venerdì 3 marzo 2017

“Adesso chiedetemi scusa”: lo sfogo del generale Rapetto, cacciato per aver scoperto con 4 anni di anticipo la mafia dei videopoker

“Il futuro ci darà ragione” diceva Wernher von Braun, anticipando la corsa verso lo spazio in tempi in cui la missilistica era legata ai cruenti scenari di guerra


Qualcosa di simile, in un contesto certo meno ambizioso, è scappato anche a me il 29 maggio 2012 quando ho annunciato ai miei ragazzi del GAT Nucleo speciale frodi telematiche che stavo per rassegnare le mie dimissioni.
Quel giorno – con la morte nel cuore – ho liquidato con una manciata di firme la mia vita in divisa. Un’avventura cominciata il 30 settembre 1975 alla Scuola militare Nunziatella e durata quasi 37 anni all’inseguimento del sogno di fare qualcosa di buono per gli altri.
La Guardia di Finanza aveva pianificato la mia rimozione dall’incarico e la destinazione alla frequenza del corso all’Istituto per gli Alti studi della Difesa dove insegnavo da una quindicina d’anni. Ci furono ben 11 interrogazioni parlamentari sulla mia curiosa vicenda e non servirono a nulla.
Ero colpevole di aver “incrinato i rapporti con una Amministrazione consorella” (i Monopoli) mi disse un giorno uno dei vertici GdF: nonostante i più o meno garbati consigli a rimuovere l’incomprensibile ostinazione e a desistere dall’occuparmi delle investigazioni sulle slot machine, la mia squadra – sola contro tutti – arrivò a ricostruire uno scenario sconfortante sul gioco d’azzardo nel nostro Paese.
A distanza di quattro anni e mezzo gli stessi personaggi che hanno animato quella straordinaria indagine saltano di nuovo fuori.
Non sono riuscito a provare gioia nel leggere che questi signori sono finiti in manette.
E’ più forte il ricordo delle mortificazioni del mio reparto e mie personali nel vedere il signor Amedeo Laboccetta diventare deputato della Repubblica, sedere quindi in Commissione Finanze e poi diventare membro di quella parlamentare Antimafia, dove si portò come assistente Francesco Corallo. Lo stesso Francesco Corallo che alla fine del 2013 mi denunciò per diffamazione e non si presentò all’udienza in cui – lui latitante – io provavo il brivido, dopo mesi di angoscia e dolore, di trovarmi nel banco sbagliato. L’archiviazione di quel giorno non ha cancellato i segni delle prepotenze subite anche dopo esser stato costretto a mollare quella che era la mia vita.
Vorrei, invece, sapere dai miei superiori di allora se hanno coscienza di quel che mi hanno costretto a fare.
Vorrei poi che la gente, vedendo come le cose possono evolvere e cambiare, non si arrendesse, non continuasse a piegare la testa. Qualunque ne sia il costo.

FONTE
IL FATTO QUOTIDIANO

5 commenti:

  1. Sempre il senso dello stato da difendere a costo dell'onore..Questo uomo con la schiena dritta è un esempio ! Tutti i mafiosi che sono all'interno delle istituzioni devo essere cacciati in galera .

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  2. GENERALE,LEI GIA A VINTO.......SICURAMENTE DAL POSTO DOVE OGGI SI TROVA SARA PER LEI PIU FACILE METTERE IN GALERA TUTTI I MARCI CHE CI SONO NELLA POLITICA ITALIANA...FORZA, SONO SICURO CHE SIAMO IN TANTI AD APOGGIARLO..NON CI LASCI DA SOLI...AUGURI DI CUORE !!!

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  3. Grande Generale tutti con Lei cambiamo l'ITALIA

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  4. Purtroppo, quando si combatte contro chi comanda, anche se si ha ragione al 100%, è difficilissimo uscirne senza riportare danni. Nel mio piccolo ho vissuto una situazione simile, ma a differenza di lei, ho avuto la fortuna di essere supportato da altra gente potente che credeva in me; posso solo immaginare come si sia sentito, abbandonato da tutti solo perché voleva fare la cosa giusta...
    Stia tranquillo, la vita gliene renderà merito. Un caro saluto

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  5. QUando arriveremo al governo, dott Rapetto, potrà indagare su tutto quello che vuole, perché noi non ci arrenderemo MAI!... Si tenga pronto e grazie.

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