mercoledì 26 aprile 2017

Condannato a due anni per sex toys comprati con soldi pubblici: per il consigliere vitalizio mensile di 4mila euro

Pius Leitner, gruppo Freiheitlichen, si è dimesso dal suo incarico il 4 aprile scorso dopo la condanna in Tribunale per peculato a due anni di reclusione. Ma, grazie al fatto di aver compiuto i 60 anni di età, lo aspetta la buonuscita

Galeotto fu il regalo – un imbarazzante sex toys – per il consigliere provinciale sudtirolese Pius Leitner del gruppo Freiheitlichen. Un mese fa è stato condannato in Tribunale per peculato a due anni di reclusione, mentre una sua collega era stata assolta. Facendo un bel gesto, politicamente parlando, Leitner si era dimesso il 4 aprile scorso. Ma non si può dire che la sua uscita dalla scena sia stata dolorosa, almeno dal punto di vista economico. Perché Leitner se ne è andato a casa con un vitalizio mensile lordo di 4.127 euro e 72 centesimi. Una buonuscita ragguardevole, ma al momento ancora incompleta, resa possibile dal fatto che l’ex consigliere ha compiuto i 60 anni di età, raggiungendo così uno dei requisiti indispensabili per accedere al beneficio.

L’atto che assegna il vitalizio a Leitner è un decreto di Stefan Untersulzner, segretario generale del Consiglio regionale della regione autonoma Trentino Alto Adige. La data di pubblicazione è del 20 aprile, ma il beneficio decorre dal 4 aprile, il giorno delle dimissioni. Il provvedimento ricorda che Leitner (il nome è coperto da “omissis”, ma è facilmente riferibile a lui) ha fatto parte del consiglio regionale dal 13 dicembre 1993 al 3 aprile 2017. Le dimissioni sono state infatti accettate il giorno successivo. Ha maturato, quindi, un’anzianità di 23 anni, tre mesi e 21 giorni.

I consiglieri che hanno alle spalle quattro legislature sono tenuti a versare una trattenuta di contributo di solidarietà pari al 10 per cento. Leitner si trova in questa situazione perché ha completamente ricoperto l’incarico per quattro legislature, ma nella XV. Legislatura (la quinta) ha espletato il mandato solo per tre anni, quattro mesi e 11 giorni, una durata inferiore ai tre quarti del periodo, il che ha impedito di contabilizzare la legislatura come intera.

Il 18 aprile scorso Leitner ha comunicato di non godere di altri vitalizi. Così il segretario ha provveduto a calcolare l’importo dovuto sulla base dell’indennità parlamentare lorda di 13.578,04 al mese. A un consigliere regionale spetta il 76 per cento e quindi la cifra è calata a un valore mensile lordo di 10.319 euro. Sulla base di una legge regionale del 2012 “l’assegno vitalizio deve essere attribuito nella misura ridotta del 30,40 per cento e per la differenza fra l’importo complessivo maturato e l’importo attribuito viene riconosciuto il valore attuale medio”. Quest’ultimo valore sarà fissato da un provvedimento successivo, ma nel frattempo il totalizzatore dei vitalizi ha fissato la somma di 4.127,72 euro lordi al mese, su cui sarà applicata una decurtazione del 10 per cento. Insomma, sarà un nuovo decreto del segretario generale del consiglio regionale a fissare la quota di vitalizio “attualizzata” che andrà ricalcolata tenendo conto dei parametri fissati nel luglio 2014 che aveva ridotto il valore dei vitalizi.

Nel 2014 Leitner era nell’elenco dei 40 consiglieri regionali o ex consiglieri regionali, che non avevano maturato il diritto al vitalizio e a cui era stato chiesto di restituire le somme di anticipo che avevano, assieme alla quota del Fondo Family che era stata loro attribuita. Leitner non si era accodato a chi aveva fatto ricorso. Aveva infatti restituito circa 364 mila euro di anticipo e la quota pari a 679 mila euro del Fondo Family a lui intestata.

La legge infatti prevede che vada calcolata la quota attualizzata del vitalizio quando il consigliere matura il diritto. Un calcolo che tiene conto della speranza di vita e del tasso del momento, che ha suscitato in passato polemiche e portato anche all’apertura di un’inchiesta penale. A marzo, come ha scritto anche ilfattoquotidiano.it, l’ex consigliere Walter Baumgartner di Svp aveva subito un taglio tutto sommato modesto, pari al 6%, incassando 653 mila euro anziché 697 mila euro. Anche per Leitner si arriverà a una cifra ridotta più o meno del 6 per cento che si aggiungerà al vitalizio.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/04/26/bolzano-condannato-a-due-anni-per-i-sex-toys-comprati-con-soldi-pubblici-per-il-consigliere-un-vitalizio-mensile-di-4mila-euro/3544800/

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martedì 25 aprile 2017

VERGOGNA! Ad Agorà il conduttore fa il gesto del "VAI VIA"all'esponente del M5S. Esplode l'ira dei pentastellati




VERGOGNA IN DIRETTA - Barbara Lezzi del M5S polverizza il deputato del Pd e dopo il conduttore la accompagna all'uscita con il gesto del vattene. Condividete, fate vedere a tutti questo video!

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"Indagava i potenti e ha fatto condannare Verdini".Comandante dei Ros trasferito e messo a fare l'insegnante

di Luca Comellini

Da investigatore a insegnante. È questo il premio che è toccato all'ormai ex comandante del Raggruppamento Operativo Speciale (Ros) di Firenze, colonnello Domenico Strada, che dallo scorso mese di agosto, a soli tre anni dalla pensione, è stato destinato alla scuola marescialli e brigadieri dell’Arma con l’incarico di insegnare alle nuove leve della Benemerita le tecniche investigative. I successi nella lotta in prima linea contro criminalità organizzate nella Palermo degli anni '90 e poi quelli conseguiti alla guida del Ros di Firenze contro i colletti bianchi della cricca delle Grandi Opere, del G8, della Tav e dell’inchiesta “Sistema” sugli appalti che ruotavano attorno all’ex sovrintendente alle infrastrutture Ettore Incalza non sono serviti a fargli concludere, magari con un incarico operativo di prestigio, la sua carriera di investigatore più apprezzato ed esposto d'Italia come, invece, avrebbe meritato.

Così il colonnello Domenico Strada, dopo i 14 anni passati al comando del Ros del capoluogo toscano lo scorso agosto ha lasciato l’attività operativa per dedicarsi all’insegnamento proprio in quella scuola marescialli di Firenze che per anni è stata al centro delle sue indagini e dei successivi processi che ne sono scaturiti e hanno visto sul banco degli imputati, poi condannati, noti personaggi politici come Denis Verdini (ALA) ed ex alti dirigenti ministeriali come Angelo Balducci e Fabio De Santis.
Secondo quanto riportava ieri il quotidiano indipendente diretto da Maurizio Belpietro, in un articolo firmato da Giacomo Amadori, quello riservato al colonnello Strada sarebbe “Uno scherzo del destino che per molti ha il sapore del contrappasso. Ma che sopratutto assomiglia a una punizione”. “In molti – prosegue l’articolo – indicano in Verdini il mandante di questo brutto tiro”. Per capire meglio il perché, nell’articolo di Amadori, il senatore di Ala venga indicato come il “mandante” del “brutto tiro” riservato all’ormai ex comandante del Ros di Firenze, occorre fare un passo indietro e tornare allo scorso 10 febbraio quando la Corte di Cassazione confermò le condanne per corruzione aggravata nella vicenda della “Scuola Marescialli” dei Carabinieri dei due ex alti dirigenti ministeriali Angelo Balducci e Fabio De Santis e dei costruttori Riccardo Fusi (Btp) e Francesco Maria De Vito Piscicelli.
L’inchiesta, che era solo uno dei capitoli della maxi indagine sulla cricca delle Grandi Opere, fu avviata e sviluppata dai sostituti procuratori di Firenze Giuseppina Mione, Giulio Monferini e Luca Turco e dal Ros Carabinieri che fino allo scorso mese di agosto era guidato proprio dal colonnello Strada. Secondo le accuse, confermate dalle condanne nei processi di primo grado e di appello, l’ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci e il suo braccio destro Fabio De Santis, che nel 2008 era stato nominato provveditore alle opere pubbliche di Firenze dal ministro Altero Matteoli, misero le loro funzioni pubbliche al servizio degli interessi dell’imprenditore Riccardo Fusi, con l’intermediazione interessata di Piscicelli.
Una costola di quel processo, che vedeva il senatore di Ala imputato per corruzione nella vicenda dell'appalto per la Scuola Marescialli di Firenze, venne stralciata e arrivò per competenza a Roma dove ha poi trovato la sua prima conclusione il 17 marzo scorso con la sentenza di condanna a 2 anni di reclusione per Denis Verdini. I giudici della VII sezione penale di Roma nelle motivazioni scrivono, nero su bianco, «Le prove acquisite depongono per la piena conoscenza» del senatore Denis Verdini «dell’intera vicenda della Scuola dei Marescialli e della natura corruttiva dei rapporti intercorsi tra gli imprenditori Riccardo Fusi e Francesco De Vito Piscicelli da un lato e il presidente del consiglio nazionali lavori pubblici Angelo Balducci e Fabio De Santis, provveditore interregionale delle opere pubbliche per la Toscana, dall’altra».
In quella sentenza il nome del colonnello Strada “è citato ben quattro volte per il suo fondamentale ruolo di “teste operante””, scrive sempre Amadori. La scuola dei marescialli e dei brigadieri dei carabinieri dove adesso insegna il colonnello Strada era nata per accorpare le reclute dislocate nella sede della caserma Mameli di piazza della Stazione a Firenze e quelle di un'altra caserma, la Baldissera che si trova sul Lungarno. La scuola che è stata inaugurata nel 2007 è costata ai contribuenti circa 450 milioni a fronte dei 270 inizialmente previsti. “Oggi, - conclude l’articolo di Amadori – al tempo del giovane premier, può succedere quello che in altri periodi sarebbe stato impensabile. Persino di far fare penitenza, nel silenzio generale, ad un investigatore scomodo.”.

Fonte: http://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/comandante-ros-cricca/

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BOOM! STRAORDINARIA VITTORIA DEL M5S MA NESSUN TG O GIORNALE NE PARLA. ECCO COSA E' SUCCESSO

di MoVimento 5 Stelle Campania
L'articolo che introduceva nuovi privilegi della casta è stato cancellato dalla legge di stabilità. Ci hanno provato a farsi il regalo di Natale, ma li abbiamo smascherati e oggi li abbiamo costretti a fare marcia indietro. Quando con un blitz in Commissione Bilancio, la maggioranza di De Luca ha inserito nella legge di stabilità un intero articolo per consentire a consiglieri regionali e assessori di godere dello stesso trattamento pensionistico dei parlamentari dopo una sola consiliatura, ci siamo battuti con ogni mezzo, provando a cancellare quella vergogna a suon di emendamenti e denunciandola.
Non erano preparati a una forza politica che si opponesse con forza a un privilegio di cui avrebbe lei stessa beneficiato. Di solito, quando si tratta di difendere i propri privilegi la casta si compatta, e lo abbiamo visto dal silenzio-assenso del centrodestra in Commissione Bilancio. Se non ci fosse stato il M5S tutto sarebbe passato sotto silenzio e quell'articolo sarebbe stato approvato. E così, oltre alla pensione maturata dopo soli 4 anni 6 mesi e 1 giorno di consiliatura per consiglieri e assessori, chi dei consiglieri regionali già godeva del vitalizio o magari pure del doppio vitalizio, avrebbe aggiunto a quell'assurdo privilegio pure la "pensione". Se oggi quell'articolo è stato cancellato non è certo perchè De Luca, come annuncia senza nessuna credibilità, vuole essere un esempio di rigore spartano nè perchè il Pd ha capito che la Campania non ne può più di una politica che si occupi più dei propri privilegi che dei tanti problemi che vivono i cittadini, ma è solo perchè grazie al M5S i cittadini hanno potuto sapere quello che stava accadendo e la casta, avendo perso la faccia, ha provato a mettere una pezza a colori.
Siamo fieri di aver difeso l'interesse dei cittadini, di aver portato nel Consiglio regionale della Campania la voce di chi deve sgobbare una vita intera per pensioni da fame o di chi la pensione non l'avrà mai. Finchè ci sarà il M5S nelle istituzioni sarà così, la casta si rassegni

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Episodio vergognoso in diretta al TG5. Mai nessuno era arrivato a tanto contro il M5S. Guardate cosa hanno detto..

Fabio Fucci, sindaco 5 Stelle di Pomezia, sbugiarda il TG5 facendo chiarezza sulle spese reali del Comune per "carta, cancelleria e stampanti". Il telegiornale di Canale 5 ha mandato in onda una grafica totalmente sbagliata, attribuendo al Comune 5 Stelle il primato delle spese di cancelleria: 1,4 milioni. La realtà è ben diversa, come scrive ‪Fabio Fucci. Le spese ammontano ad appena 55 mila euro.

Leggiamo il messaggio del sindaco 5 Stelle
Spese‬ di ‪‎cancelleria‬ a ‪‎Pomezia‬ ‪‎verità‬: i dati reali. Altro che 1,4 milioni! 55.000 € nel 2014 ed era già tutto rendicontato sul sito del Comune di Pomezia. I giornalisti troppo "pigri" si sono affrettati a pubblicare la notizia secondo cui Pomezia sarebbe la città in Italia con le maggiori spese per la cancelleria. Una notizia talmente inverosimile da indurre alla prudenza ogni "incauto" informatore. La realtà, come accade spesso, è diversa. Il nostro comune ha ridotto le spese di cancelleria da 369.000 € (2013) a 55.000 € (2014).

E' importante chiarire che il Comune di Pomezia ha ridotto in questi mesi tutte le spese e ha provveduto al pagamento dei fornitori che attendevano soldi da parte del Comune da anni. In particolare, l'azione dell'Amministrazione è stata volta fin dal nostro insediamento alla riduzione delle spese legate alla cancelleria, alla carta, alla rappresentanza. Abbiamo centralizzato le stampanti in tutti gli edifici comunali, abbiamo ridotto l'uso della carta attraverso la progressiva digitalizzazione dei documenti, abbiamo eliminato la carta stampata con gli abbonamenti ai giornali on line (la spesa per "Pubblicazioni, giornali e riviste" è scesa da € 11.334,20 del 2013 a € 929,74 nel 2014, ndr). Riduzione che risulta evidente anche nella voce incriminata: del totale della spesa di cancelleria nel 2014, la somma realmente spesa per l'annualità appena conclusa non arriva a 55 mila euro, la somma restante è da addebitare al pagamento di debiti pregressi.

" I dati - spiega il dirigente ai Servizi Finanziari Dott. Giovanni Ugoccioni - sono tratti dal sistema SIOPE (Sistema informativo delle operazioni degli enti pubblici) che aggrega i pagamenti giornalieri delle diverse PA attraverso una serie di codici gestionali. La tesoreria comunale comunica i dati alla Banca d'Italia che li trasmette a tale sistema. La classificazione economica SIOPE (introdotta per gli Enti locali gradualmente in base al decreto del Ministro dell'Economia e delle Finanze del 10 ottobre 2011 con decorrenza 1° gennaio 2012, che ha sostituito i decreti del 14 novembre 2006 e del 18 febbraio 2005, ndr), si va ad aggiungere a quelle previste dalla contabilità degli Enti locali stabilite con il TUEL. Nel caso di Pomezia, il software di contabilità non ha aggiornato i codici relativi agli impegni di spesa esistenti precedentemente all'introduzione della classificazione SIOPE.

Nel 2014 l'Amministrazione comunale, utilizzando i fondi relativi al DL 35, ha proceduto al pagamento di debiti pregressi il cui codice SIOPE non era stato quindi aggiornato, causando errori nella comunicazione delle singole voci di spesa. Dalla revisione effettuata sui pagamenti risulta che la spesa effettuata nel 2014 per il codice SIOPE 1201 "Carta, cancelleria e stampati" risulta pari a € 164.504,91 di cui soltanto € 54.722,91 relativi all'anno di competenza 2014. Si è trattato quindi di un errore legato al mancato aggiornamento dei suddetti codici: abbiamo trasmesso i dati aggiornati alla tesoreria comunale e da venerdì 23 gennaio prossimo saranno pubblicati corretti sul sito ministeriale".

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“SE DICO LA VERITA’ SU BANCA ETRURIA CADE IL GOVERNO”: BUFERA SU BOSCHI E GOVERNO. L'EX MASSONE PRONTO A VUOTARE IL SACCO

Flavio Carboni mette nei guai la Boschi e Renzi: “Se parlo cade il governo”
Il noto faccendiere sardo, già coinvolto nella morte del banchiere Calvi e nella P3, parla dei suoi rapporti con i padri della Boschi e di Renzi e fa rivelazioni scottanti su Banca Etruria
“Questa cosa qui è una bomba atomica se esplode è un casino e nientepopodimeno cadono tutti e due (Renzi e la Boschi ndr) e appresso a loro il governo…”.
Parola del faccendiere Flavio Carboni che, in un’intervista a Libero racconta i suoi rapporti con Pier Luigi Boschi, Tiziano Renzi e l’amico Valeriano Mureddu, imprenditore di origini sarde, cresciuto a pochi passi da casa Renzi a Rignano sull’Arno e poi stabilitosi ad Arezzo.
Nell’estate del 2014, infatti, si sarebbe tenuto a Roma un summit tra Mureddu e il padre della Boschi a cui avrebbe partecipato anche Lorenzo Rosi, ex presidente di Banca Etruria, con lo scopo di trovare un nuovo direttore generale e nuovi patner esteri per ripianare il buco della banca. “Ma non ho partecipato a quelle riunioni, non avrei portato nessun contributo e allora ho lasciato che parlassero loro. Io gli ho messo a disposizione l’ufficio… La mia era veramente solo ospitalità”, precisa Carboni, già coinvolto nell’inchiesta sulla morte di Guido Calvi e nel processo sulla P3.
Carboni conferma anche al Fatto Quotidiano di aver incontrato per bene tre volte il papà della Boschi e di avergli fatto il nome di Fabio Arpe, fratello di Matteo Arpe, come direttore generale per la sua banca. Il nome di Fabio Arpe viene fatto a Carboni da un altro massone, l’ex leghista Gianmario Ferramonti.Pier Luigi Boschi, poi, sarebbe intervenuto attivamente cercando di inserire sull’assetto bancario cercando di inserire l’amico comune Mureddu che diventa di fatto l’intermediario di tutta l’operazione, come racconta lui stesso con una telefonata al Fatto. “Non c’è nulla di male a rivolgersi alle persone che si ritengono intelligenti e affidabili”, premette Mureddu. “Quando Boschi, parlando a tavola del più e del meno, mi ha chiesto se per caso conoscessi qualcuno da inserire in banca, ho pensato di rivolgermi a chi sapevo avere una rete affidabile di persone”. Quindi contatta Carboni, “che stimo profondamente”, spiega. Mureddu, poi, conferma di conoscere benissimo Matteo Renzi e suo padre Tiziano ma precisa di non averli più sentiti da quando lui è diventato premier “per non dare adito a strani pensieri”, mentre con Pier Luigi Boschi divenne amico quando andò ad Arezzo per occuparsi di agricoltura. Ma Boschi padre “non mi ha dato alcun incarico, chiariamo”, chiarisce Mureddu. “Semplicemente mi ha chiesto un consiglio come si fa tra persone che si stimano”.
Dalle pagine di Repubblica traspare, invece, la posizione del padre della Boschi che ha rilasciato a Bankitalia la sua versione dei fatti in una memoria difensiva in cui spiega di aver sempre agito in accordo con la Vigilanza e che la mancata verbalizzazione di certi incontri della Commissione “è pienamente giustificata dal carattere informale, e comunque solo consultivo e di raccordo della stessa, nonché dal fatto che è stata solo in rarissime circostanze convocata collegialmente. Avevamo l’obbligo, puntualmente adempiuto, di riferire al cda. Non si comprende dunque il cenno degli ispettori alla mancanza di trasparenza”. Ora Le dichiarazioni di Carboni e Mureddu sembrano smentire questa versione.
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lunedì 24 aprile 2017

ERAVAMO AD UN PASSO DALLA GUERRA: IL MISSILE COREANO? NON ERA UN TEST: VOLEVANO COLPIRE DAVVERO, MA E’ STATO (PER FORTUNA) SABOTATO

Lancio solo dimostrativo, col missile caduto in mare per volontà dello stesso Kim Jong-un, che avrebbe così voluto sfidare Trump senza tuttavia innescare un conflitto con gli Stati Uniti. E’ stata questa la versione dei fatti avvenuti nella domenica di Pasqua e che è stata diffusa dai media di tutto il mondo. Quel che sarebbe, invece, veramente accaduto, lo racconta oggi sul quotidiano “Il Tempo” Luigi Bisignani. Il faccendiere autore de “L’uomo che sussurrava ai potenti” rivela che quel missile della domenica di Pasqua sarebbe in realtà stato abbattuto. L’informazione arriverebbe dai servizi segreti britannici (MI6), che sarebbero stati informati della mossa americana così come lo erano stati, preventivamente, Cina e Russia. L’ordine Trump lo avrebbe dato alla CIA: un cosiddetto “dare order”, per le conseguenze gravissime che l’azione di sabotaggio avrebbe potuto innescare. Operazione perfettamente riuscita, invece, con la Corea del Nord e Kim che hanno fatto una figuraccia planetaria.

Fonte: LIBERO

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