domenica 13 novembre 2016

ULTIM'ORA: 30 direttori di Banca Etruria verso processo. Ecco l'accusa choc che fa tremare il Governo..

Poi gli inquirenti di Arezzo si concentreranno vertice dell’Istituto di credito che nel 2013, quando la situazione patrimoniale era già critica, inviarono disposizioni affinché si cercasse di coinvolgere il maggior numero possibile di investitori. Quegli strumenti finanziari erano destinati a clienti istituzionali ma furono invece indirizzati verso i clienti retail. La Finanza ha scoperto che sono state alterate anche le schede personali di chi investiva


Il grande imbroglio delle obbligazioni di Banca Etruria ebbe dei mandanti e degli esecutori. Le vittime furono i correntisti persuasi ad acquistarle nonostante si trattasse di un “prodotto” finanziario destinato a “clienti istituzionali”. La Procura di Arezzo, per or, ha chiuso le indagini che preludono la richiesta di rinvio a giudizio, come riporta il Corriere della Sera, per trenta direttori di filiale. A tutti è contestata la truffa aggravata. Poi gli inquirenti si concentreranno vertice dell’istituto di credito che nel 2013, quando la situazione patrimoniale era già critica, inviarono disposizioni affinché si cercasse di coinvolgere il maggior numero possibile di investitori.
Le indagini hanno fatto emergere che il management aveva prescritto che quegli strumenti venissero presentati come sicuri, analoghi a Btp, cioè i titoli di Stato. Era stato il suicidio di Luigino D’Angelo, un pensionato di Civitavecchia che si era tolto la vita dopo il decreto “salvabanche” perdendo oltre 100mila euro, a far scattare l’indagine per truffa. Nella lettera d’addio alla moglie l’uomo aveva scritto di essere stato ingannato: “Ciao amore, ti ho voluto tanto bene, grazie del bel tempo passato insieme, sei una donna speciale. Denuncia il direttore e gli addetti ai titoli per comportamento scorretto, anzi, direi criminale…”.
Nel mirino degli inquirenti anche i due funzionari che ordinarono di “piazzare” quei titoli a tutti i costi, anche a risparmiatori che per livello di istruzione, professione e obiettivi dell’investimento non avrebbero mai dovuto averli in portafoglio. Secondo la procura le pressioni partivano dall’alto, cioè dal consiglio di amministrazione guidato dall’ex presidente Giuseppe Fornasari affiancato dal vicepresidente Lorenzo Rosi, entrambi indagati per bancarotta fraudolenta e dal direttore generale Luca Bronchi. Il tutto avveniva in una fase in cui l’istituto, stando alla relazione del commissario liquidatore Giuseppe Santoni, era già in una “situazione irreparabile“. A confermare la modalità di pressione da parte dei funzionari sono stati gli stessi direttori di filiale indagati durante l’interrogatorio, ma poiché hanno mostrato di essere consapevoli del danno provocato ai clienti, per loro è scattato, come prevede la legge, il concorso nello stesso reato. Avrebbero potuto rifiutarsi secondo la Procura.
In qualche caso il cliente è stato persuaso ad abbandonare un investimento più sicuro, a capitale garantito per indirizzando sulle obbligazioni subordinate, rischiosissime. Le indagini della Guardia di Finanza hanno poi accertato che sono stati commessi anche dei falsi: nelle schede personali dei clienti sono inserite indicazioni non veritiere – scrive il quotidiano di via Solferino – sul titolo di studio, professione, età di chi accettava. Falsificato anche un altro dato importantissimo: la percentuale dei soldi investiti. Proprio per nascondere gli altissimi rischi a cui venivano sottoposti inconsapevolmente i clienti retail, in molti casi veniva indicato che l’investitore ingannato aveva speso il 15% delle proprie disponibilità anziché l’80, o addirittura il 90% come invece avveniva.
L’inchiesta potrebbe arricchirsi anche di un nuovo capitolo. Dieci giorni fa l’associazione Vittime del Salva-Banche e l’Associazione Amici di Banca Etruria avevano presentato un nuovo esposto contro gli ex vertice dell’istituto in cui si si evidenziava “un ipotetico dolonella modalità di emissione di obbligazioni subordinate Banca Etruria del 2013, finalizzato a vendere in maniera capillare tali rischiosi prodotti finanziari ai piccoli risparmiatori”. Un’ipotesi ulteriore e cioè che le obbligazioni fossero state emesse proprio per recuperare denaro a danno dei clienti. “Nel 2013 infatti il cda della vecchia Banca Etruria decide di emettere e collocare in maniera granulare presso i propri correntisti un importo di obbligazioni subordinate pari a 110 milionicifra anomala per una banca di piccole dimensioni – sostengono le associazioni -. La prima anomalia è che i tassi di interesse nel collocamento delle due obbligazioni subordinate non sono assolutamente commisurati al rischio. Il rendimento di tali obbligazioni subordinate era infatti addirittura inferiore a quello di un titolo di Stato di conseguenza è mancata la percezione del rischio da parte dei risparmiatori”.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/11/13/banca-etruria-verso-il-processo-30-direttori-di-filiale-per-truffa-aggravata-spacciarono-per-sicure-le-obbligazioni/3188637/

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