sabato 24 giugno 2017

CON UNA MOSSA INFAME, GENTILONI HA MESSO IN GINOCCHIO MEZZA ITALIA! CONDIVIDI ALL'ISTANTE QUESTA PORCATA.

L’ultimo consiglio dei ministri ha approvato ddl di ratifica del trattato di libero scambio con il Canada, un provvedimento dalle nefaste ripercussioni di cui nessuno dei grandi e piccoli media nazionali ha dato notizia.


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E’ arrivato il CETA, ma non ditelo in giro. Il governo ha approvato il disegno di legge per la sua ratifica ed attuazione, ossia per l’accordo economico e commerciale tra l’Unione europea e il Canada. Ma piano – per favore! – non strillatelo. Eh già, perché il temuto trattato, firmato lo scorso 30 ottobre a Bruxelles e ratificato dal parlamento europeo questo febbraio sta per approdare al parlamento italiano per seguire l’iter legislativo ed essere votato. Chi lo dice? Il consiglio dei ministri che si è riunito mercoledì sera in fretta e furia e senza neanche un minuto di preavviso; quel cdm di cui i rappresentanti solitamente si affrettano a propagandare i risultati e per il quale invece non è stata convocata neanche l’ombra di una conferenza stampa. E come mai, c’è da chiedersi, neanche il più ridicolo e scarso dei media (provare per credere? Fatevi un giro su google) ha dato questa notizia di epocale importanza? Perché è meglio farlo passare in sordina, o perché forse questo “gran valore” economico non lo ha? Per entrambi i motivi.
Scopo dell’Accordo – si legge nel comunicato del governo – “è stabilire relazioni economiche avanzate e privilegiate, fondate su valori e interessi comuni, con un partner strategico”. Si creano nuove opportunità per il commercio e gli investimenti tra le due sponde dell’Atlantico – si legge ancora – “grazie a un migliore accesso al mercato per le merci e i servizi e a norme rafforzate in materia di scambi commerciali per gli operatori economici”. Accidenti, che grande occasione, addirittura la sola Italia potrebbe beneficiare in termini di maggiori esportazioni verso il Canada “per circa 7,3 miliardi di dollari canadesi”. Ripetiamolo insieme: sette miliardi. Per avere un’idea, l’IMU che noi italiani abbiamo pagato sui nostri immobili, nel solo 2016, è costata 10 miliardi di euro; circa la stessa cifra è stata spesa dal governo Renzi per pagare i famigerati “80 euro”. Il governo Gentiloni ha recentemente “salvato” il sistema bancario creando con estrema facilità un fondo da 20 miliardi di euro. Di esempi se ne potrebbero fare a bizzeffe, ma il concetto è chiaro: questo accordo economicamente non vale la carta su cui è stampato, e il problema maggiore è che a fronte di un così ridicolo guadagno – nemmeno sicuro, considerato che si tratta di stime – stiamo per svendere completamente la nostra nazione, e non è un esagerazione. Perché ciò che più fa male è che i nostri governanti si affrettino a specificare come l’accordo “garantirà comunque espressamente il diritto dei governi di legiferare nel settore delle politiche pubbliche, salvaguardando i servizi pubblici (approvvigionamento idrico, sanità, servizi sociali, istruzione) e dando la facoltà agli Stati membri di decidere quali servizi desiderano mantenere universali e pubblici e se sovvenzionarli o privatizzarli in futuro”. Peccato che la cosa, oltre a suonare palesemente come una “escusatio non petita”, è oltremodo falsa.
Spieghiamoci. E’ vero che “espressamente” il testo del Ceta – nelle sue premesse – “riconosce” agli Stati membri il diritto di prendere autonome decisioni in materie di interesse pubblico come appunto la sanità e il resto, ma in maniera altrettanto precisa descrive il funzionamento del “dispute settlement”, ossia di un arbitrato internazionale cui una “parte” (che può essere uno Stato ma anche un’azienda che opera sul suo territorio) può fare ricorso in caso sia in disaccordo con decisioni prese da altre parti. Tradotto, un’altra nazione o peggio una semplice società, spesso multinazionale, può impugnare una decisione di uno Stato anche quando adottata “nel diritto di legiferare nel settore delle politiche pubbliche”, qualora questa vada a “discriminare” il business dell’azienda. Il funzionamento di questo “tribunale privato” fa diretto richiamo al DSS, identico strumento previsto dall’Organizzazione Mondiale del commercio (o “WTO”, accordo simile al Ceta ma su scala globale). Quest’ultimo prevede la selezione di un “panel” di giudici, composto da esperti provenienti solitamente dal mondo della consulenza privata (esatto, delle multinazionali) o da atenei altrettanto privati. Il panel redige un rapporto contenente la propria opinione circa l’esistenza o meno di un’infrazione alle regole del WTO.
Esso non ha la forza legale di una vera e propria sentenza eppure la procedura di appello ha una durata massima prevista in novanta giorni, e la sentenza, dopo l’approvazione, è definitiva. Sintetizzando: l’Organizzazione Mondiale del Commercio (cui l’Europa e l’Italia hanno aderito da più di vent’anni, nel 1995) ha fini prettamente economici e finanziari; gli Stati, si dice, sono sovrani, eppure i principi che regolano gli scambi internazionali sono al di sopra delle leggi nazionali, ed internazionali; in caso di controversie, le parti (non gli Stati in realtà, quanto le società multinazionali “discriminate”) possono rivolgersi al WTO e chiedere se sia giusto o meno non applicare il suo regolamento; il WTO, privato e- sicuramente -imparzialissimo, emette la sentenza, che, per carità, non ha forza legale vera e propria (non essendo un vero tribunale), però è ad ogni modo inappellabile e definitiva. DemocraticamenteE quel che è previsto per il Wto vale per il CETA. Il tribunale del WTO è stato mai adito per questioni sugli scambi internazionali? Oh sì! Solo gli Stati Uniti sono stati coinvolti in più di 95 casi contro società private, e di questi processi gli USA, in qualità di nazione, ne ha persi 38 e vinti appena 9. Gli altri o sono stati risolti tramite negoziazioni preliminari oppure sono ancora in dibattimento. In circa 20 casi il Panel addirittura non è mai stato formato, e la maggior parte dei processi che hanno perso riguarda livelli di standard ambientale, misure di sicurezza, tasse e agricoltura.
Questo panegirico forse può risultare oscuro pertanto è utile fare una semplificazione: lo Stato italiano, al contrario di quanto dice il governo Gentiloni, non può decidere autonomamente alcunché, prima di tutto perché fa parte dell’Unione europea e ha siglato accordi comunitari come il Patto di stabilità e il fiscal compact, oltre a far parte di un’unione monetaria, quindi di partenza non ha alcun potere decisionale in termini di politiche monetarie, fiscali, economiche e sociali. Secondo poi, pur godesse di una simile sovranità, comunque rischierebbe di trovarsi contro cause miliardarie– private –e di perderle, con tanti saluti al “potere politico”. Quel che allora il misero comunicato stampa del consiglio dei ministri dice in parte è vero, ossia che il governo può “decidere quali servizi mantenere universali e pubblici e se sovvenzionarli o privatizzarli in futuro”. Scopo dell’accordo è infatti di liberalizzare completamente qualsivoglia tipo di merce o servizio, inclusi quelli che teoricamente uno Stato soltanto dovrebbe garantire, e che invece già stanno finendo in mano ai privati (cliniche sanitarie, scuole, ecc ecc), in un mondo che sempre più sarà alla portata di poche persone e tasche. Ed ecco che la nostra carta Costituzionale si trasforma in carta igienica.
Quanto alle “potenzialità” di esportazione la nostra bella Penisola, da sempre caratterizzata da una grande vocazione all’export, già da tempo ha incrementato la vendita dei propri beni all’estero. Siamo più competitivi? Facciamo cose migliori? Ne più ne meno come prima, semplicemente gli italiani non hanno più una lira (i consumi domestici sono drasticamente calati, grazie a politiche iniziate da Mario Monti che in una celebre intervista ammise di “distruggere la domanda interna”) e quindi le imprese (quelle che non hanno chiuso) si sono arrangiante puntando ancor più sui mercati forestieri; solo pochi giorni fa l’Istat ha registrato nei suoi dati la “morte” della classe media italiana. Nel frattempo, visto che le merci di qualità come quelle nostrane non ce le possiamo permettere, nei nostri negozi arrivano tonnellate di merce a basso costo ma di pessima qualità che viene assoggettata a controlli scarsi o addirittura nulli, poiché già siamo in un’unione di libero scambio, l’Unione europea, che stiamo per estendere al Canada. Inutile dire che simili politiche danneggiano direttamente le nostre imprese, dunque il lavoro e in generale il benessere del nostro popolo. Tutto questo per – forse – sette miseri miliardi. Neanche i 30 denari di Giuda.

Fonte: http://www.lintellettualedissidente.it/economia/gentiloni-approva-il-ceta-in-silenzio-stampa/

13 commenti:

  1. Che c'è da commentare,al muro vanno messi questi elementi..!

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  2. come possiamo fermarli, io non tollero piu´ questo scempio, alla nostra nazione, voglio le cose belle , della nostra italia, quelle semplici cose di cui si andava fieri in tutto il mondo.Una nazione che non ha piu´´ una sua identita´ culturale é´ destinata a morire, e l´identita´ viene da cio´ che produciamo, da cio´ che mangiamo, da cio´ che importiamo nel mondo. Non tollero piu´ che sti stronzi, si cuciano le leggi addosso , sono davvero stufa

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    1. dici bene come possiamo fermarli?! questi sono solo i figuranti i pezzi da 90 stanno dietro non si fanno vedere comandano e fanno eseguire e se anche li mandiamo a casa ci sarà un Monti che dice che le decisoni importanti vanno prese al riparo dal processo elettorale. Ma con personaggi così l'unica cosa è denunciarli per altro tradimento della costituzione e ficcarli in galera ma ci vorrebbe una determinazione e una coesione del popolo italiano che non c'è. Forse un gruppo con le idee chiare che riesca a trainare tutti c'è.

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  3. Oltretutto a nord arrivano tutti i cibi scadenti,è vero,forse solo in gastronomia c è ancora qualcosa di italiano,quindi la maggioranza che non



    può permetterselo si giocherà anche la salute...
    Abbiamo fatto in meno di 10 anni la fine della Romania,dove lavoravano nella,allevamento e lavorazione,commercializzazione dei tacchini,e poi avevano a malapena la possibilità di mangiarne i colli.

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  4. Oltretutto a nord arrivano tutti i cibi scadenti,è vero,forse solo in gastronomia c è ancora qualcosa di italiano,quindi la maggioranza che non



    può permetterselo si giocherà anche la salute...
    Abbiamo fatto in meno di 10 anni la fine della Romania,dove lavoravano nella,allevamento e lavorazione,commercializzazione dei tacchini,e poi avevano a malapena la possibilità di mangiarne i colli.

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  5. Chi ha scritto questo articolo è disinformato, per non dire ignorante o peggio! Io vivo in Canada e di prodotti italiani arriva poco e niente... è tutto fake, robaccia prodotta in Canada e USA e spacciata per italian food! Detto questo, il Canada ha veramente poco da esportare, se non grano e legname. Quindi di cosa siamo parlando? Di cosa cavolo vi lamentare? Pensate piuttosto ad arginare laerda che arriva dalla cina! I problemi sono ben altri!

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  6. ci vuole una sola cosa: impiccarli tutti. ci vuole una sola persona che da l'ITALIA agli italiani. é tempo di cambiare tutto e il tutto si cambia con una rivoluzione.

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    1. Sono pienamente d'accordo ormai la nostra nazione e nelle mani di questa classe politica (se così si può definire) ma se ci lamentiamo solo con questi scritti penso che non risolviamo nulla perchè questa è una dittaqtura perciò le dittature vanno combattute non ha parole ma con i fatti, tanto peggio di come hanno ridotto la nostra bella nazione rispettata da tutto il mondo ed ora derisa anche dai paesi del terzo mondo negli ultimi vent'anni ci hanno portato alla fame con il ladrocinio da parte di tutti coloro che dicono di avere salvato l'Italia ma hanno solo depredato tutto quello che potevano rubare perché non conosco politici che hanno avuto l'interesse per il popolo ma solo per i loro interessi be quelli degli amici.

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  7. mi sono stancato ad ascoltare e farmi prendere per il culo.
    é ora di andare hai fatti.

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  8. COSA ASPETTIAMO A RIPRENDERCI IL PAESE CON LA FORZA...QUESTA E' UNA DITTATURA, LA QUARTA...ILLEGITTIMATA DAL POPOLO...ANCORA I SPRECA TEMPO CON CHIACCHIERE

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  9. Praticamente il POPOLO SOVRANO non conta + niente ? Dei governi nominati e non eletti , stanno rovinando tutto e nessuno si ribella ? Che strano paese !

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