La televisione è anche oggi, rete o non rete, la più seguita dai cittadini. Lasciarla al dominio della opposizione è da idioti.