giovedì 26 gennaio 2017

E.Greggio davanti milioni di telespettatori sputtana il PD sul TAGLIO DEGLI STIPENDI.


Taglio stipendi parlamentari, Pd compatto dice No alla proposta di legge M5s


La proposta di legge dei 5 stelle arriva in Aula a Montecitorio e gli onorevoli fanno le barricate con una lunga serie di giustificazioni che vanno dal "populismo" alle note spese controverse dei grillini (che però sono gli unici a restituire la diaria non rendicontata). Grillo ai deputati dem: "Siate generosi, non deludete i cittadinI". A sorpresa è arrivato anche il sostegno del presidente Cei Bagnasco: "La riduzione degli stipendi sarebbe sicuramente un segnale positivo"

Se fossimo a scuola sarebbe la giornata in cui si giustificano tutti, della serie “maestra non è colpa mia ma il compito a casa me l’ha mangiato il cane”. Il Parlamento davanti alla proposta di legge dei 5 stelle per ridurre le indennità degli eletti a 5mila euro lordi (e non netti) al mese ha risposto con arrampicate sugli specchi degne di una quinta elementare il giorno della verifica a sorpresa. “Farsa”, “demagogia”, “populismo”. E poi ancora: “Usate gli scranni per fare il vostro show”. Fra tutti ha spiccato la renzianissima Alessia Morani: “Volete ridurvi lo stipendio? Tagliatevelo voi da domani”. I colleghi devono averla considerata una bella scusa e uno dopo l’altro hanno cominciato a mettere sotto i riflettori le controverse note spese dei grillini. Una sorta di boomerang considerato che gli eletti M5s restituiscono metà dello stipendio da quando sono entrati in Parlamento e la diaria non rendicontata (pubblicando online i rimborsi spese che ricevono nel dettaglio). Renato Brunetta l’ha pensata meglio di tutti: rilanciare una proposta perché l’indennità sia calcolata sulla base del reddito pregresso, ovvero pagare di più chi è già ricco e meno chi è povero. E chi è disoccupato? “In quel caso si farà ricorso al reddito di cittadinanza“, che per la cronaca in Italia non esiste tanto che i 5 stelle hanno depositato una legge perché venga introdotto per legge. Oltre alla beffa l’autogol. Sulla scia di Brunetta si è messo con orgoglio il viceministro dell’Economia Enrico Zanetti che ha detto no ai “tagli lineari” e proposto uno stipendio pari a quello che il parlamentare ha dichiarato in media negli ultimi 3 anni prima di essere eletto.

Grillo e Di Maio: “Pd vota o affossa e tiene il malloppo?” – Per i 5 stelle questa è una delle battaglie più importanti, sia in vista del referendum sia per la campagna referendaria. Il ddl è stato uno dei primi presentati in Parlamento e già per 8 volte dall’inizio della legislatura hanno proposto la riduzione a 5mila euro lordi al mese le indennità degli eletti (odg alla legge di Bilancio sempre bocciati dalla maggioranza). Grillo ha lanciato un appello dal blog: “Chi voterà contro questa legge lo farà per egoismo“, ha scritto poco dopo essere arrivato a Roma per l’occasione, “per tenersi i suoi privilegi, per tenersi i suoi soldi. Nulla vi è dovuto e il vostro non è uno stipendio, ma un privilegio inaccettabile: avete gli stipendi parlamentari più alti di tutta Europa. Renzi è stato sordo al nostro appello, per questo mi rivolgo direttamente ai parlamentari del Pd e di tutti i partiti: lasciatevi andare a uno slancio di generosità e votate la legge. In cambio riceverete gli abbracci dei cittadini e il mio personale”. Poco prima era stato Di Maio a rivolgersi direttamente al presidente del Consiglio che a In mezz’ora di Lucia Annunziata lo aveva accusato di assenteismo, con “il 37% di presenze in aula”, proponendo allora di tagliare gli stipendi in proporzione alle assenze: “Va benissimo l’idea, però si parte dalla base dello stipendio dimezzato, perché oggi già esiste una norma alla Camera e al Senato per cui se non partecipi a una giornata di voti ti tolgono 250 euro, però se il tuo stipendio base è 10mila lordi euro più rimborsi, capirai che 250 euro che ti tagliano sono relativi”. E anche sul dato personale di Di Maio Renzi ha detto un’inesattezza, ha risposto il vicepresidente di Montecitorio: “In realtà io ho solo il 12% di assenze”, ha replicato il grillino a Rtl 102.5, “il resto ovviamente, io sono un vicepresidente della Camera, quando non voto, mi trovo o a presiedere o a svolgere un’altra serie di funzioni che mi vedono in missione. Infatti tre vicepresidenti su quattro abbiamo circa lo stesso numero di voti in missione, quindi in linea“.

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