sabato 12 marzo 2016

"Il cordoglio di Mattarella? ​Per me non ha alcun valore"

La vedova di Salvatore Failla: "A Renzi, al ministro Alfano dico che dovevano mobilitarsi per portarmi mio marito vivo..."


Sergio Rame

"Non voglio politici al funerale di Salvo". Il dolore di Rosalba è devastante. Non può essere colmato da nessuno. Men che meno da uno Stato che si limita a mandare comunicazioni di circostanza e a farsi fotografare unicamente coi tecnici che ce l'hanno fatta, che a casa sono riusciti a tornare. "Il messaggio di cordoglio di Mattarella? Mi spiace ma per me non ha valore, non mi tocca - continua la vedova di Salvatore Failla, uno dei due ostaggi ammazzati in Libia - non volevo condoglianze, volevo mio marito vivo". Non fa sconti a nessuno: "A Renzi, al ministro Alfano dico che dovevano mobilitarsi per portarmi mio marito vivo...".

Fino al giorno prima della notizia dell'attentato la Farnesina l'aveva rassicurata: "Presto suo marito tornerà a casa". Poi la telefonata presa dal salone di casa, al fianco delle figlie Eriha ed Eva. Poche parole: "Signora, c'è stata una disgrazia...". "Non dico che non mi sento italiana, ma questo Stato ha fallito - dice oggi aRepubblica - gli uomini delle istituzioni finora non hanno avuto il coraggio di chiamarmi". Solo ieri il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni si è degnato di alzare il telefono. "Forse - continua - perché non sanno cosa dirmi, forse perché non sono riusciti a liberare Salvo, forse perché non riescono neppure a rispondere alla richiesta di evitare che gli facciano un'inutile autopsia in Libia". Per Rosalba il marito e il collega Fausto Piano hanno "pagato con il salngue laliberazione dei colleghi" Gino Pollicardo e Filippo Calcagno.

Qualche dubbio sulla ricostruzione dei fatti, Rosalba ce l'ha. E non lo nasconde: "Io non so come sia andata esattamente ma ho appreso che Salvo e Fausto sono stati tenuti separati da Calcagno e Pollicardo durante l'ultima parte della prigionia, e sono morti ventiquattr'ore prima della liberazione degli altri due". Tuttavia, sospetta che ci sia stata "una trattativa basata su un riscatto". Una trattativa che è andata a finire male. Per far luce tutti tutti questi misteri diventa fondamentale che l'Italia riesca a impedire ai libici di effettuare l'autopsia. "Se mettono le mani lì, la prima autopsia finirà per inquinare quella che si deve fare a Roma, presente un nostro medico legale - spiega poi alCorriere della Sera - o vogliono mischiare tutti le carte, coprire l'imbroglio su questa tragedia?". Dall'autopsia si può, infatti, capire se c'è stata una esecuzione o se si è trattato di un conflitto a fuoco. E, in questo caso, si potrà anche capire chi ha sparato contro chi: bande armate, forze di polizia o servizi segreti. "A me serve la verità - dice ancora - altrimenti questo rischia di diventare un altro caso Regeni".

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