domenica 18 febbraio 2018

Di Battista lancia l'ultimo appello disperato agli italiani: "Dateci una mano, da soli non ce la facciamo"

L'immenso guerriero Alessandro Di Battista rivolge un appello agli attivisti del M5S ma anche a tutti gli italiani. Ecco il testo:

Io non so esattamente quante persone siano scese in piazza oggi tra Molise e Puglia. Parecchie, dico parecchie migliaia. Ce la faremo? Non lo so. Ma ci stiamo provando. Si sente un vento, questo tour sta crescendo. Fatene parte, ne varrà la pena.

In tanti mi ringraziano per quel che sto facendo. Ma sono io a ringraziare voi. Per la carica, per le piazze che esplodono di speranza. Io sto facendo quello che mi piace. Solo quello che mi piace, che mi fa stare bene. A Teramo e Sulmona le piazze sono state indescrivibili


Scandalo pensioni d'oro, indovinate chi c'è al primo posto con la mostruosa cifra di 31.411 EURO al mese?

Tito Boeri ha lanciato l’allarme: “I vitalizi dei parlamentari sono quasi il doppio di quanto sarebbe giustificato alla luce dei contributi versati”. Si risparmierebbero circa 76 milioni l’anno se si portassero le pensioni dei parlamentari a valori normali, applicando il sistema contributivo si avrebbe un risparmio di circa un miliardo e 457 milioni sui primi 10 anni (oltre 100 milioni all’ anno). Il meccanismo dovrebbe essere applicato non solo ai parlamentari ma anche ai consiglieri regionali.

L’elenco – Il quotidiano Il Tempo in edicola oggi, pubblica di queste pensioni d’oro, fa i nomi e i cognomi dei parlamentari super fortunati. Luciano Violante percepisce un vitalizio di 9.363 euro al mese,Giuliano Amato arriva a 31.411 euro al mese, Walter Veltroni ogni mese incassa 5.373, Massimo D’ Alema appena 90 euro in meno del suo storico rivale.  Percepisce il vitalizio anche l’ ex presidente della CameraGianfranco Fini (5.614 euro). Poi Prodi (2.864), Rodotà (4.684) e Franco Marini (5.800 Irene Pivetti dal 2013, ovvero da quando aveva solo 50 anni, percepisce 6.203 euro al mese. Alfonso Pecoraro Scanio, deputato dal 1992 al 2008, riceve 8.836 euro al mese da quando aveva 49 anni. A Vittorio Sgarbi per essere rimasto in carica per 4 legislature riceve 8.455 euro. Rosa Russo Iervolino, parlamentare per oltre 20 anni e più volte Ministro, riceve mensilmente il suo assegno da circa 5400 euro netti. Pensionata a 41 anni e con un assegno di 8.455 euro: accade a Claudia Lombardo, definita Miss Vitalizio d’ oro. Gianni De Michelis, percepisce 5.800 euro netti al mese

Photo by fabiolopiccolo:

“DROGHE PESANTI PER ALMENO 50 SENATORI NEI BAGNI DI PALAZZO MADAMA”: LA PESANTE ACCUSA DI UN PARASSITA DI LUNGO CORSO

“Droghe pesanti per almeno 50 senatori nei bagni di Palazzo Madama”
“Su 315 una cifra tra i 50 e i 70 senatori fa uso di droghe pesanti”. L’accusa viene lanciata dal presidente dei senatori verdiniani di Ala Lucio Barani

“Su 315 una cifra tra i 50 e i 70 senatori fa uso di droghe pesanti. Certi interventi che si ascoltano non sono giustificati solo dalla mancanza di cultura…”. Lo ha affermato il presidente dei senatori verdiniani di Ala Lucio Barani.
L’uso delle droghe pesanti a Palazzo Madama avviene “sicuramente anche nei bagni” e i senatori drogati non sono “né di destra né di sinistra: sono solo dei cialtroni capitati in Senato”.
“Se fossi stato presidente del Senato – ha detto a “Un giorno da Pecora” su Radio Rai 2- avrei fatto delle analisi ambientali in quei posti”.
La sua teoria sui senatori cocainomani è fondata sulla loro pupilla. “Uno che all’ombra ha delle pupille strette quando dovrebbero esser dilatate, oppure uno che in piena luce ha pupille miotiche – ha detto Barani – significa che ha assunto qualcosa”.
E allora “facciamo – ha esortato il capogruppo dei verdiniani in Senato- l’esame del capello prima di iniziare gli interventi in aula. Io l’ho fatto”.

FONTE
http://www.affaritaliani.it/politica/droghe-pesanti-per-almeno-50-senatori-nei-bagni-di-palazzo-madama-406113.html

SI E' FOTTUTO 819MILA EURO PER FARSI IL VILLONE: ECCO CHI E’ IL LADRO PD DEL GIORNO, ALLA FACCIA DELLA QUESTIONE MORALE

QUESTIONE AMORALE – CATTEDRE UNIVERSITARIE E MONTE DEI PASCHI DI SIENA, POLITICA IN BASILICATA, ‘FEUDI’ FAMILIARI IN SARDEGNA: C’È DI TUTTO NELLA CARRIERA DI ALDO BERLINGUER, NIPOTE DI ENRICO, FIGLIO DI LUIGI E ASSESSORE PD. ORA C’È ANCHE UNA CONDANNA DELLA CORTE DEI CONTI A RISARCIRE 819MILA EURO PER ESSERSI PAGATO UNA VILLA CON SOLDI PUBBLICI

Secondo la magistratura contabile Aldo Berlinguer avrebbe «posto in essere una serie di atti per avvantaggiarsi illecitamente delle erogazioni pubbliche determinando un totale sviamento dalle finalità pubblicistiche previste». Finanziamenti da Mps, case intestate, fondi pubblici sprecati. E la sua poltrona con Pittella, balla…

Sandro Iacometti per ”Libero Quotidiano”

 «Ideatore e filo conduttore di una vicenda illecita» sfociata «nella indebita erogazione di un finanziamento ministeriale». Solo un paio di giorni fa il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, rievocava la figura di Enrico Berlinguer per denunciare «l’ esistenza nel Paese di una irrisolta questione morale». Il riferimento era all’ inchiesta sulla presunta cricca di Raffaele Pizza. Il caso, però, ha voluto che negli stessi giorni dalla Corte dei Conti della Toscana emergesse l’ ennesima storia di malaffare dove i soggetti chiamati in causa, ironia della sorte, si chiamano Siena, Mps e persino Berlinguer. Non Enrico, ovviamente, ma il suo discendente Aldo (figlio del più noto Luigi, ex ministro della Pubblica istruzione).

 È lui, 47 anni, senese, professore ordinario di diritto comparato all’ Università di Cagliari dal 2005, ex consigliere dell’ Aeroporto di Siena, di Mps Gestione Crediti, di Banca Antonveneta e attuale assessore Pd alle opere pubbliche, ambiente e territorio della Basilicata, ad essere finito nel mirino del viceprocuratore regionale della Corte dei Conti, Stefano Castiglione, per un danno all’ erario quantificato in 819mila euro. Secondo la magistratura contabile Aldo Berlinguer avrebbe «posto in essere una serie di atti per avvantaggiarsi illecitamente delle erogazioni pubbliche determinando un totale sviamento dalle finalità pubblicistiche previste»

La vicenda riguarda un finanziamento ministeriale chiesto dalla Slc Service in base alla legge 488 del 1992, una norma finalizzata a sostenere lo sviluppo nelle aree depresse. L’ area in questione era l’ elegante Villa Atzeri, sita a Cagliari in via San Saturnino 7. Lì, dopo la ristrutturazione dell’ immobile e un ampliamento della società, si sarebbe dovuta trasferire la Slc, amministrata da Berlinguer e dal suo legale rappresentante Marco Grozzini, pure lui condannato dalla Corte a restituire i fondi.

Peccato che la società, scrivono i magistrati, non solo non si è mai trasferita, ma neanche è «mai entrata in attività, né tantomeno ha assunto 22 dipendenti». I soldi, però, sono stati erogati, in tre tranche tra il 2005 e il 2008, con la pratica di finanziamento istruita da Mps.

Neanche i 700 milioni di soldi privati previsti dall’ operazione sembra siano mai usciti dalle casse della Slc.

L’ unico esborso,stando a quanto si legge nella sentenza della Corte dei Conti, sarebbe stato quello di 75mila euro, «un corrispettivo sostanzialmente irrisorio» con cui Berlinguer è diventato proprietario «del piano nobile di 8,5 vani della palazzina». Un acquisto che ha permesso ai magistrati contabili di individuare nel docente senese «il principale beneficiario dell’ illecita operazione».

Non solo, secondo la Corte, all’ esito di «operazione articolate» Berlinguer aveva «acquisito la titolarità degli immobili siti al terzo, quarto e quinto piano di Villa Atzeri, la cui ristrutturazione era avvenuta con risorse altrui». Il professore e Grozzini dovranno adesso restituire al ministero dello Sviluppo economico gli 819mila euro. Ma non ci saranno altre implicazioni. La Corte ha infatti dichiarato la propria incompetenza giurisdizionale sugli altri soggetti coinvolti, principalmente costruttori e società edili. Mentre l’ inchiesta penale del Tribunale di Siena, seppure senza proscioglimento nel merito, è stata archiviata il 29 ottobre 2015 per l’ intervenuta prescrizione del reato di «truffa aggravata per conseguire erogazioni pubbliche». Resta da vedere se ci saranno ripercussioni politiche.

L’ esplosione dell’ inchiesta sulle estrazioni petrolifere in Basilicata ha più volte acceso i riflettori sul suo incarico così distante da Siena e dalle sue competenze. Qualche giorno fa Berlinguer (insieme ad altri due assessori “tecnici”) ha rimesso il suo mandato, ma il governatore Pittella lo ha pregato di restare al suo posto. Almeno finché non si troverà la quadra sul nuovo esecutivo. La grana con l’ erario potrebbe ora accelerare i tempi.

Di Maio mostruoso. In diretta su canale 5 ha spiazzato la faziosa D'Urso ricevendo applausi e ovazioni incredibili.




Renzi senza vergogna attacca Fanpage: “Siete indagati, dovete provare la vostra innocenza”

Sull'inchiesta che ha portato alle dimissioni di Roberto De Luca il segretario del Pd invita i giornalisti di Fanpage a tacere ed evita il punto, che non è giudiziario ma politico: perché è così facile per Nunzio Perrella, ex boss dei rifiuti, farsi ricevere dal figlio del presidente dem della Regione Campania e offrire di smaltire illecitamente tonnellate di monnezza?

Li invita a “dimostrare la vostra innocenza” in quanto indagati, dice che con loro non parlerà finché ci sarà di mezzo la magistratura e li sollecita a tacere. Con i giornalisti di Fanpage il garantista Matteo Renzi si scopre giustizialista, nonostante la trentina di impresentabili che popolano le liste elettorali dem. Sull’inchiesta condotta dalla procura di Napoli e dalla testata online partenopea sullo smaltimento dei rifiuti in Campania il segretario del Pd evita il punto, che non è giudiziario ma politico: perché è così facile per Nunzio Perrella, ex boss dei rifiuti, farsi ricevere dal figlio del presidente della Regione, e offrire di smaltire tonnellate di monnezza?
I fatti. Ci sono due indagini che si intrecciano – una giudiziaria, l’altra giornalistica – sul modo in cui in Campania vengono smaltiti i rifiuti. Nelle prime due puntate della sua inchiesta, Fanpage ha mostrato come un dirigente della Sma Campania – società di tutela dell’ambiente, dipendente dalla Regione – chieda una tangenteper affidare lo smaltimento di fanghi alla società rappresentata da un ex boss della camorra, come quest’ultimo riesca senza problemi a farsi ricevere da Roberto De Luca per parlare dello smaltimento di ecoballe risalenti all’emergenza rifiuti e come l’uomo che ha potato l’ex camorrista da De Luca jr chieda una mazzetta del 15% comprensiva della “quota di Roberto”. La Procura di Napoli ha iscritto nel registro degli indagati 17 persone tra cui il rampollo del plenipotenziario del Pd in Campania, con accuse che vanno dalla semplice corruzione, alla corruzione aggravata dalla finalità mafiosa fino al finanziamento illecito dei partiti.
Di fonte a questo quadro, Renzi e De Luca scelgono la medesima strategia: non rispondono nel merito e mettono nel mirino Fanpage. Ognuno con il proprio stile. De Luca lo fa con un post su Facebook. Il governatore parla di “operazioni oscure di aggressione personale e politica. Oltre ogni decenza. Oltre ogni vergogna”. Assicura che “noi siamo espressione di un’esperienza amministrativa che è un modello di trasparenza e di rigore su cui possiamo sfidare chiunque” e che “per il resto chi sbaglia va a casa”.

Come ha fatto prontamente il consigliere delegato di Sma CampaniaLorenzo Di Domenico, filmato mentre parla di tangenti con Perrella. Evidenza giornalistica bollata in un primo momento dal governatore come “effervescenze“. E come ha fatto anche Roberto De Luca, che ha lasciato la poltrona di assessore al Bilancio del Comune di Salerno. In base al sillogismo impostato da De Luca, quindi, se chi sbaglia va a casa e Di Domenico e De Luca jr sono andati a casa, i due avrebbero sbagliato e, sempre secondo il suo ragionamento, le dimissioni avrebbero la valenza di un’ammissione di colpa. Nel post il presidente si rivolge poi, senza nominarli, ai giornalisti di Fanpage: “Voglio rivolgere ai camorristi e a chi li ingaggia, un mio messaggio sobrio e amichevole: vi faremo ringoiare tutto“.
Matteo Renzi sceglie altri metodi. Aveva da tempo in programma per sabato un’intervista nella redazione di Fanpage. Il segretario del Pd non ha evitato l’appuntamento, ma si è sottratto alle domande dei giornalisti: “Penso che abbiate il diritto e il dovere di dimostrare la vostra innocenza – ha detto guardando in camera l’ex premier ai membri della testata, il cui direttore Francesco Piccinini e il cronista Sacha Biazzo sono indagati nella medesima inchiesta per induzione alla corruzione – non posso commentare finché c’è una indagine della magistratura che riguarda anche voi. Finché c’è la magistratura i politici è meglio che tacciano. E questo vale anche per voi“.
Un ragionamento quello dell’ex premier, che persino negli studi di Fanpage si è dichiarato “garantista”, che collide con un fatto: nelle sue liste il Pd ospita qualche decina di impresentabili, molti dei quali indagati. Oltre che con il funzionamento del diritto: nell’ordinamento italiano l’indagato non ha alcun “diritto e dovere” di dimostrare la propria innocenza perché l’onore della prova è a carico dell’accusa. E chi come Matteo Renzi è laureato in giurisprudenza dovrebbe conoscere una nozione così basilare. E poi in che senso i giornalisti dovrebbero tacere? In quanto indagati non dovrebbero pubblicare le restanti 5 puntate dell’inchiesta? Dovrebbero esimersi dall’affrontare l’argomento? Non dovrebbero più seguire e raccontare l’inchiesta, quella giudiziaria, della Procura di Napoli? Come fa un segretario di partito a chiedere a dei giornalisti di “tacere”?

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/02/18/rifiuti-renzi-non-risponde-e-attacca-fanpage-indagati-provate-la-vostra-innocenza-de-luca-vi-faremo-ingoiare-tutto/4168184/

Quando gli ignoranti correggono (male) i congiuntivi di Di Maio

Gli errori grammaticali che riguardano il congiuntivo vengono corretti da due categorie di persone: quelle che conoscono il congiuntivo, e quelle che credono di conoscerlo. Quest'ultime si espongono a figure miserevoli, perché non c'è forse niente di culturalmente indegno quanto il bacchettare con sussiego errori che solo per ignoranza si credono tali.

La faccenda (mi scuserete, non è colpa mia) è diventata noiosa. "Di Maio ha sbagliato il congiuntivo". Come se fosse un fianco scoperto, come se fosse quello il punto che l'affonderà. Come se fosse quello il problema. Stavolta l'interesse della faccenda dovrebbe stare nel fatto che Di Maio ha presentato per iscritto, sorridente nella foto che vediamo, un impegno pubblico con gli elettori; e qualche persona, che si crede un'aquila inflessibile e vero bastione della lingua italiana contro la barbarie, ha iniziato a gracchiare ai quattro venti della rete che nell'ultima frase ("in una sola frase!") ci sono tre errori, di cui due sui congiuntivi. Ebbene, non è così.

Chiariamo subito il punto più importante: l'impegno scritto presentato da Di Maio può e deve essere discusso su un piano politico. Il discorso sulla spesa pubblica volta a retribuire i politici è vecchio quanto la democrazia stessa; inoltre la retribuzione è sempre un parametro relativo alla prestazione, non è mai alta o bassa in assoluto. Inoltre, come si può leggere, un punto critico di questo impegno è che presuppone una chiara contrarietà all'assenza di vincolo di mandato costituzionalmente sancita per i parlamentari, che a quanto pare dal testo vengono considerati agli ordini di Di Maio.
Ma ciò che fa parlare di questo impegno sono i supposti errori grammaticali. E adesso li vediamo. Giusto per affermare con discorsi ulteriori che di solito, chi si concentra polemicamente su queste cose, capisce di politica quanto capisce di lingua. Si può leggere dal foglio:

"[…] mi impegno a far votare in Parlamento a tutto il gruppo parlamentare che rappresento, una legge che dimezza le indennità dei parlamentari e introduce la rendicontazione puntuale dei rimborsi spesa."

‘Dimezza' e ‘introduce'. "Eh, ma qui serve il congiuntivo, ‘dimezzi' e ‘introduca'!" No. L'indicativo va benissimo. Questo modo dà concretezza, realtà: Di Maio non si impegna a ideare una legge del genere, ma già a farla votare. Nel suo intento comunicativo, questa legge è già sul tavolo, viva, che chiede d'essere sostenuta a monte dal voto elettorale.
"‘Rimborsi spesa'?! Semmai ‘rimborsi spese‘!" Be', ‘rimborsi spese' è più comune. Ma si deve avere un'idea ben misera dell'ortografia, se si pensa che sia un errore (per forza anche concettuale) parlare di rimborsi di spesa. Il termine ‘spesa' sa avere un profilo generale, significando letteralmente i denari spesi (expensa pecunia): volentieri indica collettivamente molti esborsi diversi considerati insieme. La lingua è articolata e flessibile come un grande albero di tasso, non è un soprammobile di vetro rigido e fragile.

Insomma, solo chi ha capito poco le regole della grammatica e dell'ortografia può avere tanta sprezzante sicurezza da correggere tutto in base a quelle esili e ferree regoline di massima che è riuscito a imparare. Proprio nelle sfumature sta la ricchezza della nostra lingua, e nel crepuscolo d'interregno fra indicativo e congiuntivo possiamo esprimerci nella maniera più precisa e potente. "Ci son più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante sogni la tua filosofia".

Ah, peraltro, un errore bruttarello e di moda nell'impegno di Di Maio c'è, e riguarda la punteggiatura. "[Io] mi impegno a far votare […], una legge". Tra verbo e soggetto, tra verbo e complemento oggetto non ci va la virgola, perdiana! Non è mica una pubblicità da infilare nel momento di suspense.



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