domenica 24 giugno 2018

“Alla larga, non abbiamo bisogno di voi” La nave dell’Ong cacciata dalla Guardia costiera: hanno finito di guadagnare sulla pelle dei poveri cristi

La nuova linea adottata dalla Guardia costiera italiana comincia a dare i suoi frutti. Stop ad Open Arms per un salvataggio in mare
Ieri la nostra Guardia costiera ha fatto sapere che le navi delle Ong in caso di salvataggio nel Mediterraneo dovranno contattare Tripoli e non Roma. Una mossa che cambia radicalmente il quadro delle operazioni nel Mediterraneo.
Ma questa mattina è stata portata avanti un’altra mossa che chiude ulteriormente il raggio d’azione delle ong: la Guardia costiera italiana ha contattato quella libica per un salvataggio in mare di alcuni migranti tagliando così fuori dall’operazione la Open Arms. A raccontare quanto accaduto è stata proprio la Ong spagnola con una nota del suo fondatore Oscar Camps: “Alle 12.40 abbiamo comunicato con il Centro nazionale di coordinamento del soccorso marittimo di Roma, in risposta alla loro chiamata generale a tutte le navi per il recupero in acque internazionali di un migliaio di persone alla deriva e senza salvagente. La loro risposta, ’Non abbiamo bisogno del vostro aiuto'”. Infine Camps ha criticato la decisione di attribuire “tutti i casi in acque internazionali alla Guardia costiera libica.È la più grave devoluzione di massa nella storia del Mediterraneo”. Il vento in mare è cambiato. E in questo quadro va sottolineata anche la mossa della Spagna che con il sindaco di Barcellona Ada Colau ha dato la disponibilità ad accogliere nel porto catalano i mille migranti che in questo momento si trovano nel Mediterraneo.

“Immigrati, bisogna cambiare tutto” Conte, il piano terremoto per ribaltare Macron e chi vuole l’invasione dell’Italia

“Superare completamente regolamento di Dublino”. Il premier Giuseppe Conte annuncia, prima del vertice informale europeo di Bruxelles, la proposta italiana sui migranti. La proposta italiana – ha detto Conte – mira a “una puntuale politica di regolazione dei flussi che sia realmente efficace e sostenibile e al totale superamento del regolamento di Dublino, che noi riteniamo” legato “ad un quadro emergenziale” quando invece vogliamo una gestione “strutturale”, afferma il premier Giuseppe Conte arrivando al vertice informale europeo a Bruxelles. “Sono appena arrivato a Bruxelles – si legge poi in un tweet dello stesso Conte – per portare la proposta italiana sul tema immigrazione: European Multilevel Strategy for Migration. L’Italia in Europa è chiamata ad una sfida cruciale. E vi garantisco – ha assicurato – che sarà un radicale cambio di approccio sul tema”.

“Siamo qui per presentare la proposta italiana, completamente nuova, basata su nuovo paradigma di risoluzione dei problemi della migrazione: si chiama European Multilevel Strategy for Migration”.



Un Mentana da incorniciare: così seppellisce Macron dopo l’ennesimo insulto agli italiani

Un Enrico Mentana da incorniciare quello che demolisce il galletto Emanuel Macron. Ecco il quadro politico secondo il direttore del TgLa7. “In questi giorni da mattatore assoluto Salvini non incontra il freno di nessun avversario politico”, scrive Mentana su Facebook. “In compenso ogni giorno fa eco alle sue uscite – rendendolo inattaccabile – un alleato a sua insaputa, Emmanuel Macron”. Sparando fesserie inenarrabili e offese a pioggia ostruisce la via a ogni obiezione, protesta o distinguo nei confronti del nostro ministro dell’interno”. “Sarà la sindrome di Zidane?”, conclude il giornalista.

LA SAPETE L'ULTIMA DELL'AIUTINO ALLA "LADY" DI RENZI? NON AVEVA I REQUISITI PER LA CHIAMATA DIRETTA.

LA BUONA SCUOLA FINISCE IN TINELLO - LA 'VERITA'' DI BELPIETRO: LA MOGLIE DI RENZI ASSUNTA CON CHIAMATA DIRETTA MALGRADO L' ASSENZA DI CERTIFICAZIONE LINGUISTICA E DIDATTICA DIGITALE - LA GIUSTIFICAZIONE: “PARLO INGLESE E FRANCESE, SONO AUTODIDATTA DEL WEB. FARÒ I CORSI”

Christian Campigli e Alessia Pedrielli per “la Verità”


«Un giornalista? No guardi, la preside non parla con nessun giornalista. Anzi, se ne vada immediatamente, altrimenti abbiamo l’ordine di chiamare i carabinieri». Ci hanno ricevuto così all’Istituto Tecnico Peano di Firenze, mentre Agnese Landini, moglie di Matteo Renzi, era a cena alla Casa Bianca in compagnia del presidente Obama.

Da settembre la first lady lavora qui, in una delle scuole più prestigiose della città, come docente di italiano e latino. Ma dopo nemmeno un mese ecco, già, il primo impegno (del consorte) che la porta lontano dai suoi alunni.

Nulla di illecito, per carità: Agnese, adesso non è più una precaria, insegna part time ed è bastato un permesso per motivi familiari per volare dall’altra parte dell’oceano. Ma come è arrivata, da impegnatissima- moglie- di premier, ad essere assunta in un rinomato istituto, non lontano da casa, nell’annus horribilis della scuola italiana?


La strada, lo dimostrano i fatti, gliela ha aperta la riforma voluta dal marito, la stessa che, invece, tra trasferimenti e ricorsi, ad altre migliaia di docenti italiani ha sconvolto la vita. Per lei, che si trovava al posto giusto al momento giusto, prima è arrivato il contratto a tempo indeterminato poi, grazie all’introduzione delle assunzioni a chiamata diretta, anche la cattedra, nonostante qualche titolo che mancava all’appello.

«Io faccio uno più uno. Ha la moglie, che non ha superato il concorso, che però sta nelle graduatorie ad esaurimento…e guarda caso quella graduatoria l’ha davvero esaurita, assumendo tutti. È evidente che ci sia qualcosa che non torna », suggeriscono voci nei corridoi della Cgil fiorentina.

Di certo la carriera della first lady, negli ultimi anni, non è stata tra le più impegnative: dopo essere stata fermata alle selezioni per insegnanti di ruolo, nel 2012, Agnese rientra nelle graduatorie per precari e la ritroviamo, prima, supplente per qualche mese in un educandato, poi in aspettativa per impegni di famiglia. E dopo la pausa, quando torna a scuola, nel 2015, pur lavorando sotto casa sceglie ancora l’orario ridotto.


Eppure proprio mentre è in aula, da supplente, qualche ora a settimana, arriva il primo colpo di fortuna. Parte la riforma La Buona Scuola, pensata dal consorte che, tra gli altri, stabilizza (grazie alla cosiddetta «fase c») anche i docenti iscritti alle graduatorie ad esaurimento e che non avevano superato il concorso. Tra cui Agnese.

«A Renzi avevamo consigliato di fare in modo diverso, per esempio un piano pluriennale di assunzioni in modo da esaurire quelle graduatorie in due o tre anni», spiegano ancora i sindacati, critici verso quella «fase c» che, con le assunzioni di massa, ha creato caos nelle assegnazioni. «Invece lui ha messo di ruolo tutti, senza guardare quali competenze davvero servissero », continuano «così, per esempio a Firenze ci sono 82 docenti di materie giuridiche parcheggiati lì, mentre, magari, mancano quelli di matematica ». E concludono: «La criticità è questa, la malignità viene dopo», ma «certo stupisce che un premier così giovane, così rampante», non abbia «pianificato le cose in modo più sensato».


Per Agnese, comunque, un senso c’è. Appena entrata di ruolo infatti, la consorte si ritrova in cattedra, voluta dalla preside dell’Istituto Peano, che tra tante, preferisce proprio lei. E, anche in questo caso, il merito è della riforma che ha dotato i dirigenti scolastici di poteri assoluti: niente più punteggio o anzianità, con la chiamata diretta, il dirigente assume chi vuole. Anche a prescindere dai titoli, se è il caso.

Nell ’avviso di selezione per i posti al Peano, pubblicato lo scorso 18 agosto, la dirigente dell’istituto indicava i titoli preferenziali su cui si sarebbe basata la scelta dei docenti: ai primi posti per importanza figuravano la certificazione linguistica (B2 o superiore) e i titoli in didattica digitale (uso degli strumenti tecnologici per l’insegnamento). Alla selezione rispose anche Agnese, ammettendo onestamente di non avere all’attivo, almeno in parte, i titoli richiesti.


«Non possiedo ancora certificazioni linguistiche ma ho buona padronanza di inglese e francese e sono intenzionata ad iniziare il percorso di certificazione», scriveva lei stessa nel suo curriculum «e per la didattica digitale ho acquisito competenze in maniera autonoma, ma sono intenzionata a seguire corsi per incrementare le mie conoscenze». Ma poco importa. La moglie del premier viene comunque assunta.


E, anzi, la preside, Maria Centonze, ben lieta della scelta, interpellata qualche giorno dopo sull’incarico alla first lady, spiegherà con semplicità: «Il suo curriculum corrispondeva ai requisiti pubblicati nel bando dell’Istituto: uso della tecnologia in classe e conoscenza della lingua inglese ».

fonte: http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/buona-scuola-finisce-tinello-verita-belpietro-moglie-134662.htm

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Pazzesco a Roma. Ferrari e case con i soldi di Etruria, due arresti per la bancarotta della..

Civitavecchia, sviluppi nell'inchiesta sulla società che doveva costruire il maxi yacht. Al cardinale Bertone 700mila euro per beneficenze, consulenza da 500mila euro per l'ex senatore Baldassarri

ROMA - Se mai qualcuno avrà il coraggio di varare quella carcassa di yacht arrugginito, adagiato nel cantiere abbandonato della Privilege Yard al porto di Civitavecchia, un azzeccato nome di battesimo potrebbe essere "Mangiatoia". Quel progetto, infatti, nato col preciso obiettivo di succhiare denaro a un pool di banche (Etruria, Banca Marche, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Bpm e Mps) ha sfamato l'appetito di tanti: dell'ex segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone, degli ex parlamentari Mario Baldassarri e Vincenzo Scotti, del presidente dell'Autorità portuale Pasqualino Monti. E naturalmente quelli dell'imprenditore 76enne Mario La Via. L'uomo che diceva di voler costruire uno yacht, e invece regalava soldi non suoi.

Mario La Via, amministratore delegato della Privilege Yard fallita nel 2015, e Antonio Battista, componente del cda e unico delegato a operare sui conti bancari della società, sono finiti agli arresti domiciliari su ordine della procura di Civitavecchia, per i reati ipotizzati di bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale, reati tributari e violazione della normativa antimafia. Con il denaro prestato dagli istituti bancari, per dire, avevano acquistato una Maserati e una Ferrari Coupé da 320mila euro. L'indagine del Nucleo tributario della finanza ricostruisce tutte le distrazioni patrimoniali attorno allo yacht mai varato. Rendendolo un corpo di reato lungo 127 metri.

Il maxi finanziamento concesso alla Privilege dal consorzio di banche (Etruria era la capofila) ammonta a 190 milioni di euro, di cui circa 125 milioni effettivamente erogati. Un progetto che non stava in piedi fin dall'inizio ma che ebbe sponsor di alto livello e coperture. Risulta agli atti una lettera di garanzia da parte della Barclays, ottenuta "ricorrendo a pressioni di organi amministrativi e politici".
Non solo.

L'ex ministro Vincenzo Scotti della Privilege era presidente onorario. Lui e l'ex parlamentare Fli Mario Baldassarri andarono di persona a una riunione con esponenti di Banca Etruria per perorare la causa di La Via. Lo ha raccontato ai finanzieri Carlo Maggiore, il responsabile della Direzione Corporate Finance di Etruria. E che c'entra Baldassarri? È il rappresentante legale della Economia Reale srl, società che ottiene da Privilege un paio di consulenze, "per attività svolta presso Unicredit e Intesa al fine di concretizzare la loro partecipazione al pool bancario". Il compenso era di 500mila euro.

Quando i finanzieri vanno a perquisire la mega villa di Mario La Via a Roma in zona Quarto Annunziata - una sobria dimora di 4 piani con sala cinema, discoteca, palestra, 3 saloni di rappresentanza, parco, campo da tennis, piscina e spogliatoi, ristrutturata con 4 milioni di euro stornati dalle casse della Privilege e fatta passare come la foresteria della società - scoprono un dettaglio minimo, ma che racconta molto. "Sono stati rinvenuti segnaposti per cene eleganti con personaggi di prestigio e la corrispondenza con il cardinale Bertone". Ecco che viene fuori quanto ricostruito da Repubblica e Liberonelle settimane scorse: 700mila euro di bonifici erogati a favore di associazioni italiane ed estere "su richiesta, indicazione e sollecitazione di Tarcisio Bertone, tra il febbraio 2008 e il novembre 2012". Privilege Yard pagava anche l'affitto della casa di Pasqualino Monti, il presidente dell'autorità portuale di Civitavecchia che ha concesso l'area del cantiere, per una somma complessiva di 43.200 euro, "a circa il triplo dei valori medi di mercato per gli anni 2011 e 2012". Ma per Mario La Via i soldi non erano un problema

fonte: http://www.repubblica.it/cronaca/2016/07/29/news/privilege_yard-145000225/?ref=fbpr

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Destra e Sinistra si sono sempre dati da fare per contrastare le indagini e i processi sulla corruzione.
Le parole di Piercamillo Davigo poco fa al convegno M5S "Questioni e visioni di giustizia"

Ha poi anche aggiunto : 

“Ho dato dimostrazione nella vita che non sono interessato alla politica. Mi occupo di politici quando rubano. Ritengo che i magistrati non siano capaci di farla. Ministro della GiustiziaNon lo farò“. Così, a margine di un convegno organizzato dal M5s alla Camera, l’ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati Piercamillo Davigo ha escluso una sua candidatura, dopo i retroscena che lo indicavano tra i possibili candidati alle primarie online del M5s o ipotizzavano un suo ruolo come possibile Guardasigilli nell’eventuale squadra di governo pentastellata. “Ministro della Giustizia? A parte che non lo farò, non capisco perché tutti lo vogliono fare visto che non dovrebbe contare niente perché è ministro senza portafoglio e che non dovrebbe spostare o nominare nessuno”, ha affermato il magistrato. La platea era però in disaccordo con Davigo quando, alla domanda della giornalista Liana Milella se intendesse impegnarsi in prima persona in politica, Davigo ha escluso questa possibilità. Con tanto di standing ovation durante il suo intervento.

ABOLIZIONE VITALIZI, SVOLTA CLAMOROSA: ECCO COSA ACCADRA' SETTIMANA PROSSIMA.

Il Movimento 5 Stelle può quasi controllare l’ufficio di presidenza della Camera: per abolire i vitalizi ora potrebbe bastare anche una delibera.*
Vitalizi addio, ora il Movimento 5 Stelle può abolirli anche senza un governo
L’abolizione definitiva dei vitalizi può trasformarsi da chimera in realtà anche in termini molto brevi. Le manovre compiute dal Movimento 5 Stelle nelle nomine all’ufficio di presidenza della Camera potrebbero infatti celare una strategia ben precisa a riguardo.
Anche senza un governo e il voto del Parlamento, l’ufficio tramite una delibera può decretare la fine per gli odiati (dai cittadini) vitalizi. Avendo quasi la maggioranza nella stanza dei bottoni della Camera, i 5 Stelle potrebbero forzare i tempi per realizzare subito uno dei loro primi punti del programma elettorale.
Addio vitalizi
Dopo la partita per l’elezione del Presidente della Camera che si è risolta con la proclamazione di Roberto Fico, si è giocata quella non meno importante per la nomina a Montecitorio dei vice presidenti, dei questori e dei segretari.
Il prossimo ufficio di presidenza della Camera sarà a forte tinte pentastellate, visto che il Movimento ha fatto incetta di poltrone provocando così anche più di un malumore da parte del PD che è rimasto quasi a bocca asciutta così come avvenuto anche al Senato.
Ingordigia politica da parte dei 5 Stelle? Forse, ma con ogni probabilità la scelta di far man bassa di incarichi all’interno dell’ufficio di presidenza è sintomo di una chiara strategia volta a realizzare in breve tempo uno dei cavalli di battaglia dei grillini.
In questo momento il Movimento 5 Stelle può contare su 6 membri in un totale di 15 all’interno dell’ufficio. Nel dettaglio c’è la vice presidente Maria Edera Spadoni, il questore Riccardo Fraccaro e i segretari Azzurra Cancelleri, Mirella Liuzzi, Vincenzo Spadafora e Carlo Sibilia.
Nel totale degli incarichi poi la Lega può contare su 4 membri, Forza Italia su 3 e poi ci sono il Partito Democratico e Fratelli d’Italia con 1 a testa. In teoria quindi i pentastellati non avrebbero comunque i numeri per una maggioranza assoluta.
Stando anche alle parole di Luigi Di Maio, l’intenzione del Movimento è quella di presentare presto una delibera per mandare in soffitta i vitalizi: niente più pensione a 65 anni dopo neanche cinque anni consecutivi di legislatura e passaggio per tutti dal modello pensionistico retributivo a quello contributivo.
Se dovesse essere approvata, basterebbe questa delibera per far diventare esecutivo il provvedimento senza dover ricorrere a lunghe e insidiose votazioni parlamentari dove, anche nel recente passato, ogni iniziative del genere sono state poi in qualche modo affossate.
La strategia del Movimento 5 Stelle
Oltre che voler cercare di far diventare realtà un punto programmatico che da sempre viene ritenuto giusto ed equo, questa possibile accelerata sui vitalizi da parte del Movimento 5 Stelle potrebbe celare anche una ben precisa strategia politica.
Cosa potrebbe succedere se i pentastellati presentassero una delibera all’ufficio di presidenza della Camera chiedendo una stretta sui vitalizi? Ci sono due possibili scenari che entrambi farebbero il gioco dei grillini.
I 5 Stelle all’interno dell’ufficio potrebbero trovare i due voti che gli mancano (Lega?) per far passare la delibera. Sarebbe nel caso un successo per il Movimento che potrebbe così vantarsi di aver realizzato soltanto il primo tassello del loro programma.
Nel caso invece che tutti gli altri partiti votassero in maniera contraria, sarebbe una nuova dimostrazione di come i pentastellati siano l’unica forza politica che veramente ha intenzione di combattere non solo a parole i privilegi della “casta”.
Comunque vada quindi potrebbe essere un successo per i grillini, tutto fieno in cascina che potrebbe essere molto utile nel caso in cui gli italiani dovessero molto presto tornare alle urne.
FONTE : https://www.money.it/vitalizi-movimento-5-stelle-abolire