sabato 18 febbraio 2017

Inchiesta Consip. “T.”, “C. R.” e “l’Unità”: ecco i pizzini che inguaiano papà Renzi e il suo amico

Non c’è solo un “pizzino”, come lo definiscono i magistrati, a mettere nei guai Tiziano Renzi e il suo amico Carlo Russo. Il padre del premier è indagato con il 33enne imprenditore di Scandicci per traffico di influenze illecite nell’indagine Consip per le intercettazioni combinate con i numerosi “pizzini” scritti dall’imprenditore napoletano Alfredo Romeo mentre conversava con Carlo Russo e poi gettati nella spazzatura ma recuperati dai carabinieri che li hanno ricomposti per dedurre le sue strategie.

Il “pizzino” più importante, anticipato in parte ieri dal Fatto, è stato trovato nella spazzatura di Romeo. Non c’è scritto solo “30.000 al mese a T.”, frase che, secondo gli investigatori era riferita al pagamento ipotizzato (ma mai effettuato) per Tiziano Renzi. Nello stesso “pizzino”, sempre secondo la lettura che ne danno gli investigatori, si farebbe riferimento anche al pagamento mensile da parte di Romeo dell’amico di Tiziano Renzi, Carlo Russo: 5mila euro mensili per lui. In più nel medesimo foglietto Romeo, seguendo le indicazioni ricevute da Russo durante il colloquio, fa riferimento all’interessamento da parte sua per incontrare i soci al fine poi di rilevare l’Unità.

Nel decreto di perquisizione dei pm napoletani si spiega così il sistema dei “pizzini”. Dopo avere decantato il valore investigativo, per l’accusa, delle intercettazioni ambientali, i pm napoletani Henry John Woodcock e Celeste Carrano dicono che queste sono “straordinariamente arricchite dal contenuto di alcuni ‘pizzini’ acquisiti dalla polizia giudiziaria delegata presso la discarica comunale di Roma provenienti dai rifiuti prodotti e smaltiti da Romeo (o meglio dall’ufficio romano di Romeo di via Pallacorda)”. Da dove arrivano questi foglietti? Romeo “nel contesto dei colloqui più delicati ha l’abitudine di abbassare il tono della voce e di scrivere di suo pugno (e appunto con l’interlocutore presente) su pezzetti di carta i nomi (iniziali) delle persone e dei destinatari delle tangenti, nonché l’importo e la causale delle tangenti stesse, passando, poi, tale pezzetto di carta al suo interlocutore presente nel suo ufficio, conferendo – proseguono i pm napoletani – dunque, anche ‘forma scritta’ alle transazioni illecite in esame.

Orbene tali ‘pizzini’, o meglio tali fogli di carta (in alcuni casi anche strappati), sono stati tutti recuperati, acquisiti e ricostruiti dalla polizia giudiziaria delegata che, dunque, ha avuto la possibilità di confrontare e di sovrapporre le risultanze delle intercettazioni ambientali (già di per sé chiare e preziose) con quanto contestualmente scritto di pugno dallo stesso Romeo nel contesto delle conversazioni medesime, conseguendo un risultato investigativo davvero ‘unico’”.

Il metodo usato contro Romeo è insomma lo stesso usato dall’Fbi contro un soggetto di ben altro tipo: il padrino della mafia newyorchese Joe Bonanno. Il “pizzino” chiave, che disegna un vero e proprio accordo – secondo gli inquirenti – tra Russo e Romeo, segue una lunga chiacchierata sui pagamenti allo stesso Russo e a un soggetto mai nominato per esteso ma che, dal contesto, secondo gli investigatori dovrebbe essere Tiziano Renzi. La “T.” sarebbe il babbo del premier. E per lui sarebbero previsti 30 mila euro al mese.

Al Fatto risulta che un testimone avrebbe riferito di essere a conoscenza di un incontro a tre tra Romeo, Russo e Tiziano Renzi. Per capire se sia vero e nel caso cosa si siano detti, ‘il babbo’ è stato convocato per il 23 febbraio davanti ai pm di Roma Mario Palazzi e Paolo Ielo, ai quali i colleghi di Napoli hanno trasmesso parte degli atti per competenza territoriale. I pm sanno bene che la chiacchierata criptica Russo-Romeo, le pause e la scrittura per iniziali, insomma tutte le fasi della presunta trattativa, avvengono in assenza di Tiziano. Il padre del leader Pd potrebbe essere vittima di una millanteria, anche ove fosse confermata la lettura dei colloqui e dei “pizzini”.

Più dura la situazione per Russo. Prima l’imprenditore di Scandicci fa discorsi di soldi e poi nella spazzatura finisce un pizzino di Romeo con su scritto “30 mila al mese per T” e “5 mila euro per C.R.”. Inoltre sul foglio si fa un vago riferimento a un incontro con Pessina, il gruppo che controlla con una quota dell’80 per cento la società editrice de l’Unità e che da tempo vuole uscirne. Pochi giorni fa Pessina e il Pd sono stati costretti a mettere nuove risorse nella società che nessuno ha voluto comprare. Romeo non faceva mistero di non avere interesse all’avventura editoriale mentre era molto interessato ai rapporti con Tiziano Renzi.

Per capire se Russo fosse solo un millantatore i carabinieri lo hanno pedinato. L’amico della mamma e del papà del premier di allora (si vanta di avere avuto Tiziano come padrino di battesimo del figlio e mamma Laura Bovoli come compagna di un viaggio a Medjugorje) non girava per le cattedrali della religione ma per quelle del potere: società pubbliche, uffici di politici.

Romeo con lui “fa espresso riferimento alla prospettiva di stipulare fittizi contratti di consulenza, pianificando – scrivono i pm di Napoli nel decreto di perquisizione delle società di Romeo – dunque, l’emissione e l’utilizzazione di fatture relative a prestazioni inesistenti, da utilizzare per ‘mascherare’ il pagamento di vere e proprie tangenti erogate dal Romeo per le consuete finalità, tutto ciò pianificando l’utilizzo strumentale di società estere, e in particolare di società inglesi, pure nella disponibilità dello stesso Romeo e di suoi familiari”.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/t-c-r-e-lunita-i-pizzini-che-inguaiano-papa-renzi-e-il-suo-amico/

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