lunedì 8 maggio 2017

MIGRANTI E ONG, EMERGE LA VERITA': ECCO CHI LI MANDA IN ITALIA

Non solo ong. Gli arrivi sempre più numerosi di migranti nel nostro Paese si spiega con la situazione politica attuale in Libia.
Come accadde nel 2015, a spingere centinaia di migliaia di persone verso l’Europa non è la guerra. Allora fu la Turchia ad invadere l’Europa per assicurarsi l’aiuto finanziario più volte richiesto a Bruxelles che tardava ad arrivare.
Oggi, invece, osserva il vicedirettore di Libero Franco Bechis, a favorire i flussi di immigrati verso le coste italiane sono le varie milizie libiche in lotta tra loro:
“La conferma dopo l’anticipazione di Libero del 29 aprile scorso è arrivata durante l’audizione del procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, alla commissione Difesa del Senato: sono le milizie ufficiali libiche a scortare i migranti dalla costa alle navi delle ong che si trovano al limite delle acque territoriali libiche o addirittura all’interno delle stesse. E probabilmente sono quelle stesse improprie “scorte” ai gommoni dei migranti ad avvertire le ong di spegnere i trasponder prima del loro arrivo, in modo da non essere intercettate durante l’operazione né da Frontex né dal sistema centrale di controllo delle capitanerie di porto italiano.
L’elemento del coinvolgimento delle milizie libiche è il vero punto cruciale della vicenda migranti, sia pure oscurato sul piano politico dalla polemica sulle ong che magari hanno comportamenti non correttissimi sotto il profilo legale, ma non sono il motivo per cui da circa un anno le coste italiane sono invase dai migranti. Questo aumento improvviso delle partenze e quindi degli arrivi sulle coste italiane non ha spiegazioni particolari legate a quel che accade nei paesi di provenienza. Il flusso è continuo da anni, ma i picchi solitamente erano legati a vicende interne ai paesi di provenienza che in questi mesi invece non spiegherebbero un aumento delle partenze”.
Il governo Gentiloni credeva di aver risolto il problema incontrando lo scorso febbraio Fayez al Sarraj riconosciuto dalla comunità internazionale come leader del paese africano. Ma pare che l’incontro abbia avuto l’effetto opposto:
“Non è la Turchia a spingere il nuovo esodo, ma la Libia. Proprio il paese con cui l’Italia si era illusa di avere raggiunto un accordo che avrebbe dovuto avere esattamente l’effetto opposto. Lo ha fatto a febbraio con il governo di Fayez al Sarraj riconosciuto dalla comunità internazionale. Un accordo poi bocciato dal parlamento di Tripoli e impugnato con successo anche davanti alla giustizia ordinaria. L’Italia ha pensato che le difficoltà non sarebbero comunque state insormontabili, che gli 800 milioni promessi ai libici per dare una mano a contenere i flussi migratori avrebbero fatto gola a tutte le parti in causa, e ha immaginato che il solo vero ostacolo fosse nel controllo della costa, che solo in piccola parte era in mano alle forze di al Sarraj, e in gran parte a quelle del generale Khalifa Haftar.
A quel punto il governo di Paolo Gentiloni ha provato a favorire incontri fra le due parti. Non si è mosso nel migliore dei modi. Il 21 aprile scorso ha promosso a Roma davanti all’inviato speciale dell’Onu Martin Kobler un incontro di pace fra Abdulrahman Al-Swehli, presidente dei deputati del Consiglio di Stato di Tripoli e Aguila Salah Issa, presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk. E’ andato male, ed entrambi tornati in patria hanno avuto problemi a raccontare le poche intese raggiunte alle rispettive fazioni. Poco dopo lo stesso governo italiano ha cercato di mettere cappello sull’incontro che si è svolto ad Abu Dabi il 2 maggio scorso fra i due principali protagonisti : al Sarraj e Haftar, che non si erano più incontrati dal gennaio 2016.
L’incontro è stato importante, Roma non c’entrava proprio nulla nella sua organizzazione, e i due sembrano cercare di percorrere una strada comune che unifichi i fronti in lotta. Però non è stato così decisivo come la diplomazia italiana ha venduto”.
Che cosa significa tutto questo per l’Italia? Si chiede in conclusione Bechis, che prova a rispondere alla domanda:
“Una cosa banale che si sta provando ogni giorno: ogni fazione che ha le sue ambizioni in questo momento ha le sue belle milizie che stanno provando a farci capire come gli accordi per fermare i flussi e soprattutto i soldi che devono accompagnarli non possano essere destinati a una sola fazione, per quanto in questo momento internazionalmente riconosciuta. O si pagano tutti, o questa o quella milizia prenderà i migranti dagli scafisti e li porterà con o senza l’aiuto delle Ong sulla rotta verso l’Italia. Il risultato è chiaro. Il 2016 è stato anno record per gli arrivi sulle coste italiane (furono 181.436). Nei mesi fra febbraio e aprile ne arrivarono 22.653. Nel 2017 in quei tre mesi ne sono arrivati 32.675, cioè 10 mila (il 50%) in più del record di allora. Se c’è una cosa in cui sono brave le fazioni libiche, è farsi capire. Per noi è chiaro, per il governo Gentiloni sembra assai meno”.

 Photo by fabiolopiccolo:

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