giovedì 5 gennaio 2017

CLAMOROSO: la stampa estera umilia quella italiana e difende la Raggi da tutto il fango ricevuto

Virginia, un femminicidio mediatico

Premessa: 1) non ho mai votato per il Movimento 5 Stelle; 2) non ho mai incontrato Virginia Raggi e, perciò, non mi permetto di giudicarla; 3) non entrerò nel merito delle questioni romane (la pesante eredità del passato, i pasticci nel formare la giunta, gli scontri fra il sindaco e i suoi colleghi di partito) che non mi sono del tutto chiare e, comunque, meriterebbero un’analisi seria e approfondita.
Però…
…però sento l’obbligo – sì, l’obbligo – di spendere qualche parola per quanto è avvenuto e sta avvenendo, dal 20 giugno 2016 (giorno dell’elezione), nella vita della trentottenne che guida dal Campidoglio la città caput mundi (prima donna in 2.769 anni di Storia).
Partiamo dall’inizio.
La sua vittoria non ha suscitato il benchè minimo entusiasmo tra le numerose aggregazioni femminili italiane, di solito orgogliosamente velocissime nel sottolineare i successi di signore e signorine.
Anzi…
Riporto quanto ho scritto proprio qui dopo il voto: “L’appartenenza grillina ha oscurato l’appartenenza di genere, diciamolo (…) Perfino fra le militanti di molte associazioni femminili. Da cui è arrivato un fragoroso silenzio o, tutt’ al più, qualche cigliosa presa d’atto, giungendo  addirittura a sottolineare maliziosamente le differenze fra Chiara Appendino (che a Torino ha sbaragliato il sindaco uscente, Pietro Fassino) e la Raggi in termini di obbedienza al Movimento 5 stelle. Di più. Si è rimproverato a entrambe di non aver usato il sostantivo sindaca al posto di sindaco… Nessuna, insomma, ha stappato entusiasticamente bottiglie di champagne nella trincea rosa del Paese. E sul fronte maschile come è andata? Peggio mi sento (a cominciare dal marito della Raggi, che proprio la sera dell’elezione, con una lettera aperta diffusa via Twitter, ha messo in piazza la crisi del loro matrimonio; ed è stato bacchettato su l’Espresso). Come ha raccontato Nadia Somma, di Demetra donne in aiuto, Chiara e Virginia sono state trattate alle stregua di due fenomeni da baraccone, scatenando uno “stupidario”: “Riferimenti all’abbigliamento e all’avvenenza, linguaggio informale (per molti giornalisti e giornaliste sono “le ragazze” e  Raggi è “a moretta”) o smaccatamente sessista (bambola, bambolina, fatina). Alcuni articoli sono irritanti altri involontariamente comici”. E giù con una serie di citazioni. Ben visivamente riassunte, peraltro, nel tweet di Tania Marocchi, dell’European Policy Centre, che offre un eccellente colpo d’occhio sui titoli dei quotidiani italiani: da “Roma in bambola” (Il Tempo) a “Ma saranno capaci?” (Libero)”.
Questo, appunto, all’inizio.
Dopo, tra luglio, agosto e settembre, è andata ancor peggio.
Decisamente peggio.
Senza – lo ripeto – entrare nel merito delle complesse vicende politiche, annoto che Virginia è stata costantemente sbattuta in prima pagina.
È stata sottoposta, cioè, al trattamento che (in un tempo per fortuna lontano) si riservava ai mostri della cronaca condannandoli prima dei processi.
Non basta.
In poche settimane ha avuto da parte dei telegiornali più minutaggio di quanto il Movimento 5 Stelle abbia collezionato negli ultimi due anni.
E il culmine è stato raggiunto domenica 11 settembre.
Quel giorno, infatti, tutti i più importanti quotidiani italiani, i notiziari televisivi e radiofonici hanno utilizzato un banale articoletto sul maltempo dell’Osservatore romano, il quotidiano del Vaticano, elevandolo al rango di presa di posizione della Santa Sede contro l’operato della Raggi.
Una balla spaziale.
Tanto che, letti i giornali, l’autorevole Monsignor Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato, si è affrettato a smentire.
Qualcuno ha forse detto o scritto “Abbiamo sbagliato”?
Qualcuno per caso ha chiesto scusa al Vaticano e al Campidoglio?
Nisba.
Solo Marco Travaglio, su il Fatto Quotidiano e, poi, in tv, ospite di Lilli Gruber aOtto e mezzo, ha parlato chiaro, anzi chiarissimo, raccontando, dati alla mano, come la stampa abbia gonfiato il… nulla e insabbiato, il giorno dopo, le parole di Becciu.
Capito?
Mica è finita.
Alla ricerca di non si sa bene che cosa, le troupe televisive hanno assediato l’abitazione privata di Virginia come non si è mai visto fare, nella lunga storia della Repubblica, con qualsivoglia politico.
E, tuttavia, esclusa la diretta interessata, nessuno ha fiatato.
Mentre, per dire, è bastata una vignetta sul ministro Maria Elena Boschi per scatenare il pandemonio e financo lo sdegno di chi, paladino “Senza se e senza ma” della satira, proclamava “Je suis Charlie”.
Ecco, concludo.
Scommetto che se al posto della Raggi ci fosse qualcun'altra e subisse lo stesso trattamento si urlerebbe al femminicidio mediatico.
Invece qui – a parte Travaglio – stanno tutti zitti.
E, quel che è peggio, tutte zitte…

Fonte: http://www.tvsvizzera.it/radio-monteceneri/Hypercorsivi/Virginia-un-femminicidio-mediatico-8041420.htmlb

"Indagava i potenti e ha fatto condannare Verdini".Comandante dei Ros trasferito e messo a fare l'insegnante

di Luca Comellini
Da investigatore a insegnante. È questo il premio che è toccato all'ormai ex comandante del Raggruppamento Operativo Speciale (Ros) di Firenze, colonnello Domenico Strada, che dallo scorso mese di agosto, a soli tre anni dalla pensione, è stato destinato alla scuola marescialli e brigadieri dell’Arma con l’incarico di insegnare alle nuove leve della Benemerita le tecniche investigative. I successi nella lotta in prima linea contro criminalità organizzate nella Palermo degli anni '90 e poi quelli conseguiti alla guida del Ros di Firenze contro i colletti bianchi della cricca delle Grandi Opere, del G8, della Tav e dell’inchiesta “Sistema” sugli appalti che ruotavano attorno all’ex sovrintendente alle infrastrutture Ettore Incalza non sono serviti a fargli concludere, magari con un incarico operativo di prestigio, la sua carriera di investigatore più apprezzato ed esposto d'Italia come, invece, avrebbe meritato.

Così il colonnello Domenico Strada, dopo i 14 anni passati al comando del Ros del capoluogo toscano lo scorso agosto ha lasciato l’attività operativa per dedicarsi all’insegnamento proprio in quella scuola marescialli di Firenze che per anni è stata al centro delle sue indagini e dei successivi processi che ne sono scaturiti e hanno visto sul banco degli imputati, poi condannati, noti personaggi politici come Denis Verdini (ALA) ed ex alti dirigenti ministeriali come Angelo Balducci e Fabio De Santis.
Secondo quanto riportava ieri il quotidiano indipendente diretto da Maurizio Belpietro, in un articolo firmato da Giacomo Amadori, quello riservato al colonnello Strada sarebbe “Uno scherzo del destino che per molti ha il sapore del contrappasso. Ma che sopratutto assomiglia a una punizione”. “In molti – prosegue l’articolo – indicano in Verdini il mandante di questo brutto tiro”. Per capire meglio il perché, nell’articolo di Amadori, il senatore di Ala venga indicato come il “mandante” del “brutto tiro” riservato all’ormai ex comandante del Ros di Firenze, occorre fare un passo indietro e tornare allo scorso 10 febbraio quando la Corte di Cassazione confermò le condanne per corruzione aggravata nella vicenda della “Scuola Marescialli” dei Carabinieri dei due ex alti dirigenti ministeriali Angelo Balducci e Fabio De Santis e dei costruttori Riccardo Fusi (Btp) e Francesco Maria De Vito Piscicelli.
L’inchiesta, che era solo uno dei capitoli della maxi indagine sulla cricca delle Grandi Opere, fu avviata e sviluppata dai sostituti procuratori di Firenze Giuseppina Mione, Giulio Monferini e Luca Turco e dal Ros Carabinieri che fino allo scorso mese di agosto era guidato proprio dal colonnello Strada. Secondo le accuse, confermate dalle condanne nei processi di primo grado e di appello, l’ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci e il suo braccio destro Fabio De Santis, che nel 2008 era stato nominato provveditore alle opere pubbliche di Firenze dal ministro Altero Matteoli, misero le loro funzioni pubbliche al servizio degli interessi dell’imprenditore Riccardo Fusi, con l’intermediazione interessata di Piscicelli.
Una costola di quel processo, che vedeva il senatore di Ala imputato per corruzione nella vicenda dell'appalto per la Scuola Marescialli di Firenze, venne stralciata e arrivò per competenza a Roma dove ha poi trovato la sua prima conclusione il 17 marzo scorso con la sentenza di condanna a 2 anni di reclusione per Denis Verdini. I giudici della VII sezione penale di Roma nelle motivazioni scrivono, nero su bianco, «Le prove acquisite depongono per la piena conoscenza» del senatore Denis Verdini «dell’intera vicenda della Scuola dei Marescialli e della natura corruttiva dei rapporti intercorsi tra gli imprenditori Riccardo Fusi e Francesco De Vito Piscicelli da un lato e il presidente del consiglio nazionali lavori pubblici Angelo Balducci e Fabio De Santis, provveditore interregionale delle opere pubbliche per la Toscana, dall’altra».
In quella sentenza il nome del colonnello Strada “è citato ben quattro volte per il suo fondamentale ruolo di “teste operante””, scrive sempre Amadori. La scuola dei marescialli e dei brigadieri dei carabinieri dove adesso insegna il colonnello Strada era nata per accorpare le reclute dislocate nella sede della caserma Mameli di piazza della Stazione a Firenze e quelle di un'altra caserma, la Baldissera che si trova sul Lungarno. La scuola che è stata inaugurata nel 2007 è costata ai contribuenti circa 450 milioni a fronte dei 270 inizialmente previsti. “Oggi, - conclude l’articolo di Amadori – al tempo del giovane premier, può succedere quello che in altri periodi sarebbe stato impensabile. Persino di far fare penitenza, nel silenzio generale, ad un investigatore scomodo.”.

Fonte: http://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/comandante-ros-cricca/

NOTIZIA FANTASTICA DA ROMA! LA RAGGI TAGLIA UN ENORME SPRECO PER I CITTADINI ROMANI MA NESSUNO NE PARLA

#RomaTagliaGliSprechi: via gli incarichi esterni

di Virginia Raggi
È giusto fare chiarezza e dare una corretta informazione sugli incarichi esterni a tempo determinato conferiti dal Campidoglio. E va quindi accolta come una buona notizia, da chi come noi considera la trasparenza un valore fondamentale, l'attenzione crescente della stampa e dei partiti su questo tema, come mai accaduto fino all'insediamento della nostra amministrazione.
Per capire la portata del fenomeno e il cambiamento che si è prodotto con il nostro arrivo bisogna dare quindi un po' di dati. Il primo: il numero degli incarichi conferiti dalla attuale amministrazione capitolina ex art. 110 del Tuel, che disciplina i contratti a tempo determinato per i dirigenti, al momento è pari a 'zero'. Si tratta dei contratti solitamente più onerosi. Secondo dato: finora sono 33 i contratti stipulati ex art. 90 del Tuel, relativi all'attività di staff di sindaco e assessori, per una spesa totale di poco più di 1 milione e 800mila euro.
Vale la pena fare un confronto con il passato: solo dal 2012 al 2015 le precedenti amministrazioni comunali hanno stipulato 124 contratti ex art. 110 e 187 ex art. 90 per una spesa complessiva di 29.606.617,45, pari a oltre 7 milioni e 400mila euro l'anno.
La differenza col presente mi sembra talmente evidente da non dover dire altro. Si potrebbe giusto aggiungere che, visti i vergognosi sprechi del passato, a noi la trasparenza conviene. Ad altri, forse, conviene solamente restare in silenzio.

Freccero spreca elogi per il M5S e umilia Malapezzi (PD):"Avete fallito miseramente".



"Il motivo per cui ho accettato questa candidatura è scritto nel comunicato sul blog di Beppe Grillo: "nessun filo ha legato e legherà mai Freccero al M5S". Sono anche molto lusingato di aver ricevuto il voto da Nicola Fratoianni, rappresentante di un' area politica più vicina alla mia sensibilità e alle mie convinzioni. 
Ma l'idea del M5S che la Rai debba uscire completamente dall'influenza dei partiti, corrisponde esattamente alla mia visione del problema. Ho lavorato in contesti diversi, sia di destra che di sinistra, ma ho sempre mantenuto la mia indipendenza pagandola a caro prezzo. 
C'è infine un motivo per cui ritengo un dovere da parte mia accettare l'incarico. In un momento di drammatico decadimento del paese sia sul piano economico che culturale ognuno di noi è chiamato a fare la sua parte per il bene comune. E l'intervento più efficace si ottiene nel campo in cui si hanno più competenze. Faccio televisione da tantissimi anni (ho girato a Roberto Fico il mio CV), ho lavorato sul prodotto e sulla teoria. Penso che la Rai debba ritornare ad un ruolo di servizio pubblico ma debba farlo con una visione completamente nuova. 
Con le espansioni delle reti a pagamento e il contemporaneo scadimento della televisione generalista, rischiamo di creare un pubblico a due velocità: un pubblico dotato di capitale economico e culturale e un pubblico privo di entrambi. Un pubblico che, già discriminato dalla scuola a pagamento, finisce anche nel tempo libero nel ghetto di un consumo televisivo sempre più basso. Oggi la scuola è declassata da strumento di formazione ad avviamento al lavoro. 
Bisogna ricostruire un pensiero critico nel Paese. 
Caro Beppe, con ironia, con allegria, da parte mia farò tutto il possibile. 
Ciao a tutti, e criticatemi criticatemi criticatemi." Carlo Freccero

Bufale, M5S e la Raggi: per i media l’importante è creare lo scandalo



Il nuovo codice etico del M5s e l’ennesima accusa lanciata dal blog da Beppe Grillo contro tv e carta stampata sono stati messi in un unico pentolone e cucinati secondo una consolidata ricetta. “I giornaloni”, senza contare le copertine dei tg nazionali, e quei “ricettacoli di inquisiti, imputati e condannati impuniti che sono i partiti di destra, centro e sinistra”, secondo la definizione sintetica di Marco Travaglio difficile da contestare attenendosi ai fatti, hanno puntualmente demolito le regole che escludono qualsiasi automatismo tra avviso di garanzia e dimissioni.

E l’hanno fatto naturalmente citando a sproposito il garantismo e puntando minacciosamente l’indice contro il presunto salvataggio di Virginia Raggi che dovrebbe essere messa al riparo dall’avviso di garanzia che per momento le hanno indirizzato i media, il Pd e Gasparri.

Gli slogan più fantasiosi e gettonati tra le teste d’uovo renziane per stigmatizzare “la svolta garantista” di Grillo, anche se stando a quanto avvenuto finora nessun eletto in quota M5S era stato mai sospeso né tantomeno espulso esclusivamente per l’iscrizione nel registro degli indagati o per aver ricevuto un avviso di garanzia, vanno dal “codice salva-Raggi come legge salva-Previti” lanciato da Michele Anzaldi allo sfottò demenziale di Andrea Romano “il M5S è passato da onestà-onestà a maestà-maestà” in riferimento al presunto strapotere del garante nel valutare i singoli casi.

E in perfetta, singolare consonanza con le accuse lanciate dal Pd e da FI, dall’alto dell’indiscussa competenza sui provvedimenti ad personam, si collocano titoli e “retroscena” delle grandi testate, tra cui brilla ancora una volta La Stampa che allerta i lettori sugli stratagemmi degli “strateghi” della Casaleggio per “fare della Raggi una martire” secondo un piano molto suggestivo che tra loro chiamano “Operazione Giovanna D’Arco”.

Sempre secondo quanto riferisce Ilaria Lombardo, la folgorazione per i maghi mediatici della Casaleggio sarebbe venuta quando la Raggi si è commossa alla messa di Natale alla Caritas, episodio “toccante” peraltro ignorato dai media dopo settimane di assedio ininterrotto, spezzando lo stereotipo dell’algida ambiziosa senza cuore. L’aspetto più divertente dell’operazione, molto al di là delle intenzioni di chi la descrive, è che “la narrazione mediatica” che deve far passare Virginia Raggi “per vittima dei poteri forti e dell’accanimento dei media sempre pronti ad alimentare il rogo del martirio”, in vista del voto anticipato, non è un parto delle menti diaboliche di Grillo e Davide Casaleggio, ma la semplice ricostruzione dei fatti secondo un numero molto rilevante di lettori, telespettatori e, prima o poi, cittadini elettori.

Infatti se tutti i limiti e l’inadeguatezza dimostrata alla prova dei fatti pur in una situazione proibitiva come Roma non hanno seriamente intaccato il consenso per il M5S un motivo c’è: ed è in primo luogo l’accanimento, l’ossessione, il desiderio di linciaggio quasi sempre prevalente sull’analisi e sulla critica che hanno mostrato all’unisono i cascami della partitocrazia e la casta giornalistica accomunati dall’autoreferenzialità e dal dogma del primum vivere.

Forse sarebbe il caso, al di là degli eccessi o delle provocazioni di Grillo sui tribunali del popolo per difendersi dalla disinformazione e dalle falsità delle tv e dei giornali, che pre-esistono alle bufale del web e di cui noi italiani continuiamo a essere vittime dopo un ventennio berlusconiano e un biennio renziano, di non sottovalutare il discredito diffuso di cui “godono” i media tradizionali e che induce a rifugiarsi sul web.

Se online proliferano le bufale e certamente non sono addebitabili tout court, come puntualmente viene fatto, a Beppe Grillo e al M5S che hanno subito accuse odiose per fake di cui sono stati vittime come quello a cura della signora Brunetta alias Beatrice Di Maio, il rimedio non può essere di natura censoria come sembra suggerire se non imporre l’establishment politico- istituzionale. E mettere all’indice chi dice che le notizie false non le fabbrica solo il web e che la censura non è la soluzione, non migliora la qualità del web e non fa nemmeno aumentare la fiducia nel giornalismo tradizionale né il numero delle copie vendute.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/01/05/bufale-m5s-e-la-raggi-per-i-media-limportante-e-creare-lo-scandalo/3297548/

Era il 2014 e Grillo denunciava il terremoto di MPS e Profumo in questa conferenza con i bancheri



Intervento di Beppe Grillo all'assemblea degli azionisti del Monte dei Paschi di Siena
"Noto innanzitutto l’atmosfera. Se parlate con l’azionista è devastato per il suo investimento, si lamenta e è furioso. Poi vedo una ostentata calma della presidenza, di questi signori che non conosco, presumo che ci sia un notaio. Ostentate una calma straordinaria. 
Io vengo da Genova, come il dottor Profumo, conosco il dottor Profumo, la vita che ha fatto, era un ex casellante, lavorava di sera, si è fatto da solo, un uomo molto importante, però è un uomo completamente non adatto a gestire questa situazione perché è indagato di frode fiscale. Questa banca era una banca florida, era una banca straordinaria, nel ‘95 è stata diciamo privatizzata, queste parole che ormai non hanno più assolutamente il significato che avevano, è stati politicizzata, è entrato un partito dentro con una fondazione, nominata da chi sapete benissimo comuni, regione, provincia, sono entrati questi del PD, ex DS, che ha governato questa regione per 40 anni.
Da lì è stato compiuto, dall’inizio, lo scempio totale di questa banca, è stata privatizzata, una Spa, portata in borsa, fondazione, ha iniziato a allargare al mercato.
Quando non si hanno i concetti si parla del mercato, ma chi è il mercato? Il mercato che gioisce? Il mercato che resta sbigottito? Che perde? Il mercato sono i soliti squali il mercato, che entrano nelle spa, nelle società, e parliamo di Caltagirone, Gnutti, sono sempre gli stessi. Questi entrano, investono e vogliono i dividendi, per dare i dividendi questi signori hanno disintegrato una delle più belle banche del mondo. Si sono venduti tutto! I loro capitali, le banche, i palazzi a Roma, le tenute, la Cassa di Risparmio di Prato, si sono venduti i gioielli e hanno piano piano spolpato una azienda che prima della privatizzazione del ‘95 aveva un valore di 20 miliardi di Euro, adesso siamo sotto i due, forse.
Poi che cosa è successo? Che si è presa la mano, le vendite continuavano e poi Antonveneta. Sapete meglio di me, io non voglio fare il professore, io faccio un altro mestiere, però Antonveneta, costa tre e si paga 10, si prende il passivo di una banca, lo si incamera dentro la banca. Queste operazioni fanno sì che una banca come questa scompaia piano piano.
Ora io sono venuto a dirvi una cosa: lei (indirizzandosi a Profumo) come Presidente la prima cosa che doveva fare era aprire una inchiesta, perché qui siamo in un caso che va oltre la Parmalat. Io ero stato chiamato alla Parmalat proprio perché due anni prima che fallisse andavo negli stadi, facevo gli spettacoli facevo vedere il bilancio e dicevo è una azienda fallita, lo sapevano tutti che era fallita la Parmalat. Il disastro di questa banca lo sapevano tutti, i media, i giornalisti, gente della finanza. Si doveva aprire una commissione, chiamare tutti i segretari del Partito Democratico dal ‘95 a oggi e far loro delle domande, perché qui abbiamo un buco di 14 miliardi di Euro, 28 mila miliardi di lire, oltre la Parmalat.
Presidente Profumo: “dott. Grillo poi mi dirà dove ha recuperato il numero dei 14 miliardi di Euro”
Beppe Grillo: “Va bene, però mi faccia andare avanti. Abbiamo un buco di 14 miliardi di Euro…”
em>Presidente Profumo: “No, non abbiamo un buco per precisione, non abbiamo assolutamente questo buco…”
Beppe Grillo: “E va beh, ma ora vediamo, perché il problema è che mancano, c’è un buco notevole, se non saranno 14 saranno 13 e 8. C’è anche una domanda, chi ha controllato? Chi doveva controllare queste cose? Siamo sempre alle solite! La Banca di Italia, chi c’era Draghi?! Chi doveva controllare? La signora Tarantola, capo della vigilanza di Banca Italia? Chi ha controllato, la Consob? Tutta gente che fa un altro mestiere fuorché controllare! Qui siamo veramente a uno dei buchi più grossi che ci siano oggi in Italia e credo in Europa. Abbiamo bisogno di risposte e la risposta è questo signore che viene con la referenza che abbiamo detto prima, che va in giro a aprire cassaforti, a vedere dei derivati e a mettere nel patibolo questo Mussari. Io ci ho parlato una volta, non sa nulla di banche, ma non è il suo compito, non sa nulla di banche…
APPLAUSO DELL'AULA
Beppe Grillo: “Immaginate che non sa neanche fare un bonifico e sentirlo parlare di derivati, che nessuno sa che cosa sono. Investono in derivati, ma se andate a vedere la “curva di Swensen” vedrete che sono un algoritmo, formule, da malati di mente. Infatti Swensen, quello che ha inventato i derivati, aveva ha aperto una sua società, ha investito in derivati e è fallito in 6 mesi, pensate un po’ se si può ancora fare questo!
Poi deve essere recuperato il deficit, una parte del deficit. Che i tre miliardi virgola 9, debbano essere messi dal popolo italiano mi sembra una delle più grosse ingiustizie. Le aziende falliscono, tutte le aziende falliscono, la legge di mercato dice questo, se vai male, se sei gestito male, fallisci. Se mancano i soldi qualcuno li ha presi, qui siamo in una distorsione dove un partito è diventato una banca e una banca è diventato un partito. Questi soldi devono essere tirati fuori, ma non dai tre virgola 9 miliardi presi dai cittadini italiani, dall’Imu, dalle persone che sono fuori a protestare.... Questa è una azienda che dovrà licenziare migliaia di persone tra breve, è una azienda che dovrà riscattarsi in qualche modo, ma non si riscatterà avendo una gestione come questa.
Quindi io vi auguro di cercare di resistere a questa cosa e io voglio, vorrei, come azionista, come cittadino, come persona, fare chiarezza, perché questi soldi non ci sono. Chi li ha presi? Allora li mettiamo sul banco degli imputati e devono essere processati dall’opinione pubblica, dai risparmiatori e dai lavoratori, che non devono rimetterci una lira e neanche il posto di lavoro.
Io ho finito.
APPLAUSI DELL'AULA"

Travaglio:"Siete la banda dei disonesti". Ecco come ha difeso il M5S e annientato i partiti.

La banda dei disonesti (Marco Travaglio)
Il Fatto Quotidiano del 5/1/2017

Avete finito di ridere per le polemiche dei partiti contro il Codice etico dei 5Stelle al grido di “siamo tutti uguali”? Mettetevi comodi, perché si ricomincia. Forza Italia e la sua bad company Ncd (Nuovo centro detenuti) un Codice etico non ce l’hanno, per la stessa ragione per cui non l’avevano la Banda della Magliana e il Clan dei Marsigliesi. Invece il Pd ce l’ha. Art. 2: “Le donne e gli uomini del Partito democratico ispirano il proprio stile politico all’onestà e alla sobrietà… Non abusano della loro autorità o carica istituzionale per trarne privilegi; rifiutano una gestione oligarchica o clientelare del potere”. Art. 5: “…si impegnano a non candidare, a ogni tipo di elezione, anche di carattere interno al partito” e a far dimettere i rinviati a giudizio, gli arrestati e i condannati anche non definitivi per “reati di criminalità organizzata, terrorismo, armi, droga, sfruttamento della prostituzione e omicidio colposo per inosservanza delle norme sulla sicurezza sul lavoro”, per “corruzione e concussione” e per altri “fatti di particolare gravità” valutati caso per caso dai probiviri. Per il M5S l’incandidabilità e le dimissioni scattano sempre con la condanna in primo grado, ma Grillo e i probiviri possono deciderle anche prima; e sono automatiche anche per chi la fa franca per prescrizione (sempre rinunciabile nel processo dall’imputato che vuol essere assolto nel merito), mentre il Pd è pieno di prescritti.

Il M5S non fa distinzioni di reati (esclusi, si spera, quelli di opinione), mentre il Pd ne cita solo alcuni e quasi tutti – tranne gli ultimi due – non proprio tipici del pubblico amministratore: se uno non è mafioso, terrorista, trafficante d’armi, spacciatore di droga, pappone, assassino, concussore o corrotto, può candidarsi e restare al suo posto. Invece per i delitti più tipici, cioè finanziamento illecito, peculato, falso, truffa, abuso d’ufficio, abuso edilizio, turbativa d’asta, frode ed evasione, inquinamento, nessun problema. L’unico punto dove il Pd è più severo è sull’incandidabilità dei rinviati a giudizio (sempre per quei pochi reati). Ma solo sulla carta, perché poi il suo Codice non lo rispetta. Nel 2015 Vincenzo De Luca fu eletto governatore della Campania pur essendo incandidabile per lo stesso Codice Pd: nella sua collezione di rinvii a giudizio, ce n’era uno per corruzione e concussione (processo Sea Park, poi finito in assoluzione). Per questo, forse, oggi il Pd e i suoi house organ bollano il Codice M5S come “salva-Raggi” (che non ha bisogno di salvarsi da nulla: non è indagata e nemmeno prima gli indagati M5S dovevano dimettersi)....

Articolo intero su Il FQ. di oggi
 http://bit.ly/219FU4
http://www.ilfattoquotidiano.it/il-fatto-quotidiano-prima-…/