mercoledì 26 luglio 2017

Nel silenzio totale dei media, la Grecia sprofonda nel dramma. Dall'estero arriva questa terribile notizia:

La Grecia alla fame ormai altro non è che una colonia della Germania.
Berlino, riportavamo in un post di qualche settimana fa, ha comprato tutti gli aeroporti tedeschi.
Atene, per ottenere il terzo piano di aiuti da 86 miliardi di euro, aveva promesso nel 2015 a Ue e a Fmi di rinnovare la concessione per l’aeroporto della capitale greca, il maggiore del Paese, alla sua scadenza naturale. A questo poi si sono aggiunti tutti gli altri scali del paese.
La Grecia è arrivata a questo punto perché è entrata nell’euro, secondo l’ex ministro degli esteri polacco Witold Waszczykowski: “La Grecia è di fatto una colonia. Non vogliamo ripetere la sua esperienza,” disse il ministro in un’intervista a Politico sul perché non volesse l’ingresso della Polonia nella moneta unica.
Vocidallestero.it ha tradotto un articolo di Mattew Karntschnig su Politico in cui il giornalista ripercorre il dramma greco dopo l’ennesima tranche di prestiti e misure lacrime e sangue.
Lo riportiamo di seguito:
“Povero Alexis Tsipras.
Da giorni ormai, il leader greco sta attaccato al telefono per cercare di ottenere le migliori possibili condizioni per il suo Paese, in vista dell’ultimo capitolo dell’infinito ciclo di salvataggi. Per ora, i suoi sforzi gli sono valsi più sberleffi che rispetto – specialmente in Germania.
“Lui continua a chiamare, e il cancelliere continua a ripetergli: ‘Alexis, questa faccenda devono deciderla i ministri delle finanze’”, ha dichiarato il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble martedì, riferendosi ai tentativi del Primo Ministro ellenico di portare Angela Merkel dalla sua parte.
Giovedì i ministri delle finanze dell’eurozona avranno un incontro in Lussemburgo per decidere se concedere altri 7 miliardi di euro di aiuti alla Grecia. Nessuno mette in dubbio che Atene avrà questi soldi. Schäuble martedì l’ha praticamente promesso. Ma Tsipras vuole qualcosa di ancora più prezioso: una riduzione del debito.
Nessun economista degno di questo nome crede davvero che la Grecia sarà mai in grado di uscir fuori dai 300 miliardi di debito che la opprimono senza una significativa riduzione del debito da parte dei suoi creditori. Ciò significa convincere la Germania, il maggior creditore.
Per gran parte del decennio di depressione della Grecia, il paese è rimasto in ostaggio della sua politica interna. Ora, è ostaggio della politica interna tedesca.
Berlino, che a lungo si è opposta al taglio del debito, si rifiuta di capitolare. Il prossimo Settembre ci saranno le elezioni generali in Germania, e di conseguenza la Merkel e Schäuble fino a quel momento non ammorbidiranno la loro posizione. Il salvataggio della Grecia è un argomento politicamente tossico in Germania, e qualsiasi accordo che preveda un taglio del debito verrebbe visto internamente come un’ammissione che lo sforzo per salvare la Grecia è fallito – a spese dei contribuenti tedeschi.
Nel corso degli anni, la Germania ha accettato silenziosamente forme più nascoste di taglio del debito, come l’estensione delle scadenze del debito greco e la riduzione dei tassi di interesse. Ma un taglio vero e proprio, come chiede il Fondo Monetario Internazionale, sarebbe inaccettabile. Quantomeno fino al giorno delle elezioni.
Sfortunatamente per Tsipras, c’è poco che lui possa fare. Una delle principali ragioni per cui desidera il taglio del debito è che questo consentirebbe alla BCE di includere la Grecia nel suo programma di acquisto di titoli di stato, noto come QE.
Questo aiuterebbe molto ad accrescere la fiducia degli investitori nella stabilità greca. Ma la Grecia non può essere inclusa nel programma finché il peso del suo debito è ritenuto insostenibile. E dato che il QE della BCE dovrebbe presto cessare, la Grecia potrebbe non vederne mai i benefici.
Tsipras potrebbe tentare di non raggiungere un accordo questa settimana, portando la questione la prossima settimana sul tavolo del summit dei leader Europei a Bruxelles. Ma non farebbe nessuna differenza.
La verità è che l’Europa non ascolta più la Grecia da molto tempo.
Sono finiti i tempi in cui le voci di “Grexit” rendevano nervosi gli operatori finanziari. Oggi, menzionare la Grecia al massimo può suscitare uno sguardo vitreo, oppure uno sbadiglio. Il debito del paese ormai è fuori dal mercato del credito, è nei depositi della BCE e dei Ministeri del Tesoro europei, pertanto Atene non può più minacciare il sistema finanziario globale.
Tsipras non ha capito questa dinamica finché lui e la sua coalizione di sinistra non sono stati eletti, all’inizio del 2015. Syriza ha vinto promettendo di invertire la maggior parte dell’austerità che i creditori avevano imposto alla Grecia negli anni. Rincuorato dalla vittoria, Tsipras ha tenuto un referendum per chiedere agli elettori se il governo dovesse accettare i termini del salvataggio negoziati dal suo predecessore. La risposta degli elettori è stata chiara: Oxi, no.
A questo punto, è intervenuta la realtà. Messo di fronte alla prospettiva del collasso del sistema bancario greco, dell’uscita dall’eurozona e di un futuro ancora peggiore del presente, Tsipras e la sua banda di agitatori sinistrorsi sono stati messi in ginocchio. Yanis Varoufakis, il ministro delle finanze “rockstar” che aveva chiesto di “ puntare il dito contro la Germania” è stato cacciato via.
Da quel momento, Tsipras ha in larga parte accettato le richieste dei creditori di ulteriori tagli al bilancio e riforme dell’economia. Berlino e i suoi partner hanno affrontato i suoi sporadici attacchi con semplice pazienza. Alla fine, sapevano che il leader greco non avrebbe avuto altra scelta che arrendersi.
Più e più volte, hanno avuto ragione. Proprio lo scorso mese, Tsipras ha imposto tagli alle pensioni, qualcosa di inimmaginabile solo poco tempo fa.
Dall’inizio della crisi, parte della strategia tedesca nell’affrontare la Grecia consisteva nel non rendere il processo troppo semplice. Anche se i funzionari tedeschi non lo ammetteranno in pubblico, fare della Grecia un esempio è sempre stata una parte del piano.
Ed ha funzionato. In tutta Europa, la Grecia è diventata sinonimo di incompetenza economica. I funzionari delle altre capitali europee si riferiscono ad Atene come al parente ribelle e impenitente. Nessuno vuole essere come la Grecia.
“La Grecia è di fatto una colonia”, ha detto il ministro degli esteri polacco Witold Waszczykowski in un’intervista a POLITICO, spiegando la resistenza del suo paese ad adottare l’euro. “Non vogliamo ripetere la sua esperienza”.
Nonostante il peso della sua cattiva reputazione, la Grecia spera di poter ottenere quello che desidera, alla fine.
Anzitutto, il FMI sta dalla sua parte da più di un anno: si è rifiutato di partecipare al salvataggio a meno che non includesse anche un taglio del debito. Il parlamento tedesco ha approvato nel 2015 il salvataggio ponendo come condizione la partecipazione del FMI, che secondo i parlamentari era una garanzia che il processo non sarebbe stato troppo favorevole ad Atene.
Ciò ha portato a una lunga situazione di stallo. La scorsa settimana, il capo del FMI, Christine Lagarde, ha proposto un gioco di prestigio che permetterebbe di procedere al salvataggio. Il FMI si unirebbe formalmente al salvataggio, ma non concederebbe alcun finanziamento fino a quando gli europei non esplicitano che tipo di taglio del debito sono disposti ad accettare.
Sempre che questo accada, non sarebbe prima delle elezioni tedesche. Nel frattempo, Tsipras non ha altra scelta se non esaudire i desideri dei suoi padroni “coloniali”.”

7 commenti:

  1. Ma a cosa serve l'euro:banche ,affari finanziari,svuotare le tasche di un popolo,prosciugare i conti fi chi è più debole,a cosa serve me lo spiegate perché è nato l'euro. Be sono stanco di far parte a degli assassini si perché questo euro sono degli assassini bisogna ribellarsi e uscire tutti dell'euro

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    1. Finchè non si ammazzano renzi, padoan, napolitano, poletti, lorenzin e tutti gli accoliti pidioti e i ruffiani del tappo condannato l'ITALIA continuerà a percorrere la strada della Grecia, ma i colpevolo sono anche gli imprenditori che anzichè assumere lavoratori con contratti a tempo indeterminato approfittano delle stronze leggi che i maiali hanno promulgato per dare lavori agli zingari e agli immigrati, la responsabilità è anche dei giudici che hanno istituito un regime protezionistico solo per gli immigrati.

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  2. Questo è ciò che succede quando ci si vende la dignità per 4 denari.Tzipras non ha saputo far tesoro della vittoria del popolo greco al referendum,. Nessuno ha capito perchè l'ha fatto se poi ha immediatamente tradito la volontà del suo popolo e ora non pu che cuocersi nel suo brodo. Meglio moorire con la dignità di chi lotta fino all'ultimo per la sua libertà, che da schiavo venduto all'asta di un' Europa schiavista e assassina.

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  3. Uniamoci alle sofferenze del popolo greco culla della civilta occidentale e rifuggiamo la UE. Usciamo e restiamo uniti! Le loro sofferenze sono le nostre i loro drammi sono i nostri la loro civilta e' la nostra, le loro vite sono uguali alle nostre! Basta STROZZINAGGI A VANTAGGIO DI UNA MONETA CHE NON SALVA NESSUNO!

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  4. PER CAMBIARE NOI LAVORATORI DOBBIAMO SEDERCI IN PARLAMENTO E PER FARLO BISOGNA VOTARE ALLE PROSSIME ELEZIONI QUESTO MOVIMENTO ISCRIVETEVI E CONDIVIDETE https://www.facebook.com/groups/475873926105818/?fref=ts

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  5. Solo il M5S sembra voler combattere questi parassiti che ci governano! Aiutiamo questi ragazzi, forse un po' ingenui, ma sicuramente ONESTI E PROPOSITIVI! Sono l'ultima nostra speranza!!!

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  6. Il Pireo è ormai dei Cinesi. Tsipras ha una carta da giocare, fare come fece hitler nel '33 (intendo economicamente non militarmente, quella fu una maialata) quando fece circolare una specie di moneta chiamata - crediti lavorativi, o qualcosa di simile. Con questa pseuda moneta hitler fece rinascere una economia ormai distrutta. Pochi conoscono questo, due link che lo confermano:
    http://www.altrainformazione.it/wp/chi-controlla-il-debito-pubblico/signoraggio-la-linfa-vitale-dei-poteri-forti/hitler-imito-il-sistema-monetario-di-lincoln/

    http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=58543

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