giovedì 4 agosto 2016

RENZI, VACANZE IN BRASILE CON TUTTA LA FAMIGLIA: CHI PAGA IL CONTO? PROVA AD INDOVINARE

I leader mondiali disertano i Giochi: è più importante la guerra ai terroristi. Non per Matteo, in cerca di spot

Lo sguardo del mondo non è qui. Non è a Rio. Il braciere olimpico sembra, appare, come fuori fuoco. Non scalda e non protegge.

Fuori c’è la guerra ed è come danzare sulla paura. Gli aerei americani decollano dalla nave d’assalto anfibia Uss Wasp e su Sirte, roccaforte libica dell’Isis, e bombardano. Si andrà avanti almeno per un mese. I prossimi raid potrebbero partire da Sigonella o da altri base italiane. Non saremo più spettatori. L’equilibrio, ovunque, è un miraggio. L’Isis ha portato la guerra nelle città, nella vita quotidiana, dove mangi, fai festa, riempì la busta della spesa, passeggi, respiri. Le certezze geopolitiche sono finite, il caso Turchia tiene in allarme tutti, con Erdogan che intanto bestemmia contro Roma. Ecco, la Rio a cinque cerchi, sotto un governo brasiliano senza più autorità e dignità, prega che il mondo davvero resti fuori.

In questa terra de bagunça, questa terra del caos, è arrivato sorridente Matteo Renzi, con moglie e figli. Non dite che è una vacanza, ma ci assomiglia. È il primo viaggio con il suo nuovo aereo in stile Air Force One. Come Obama, solo che qui Obama non c’è e non ci sarà. Manda John Kerry, segretario di Stato come rappresentanza. L’equivalente italiano, Paolo Gentiloni, deve averci provato, ma Matteo gli avrà detto: scordatelo. Eccolo qui, allora. Ma questi sei giorni di Renzi a Rio stanno diventando un po’ un caso. È l’unico premier che ha staccato in una situazione così delicata. E l’immagine è di chi non ha voluto perdersi l’occasione di un viaggio organizzato con famiglia alle olimpiadi. Con l’aereo nuovo, per farsi i selfie con le medaglie d’oro, per portare fortuna, per lasciarsi alle spalle la noia politica di Roma. Non sarà così, ma è il messaggio che sta passando. Rio senza dubbio lo attrae, come immaginario culturale. È l’occasione per visitare Salvador de Bahia, la terra magica dei romanzi di Jorge Amado, qui c’è la missione fiorentina di Mauro Barsi, la onlus «Agata Smeralda». Qui Renzi si immagina una sorta di eroe dei due mondi, un Garibaldi: «L’Italia che cambia è anche l’Italia dei volontari, dei cooperatori, dell’associazionismo. Ecco perché oggi a Salvador di Bahia sono felice di ritrovate alcuni amici di antica data. Ma voglio anche e soprattutto rappresentare a livello istituzionale l’Italia che crede nella cultura del dono e della solidarietà. Viva Salvador, viva l’Italia». E poi l’inaugurazione di «Casa Italia», dove il Coni ha il suo quartier generale. Alla fine però anche lui finisce per apparire fuori fuoco. Perché è qui a Rio? E gli altri dove sono? Assenti, o meglio impegnati altrove. Non se la sentono di lasciare il Paese senza guida.

Non verrà Angela Merkel. Neppure lo spagnolo Mariano Rajoy. Resta a Londra Theresa May. Hollande sta lì che ancora non sa cosa fare. Pensava di passare due giorni, poi ci ha ripensato, la crisi politica francese lo preoccupa, ma la Francia ha anche troppi affari da sbrigare con le forze armate brasiliane, tipo i sottomarini nucleari e allora magari verrà. Shinzo Abe partirà dal Giappone, ma solo per la cerimonia di chiusura. Raccontano che Putin abbia speso già 10 milioni e passa di reais per l’hotel a Rio, ma ha dato forfait, qui il motivo è il doping e la squalifica degli atleti russi. Le stanze passeranno ai dirigenti del comitato olimpico. Rio, adesso come adesso, non è il mondo. Il centro è altrove.

L’istinto ti direbbe di continuare a sognare. Le Olimpiadi sono nate e rinate come una speranza di pace, una pausa tra due notte gravi, un sospiro, una formula magica per scacciare il buio. Magari Renzi ha ragione a stare qui. Ma non è una vacanza. È una scommessa, molto molto difficile da vincere. Non serve un portafortuna, ma che ognuno faccia il proprio dovere, con coraggio e buon senso. Qui a Rio l’Italia ha già un portabandiera. È una ragazza che non stacca mai e nuota veloce. Fuori da questa città sospesa nel tempo l’Italia aspetta qualcuno che sappia trovare la mappa che ci porti fuori da questa stagione senza luce.

1 commento:

  1. E' la sua voglia di fare ciò che non avrebbe mai potuto nè per soldi nè per interesse.Uno come lui avendo la possibiltà economica prima di esser Premier avrebbe fatto un bel giro per tutta l'Italia che non conosce

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