martedì 3 gennaio 2017

IL GIUDICE CHE HA COPERTO LA BOSCHI NELLO SCANDALO DI BANCA ETRURIA? PROMOSSO E POLTRONA D’ORO CON TUTTI GLI ONORI. MA CHE COMBINAZIONE, VERO?

Ci sono cognomi talmente roboanti che, o di riffa o di raffa, riescono sempre a sfangarla. Uno di questi è Fanfani, che riecheggia nella storia repubblicana da circa settant’anni.
Tanto che anche oggi si parla ancora di loro.
Al Consiglio superiore della magistratura è in atto un animato valzer di poltrone, condito dai soliti veleni. Ad accendere le polemiche è la prima commissione (che è stata completamente azzerata), quella che decide sulle incompatibilità ambientali dei magistrati. A presiederla sarà, da lunedì, appunto, il grande avvocato penalista, Giuseppe Fanfani, nipote di Amintore, anzi «Nipotissimo» (come dicono ad Arezzo). Non solo lui è stato il difensore «politico» di Banca Etruria, ma anche quello legale. Da sempre lo studio Fanfani è lo studio di riferimento dell’istituto aretino (e della famiglia Boschi). Il figlio Luca, tanto per dirne una, oggi difende Davide Canestri, direttore centrale e responsabile del risk management, indagato per ostacolo alla Vigilanza.
La polemica nasce dal fatto che la prima commissione, additata per aver assunto un carattere «troppo investigativo», è quella che si è occupata per mesi dell’incompatibilità ambientale del procuratore Roberto Rossi, a capo delle indagini sullo scandalo di Banca Etruria. Rossi indagava su Pier Luigi Boschi, ex vicepresidente della banca e padre del ministro Maria Elena, e al tempo stesso era consulente giuridico del governo. Inoltre giurò davanti al Csm di non aver mai conosciuto i Boschi, mentre invece aveva indagato e per tre volte «assolto» l’ex vice presidente di Banca Etruria. A far aprire un fascicolo contro di lui, il membro laico di Forza Italia, senatore Pierantonio Zanettin. Quando il plenum venne chiamato a votare su Rossi, il consigliere Fanfani preferì andarsene. Il motivo? Fanfani, eletto al Csm in quota «Mari» (la ministra), ha difeso Boschi senior dalle cause sulle quali indagava proprio Rossi. Alla fine il caso venne archiviato. Unico contrario: Zanettin.
Ora però alla presidenza arriva Fanfani e a Palazzo dei Marescialli il clima si fa teso. Per alcuni il «Nipotissimo» è stato scelto apposta per far riacquistare alla prima commissione il suo tradizionale stile burocratico e paludato, meno da Santa inquisizione e più da passacarte. «Nei due anni passati in prima commissione ho cercato di interpretare il mio ruolo in modo attivo e non burocratico – commenta Zanettin spostato alla quinta commissione – Ho chiesto l’apertura di molte pratiche sulla base di articoli di stampa. Taluni hanno criticato questo mio attivismo e lo stesso operato della commissione, che avrebbe assunto impropri ruoli investigativi. Spero che la nuova composizione della commissione non preluda ad una sua normalizzazione, come forse all’interno del Csm molti auspicano».
Del resto se Fanfani è bello seduto al Csm lo deve alla Boschi e agli amici dell’Etruria. L’operazione «Fanfani al Csm» è stata gestita personalmente da «Mari» e dai suoi colonnelli toscani: il segretario regionale Dario Parrini e il deputato Marco Donati (fedelissimo di «Mari», il cui padre, Carlo, peraltro, era membro del collegio dei probiviri della banca) hanno convinto il Pd a puntare su quel nome. Del resto, da sindaco di Arezzo, Fanfani, è stato strenuo difensore della banca e della correttezza dei presidenti (cioè quelli che hanno portato al dissesto).
Maggio 2014: Fanfani si schiera contro l’offerta di acquisto della Popolare di Vicenza che avrebbe potuto salvare Etruria: «È inaccettabile». Al suo fianco si schierano papà Boschi e Lorenzo Rosi, ex presidente indagato per conflitto di interesse. A settembre (quattro mesi dopo) Fanfani siede già al Csm.
Il 31 ottobre 2015 a un convegno ad Arezzo sulla legalità (nella foto) c’erano Rossi, Donati e Fanfani, seduti vicini. E «Mari» era l’ospite d’onore. Il cerchio si chiude sempre.

Dopo la denuncia della Raggi scattano le manette per il parassita. I giornali non ne parlarono, come mai?

                                           


Francesco Alvaro, commissario straordinario di Farmacap, la municipalizzata di Roma Capitale che gestisce le 47 farmacie comunali, è agli arresti domiciliari.
È accusato di turbativa d'asta e falso con l'imprenditore Giuseppe Giordano, titolare della società Dragona Servizi, nell'ambito di un'inchiesta che riguarda l'affidamento degli appalti per la mensa di un asilo nido, nella zona dell'Infernetto a Roma.
Alvaro è stato direttore del dipartimento V del Comune di Roma, prima di essere nominato alla Regione Lazio nel 2007 nel ruolo di Garante dell’Infanzia e dell’adolescenza. La Giunta Marino, nel 2014, lo ha messo a capo di Farmacap, la partecipata a capitale interamente pubblico che gestisce le farmacie.
L'indagine ha preso le mosse da un esposto presentato da un altro dirigente della società, che si lamentava dei presunti «atteggiamenti vessatori» posti in essere dal commissario straordinario, e da un secondo esposto dell'attuale sindaca di Roma Virginia Raggi, che aveva denunciato una serie di irregolarità

Precisiamo che la notizia si riferisce a quanto accaduto a settembre ma ci continuiamo a chiedere come mai non sia stata data la giusta importanza a questa notizia. Sarà stato fatto in buona fede? ci auguriamo di si.

"Roma sporca? E’ inutile prendersela con chi amministra.". Ecco il pensiero di Piero Angela.

Ha collezionato un record di 180 mila spettatori paganti con il suo spettacolo divulgativo Viaggio nei Fori, col quale - insieme a Paco Lanciano - ha voluto valorizzare l'importanza e la centralità dei Fori Romani nella cultura italiana, e ora non ci sta a sopportare oltre la spartizione che divide il centro storico di Roma. Piero Angela, in un'intervista rilasciata a Repubblica, si scaglia contro l'amministrazione dei beni culturali, che crede debba essere molto diversa.

Con particolare riferimento alla giornata di domenica primo gennaio, in cui è stato aperto il cancello che separa i Fori di competenza statale da quelli di proprietà del Comune, il divulgatore più famoso della tv italiana ha raccontato il suo sogno per Roma.

"In occasione del nostro allestimento del Foro di Cesare fu anche riattivato un passaggio sotterraneo che passa sotto il grande viale e attraversa i resti del quartiere demolito durante il Ventennio. Non so se scavando si troverebbero ancora resti della Roma imperiale, ma a me piacerebbe molto l’idea di ritrovare la continuità dei Fori. Eliminando la strada e tutti i cancelli. E tornando a quel livello se ne avrebbe un’idea completa, si avrebbe la meravigliosa sensazione di essere veramente nei luoghi maestosi dell’antica Roma, di calpestare il suolo che calpestavano gli antichi romani. L’emozione sarebbe più forte".
Restituire il centro storico delle capitale alla popolazione locale e ai turisti, secondo Angela, darebbe nuovo lustro all'Italia tutta.

"I Fori sono il grande tesoro di Roma, perché riuniscono, con il Colosseo e gli altri monumenti, non solo la storia della città, ma quella dell’umanità intera. Tutto quello che si può fare per valorizzare quest’area è una cosa che va a vantaggio dell’intera Roma, non solo della cultura".
Del resto, Piero Angela ci tiene a precisare che la colpa del degrado di Roma non può essere imputata solo a chi la governa.

"Roma ha problemi antichi che si trascinano, ma credo che ci sia anche una grande mancanza di senso civico. E’ inutile prendersela con chi amministra la città sporca e non con chi la sporca. Ho abitato anche a Bruxelles e lì ogni negoziante deve tenere pulito il tratto di strada davanti con acqua e sapone tutti i giorni".

fonte: http://www.huffingtonpost.it/2017/01/03/piero-angela-sogno-roma-senza-cancelli_n_13935254.html?ncid=fcbklnkithpmg00000001

Travaglio in difesa della Raggi: "Pagina vergognosa del giornalismo italiano"



Era appena settembre e Marco Travaglio in tv, in questa precisa occasione nella trasmissione di Lilli Gruber a Otto e Mezzo, era costretto a condannare il vile accanimento della stampa contro la Raggi a suon di falsità da parte anche di grandi testate giornalistiche. Dimostrazione di un giornalista parziale e leale, perché oltre a difende (giustamente secondo noi) la sindaca di Roma, bacchetta anche il M5S.

SENTITE COSA DICEVA QUALCHE TEMPO FA MENTANA SUL M5S. LO SA ANCHE LUI. PERCHE' SI E' SENTITO TIRATO IN CAUSA FINO A PORTARE GRILLO IN TRIBUNALE?

             


Mentana può denunciare anche tutto il M5S ma è stato proprio lui a spiegare come viene trattato il movimento da parte dei media. Ascoltatelo in questo video di qualche tempo fa!

Mentana: Riguardo a come viene trattato il Movimento Cinque Stelle dagli altri telegiornali, lo dico francamente, ho un alibi, io a quell’ora faccio il mio di telegiornale, quindi non vedo la mia concorrenza! So però che al di là degli altri telegiornali che sono retti da solidi professionisti, c’è una tendenza molto diffusa nell’informazione a trattare il Movimento Cinque Stelle come una sorta di straniero, devo dire che la stessa logica che venne messa in atto per la Lega 20 anni fa, tanto per fare un esempio, un errore clamoroso secondo me nei confronti del telespettatore e dell’elettore eventuale, perché è giusto parlare di tutti i fenomeni, nel caso del Movimento Cinque Stelle stiamo parlando del movimento che è passato da 0 al 25% alle sue prime elezioni parlamentari, come fai a non parlarne è abbastanza inconcepibile, del Movimento Cinque Stelle lo dico francamente, si parla a volte soltanto per delle cose così che sono folcloristiche magari, che ha anche in Movimento Cinque Stelle come altro partito o movimento presente in Parlamento. Se di Renzi si parlasse soltanto per le vicende familiari etc., giustamente, legittimamente si arrabbierebbe e il telespettatore direbbe: non sei equo! Non c’è la stessa equanimità proprio nei confronti dei Cinque Stelle ma questo è molto diffuso e lo sanno tutti e secondo me lo sanno anche coloro che hanno questa sorta di disprezzo o di trattamento di Serie B.

"Post-verità e bufale? Hanno paura perché la gente è contro il sistema".L'analisi perfetta di Travaglio.



Da quando gli elettori han cominciato a votare contro il Sistema, cioè come pareva a loro disobbedendo sistematicamente agli ordini di scuderia trasmessi dai sottostanti media tradizionali, il Sistema si è ben guardato dal domandarsi perché la gente gli preferisca qualunque cosa, anche la più rischiosa: un salto nel buio come la Brexit nel Regno Unito, un miliardario a forma di banana come Trump negli Stati Uniti, un movimento fondato da un comico come i 5Stelle in Italia. Non potendo ammettere di stare sulle palle al cittadino medio per i danni che gli hanno provocato con le loro politiche demenziali, lorsignori si sono inventati una scusa autoconsolatoria: il problema non siamo noi, anzi siamo sempre i migliori; il problema sono gli elettori che, fuorviati e sviati e traviati dal Web, credono alle bufale della Rete e scelgono ciò che è peggio per loro nell’illusione che sia il meglio. Soluzione: controlliamo il Web come già controlliamo (direttamente in Italia, indirettamente in altri Paesi) le tv e i giornali, ripuliamolo dalle bugie e soprattutto dalle verità che non ci piacciono (ribattezzate “post verità” da chi ha fatto le scuole alte), così le pecorelle smarrite ritroveranno il buon pastore e torneranno docili all’ovile.
Ora, che centinaia di milioni di persone votino suggestionate da false credenze, illusioni propagandistiche e autentiche menzogne è un fatto piuttosto noto e antico. Altrimenti Mussolini e Hitler non sarebbero saliti al potere in seguito a regolari elezioni, né avrebbero goduto di tanto consenso per tanto tempo, così come Stalin e altri tiranni. Ma anche molti capi di Stato e di governo democratici. E non solo italiani. L’espressione “post verità” viene usata per spiegare la vittoria di Trump, come se fosse il primo presidente Usa eletto perché racconta balle. E le bugie della Clinton, allora (dalla polmonite ai finanziatori della sua fondazione)? E le post-verità del marito Bill ai tempi della Casa Bianca, non solo su Monica Lewinsky, ma anche sulle “guerre umanitarie” in Jugoslavia&C.? E quelle di Bush jr. & Blair per “esportare la democrazia” a suon di bombe in Afghanistan e in Iraq, in base a prove farlocche sui legami fra i talebani e Bin Laden e sulle armi di distruzione di massa di Saddam?
Veniamo a noi, che di post-verità, ma soprattutto di pre-balle, siamo primatisti mondiali. Per 40 anni, dopo il quinquennio degasperiano, gli italiani votarono un partito di corrotti e di bugiardi come la Dc, per paura che vincessero i noti mentitori del Pci, che spacciavano la tragedia del socialismo reale come il paradiso in terra. Poi, per vent’anni, la maggioranza (sia pure molto relativa) degli italiani stravide per il più grande ballista del dopoguerra, nell’illusione di una rivoluzione liberale che non arrivò mai perché B. aveva priorità più impellenti (non fallire e non finire in galera). Dopodiché caddero in preda ad altri incantesimi: il mito napolitan-montiano dei “tecnici” di larghe intese, scesi dall’Olimpo per salvarci dallo spread. Un disastro.
Vaccinati da vent’anni di berlusconismo, gl’italiani punirono quell’orrido inciucio nel 2013 e Re Giorgio dovette inventarsi una nuova menzogna – la Grande Riforma Costituzionale, panacea di tutti i mali – per ribaltare le urne, riciclare l’ammucchiata destra-sinistra e tagliar fuori gli anti-Sistema (ribattezzati “populisti” da chi ha fatto le scuole alte). Altro fiasco epocale: il governo Letta sbriciolato in nove mesi, il governo Renzi – degno erede della tradizione ballistica berlusconiana – sfanculato al referendum con Grande Riforma incorporata. Ora, siccome tra un anno le elezioni saranno proprio obbligatorie, si tenta di correre ai ripari con altre patacche. Tipo la “disomogeneità” delle leggi elettorali di Camera e Senato. Peccato che l’abbiano voluta Napolitano e Mattarella, avallando e promulgando Italicum per la sola Camera (al Senato restava il Consultellum nella speranza che gli italiani abolissero le elezioni). E questa come si chiama, se non post-verità? Solo che a raccontarla è il presidente della Repubblica che l’altra sera ci ha messi in guardia dalle “falsificazioni del web” e da quell’altro “insidioso nemico della convivenza, su cui tutto il mondo si interroga”: “L’odio come strumento di lotta politica”. Sai che novità: basta rileggere i dibattiti d’aula degli anni 50-60-70 tra Dc e Pci per fare del Parlamento attuale un convento di orsoline. Quella si chiama dialettica fra maggioranza e opposizione. L’“odio” è una ridicola categoria introdotta in politica da B., sedicente fondatore del Partito dell’Amore, per squalificare i pochi che si opponevano davvero. Oggi il presidente e il Pd la riesumano in condominio col “populismo” per screditare i pochi che si oppongono davvero. E soprattutto imbavagliarli. Infatti Mattarella ha aggiunto: “Tutti, particolarmente chi ha più responsabilità, devono opporsi a questa deriva per preservare e difendere il Web da chi vuole trasformarlo in un ring permanente, dove verità e falsificazione finiscono per confondersi”. E quando mai Mattarella è insorto contro le falsificazioni di tv e giornali? Bugie così gravi da truccare le elezioni. Se tutti i media avessero sconfessato le balle di B. sulla persecuzione giudiziaria, ce lo saremmo levato dai piedi un po’ prima. Se tutti avessero scritto la verità su Expo, Giuseppe Sala non sarebbe sindaco di Milano. E se Renzi e la stampa e le tv al seguito non avessero associato il No referendario all’Apocalisse per l’economia, le banche, gli investimenti, il Pil, lo spread, le esportazioni, l’occupazione e persino per i malati di cancro, diabete e cirrosi, quanti Sì in meno avrebbe incassato? E se non si fosse inventato il cavaliere bianco in groppa a Jp Morgan pronto a salvare Mps, quanti soldi pubblici risparmieremmo oggi che il bluff è scoperto? Forse queste erano meno bugie perché non venivano dal Web, anche se poi ci finivano?
Il 23 novembre il Parlamento europeo ha approvato una demenziale risoluzione che lo impegna a “contrastare la propaganda nei confronti dell’Ue”, delle “istituzioni Ue” e dei “partenariati transatlantici” (e da quando, di grazia, è vietato dire male dell’Ue o della Nato?). E il cosiddetto “g a r a nte” dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella è partito lancia in resta contro la post-verità, anzi le “fake news” (anche lui ha fatto le scuole alte), “motori del populismo e minacce per le nostre democrazie”ergo“il settore pubblico deve fissare delle regole” e “intervenire rapidamente se l’interesse pubblico è min accia to”. E, di grazia, chi decide ciò che è vero e ciò che è falso, cosa è di interesse pubblico e cosa no? Pitruzzella? I suoi amici Schifani e Cuffaro? I partiti che l’hanno nominato? L’Antitrust dovrebbe combattere le concentrazioni che bloccano la libera concorrenza sul mercato e anche i conflitti d’interessi. Cioè evitare che la Rai sia controllata dai partiti e Mediaset da un partito, diffondendo carrettate di fake news e post-verità per conto terzi. Ma su questo Pitruzzella non dice una parola. In compenso, la presunta Antitrust fa muro col governo e con B. contro Vivendi che minaccia di comprare Mediaset e liberarla dalla politica: il che sarebbe “un rischio per i consumatori”(così ben informati da 20 anni di propaganda berlusconiana).
Il Web, come tutti i media, è avvelenato dai falsi, ciascuno dei quali però ha il suo antidoto: il giornalismo “firmato” da chi si è costruito una fama di credibilità e risulta autorevole. E infatti è l’antidoto, non il veleno, che allarma questi politici senza elettori e questi giornalisti senza lettori. Che, persi i contatti con la realtà e dunque con la gente, si giocano l’ultima carta per non morire. La carta più vecchia e disperata del mondo: la censura. Siccome sempre meno gente si fida dei megafoni che essi controllano proprio perché raccontano un sacco di balle, lorsignori accusano il Web che non controllano di fare ciò che han sempre fatto loro, per poterlo controllare e farcì quel che han sempre fatto altrove: mentire e fottere....
Articolo intero su Il F.Q. di oggi
http://www.ilfattoquotidiano.it/il-fatto-quotidiano-prima-…/

Ferrara senza vergogna offese gli elettori del M5S:"50mila sfigati che stanno sul blog".

                       
Ospite di Servizio Pubblico, l’ex direttore de Il Foglio Giuliano Ferrara attacca il Movimento Cinque Stelle: “Di Maio dice: ‘Devo sentire gli elettori’. Ma chi sono gli elettori? Sono 50mila sfigati che stanno sempre sul blog di Grillo”. “Sempre meglio che far scegliere a uno solo, cioè Renzi“, la replica di Marco Travaglio.

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