lunedì 2 gennaio 2017

Euro killer, ci ha rovinato la vita. Quindi anni buttati: ecco perché

Con l'euro lavoreremo un giorno in meno e guadagneremo come se lavorassimo un giorno in più, disse Romano Prodi nel 1999. Sono passati quasi 15 anni dall' introduzione della moneta unica e la frase del Professore sembra che sia stata pronunciata a Zelig. È successo il contrario. O meglio, molti lavorano settimane o mesi in meno per colpa della crisi, ma non guadagnano di più.
Anzi. Chi ha un posto praticamente porta a casa a fine mese uno stipendio paragonabile a quello del 2001. Con l' aggravante di aver perso anche potere d' acquisto: in quel gennaio-febbraio 2002 i prezzi dei prodotti più diffusi, dal caffè alla pasta, dall' abbigliamento fino al gelato, subirono un rincaro pazzesco, fuori dal normale, che nessuno fu in grado di fermare e analizzare. I consumatori dovettero affrontare aumenti fino al 200%. E in quei due mesi è iniziato il declino dell' Italia.
Sappiamo tutti che gran parte delle colpe sono da imputare ai tedeschi, che imposero un cambio lira-euro troppo alto in modo da non avere rivali nelle esportazioni. Sappiamo anche che Prodi e Ciampi commisero l' errore di accettare il diktat tedesco per avere un posto al sole, previa introduzione di un' eurotassa, per entrare nella moneta unica, restituita solo in minima parte. Ma quello che ancora non sappiamo è perché il governo Berlusconi si voltò dall' altra parte durante i primi mesi di vita dell' euro. Solo nell' estate 2002 si creò un osservatorio sui prezzi, ma la frittata era già stata fatta. Ovvio, imprenditori e venditori italiani arrotondarono le mille lire all' euro per recuperare un po' di soldi e rimanere competivi con i partner europei. Legittimo. L'esecutivo però avrebbe dovuto fare uno sforzo sui contratti dei dipendenti e sulle pensioni. Sarebbe stato utile varare aumenti di stipendio, una tantum ed extra-inflazione, per mettere a pari i lavoratori con i produttori. Magari con interventi fiscali, tipo taglio di tasse.
Sfruttando, per l'occasione, il calo dei tassi d' interesse sul debito pubblico proprio grazie all'introduzione dell'euro. Niente di tutto questo fu realizzato. Gli italiani si sentirono più poveri e iniziarono così a diminuire i loro consumi.
Il circolo negativo era appena all' inizio. La crisi del 2008 e, successivamente, quella dello spread nel 2011, diedero la mazzata finale al nostro Paese. Il doppio effetto, calo del potere d' acquisto e sfiducia, innescarono il crollo delle vendite al dettaglio e degli acquisti immobiliari. Di conseguenza le aziende hanno iniziato prima a tagliare le spese superflue, poi gli investimenti, quindi a licenziare, fino a chiudere. Non a caso sono sette-otto anni che il Pil è asfittico. Le imprese, anche quelle sane, hanno così cominciato a perdere valore, perché operano in un mercato debole. Un affare per gli stranieri che hanno messo nel mirino le nostre società, marchi famosi compresi.
Fanno ridere quelli che dicono che l' euro non è la causa dei mali italiani. In quel prezzo del gelato schizzato del 200% c' è tutto il nostro male. Uno autentico strozzinaggio. Spiace che nessun politico abbia chiesto scusa agli italiani.
Nemmeno i grandi tifosi della moneta unica. Ma di quelli parleranno Paolo Becchi e Fabio Dragoni lunedì, con la carica dei 101 contro l' euro.
di Giuliano Zulin

Fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/economia/12263925/euro-killer---ci-ha-rovinato-la-vita--quindici-anni-buttati--ecco-perche--.html

Franco Bechis attacca a muso duro chi vuole mettere il bavaglio al web.


Mai Visto Decenni Di Balle Su Tv E Giornaloni?

di Franco Bechis

Se mai avesse importato della verità dei fatti a chiunque oggi si strappi i capelli e si indigni sulle post-verità e le bufale del web, non avremmo più un giornale in edicola e men che meno una delle testate tradizionali sul web.

Perché è pura ipocrisia- che sia il presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella o il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a farlo e dirlo- prendersela con qualche account Internet che esagera un pizzico i toni e pure propaga leggende metropolitane, senza rendersi conto che le balle più clamorose sono state in questi anni pubblicate dalla vecchia e tradizionalissima stampa o mandate in onda dai principali tg nazionali e internazionali.

Cose di poco conto, talvolta. Come una notizia che periodicamente appare sulla stampa di mezzo mondo, su una signora che prenderebbe il sole nuda alla finestra provocando una serie di tamponamenti a catena. Totalmente inventata, ma pubblicata dai siti internet di quotidiani di mezzo mondo, compreso Libero (nessuno di noi è immune da bufale). O per risalire indietro nel tempo, una serie di notizie false pubblicate sulla stampa senza mai fare uno straccio di verifica.

A metà degli anni Novanta La Stampa in prima pagina e Repubblica al suo interno diedero la notizia della quarta stella assegnata dalla Guida Michelin a un noto ristorante francese. Era una bufala messa in giro da un critico gastronomico di Parigi, ma quei due giornali se la bevvero senza nemmeno chiamare la Michelin. Stampa Sera, il quotidiano del pomeriggio della Fiat, pubblicò una intervista di Oliviero Beha all’avvocato Giovanni Agnelli sulla Juventus. Era un falso, che nasceva da un gioco in una trasmissione radio del giorno precedente fra Beha e un buon imitatore dell’avvocato.

Tutta la stampa italiana pubblicò la bufala di una eredità di 137 miliardi di lire dell’epoca lasciata da una nobildonna a un cane lupo, dal nome Gunther.

Decenni di bufale quotidiane apparse, dalla lebbra sbarcata in Sicilia a metà degli anni Novanta al fantomatico medico giapponese che per il Qn stava curando a Papa Francesco un tumore benigno al cervello.

Per non dire dei morti prematuri (due quotidiani pubblicarono i coccodrilli sulla dipartita di un vivissimo Gillo Dorfles), o dei miracoli compiuti dalla stampa: Repubblica fece risorgere nel 1988 Simone du Beauvoir a due anni esatti dalla sua morte per farle promuovere un appello di intellettuali a favore della scrittrice Francoise Sagan, coinvolta in una storia di stupefacenti. Balle quotidiane, restate tutte impunite.

Qualche volta quelle balle non si poggiano su leggende metropolitane o fatti di cronaca più o meno leggeri inventati da qualche buontempone, o sulla semplice sciatteria di noi giornalisti. Sono un po’ peggio: confezionate ad arte dalla stessa stampa per colpire qualche avversario politico o per conto di qualche amico politico.

Sempre più raramente la stampa fa da controcanto al potere, ma né è fedele ancella in tutto il mondo.

Ne è condizionata e spesso ricattata nei suoi assetti, e non verifica più l’affermazione del potente di turno, prendendola per buona. Così è accaduto nel caso della guerra in Iraq, quando nessuno indagò sulle parole- anni dopo rivelatisi false- di George W.Bush o di Tony Blair.

Così accade ogni giorno anche oggi.

Dalla stampa economica che si inventa cavalieri bianchi inesistenti (ma paganti o il giornalista o il giornale stesso) per salvare questa o quella società, facendo lievitare titoli in borsa e consentendo speculazioni sul nulla.

In qualche caso ci ha pensato la magistratura in tempi brevi a sollevare quei veli di ipocrisia, in altri ci sono voluti anni e in altri ancora nemmeno un colpevole ha pagato.

Bufale gran parte delle notizie sulla situazione economica italiana pubblicate nell’ultimo biennio: erano veicolate da palazzo Chigi, e sono state messe nero su bianco secondo quei desiderata, mentre pochi o nessuno le verificava e le inquadrava nel contesto generale europeo, cosa che avrebbe ucciso l’enfasi che le accompagnava.

Notizie date in quale modo sono post verità, o meglio: semplicemente false.

Ma non ho sentito Mattarella puntare l’indice contro, né il presidente dell’Antitrust eccepire.

In tempi assai recenti un quotidiano- La Stampa– ha lanciato la sua campagna contro la post verità centrandola su una clamorosa balla: l’account twitter di Beatrice di Maio cuore di un algoritmo ideato dal M5s con la complicità degli hacker di Vladimir Putin.

Si trattava invece di Titti Brunetta, moglie del capogruppo di Forza Italia.

Appresa la verità, nessuno però ha ritenuto giusto chiedere scusa delle balle diffuse. Anzi.

Così come non poche balle circolano sulla stampa tradizionale a proposito di uno dei personaggi politici più presi di mira dalle post-verità: Virginia Raggi.

Intendiamoci, il sindaco di Roma ne ha fatte di sue per non strappare applausi a scena aperta.

Però ogni giorno se ne inventa qualcuna sul suo conto, e passa in cavalleria.

Ne ho citate tante in questi mesi, ne aggiungo anno che ciclicamente torna in articoli e commenti: quella sul Comune di Roma che invitava a prenotarsi il Capodanno all’estero con un tour operator privato.

Era un falso: non il comune di Roma, ma l’Ipa- l’ente di previdenza dei dipendenti capitolini, che proponeva ai suoi iscritti una convenzione con cui usufruire di sostanziosi sconti anche per il Capodanno.

Falso, ma a forza di scriverlo fregandosene della verità, molti giornali lo fanno apparire vero: qui Putin non c’entra, ma l’obiettivo è lo stesso attribuito al leader russo, condizionare la vita politica di una comunità attraverso la propagazione di falsi d’autore.

Non si contano le balle pubblicate su eventi terroristici che pure non avrebbero bisogno di invenzioni, essendo già così tragici nella nuda verità. Però dalle luci della torre Eiffel spente nella notte del Bataclan (Corriere della Sera), dimenticandosi che a quell’ora si spegnevano ogni notte, alla falsa prima foto del terrorista ricercato diffusa dal Fatto quotidiano e pronta a fare il giro del mondo, nonostante fosse un fotomontaggio operato su un povero sikh residente in Canada.

Strano, no?

Da decenni tutte le autorità del pianeta sopportano balle quasi quotidiane, e lo fanno perché quasi mai quelle post-verità sono lesive di chi detiene in quel tempo le leve del potere- politico, finanziario ed economico.

Credo che in gran parte di quelle balle diffuse da stampa e tv ci sia malafede o sciatteria di noi giornalisti, in altre il fatto che non siamo infallibili e a tutti capita di sbagliare.

Guardandoci allo specchio, perché mai dovremmo prendercela per qualche infortunio del web (anche lì la maggiore parte delle bugie circolano sui siti dei giornali tradizionali)? O con qualche persona comune che si beve leggende metropolitane non così diverse e abnormi rispetto a quelle confezionate da noi professionisti della informazione?

Quando però leggo come antipasto delle uscite di Pitruzzella e Mattarella lo scandalo di una falsa dichiarazione attribuita a Paolo Gentiloni lanciata dal sito satirico lercio.it allora penso davvero male.

Sarebbe stato come prendere all’epoca una prima pagina de Il Male o di Cuore per lanciare una campagna contro la stampa tradizionale.

Allora, presidente Mattarella, niente inutili ipocrisie: lei che ha vissuto in prima fila gli anni Ottanta e Novanta, sa benissimo che è ridicolo “l’odio e la violenza delle parole” del web, rispetto a quel che la politica ha vissuto in quegli anni.

Si rilegga e si riveda i comizi politici di anni in cui il web non esisteva o era a disposizione di pochi adepti: i toni di oggi hanno profumo di rosa e violette rispetto a quelli di allora.

Siccome al Quirinale o all’Antitrust questo è noto, il fumo che si alza serve ad annebbiare la scure della censura pronto ad abbattersi su quella libertà spicciola di espressione donata ai signori nessuno, al comune cittadino da quella grande invenzione che è il web.

Sarebbe errore dalle conseguenze tragiche in un’epoca che mai come ora ha ristretto il diritto di tribuna e rappresentanza dei cittadini.

 Fermatevi finché siete in tempo.


domenica 1 gennaio 2017

Bufera a La7! Di Maio massacra la deputata PD con un gesto senza precedenti. Lei va nel panico totale

      


LUIGI DI MAIO
Residente a Pomigliano d'Arco, è il maggiore di tre figli. La madre è un'insegnante di italiano e latino ed il padre Antonio è stato dirigente del MSI prima e di AN poi.

Ha conseguito il diploma di Liceo Classico Vittorio Imbriani di Pomigliano d'Arco nel 2004. Ha proseguito gli studi presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II", si è dapprima iscritto alla facoltà di Ingegneria, dove ha fondato assieme ad altri studenti l'associazione di studenti di ingegneria "ASSI", poi si è trasferito a giurisprudenza e ha fondato insieme ad altri studenti l'associazione Studenti Giurisprudenza.it nell'anno 2006, nella quale ha ricoperto la carica di Consigliere di Facoltà e di Presidente del Consiglio degli Studenti. Ha lavorato come webmaster.

Carriera politica[modifica
Milita nel Movimento 5 Stelle dal 2007. Nel 2010 si candida come consigliere comunale del suo comune, senza riuscire ad essere eletto, ottenendo 59 preferenze. In seguito alle «parlamentarie» del Movimento 5 Stelle, viene candidato con 189 preferenze ed eletto alla Camera dei Deputati per la circoscrizione Campania 1 al secondo posto nella lista del Movimento 5 Stelle per le elezioni politiche del 2013. Il 21 marzo 2013 è eletto Vicepresidente della Camera dei deputati con 173 voti, diventando a 26 anni la persona più giovane ad aver ricoperto questo ruolo. Dal 7 maggio fa parte anche della XIV commissione, che si occupa delle politiche dell'Unione Europea.

Il capodanno di Roma è un successo. Oltre le piazze piene,ecco dove ha trionfato la Raggi.

Fori uniti e gratis: boom di visitatori
Capodanno, il brindisi della Raggi: «Roma può e deve rinascere»


Circa 35 mila persone, domenica primo gennaio, hanno aderito alla passeggiata congiunta dal Foro Romano a i Fori Imperiali, a ingresso gratuito. Al Circo Massimo la sindaca ha scandito il countdown assieme a 40 mila partecipanti alla Festa di Roma

Ha fatto il piano di visitatori, circa 35 mila, la passeggiata gratuita tra il Foro Romano e i Fori Imperiali, per la prima volta uniti, domenica 1 gennaio dalle 10 alle 16. «Un grande successo. Una dimostrazione, se ancora ce ne fosse bisogno, che l’area dei Fori e del Colosseo è diventata ormai il vero centro della Capitale - ha commentato il soprintendente per il Colosseo e l’area area archeologica di Roma, Francesco Prosperetti - . C’è una domanda fortissima da parte di cittadini e turisti per vivere questo spazio come un pezzo della città, forse il più significativo, capace di evocare nell’immaginario collettivo il vero spirito di Roma. Un’esperienza da vivere senza barriere». Molto soddisfatto dell’iniziativa, il ricongiungimento della parte statale e comunale sperimentato per un giorno, anche il vicesindaco di Roma con delega alla Cultura, Luca Bergamo. «C’è una moltitudine di persone incuriosite che scoprono la più bella area archeologica del mondo. Un successo, che dovrebbe essere la norma. A occhio - ha osservato Bergamo - ci sono tantissime persone in fila su tutti i precorsi che scorrono».

Le feste al Circo Massimo e sui ponti
La visita gratuita all’area archeologica si è sommata alle numerose iniziative organizzate tra la notte di San Silvestro e il primo dell’anno. La sindaca - dopo le polemiche sull’albero di Natale striminzito di piazza Venezia e gli addobbi sottotono - ha preso parte ai festeggiamenti nella lunga notte per salutare l’anno vecchio e dare il benvenuto al nuovo. «Auguri Roma, benvenuti alla Festa di Roma del 2017. - le parole della prima cittadina sul palco del Circo Massimo, dove ha scandito il countdown fino allo scoccare della mezzanotte assieme a 40 mila persone - . Sono emozionata di essere qui con voi a festeggiare questo capodanno per un 2017 che sia migliore del 2016, che è stato difficile, ma noi siamo qui e voi siete qui. Questa è la prova che la città di Roma può, vuole e deve rinascere». L’inquilina di Palazzo Senatorio ha voluto anche ricordare chi, proprio nei giorni di festa, è stato colpito da eventi drammatici, come la famiglia di Acilia: «Vi abbraccio e vi auguro una splendida serata e di rivedervi alla festa sui ponti - l’auspicio della Raggi-. Un pensiero deve andare alla famiglia che è stata sconvolta (dal crollo della palazzina, ndr) e Roma si stringe attorno a loro».

Il brindisi della sindaca
La sindaca, insieme con il vicesindaco Luca Bergamo, è arrivata in piazza intorno alle 23:30 per assistere agli spettacoli in mezzo al pubblico, piuttosto numeroso, giunto al Circo Massimo per festeggiare. Successivamente è salita sul palco per il tradizionale brindisi di buon anno.



fonte: http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/17_gennaio_01/fori-uniti-gratis-boom-visitatori-capodanno-brindisi-raggi-roma-puo-deve-rinascere-8a2a5662-d034-11e6-a287-5b1c5604d8ca.shtml


"RENZI SEI UN CRETINO".Bufera in diretta:l'ospite dice ciò che pensa realmente e tutti ci rimangono male




Rispolveriamo questo video, sempre molto gustoso. La professoressa Amalia Signorelli, antropologa, ci ricorda un modo di dire caro alla sua infanzia. A suo dire gli scout sono "dei bambini vestiti da cretini, guidati da un cretino vestito da bambino" 

La professoressa conclude la sua similitudine spiegando che l'attuale premier Matteo Renzi ha un atteggiamento simile a quello di un capo scout. Traete voi le conclusioni, ma il concetto pare abbastanza chiaro. No?

CHI E' AMALIA SIGNORELLI - Sono nata a Roma. Ho insegnato nelle Università di Urbino, Napoli e Roma, più alcune Università straniere, dove sono stata invitata. Il mio mestiere è antropologa. Più precisamente, antropologa culturale. Come tale, da sola o partecipando a gruppi, ho fatto molte ricerche: sui processi di modernizzazione dell'Italia meridionale, sulle migrazioni, sulla condizione femminile, sulle culture urbane. 

Tra i miei libri, il più attuale, anche se non il più recente, è del 1983: si chiama Chi può e chi aspetta. Giovani e clientelismo in un'area interna del Mezzogiorno (Liguori,Napoli) e dimostra che già a quella data era possibile prevedere lo sfascio politico-istituzionale in cui siamo piombati qui in Italia. Infatti il mio problema ora è capire perché la nostra classe dirigente prende sistematicamente decisioni i cui nefasti effetti sono largamente prevedibili; e perché gli italiani continuano a lasciarglielo fare. Una questione di mentalità, penso: e dunque un oggetto preferenziale per l'antropologia culturale. Sono piuttosto anziana, ho tre figli e tre nipoti. Fare la mamma e la nonna mi piace e mi è sempre piaciuto quanto fare l'antropologa.

Papa Francesco rompe gli schemi e si precipita a salutare Virginia Raggi.

Al termine della preghiera del Te Deum, Papa Francesco prima di lasciare San Pietro ha raggiunto la navata destra dove in prima fila la sindaca Virginia Raggi aveva assistito alla funzione. E dopo averla raggiunta ha sostato qualche istante a  parlare con lei


 

Raggi incontra i genitori di Lorenzo e quelli di Tommaso, primi nati del 2017

Sono quattro maschietti i primi nati del 2017. La sindaca di Roma, Virginia Raggi, è andata a visitarli in ospedale, a villa San Pietro e al Pertini. "Tanti auguri per uno splendido 2017", ha detto alle mamme e i papà di Tommaso e Lorenzo, i due bimbi nati a villa San Pietro