domenica 22 gennaio 2017

M.Travaglio senza giri di parole massacra Gentiloni e il suo governo sulla questione terremoto

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Quando si parla della classe dirigente che non c’è – e noi lo facciamo ogni giorno, offrendo suggerimenti nella speranza che qualcuno li ascolti – si parla di tutte le forze politiche. Non solo degli ultimi arrivati, i pasticcioni a 5Stelle (che peraltro piazzano la Appendino al primo posto fra i sindaci più stimati, anche se si parla solo di la Raggi penultima). Ma anche e soprattutto dei vecchi partiti, che ormai un’élite dovrebbero averla, e infatti purtroppo ce l’hanno: solo che è pessima – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 20 gennaio 2017, dal titolo “Danni da tregua” –.
Paolo Gentiloni, nelle zone terremotate e innevate, dichiara: “Siamo di fronte a una sorta di tenaglia senza precedenti tra un fenomeno meteorologico di nevicate di una intensità che non si ricordava da decenni e scosse sismiche di una intensità forte. Due fenomeni che si amplificano a vicenda”. Avete mai sentito una scemenza più scema di questa? I terremoti non si possono prevedere, e questo l’abbiamo capito (anche se vale per il quando, non per il dove, specie dopo le scosse seriali da agosto all’altroieri). Ma la neve e le valanghe d’inverno sull’Appennino centro-meridionale, Dio santo, non sono soltanto prevedibili: sono sicure. Lì nevica copiosamente per quasi un mese all’anno e i servizi meteo avevano annunciato tutto con una settimana d’anticipo. Altro che “tenaglia senza precedenti”: sul Corriere, Gian Antonio Stella racconta il terremoto lungo 14 mesi del 1702-1703, con scosse di 6,5-11 della scala Mercalli, nella stessa area di oggi, aggravate da violente nevicate nel gennaio 1703.
Non solo: ora la neve è arrivata nei primi giorni del 2017, mentre Matteo Renzi e il supercommissario Vasco Errani, portatore del fantomatico “modello emiliano”, avevano promesso a tutti i terremotati di uscire dalle tende per entrare in comodi container, le famose “casette”, o al massimo in alberghi, “entro Natale”. Del 2016. Che c’entra la neve dopo se l’impegno non è stato mantenuto prima perchè le casette erano propaganda referendaria? Da fine agosto a dicembre le opposizioni hanno concesso al governo la famosa “tregua”, evitando polemiche e ostruzionismi sui provvedimenti legati al sisma. Ora però a protestare sono le popolazioni e gli amministratori locali (anche del Pd) per i ritardi nei soccorsi, le turbine spalaneve arrivate ieri a passo di lumaca, i paesi abbandonati a se stessi, gli allevatori isolati con il bestiame, la “riforma” della Guardia Forestale che ha di fatto paralizzato il servizio, i collegamenti stradali, elettrici e telefonici in tilt, le macerie ancora nelle strade, l’incredibile mancanza di liquidità per le spese di emergenza.
Eppure i soldi ci sono, tra quelli stanziati dal governo, la flessibilità supplementare concessa dall’Ue e le centinaia di sottoscrizioni private. Ora che lo dicono anche sindaci e cittadini, le opposizioni cominciano finalmente a fare il loro mestiere: contestare l’inaudita inefficienza del governo e la distrazione dei partiti, fino a ieri in tutt’altre faccende affaccendati. La risposta di Pd & C. non è una sana autocritica per una macchina che fa acqua e si fa cogliere impreparata da un fenomeno sorprendente come la neve in montagna d’inverno: ma l’accusa di “sciacallaggio” (copyright Vincenzo Carbone, parlando con pardon), estesa per l’occasione ai giornali che osano fare il proprio mestiere, cioè raccontano la realtà dei fatti verificati sul posto anziché la propaganda delle parole annunciate sui post. Questa storia che, a ogni emergenza, le opposizioni dovrebbero smettere di opporsi e i giornalisti di raccontare e criticare in nome dell’“unità nazionale”, salvo passare per “sciacalli”, è una fesseria tutta italiana che dovrebbe finire. Perché alla lunga, aggrava i danni delle emergenze, visto che anche certi governi – specie se non sono controllati da opposizioni e informazione – vanno annoverati nel ramo catastrofi. Solo che certe catastrofi sono inevitabili, mentre i governi sono evitabilissimi.
Il terremoto del 2009 in Abruzzo avrebbe dovuto insegnarci qualcosa. Per settimane il premier B. fece passerelle con San Guido Bertolaso sulle macerie e sui cadaveri del sisma per scopi puramente elettorali (a giugno c’erano le elezioni europee) e affaristici (il modello della Protezione civile gestiva ogni appalto in esclusiva, in segreto, in via d’urgenza e senza gare, per la gioia delle cricche delle Grandi Opere e dei Grandi Eventi, compresi gli imprenditori-prenditori che se la ridevano alle spalle dei morti), rintronando il Paese con annunci, promesse e baggianate, rilanciate da una corte di giornalisti osannanti, salvo poi lasciare sul posto le orrende e costosissime “new town”, ora in putrefazione, e rinunciare alla ricostruzione. Un’enorme sconcezza a cielo aperto, eppure invisibile a occhio nudo per il tradimento di opposizioni (allora di sinistra), telegiornaloni e giornaloni, spacciata per “tregua” e “unità nazionale”. Non funzionava nulla e si rubava su tutto, eppure i grandi media cantavano le gesta di una macchina efficientissima, trasparentissima, al di sopra di ogni sospetto. Fu allora che B. ebbe il picco massimo di consensi in questi 23 anni di carriera politica: il 25 aprile 2009, quando scoprì addirittura la Liberazione dal nazifascismo (ricorrenza sempre disertata fino ad allora) e si presentò per un comizietto a Onna – il Comune abruzzese più devastato – travestito da partigiano, con tanto di fazzoletto tricolore al collo. Alla fine, posando per una foto di gruppo fra i vigili del fuoco e i volontari trentini, il Caimano già in piena satiriasi non si accorse di una telecamera accesa e indicò una donna con aria divertita: “Posso palpare un po’ la signora?”. La signora era Lia Beltrami, 41 anni, sposata, due figli, assessore della Provincia di Trento. Ma, siccome non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere, il centrosinistra non badò a queste delicatezze e si lanciò voluttuosamente nella “tregua” e nel “dialogo” con un coro di elogi per la “svolta moderata” del furbastro, benedetta persino dall’ex arcinemico Eugenio Scalfari su Repubblica: “È caduto il muro che aveva fin qui impedito al 25 Aprile di diventare una data condivisa da tutti gli italiani. Il merito di questo risultato spetta a Silvio Berlusconi, al discorso da lui tenuto ad Onna ed anche – diciamolo – a Dario Franceschini segretario del Pd, che con il suo pressante invito ha incitato il premier a render possibile un evento così importante… Una svolta è stata compiuta, sia nella valutazione storica della Liberazione e della Resistenza, sia nel riconoscimento dei principi sui quali si regge la Costituzione nella svolta berlusconiana”.
Intanto B. approfittava della distrazione generale per preparare una nuova infornata di leggi vergogna (il bavaglio sulle intercettazioni e il terzo scudo fiscale) e riempiva di squinzie e veline le liste europee del Pdl. In mancanza di oppositori, provvide sua moglie Veronica, il 28 aprile, a strappargli la maschera e a squarciargli il cerone, bollando di “ciarpame senza pudore” quelle candidature e anticipando la serie di scandali (Noemi Letizia, i festini nelle ville, Patrizia D’Addario e Ruby Rubacuori) che lo avrebbero precipitato dagli altari di Onna alla polvere dello sputtanamento. Ma Re Giorgio gli lanciò subito un salvagente, intimando a stampa e opposizioni – come se non fossero già abbastanza appecoronate – di sospendere ogni critica al governo fino al G8 di luglio: “Io capisco le ragioni dell’informazione e della politica, ma il mio augurio e il mio auspicio sono di una tregua nelle polemiche fino al G8”. E quando Di Pietro, solitario, respinse l’appello al mittente, Napolitano smise un’altra volta la giacchetta dell’arbitro per cazziarlo. Poi, finita la tregua, le inchieste giornalistiche (poche: come Draquila, il documentario di Sabina Guzzanti) e giudiziarie (molte) a svelare di che tangenti e di che sprechi grondasse il miracolo. Peccato che il danno ormai fosse fatto, anche per insufficienza di opposizione e di critica. Però la storia è maestra, ma non ha allievi o, se li ha, sono ciucci. Dunque rieccoci all’ennesimo terremoto con la solita menata della “tregua”. Spiacenti, ma non ci caschiamo: sciacallo è chi s’è fatto la campagna referendaria sulla pelle dei terremotati.

2 commenti:

  1. Di casette già pronte in Emilia c'è ne sono ,pare,300,fornite di tutto ...inutilizzate a marcire...è tutte le casette dei vari cantieri alta velocità o variante di valico ?...tutto pronto a marcire...

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  2. Di casette già pronte in Emilia c'è ne sono ,pare,300,fornite di tutto ...inutilizzate a marcire...è tutte le casette dei vari cantieri alta velocità o variante di valico ?...tutto pronto a marcire...

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