mercoledì 21 dicembre 2016

Poletti junior: “Quelli che vanno via non sono tutti cervelli”

Manuel Poletti - Il figlio del ministro ha un giornale finanziato dal governo

Poletti junior: “Quelli che vanno via non sono tutti cervelli”

Poletti dimettiti”, è un tormentone. Colpa di un paio di frasi: “Conosco gente che se ne è andata ed è bene che stia via, non soffriamo a non averli più fra i piedi”. In mezzo, ci finisce Manuel Poletti, il figlio del ministro del Lavoro. Manuel è il direttore di Setteserequi, il settimanale della provincia di Ravenna. Presiede anche la società editrice, una cooperativa che, in tre anni, ha ricevuto oltre mezzo milione di euro di contributi pubblici. Setteserequi ha due redazioni, certifica 5.000 copie vendute. Nell’elenco dei lettori paganti si segnalano le associazioni economiche locali, di artigianato, di agricoltori, il Pd, le coop del territorio, la potente Cmc: “Ma i nostri sostenitori più importanti sono imprenditori privati vicini a Confindustria”, precisa Manuel.
Manuel, lei è un privilegiato?
Non mi pare. Io mi sporco anche le mani, vado in tipografia e carico in auto i giornali. Da 20 anni faccio il giornalista. Nella nostra cooperativa abbiamo soltanto contratti part-time. Io guadagno circa 1.800 euro al mese.
Setteserequi sopravvive anche con il denaro pubblico.
Vero, rispettando la legge. Il governo Renzi, però, ci ha rovinato.
Prego?
Ha gestito il fondo per l’editoria con tagli retroattivi, dopo che nel 2012 la riforma Peluffo aveva già ridotto giustamente le risorse cambiando i criteri.
Forse dalla Romagna, fra coop rosse e il partito, non si è costretti a emigrare.
Qui c’è un sistema economico che può aiutare, anche aziende editoriali meritevoli come la nostra.
Con 800 mila euro di ricavi totali, ne incassate 250 mila di pubblicità.
Abbiamo 250 inserzionisti che comprano i servizi redazionali o la pubblicità tabellare.
Non saranno così generosi perché suo padre è ministro?
Non credo abbia mai influenzato la nostra attività.
“Se se ne vanno 100 mila italiani, ne restano 60 milioni: non è che i 100 mila che se ne vanno sono intelligenti e quelli rimasti sono tutti pistola”.
Non l’avrei detto in questi termini.
Condivide?
Il significato, sì. Le parole usate, no. Non è automatico considerare un cervello in fuga chi va all’estero e un mediocre chi decide di restare in Italia.
Cosa vuol dire “pistola” per Poletti?
È un’espressione romagnola, di certo non indica un genio.
“Prendere una laurea con 110 e lode a 28 anni non serve a un fico, è meglio prendere 97 a 21”, sempre il ministro.
È una notizia vecchia e ne condivido il significato di fondo.
Traduca.
Che non sempre la laurea con il massimo dei voti assicura la qualità del lavoratore. Non è scontato, almeno.
Manuel, lei ha una laurea?
No, mi mancano pochi esami. Ho 42 anni, mi sono dedicato prima al lavoro e alla famiglia. Ho una bambina. E sono giornalista professionista da cinque anni.
Suo padre si deve dimettere?
No. Perché la sua storia, a parte una frase infelice, racconta di un impegno costante anche per i giovani.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/quelli-che-vanno-via-non-sono-tutti-cervelli/

Denzel Washington faccia a faccia con i giornalisti, contro l'informazione di massa moderna.

Roma, viva il M5s! Ma qualche cosa deve cambiare. L'analisi condivisibile di Jacopo Fo



Il Movimento ha cambiato lo scenario della politica italiana.
Finalmente la Casta si è trovata a fare i conti con una forza politica in grado di contrastarla. Se non ci fosse stato il M5S a dare una risposta civile alla corruzione ci saremmo trovati con un Salvini o un altro Trump italiano come più votato.
E da quando i cittadini hanno dato la fiducia al M5S hanno messo in moto un sistema di controllo sulle scelte degli organismi decisionali dello Stato.
Per la prima volta un gruppo di eletti ha deciso di tagliarsi lo stipendio e restituirlo alla società, per la prima volta un gruppo politico ha rinunciato ai finanziamenti pubblici…
E se andiamo a vedere cosa è successo a Roma per la prima volta una dirigente di un gruppo politico, Roberta Lombardi, ha denunciato pubblicamente la pericolosità di un gruppo interno alla sua stessa organizzazione (Marra e compagnia) dopodiché è andata dai magistrati facendo seguire alle parole un esposto. È la prima volta che un esponente di un gruppo politico rinuncia a “tacere per il bene dell’organizzazione”…

E se c’è chi si stupisce del fatto che la Raggi sia in difficoltà… beh… Credo che sia infantile sperare che chiunque non sia in difficoltà nella gestione di un sistema incancrenito da decenni come quello romano. Destra e sinistra hanno orrendamente collaborato nel lasciar tracimare il malgoverno infettando ogni livello dell’amministrazione della città. Neanche Superman poteva risolvere velocemente la situazione…

Resta però il fatto che la Raggi ha brillato per un misto di leggerezza e cocciutaggine dimostrando di avere una concezione della politica lontana da quella che la maggioranza dei suoi elettori si aspettava. E resta il fatto che è notevole la percentuale di sindaci e di parlamentari scelti dal M5S che poi si sono allontanati o sono stati espulsi.
Quindi spero che nessuno si offenderà se dico che forse qualche cosa va migliorata.
E mi riferisco a una questione centrale per qualunque gruppo politico: come si formano e come si scelgono i dirigenti?
La qualità di un gruppo è determinata proprio da questa questione di metodo.

Nel convegno che a Firenze sancì la nascita delle Liste Civiche posi proprio questa questione. Si possono scegliere quelli che sono più bravi a parlare oppure quelli che sono più bravi a fare.
Proponevo di centrare l’iniziativa del M5S sull’azione diretta, impegnarsi nella creazione di servizi utili per i cittadini: gruppi di acquisto e altri sistemi di consociazione, supporto alle associazioni solidali, supporto legale alle battaglie per la difesa dei diritti e del territorio… Se uno dimostra di essere bravo nella gestione di queste iniziative può candidarsi… E guardando quel che ha realizzato, e come, puoi decidere se votarlo alle primarie web o no.

Allora il Movimento scelse un altro percorso. E devo dire che col senno di poi capisco perché venne scartata la mia proposta che necessitava di tempi e modi lenti e difficili. Si scelse di puntare tutto sulla comunicazione e sul dare una risposta alla rabbia. Rovesciare il tavolo della politica italiana venne reputato più urgente dell’intraprendere la costruzione di un’organizzazione strutturata sulla capacità di azione capillare sul territorio. E il successo del M5S dimostra che la questione che ponevo non era allora prioritaria.

Ma oggi continuare a non selezionare i candidati sulla base delle capacità di gestione di iniziative concrete sarebbe suicida. Gli elettori possono perdonarti una volta l’errore di avere scelto un candidato totalmente inesperto, non te lo perdonano due volte.
E credo sia necessario anche che chi si è distinto nella pratica dell’azione diretta sul territorio poi debba anche ricevere una formazione adeguata: il M5S ha urgente bisogno di creare una scuola di pubblica amministrazione.
E ha anche bisogno di creare un centro di consulenza tecnico legale per supportare sindaci e parlamentari. È assurdo che i sindaci debbano studiarsi da soli strategie energetiche e culturali, delibere e percorsi burocratici: si fa lo stesso lavoro decine di volte. È uno spreco energetico!

Infine credo che se si scegliesse di mettere al centro dell’iniziativa del M5S l’azione diretta sarebbe un gran bene. Il M5S dimostrerebbe fuori dal parlamento e dei consigli comunali la sua capacità di fare e quindi aumenterebbe la sua credibilità come forza di governo.
Volete vincere o no?

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/12/21/roma-viva-il-m5s-ma-qualche-cosa-deve-cambiare/3272625/

TRAVAGLIO DIFENDE LA RAGGI E SBUGIARDA ORFINI IN MODO EPICO. ASCOLTA E DIFFONDI


TRAVAGLIO SPIEGA ALLA PERFEZIONE COSA È SUCCESSO A ROMA E SBUGIARDA PLATEALMENTE ORFINI
Un fantastico Marco Travaglio difende Virginia Raggi sul caso Marra, spiegando che la sindaca aveva preso tutte le precauzioni possibili, chiedendo il casellario giudiziario ad un dirigente che già era tale prima del suo arrivo. Orfini (PD) tenta di buttarla in caciara, sostenendo che anche Buzzi fosse incensurato, ma viene sbugiardo da Travaglio: "Era un ergastolano graziato per OMICIDIO". DIffondiamo!

Virginia Raggi da sola, isolata tra i potenti AL QUIRINALE. Questo video dice la situazione attuale.



di Beppe Grillo
Quirinale: in mezzo alla quintessenza dei resti della storia d'Italia si aggira il sindaco di Roma capitale. In "mezzo" a pacche sulle spalle, discorsini di sottocchio, puntini sulle i vietati oppure troppi, pancette tonde al mercato nel tempio della democrazia.
Dove, pacatamente svenduta la sovranità, restano espressioni sempre più vuote e disorientanti.
Virginia Raggi non è ignorata complottisticamente, ma invisibile: come i cittadini a questo potere sempre più inconsapevole delle sue responsabilità.
Un potere irresponsabile non può organizzare dei veri complotti ma sopravvivere soltanto a sè stesso. Come tanti pezzi di un grosso verme che non si vede il culo da una vita intera, un verme solitario, che abita la pancia di questo Paese sempre con gli stessi segmenti: Napolitano & Sons, pallidi -sebbene straviziati nel resort di Montecitorio- e ciechi ai cittadini che neppure si sognano di rappresentare o sognare.
Un nugolo di parassiti che aspetta un treno di regalie prenatalizie, lei sembra quello che immagino nei miei incubi peggiori: non essere visto. Non puoi mica andare tutti i giorni dal concessionario travestito da cliente della Lamborghini per avere l'impressione di essere ascoltato! Ma cosa deve fare un cittadino al di sotto di ogni sovranità?!?!
Lasciarsi deridere da dei deretani? No Olimpiadi No Happy Hours? Come funziona questa democrazia di soffitta? Funziona così, come la vedete, se ti ci ha mandato il popolo sei Truman: ti guardano sperando che ti faccia male.
I Malagò sono i filosofi di quella nebbia umana nella quale si sentirebbe disperso pure Cristoforo Colombo. Virginia sta lì... in mezzo a quei monelli invecchiati male che la fissano per un attimo, come un barbone alla prima della scala: "oh poverina... meglio a lei che a me". Fosse soltanto per lei mi limiterei a considerarlo un episodio di maleducazione collettiva: purtroppo è la fotografia esatta di come la casta vede i cittadini.

Giuseppe Sala ha fatto tris. Ha tre indagini in corso (e lo sa)

di Gianni Barbacetto e Fabrizio d’Esposito.
Giuseppe Sala è tornato sindaco. Dopo quattro giorni, ha sospeso la sua autosospensione (giuridicamente insostenibile), dicendosi soddisfatto per l’incontro avuto in Procura generale dal suo avvocato, Salvatore Scuto: “Sereno e proficuo”, lo ha definito il legale. In verità, l’incontro è stato del tutto inutile, tanti sorrisi di circostanza e nessuna informazione sulle indagini, che i magistrati non possono dare. Non hanno offerto neppure garanzie su quando Sala sarà interrogato: lo decideranno loro. Quando mai chi indaga si fa dettare i tempi dall’indagato? Ma il sindaco di Milano doveva trovare un modo per uscire dall’impasse, dopo la strana autosospensione decisa d’impulso appena saputo di essere indagato. E allora la visita di Scuto in Procura generale è stata il pretesto da dare alla stampa per spiegare il ritorno.
In verità, Sala è indagato non una, ma tre volte. E lo sa. Perché tutto in questa storia è già stato scritto. Anche se i giornali, che su quel che succede a Roma hanno giustamente la memoria di ferro, tendono a dimenticare che cosa accade a Milano. Ecco dunque i tre procedimenti, noti, in cui il sindaco è sotto indagine.
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La “piastra”.
Il primo è quello dell’indagine sulla “piastra”, il più grande degli appalti Expo, base d’asta 272 milioni di euro, per costruire l’infrastruttura di base su cui poi sono stati impiantati i padiglioni. Sala è accusato di falso ideologico e falso materiale, per aver retrodatato due verbali per la sostituzione di due commissari di gara che avevano il compito di scegliere l’azienda vincitrice. La Mantovani spa si impose nell’agosto 2012 offrendo, con un ribasso da brivido del 42 per cento, soltanto 165,1 milioni: una cifra che “non era idonea neppure a coprire i costi”, annotano gli investigatori, segnalando anche “numerose anomalie e irregolarità amministrative”, sia nella “scelta del contraente”, sia “nella fase esecutiva”.
La cifra è troppo bassa, ma Sala non bandisce una nuova gara, per paura di non finire in tempo i lavori. Preferisce accordarsi con la Mantovani concedendole senza gara nuovi lavori aggiuntivi che compensino il mega-ribasso iniziale. Per esempio, i 6 mila alberi di Expo sono stati pagati 4,3 milioni (716 euro l’uno), mentre la Mantovani li compra in un vivaio a 1,6 milioni (266 euro l’uno).
La Procura, che non aveva neppure iscritto Sala tra gli indagati, chiede l’archiviazione dell’indagine. Ma il gip Andrea Ghinetti non archivia, bensì fissa l’udienza preliminare per discutere le contestazioni. A questo punto, la Procura generale guidata da Roberto Alfonso avoca l’indagine, che passa al sostituto procuratore generale Felice Isnardi il quale iscrive Sala nel registro degli indagati e chiede altri 6 mesi di tempo. Ora sarà il gip Lucio Marcantonio a decidere se concederli o meno.
La casa in Svizzera.
La seconda indagine riguarda le false attestazioni di Sala che da amministratore di Expo aveva dovuto firmare il 19 febbraio 2015 un documento per la legge sulla trasparenza che terminava così: “Sul mio onore affermo che la dichiarazione corrisponde al vero”. Non aveva però dichiarato, tra le sue proprietà, una casa in Svizzera e, tra le sue attività, una società immobiliare in Romania e una azienda in Italia (Kenergy). Aveva anche ammesso la “proprietà al 100 per cento di un terreno sito nel Comune di Zoagli”: ma quel “terreno” in verità era una villa.
Dopo che il caso era stato sollevato da un articolo del Fatto quotidiano il 2 aprile 2016, Sala era stato iscritto, in gran segreto, nel registro degli indagati il 26 aprile. Il 24 giugno 2016 il Fatto aveva rivelato che Sala era indagato. Nessuna autosospensione. A luglio però il pm Giovanni Polizzi aveva chiesto al giudice delle indagini preliminari di archiviare il caso. La richiesta è ancora pendente davanti alla gip Laura Marchiondelli che non ha ancora deciso.
Così come la gip Ilaria De Magistris, che dovrà prendere una decisione sulla terza indagine, quella sulle monete di Expo, vicenda già sollevata nel novembre 2015 dal Giornale. Se le due giudici non accettassero la richiesta d’archiviazione della Procura, potrebbe intervenire anche in questi casi la Procura generale che potrebbe avocare le due inchieste come già quella sulla “piastra” Expo.
Le monete Expo.
Sandro Sassoli ha denunciato Sala per truffa il 12 ottobre dello scorso anno. Sassoli è l’amministratore unico della “Museo del Tempo srl”, società che il 14 dicembre 2011 aveva chiuso un contratto con Sala per la licenza esclusiva per le monete e le medaglie di Expo 2015. I gadget dovevano avere due canali di vendita, secondo quanto sottoscritto da Sala, con l’ausilio di tre suoi collaboratori, tra cui Piero alias Pietro Galli, direttore generale della divisione vendite, marketing e gestione di Expo e già condannato definitivamente a due anni per bancarotta fraudolenta, come rivelato dall’Espresso.
Ma Sassoli non otterrà mai quanto concordato, né all’interno dei padiglioni, né con la banca prescelta, Intesa, che si rifiuta di distribuire le monete. Nell’esposto è anche riportata la risposta arrogante con cui Galli, a nome di Sala, liquidò Sassoli che chiedeva chiarimenti: “Fateci causa! Preferisco avere un contenzioso con Museo del Tempo piuttosto che con Banca Intesa”.
Non solo, a fronte dei danni da 25 milioni di euro lamentati dall’azienda, Sassoli si è visto chiedere da Expo mezzo milione di euro come “minimo garantito” previsto dal contratto. Di qui il reato di truffa aggravata per Sala, Galli e altre due persone vicine all’allora commissario di Expo. Alla fine dell’ottobre 2015, il procuratore aggiunto Giulia Perrotti chiese l’archiviazione ma l’opposizione avanzata da Sassoli, assistito dall’avvocato Sergio Orlandi, fece slittare tutto all’udienza del gip del 22 luglio scorso. In pratica, Sala si è candidato sindaco da indagato anche per questa vicenda. E lo resta, in attesa della decisione del gip.

Tre processi (più uno)
1. Giuseppe Sala è indagato per falso materiale e falso ideologico dalla Procura generale di Milano, per aver retrodatato due verbali per la sostituzione di due commissari della gara per l’appalto della “piastra” Expo.
2. Il sindaco è ancora indagato anche per le sue false dichiarazioni sulle proprietà (casa in Svizzera, villa a Zoagli) e attività (società in Italia e Romania). La Procura ha chiesto l’archiviazione, ma la gip Laura Marchiondelli non si è ancora pronunciata.
3. È anche indagato per truffa per la vicenda delle monete Expo. Su questo caso, dovrà pronunciarsi la gip Ilaria De Magistris.
4. Ineleggibile? Accanto ai tre procedimenti penali noti, c’è anche un processo civile che ha per protagonista Sala. Alcuni cittadini milanesi hanno infatti chiesto al Tribunale civile se l’ex commissario Expo non sia ineleggibile alla carica di sindaco. Ha infatti firmato atti della società Expo spa come commissario di governo, in date successive alle sue dimissioni, consegnate il 15 gennaio 2016 con effetto dal 1 febbraio. Il 3 febbraio ha firmato il “Rendiconto 2015” dell’esposizione. E addirittura il 27 aprile 2016 la “Situazione dei conti Expo al 31 dicembre 2015 e 18 febbraio 2016”. Così, sostengono i cittadini ricorrenti, ha sospeso le sue dimissioni restando commissario di governo. Dunque ineleggibile.

Fonte:  http://www.giannibarbacetto.it/2016/12/21/sala-ha-fatto-tris-ha-tre-indagini-in-corso-e-lo-sa/

Vittoria del M5S e di tutti i campani: cancellati i vitalizi

Vittoria del M5S e di tutti i campani: cancellati i vitalizi

di MoVimento 5 Stelle Campania
L'articolo che introduceva nuovi privilegi della casta è stato cancellato dalla legge di stabilità. Ci hanno provato a farsi il regalo di Natale, ma li abbiamo smascherati e oggi li abbiamo costretti a fare marcia indietro. Quando con un blitz in Commissione Bilancio, la maggioranza di De Luca ha inserito nella legge di stabilità un intero articolo per consentire a consiglieri regionali e assessori di godere dello stesso trattamento pensionistico dei parlamentari dopo una sola consiliatura, ci siamo battuti con ogni mezzo, provando a cancellare quella vergogna a suon di emendamenti e denunciandola.
Non erano preparati a una forza politica che si opponesse con forza a un privilegio di cui avrebbe lei stessa beneficiato. Di solito, quando si tratta di difendere i propri privilegi la casta si compatta, e lo abbiamo visto dal silenzio-assenso del centrodestra in Commissione Bilancio. Se non ci fosse stato il M5S tutto sarebbe passato sotto silenzio e quell'articolo sarebbe stato approvato. E così, oltre alla pensione maturata dopo soli 4 anni 6 mesi e 1 giorno di consiliatura per consiglieri e assessori, chi dei consiglieri regionali già godeva del vitalizio o magari pure del doppio vitalizio, avrebbe aggiunto a quell'assurdo privilegio pure la "pensione". Se oggi quell'articolo è stato cancellato non è certo perchè De Luca, come annuncia senza nessuna credibilità, vuole essere un esempio di rigore spartano nè perchè il Pd ha capito che la Campania non ne può più di una politica che si occupi più dei propri privilegi che dei tanti problemi che vivono i cittadini, ma è solo perchè grazie al M5S i cittadini hanno potuto sapere quello che stava accadendo e la casta, avendo perso la faccia, ha provato a mettere una pezza a colori.
Siamo fieri di aver difeso l'interesse dei cittadini, di aver portato nel Consiglio regionale della Campania la voce di chi deve sgobbare una vita intera per pensioni da fame o di chi la pensione non l'avrà mai. Finchè ci sarà il M5S nelle istituzioni sarà così, la casta si rassegni