venerdì 28 settembre 2018

La manovra appena approvata? C'è la mano del ministro Savona dietro a tutto. Così si è vendicato di Mattarella e dei burattini di Bruxelles:

Da quando è al governo, si è praticamente inabissato: poche interviste, esposizione pubblica ridotta al minimo. Ma quando scatta l’ora X, Paolo Savona c’è. Il ministro degli Affari Europei che a maggio Matteo Salvini voleva a tutti i costi alla guida del ministero del Tesoro, il nome sul quale Sergio Mattarella disse ‘no’ fino a mettere a rischio la nascita del governo gialloverde, è presente oggi a Palazzo Chigi nei vertici decisivi sulla manovra economica. I partiti, sia Lega che Cinquestelle, lo hanno affiancato a Giovanni Tria. Fonti di governo spiegano che è un modo per ‘tutelarsi’ con il ministro dell’Economia che tira la corda sui conti opponendo resistenza alla richiesta di alzare il deficit al 2,4 per cento del pil.

Insomma, Savona, il ministro finito nella bufera per il suo piano B sull’euro, il nome sul quale si era impuntato Salvini all’epoca delle trattative col Quirinale sul nuovo esecutivo, è rispuntato nelle ‘stanze dei bottoni’ al momento cruciale. Cioè quando si tratta di decidere quanto saranno larghe le maglie della manovra economica che Lega e Cinquestelle vorrebbero carica del reddito di cittadinanza, flat tax, pace fiscale, riforma della Fornero. Quasi un ministro-ombra insomma, esperto di economia con la mission di controbattere alle richieste di Tria. Insieme al ministro del Tesoro, Savona ha incontrato il premier Giuseppe Conte, e poi insieme hanno lasciato Palazzo Chigi dove sono entrati i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

giovedì 27 settembre 2018

“Non farti fregare dallo spread, è la scusa per renderci più schiavi” così il grande economista si schiera con il governo gialloblu

Il Governo degli Schiavi: come ci vorrebbe l’Europa

di Valerio Malvezzi per malvezzieuropei.it
Un titolo provocatorio che può facilmente trarre in inganno.
Si potrebbe pensare che ci si rivolga all’attuale Governo se si osserva con una non attenta lettura o se non si guarda il video correlato qui in basso.
In realtà, andando oltre, si può capire facilmente il riferimento.
Siamo ad Agosto e sono state rimandate a Settembre tutte le scelte e decisioni politiche riguardanti la Manovra di Bilancio.
Qui voglio parlare di aspetti economici, e lo farò con termini semplici poiché le questioni sono semplici ed è giusto che le cose vengano comprese anche da quelle persone che non conoscono gli aspetti tecnici e il linguaggio politico.
Capiscono tuttavia quando a fine mese nel portafoglio non ci sono più i soldi, andati a finire non certamente in acquisti o in divertimenti per sé o la famiglia.
Voglio parlare della questione a cui abbiamo assistito anche a maggio, mentre si decideva la formazione dell’attuale governo.
La questione tanto temuta, arma di ricatto e spauracchio delle masse: LO SPREAD. 
I giornali, i soliti, con i loro articoli e le loro affermazioni e spiegazioni, dicono che lo spread è dapprima sceso per poi schizzare “alle stelle” a seguito delle dichiarazioni del Ministro dell’Economia Giovanni Tria e del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.
Ma perché secondo questi giornali lo Spread sarebbe risalito?
I menestrelli giornalai affermano che lo spread sarebbe salito a seguito di una affermazione improvvida del Vice Premier Di Maio:
“L’Italia userà una dura tattica nella battaglia con l’Europa sulla manovra di Bilancio”.
Per i mercati è una doccia fredda e lo spread torna a salire. 
Ma cosa ha detto Di Maio?
Ha semplicemente affermato che negozierà in maniera decisa con l’Europa.
E qui arriva il nodo:
Viene raccontato che la voglia degli investitori internazionali di investire sull’Italia dipenda essenzialmente dal fatto che prevalga l’anima moderata del Governo, mentre se prevarranno le anime più impazienti ed Anti-Europee, lo spread ci si aspetta che possa salire fino a 400 punti.

Cosa vuol dire questa frase?
Nel video qui sotto, in circa 30 minuti, analizzo e spiego in modo semplice e comprensibile a tutti ciò che cosa nasconde questa frase e il suo reale significato.
E del perché, nascosta tra le righe, ci sia la volontà europea di avere un governo di schiavi asserviti alle richieste di questa Unione esistente solo a parole e non nei fatti.

Ecco a chi spetta il reddito di cittadinanza e i requisiti necessari per averlo.

Reddito di cittadinanza 2018 ultime notizie: il reddito di cittadinanza quale strumento contro la povertà è una misura istituita in diversi paesi in Europa al fine di sostenere economicamente le persone che non hanno un reddito o che ce l'hanno ma è troppo basso per vivere dignitosamente.
Con il reddito di cittadinanza si garantisce ad ogni cittadino, quindi, una vita dignitosa, politiche per la ricerca attiva di un lavoro, percorsi di qualificazione e riqualificazione professionale, istruzione per i figli, accesso alle cure ed inclusione sociale.

Nei paesi europei si parla più prorpriamente di reddito di base o reddito minimo garantito mentre in Italia il reddito di cittadinanza 5 stelle potrebbe vedere luce già con la Legge di Bilancio 2019 quale contributo universale riconosciuto a chiunque sia in età lavorativa avente un reddito al di sotto della soglia di povertà stabilita dall'ISTAT, ovvero, pari a 780 euro.

Per chi è pensionato, spetta invece la pensione di cittadinanza.
Andiamo quidi a vedere nel dettaglio la nostra guida al Reddito di cittadinanza 2018 a chi spetta da marzo 2019 e requisiti Isee per richiederlo.

Reddito di cittadinanza 2018 ultime notizie:

Reddito di cittadinanza 2018 ultime notizie: In base a quanto previsto dal contratto di governo Lega-M5s, a partire dal prossimo anno è prevista l'introduzione in Italia del famoso Reddito di cittadinanza M5s e della famosa riforma dei Centri per l’Impiego che permetterà di formulare le tre proposte di lavoro da sottoporre ai beneficiari e la cui mancata accettazione, in assenza di un motivo giustificativo, causerebbe la revoca e la perdita immediata del sussidio e di tutti i benefici ad esso correlati.
Dalle ultime parole di Luigi Di Maio in risposta al ministro Tria che ha parlato di vincoli di bilancio, flat tax e reddito di cittadinanza, Di Maio ha detto:
"Ancora li dobbiamo conoscere i vincoli di bilancio. Ma deve essere chiaro che reddito di cittadinanza e flat tax insieme alla abolizione della legge Fornero sono emergenze sociali. Si devono realizzare». Ed è questa la linea attuale del governo Conte, portare il reddito di cittadinanza nella Legge di Bilancio 2019.
Reddito di cittadinanza ultimissime notizie:
ll viceministro nonché ministro del lavoro e del MISE, Luigi Di Maio nell'intervista rilasciata al Fatto quotidiano ha confermato quanto segue:
Io voglio realizzare subito le tre misure principali del contratto di governo: superamento della legge Fornero, reddito di cittadinanza e flat tax". 
Inoltre Di Maio, ha annunciato l'introduzione del reddito di cittadinanza dal 2019 e per farlo, sottolinea, è pronto a violare i vincoli di bilancio e il tetto del 3% deficit/Pil: "Non lo escludo, tutto può essere. Ma non possiamo dirlo ora, stiamo lavorando alla legge di Bilancio”.
Arrivati alla fine di settembre 2018 e quindi anche alla presentazione della legge di Bilancio 2019, appare ormai sicuro che il reddito di base altrimenti chiamato reddito di basereddito minimo o reddito di cittadinanza insieme allla pensione di cittadinanza, saranno introdotti dal prossimo anno con la Manovra 2019.
Per quanto riguarda invece le tempistiche confermate anche da Di Maio, sono:
  • entrata in vigore del Reddito di cittadinanza: da marzo 2019;
  • entrata in vigore della pensioen di cittadinanza da gennaio 2019.
Alla luce di queste importanti novità andiamo a conoscere nel dettaglio il Reddito di cittadinanza requisiti e a chi spetta il nuovo sussidio universale che prenderà il posto del reddito di inclusione 2018.

Reddito di cittadinanza 2018: cos’è?


Reddito di cittadinanza 2018 cos'è?
Il reddito di cittadinanza è una misura contro la povertà proposta dal Movimento 5 Stelle che ora fa parte del contratto di governo sottoscritto da Salvini e Di Maio e che il neo Premier Conte ed il neo ministro all'Economia, Giovanni Tria, devono attuare durante i 5 anni di questa Legislatura.
Fino adesso in Italia c'è stato il cd. reddito di inclusione, una misura di sostegno economico riservato alle famiglie e ai cittadini che si trovano in una situazione di grande difficoltà economica e di esclusione sociale.
Il reddito di inclusione famiglie povere, è però uno strumento con molti paletti, basti pensare che fino al 31 maggio 2018, la domanda per ottenere il REI poteva essere presentata solo dalle famiglie nel cui interno c'era almeno:
  • un figlio minorenne;
  • figlio con disabilità (anche maggiorenne);
  • donna in stato di gravidanza;
  • disoccupato over 55 anni,
nonché dure regole da seguire con la sottoscrizione del cd. progetto personalizzato REI e l'attivazione di appositi percorsi obbligatori per i beneficiari tra i quali:
  • Mandare i figli a scuola e mantenere una performance scolastica adeguata;
  • Tutelare la salute dei ragazzi e dei bambini;
  • Impegnarsi nella ricerca attiva di un’occupazione, per velocizzare così il reinserimento delle persone disoccupate ed inoccupate all’interno della famiglia;
Il progetto REI, pertanto, non è una forma di reddito di cittadinanza o solo un aiuto alle famiglie disagiate, ma è anche una misura che garantisce l'inserimento sociale e lavorativo della persona disagiata.

Ma allora qual è la differenza con reddito di base? Per capirlo dobbiamo prima vedere il reddito di cittadinanza cos'è e come funziona: Il reddito di cittadinanza è un sostegno economico che prevede l'erogazione tramite INPS, di un importo massimo di 780 euro, soglia di povertà stabilita dall'ISTAT, per tutti i cittadini che hanno un basso reddito, ed in questo caso spetta un'integrazione, o che non hanno un reddito ed in questi casi spetta la misura intera.
Reddito di cittadinanza ultime notizie: dal contratto di governo Lega-M5s, confermati:
 Vediamo ora come funziona il reddito di cittadinanza M5S.

Reddito di cittadinanza come funziona dal 2019?

Reddito di cittadinanza come funziona dal 2019? In base a quanto previsto dal Ddl presentato al Senato dal Movimento cinque stelle, vediamo come funziona il reddito di cittadinanza M5S:
- il reddito di cittadinanza è una misura finalizzata a contrastare la povertà, la disuguaglianza e l’esclusione sociale, a garantire il diritto al lavoro, all’informazione, all’istruzione, alla formazione professionale, alla cultura attraverso politiche finalizzate al sostegno economico e all’inserimento sociale di tutte le persone a rischio emarginazione.
- Il reddito di cittadinanza è istituito in tutto il Paese con l'obiettivo di contrastare il lavoro nero, il lavoro sotto pagato, il lavoro precario.
- Il reddito di cittadinanza garantisce al beneficiario, nel caso sia l'unico componente della famiglia, un reddito annuo calcolato secondo l’indicatore ufficiale di povertà monetaria dell’Unione europea, pari ai 6/10 del reddito medio equivalente familiare, che per l'anno 2014, data di presentazione M5S del disegno di legge, era quantificato in euro 9.360 annui e in euro 780 euro netti al mese.
- il reddito di cittadinanza requisiti ISEE anche ai lavoratori autonomi, ed è calcolato sulla base del reddito familiare comprensivo del reddito da lavoro autonomo certificato da uno specifico professionista abilitato. Per l'imprenditore che ha chiuso la partita Iva a causa di una crisi aziendale irreversibile e certificata, è previsto l'accesso ad un piano di ristrutturazione del debito a 3 anni e l’imprenditore diventa beneficiario del reddito di cittadinanza.
- In caso di esito positivo alla domanda di reddito di cittadinanza presentata dal componente di un nucleo familiare comporta, per tutti i componenti maggiorenni che costitutiscono lo stesso nucleo, il diritto a ricevere la quota loro spettante previa ottemperanza degli obblighi stabiliti dalla presente legge. 
- La quota del reddito di cittadinanza per i figli minori a carico spetta al 50% ad entrambi i genitori, fatte salve diverse disposizioni dell’autorità giudiziaria. 
- Il reddito di cittadinanza non costituisce reddito imponibile e non è pignorabile. 
- secondo le ultimissime notizie il reddito di cittadinanza spetta solo agli italiani, è quanto confermato dal leader del M5s, Luigi Di Maio all'uscita dal vertice con la Lega, per la Monovra 2019. Per superare l'incostituzionalità di "solo agli italiani" si sta pensando di introdurre il seguente limite: residenza in Italia da almeno 10 anni.

Reddito di cittadinanza a chi spetta dal 2019?

Reddito di cittadinanza a chi spetta dal 2019?
Secondo la proposta del M5S, hanno diritto al reddito di cittadinanza tutti i soggetti che hanno compiuto 18 anni di età che risiedono in Italia e che appartengono a una delle seguenti categorie: 
  • sono in possesso della cittadinanza italiana. In base alle ultimissime notizie, Luigi Di Maio ha confermato che il reddito minimo sarà garantito solo agli italiani. Pertanto al fine di superare la possibile incostituzionalità della scelta, si pensa ad inserire tra i requisiti la residenza in Italia da almeno 10 anni.
Il reddito di cittadinanza non spetta invece:
  • a tutti i soggetti che si trovano in stato detentivo per tutta la durata della pena.
  • a coloro che sono in possesso di cittadinanza di Paesi facenti parte dell’Unione europea e che non possono vantare, secondo le ultimissime notizie, 10 anni di residenza in Italia.
  • sono in possesso di cittadinanza di Paesi che hanno sottoscritto convenzioni bilaterali di sicurezza sociale e non risiedono nel nostra Paese da almeno 10 anni.

Reddito di cittadinanza 2018 requisiti:

Reddito di cittadinanza 2018: requisiti dal 2019
Per vedersi riconosciuto il reddito di cittadinanza occorrono le seguenti condizioni:
  • Aver compiuto 18 anni di età;
  • Essere disoccupati o inoccupati;
  • Avere un reddito di lavoro inferiore alla soglia di povertà in Italia, stabilita dall’ISTAT;
  • Avere un Isee al di sotto di una certa soglia: tale requisito economico nel disegno di legge 5 stelle non è presente ma con molta probabilità verrà aggiunto per ottenere il via libera dalla Lega. Salvini infatti preme affinché sia inserito un limite di reddito Isee a 7-8.000 euro.
  • Percepire una pensione inferiore alla soglia di povertà, in questo caso si parla di pensione di cittadinanza.
  • Per chi ha compiuto 18 anni e fino al compimento dei 25 anni di età: per ottenere il reddito di cittadinanza, occorre essere in possesso di:
    • qualifica o diploma professionale riconosciuto e utilizzabile a livello nazionale e dell’Unione europea, compreso nel repertorio nazionale dei titoli di istruzione e formazione e delle qualificazioni professionali;
    • di un diploma di istruzione secondaria di secondo grado utile per l’inserimento nel mondo del lavoro;
    • frequenza di un corso o percorso di istruzione o di formazione per il conseguimento di uno dei predetti titoli o qualifiche. 
 Sei un pensionato? Allora forse ti interessa anche pensione di cittadinanza requisiti e a chi spetta.

FONTE: https://www.guidafisco.it/reddito-di-cittadinanza-cose-come-funziona-a-chi-spetta-requisiti-1650

QUESTA E' STORIA! IL M5S PASSA AI FATTI: UFFICIALE IL REDDITO DI CITTADINANZA A PARTIRE DAL 1 GENNAIO 2019: PENSIONI MINIME A 780 EURO PER TUTTI.

RAGAZZI! Oggi è un giorno storico! Oggi è cambiata l'Italia! Abbiamo portato a casa la Manovra del Popolo che per la prima volta nella storia di questo Paese cancella la povertà grazie al Reddito di Cittadinanza, per il quale ci sono 10 miliardi, e rilancia il mercato del lavoro anche attraverso la riforma dei centri per l’impiego. Restituiamo finalmente un futuro a 6 milioni e mezzo di persone che fino ad oggi hanno vissuto in condizione di povertà e che fino ad oggi sono stati sempre completamente ignorati.
Nella Manovra del Popolo abbiamo inserito anche la pensione di cittadinanza che restituisce dignità ai pensionati perché alza la minima a 780 euro. E con il superamento della Fornero, chi ha lavorato una vita può finalmente andare in pensione liberando posti di lavoro per i nostri giovani, non più costretti a lasciare il nostro Paese per avere un’opportunità.
I truffati delle banche saranno finalmente risarciti! Abbiamo istituito un Fondo ad hoc di 1,5 miliardi.
Per la prima volta lo Stato è dalla parte dei cittadini. Per la prima volta non toglie, ma dà. Gli ultimi sono finalmente al primo posto perché abbiamo sacrificato i privilegi e gli interessi dei potenti. Sono felice. Insieme abbiamo dimostrato che cambiare il Paese si può e che i soldi ci sono. Tra poco in diretta su Facebook vi racconterò tutti i dettagli!

"SE LO FARANNO LI PUNIREMO". L'ANNUNCIO DEL MINISTRO DI MAIO FA TREMARE PROPRIO LORO: GUARDATE A CHI HA MANDATO QUESTO MESSAGGIO!

La sfida di Di Maio: «Punire chi delocalizza»


C’è una eco trumpiana nel programma dei primi 100 giorni che il neoministro del Lavoro e dello Sviluppo Luigi Di Maio sta mettendo a punto. L’idea è quella di punire le aziende che delocalizzano e tagliano posti di lavoro in Italia


Roma - «Italia first». C’è una eco trumpiana nel programma dei primi 100 giorni che il neoministro del Lavoro e dello Sviluppo Luigi Di Maio sta mettendo a punto. L’idea è quella di punire le aziende che delocalizzano e tagliano posti di lavoro in Italia. L’argomento è già stato affrontato dal Movimento 5 Stelle a fine 2013, quando il deputato Mattia Fantinati propose un emendamento alla legge di Stabilità del governo Letta per costringere le aziende che si spostano all’estero a restituire i contributi pubblici percepiti. La norma in vigore da cinque anni prevede che se un’azienda beneficia di un contributo pubblico ed entro tre anni delocalizza la produzione fuori dall’Europa - con riduzione di almeno il 50% del personale - deve restituire l’intero contributo.



L’obiettivo di Di Maio è intervenire in modo ancora più drastico, cercando di estendere la penalità anche a chi si trasferisce in Paesi dell’Unione europea come la Romania o la Polonia: «Non è una operazione semplice, la Francia ci ha già provato e ha subito una procedura di infrazione. Ma intendiamo lavorarci», spiega Fantinati. E del resto un ministro delle Politiche dell’Unione europea come Paolo Savona potrebbe dare una mano per negoziare regole più flessibili a Bruxelles.

L’altro cavallo di battaglia del capo M5S sarà il reddito di cittadinanza. Gli assegni non potranno partire prima di 10-12 mesi, secondo le stime. Prima ci sono da riformare i centri per l’impiego, un passaggio non solo formale perchè saranno questi a dover monitorare le domande e mettere i cittadini in contatto con chi offre lavoro. Lo stanziamento per la riforma dei centri è di circa due miliardi. I tempi? sei-otto mesi, dicono i calcoli ottimistici dei 5 Stelle. Al termine di questo lavoro si potrà partire con gli assegni da 780 euro al mese per un single, fino a 1.630 euro per una famiglia con due figli ed entrambi i genitori disoccupati.

A dare una mano al neoministro dovrebbe arrivare Lorenzo Fioramonti, con i galloni del sottosegretario. Neodeputato del M5S, ordinario di Economia politica in Sud Africa, è rientrato in Italia da pochi mesi per entrare nella squadra del M5S. Prima del voto del 4 marzo era stato inserito nel team del governo a Cinque stelle con il ruolo di ministro dello Sviluppo. Uno dei primi nodi che Di Maio si troverà sulla scrivania sarà quello dell’Ilva. Entro il 30 giugno è atteso l’accordo tra i sindacati e l’azienda acquirente Mittal.

A dividere le due parti ci sono 4.000 esuberi previsti dei nuovi proprietari: «Nessuna chiusura, nessuno per la strada. Ai lavoratori, sia di Taranto che degli altri stabilimenti, voglio dire che assicureremo, se serve anche per decreto, continuità lavorativa e salariale», ha detto Fioramonti in una recente intervista al Manifesto. «Di riconversione discuteremo con i lavoratori e i cittadini. La situazione ambientale è ai limiti della legalità, se non fuori. Interverremo per decreto per togliere l’immunità penale e garantire livelli ambientali consoni al quartiere Tamburi. La bonifica va fatta, è un percorso obbligato. Alla Ue chiederemo di accedere ai fondi per l’adeguamento alla globalizzazione» . Una linea che rischia di scontrarsi rapidamente con quella più produttivista dei leghisti. Nel contratto di governo però si parla esplicitamente di «riconversione» mirata alla «salvaguardia ambientale». In cambio si dà via libera ad alcune grandi opere nel Nord care ai leghisti, come la Pedemontana veneta e il Terzo valico ferroviario tra Liguria e Piemonte. Un patto, quello sulle grandi opere, che è stato sancito anche dal nome del nuovo ministro delle Infrastrutture: il senatore M5S Da nilo Toninelli all’ultimo minuto ha preso il posto del geologo Mauro Coltorti, inserito nella squadra di Di Maio prima del voto del 4 marzo, noto per la sua spiccata sensibilità ambientale. Una mossa utile ad accontentare la Lega.

L’altro dossier caldo è quello di Alitalia. Lega e M5S sono d’accordo sul reset rispetto alle attuali proposte di acquisto, a partire da quella di Lufthansa.

Il contratto di governo apre la strada alla rinazionalizzazione dell’ex compagnia di bandiera, privatizzata nel 2008. Nell’operazione potrebbe entrare anche Cassa depositi e prestiti più volte evocata come socio finanziario per l’operazione di rilancio. Una inversione a U rispetto alla linea portata avanti finora dall’ex premier Paolo Gentiloni e in particolare dal ministro dello Sviluppo Carlo Calenda.

Fonte: http://www.themeditelegraph.com/it/markets/finance-and-politics/2018/06/01/sfida-maio-punire-chi-delocalizza-wBymW6vqWo9M02X9yNrYpO/index.html

La bomba di Travaglio contro il PD è virale sul web. Guardate cosa ha scritto l'autorevole giornalista..

di Marco Travaglio –  In attesa di sapere cosa farà il governo, vediamo com’è l’opposizione.

Quelli che il fascismo.

Non le vedete le camicie nere in marcia su Roma, i vagoni piombati in partenza per Auschwitz, i lager con le bandiere di 5Stelle e Lega che garriscono dalle torrette? Peggio per voi: il fortunatamente ex ministro Delrio li ha visti e ha subito denunciato alla Rai (dove il suo partito Democratico e antifascista controlla tutte e tre le reti e i tg come Mussolini con l’Eiar) il palese fascismo del governo Conte. Resta da capire come mai il suo partito Democratico e antifascista abbia scritto l’ultima legge elettorale, il balsamico Rosatellum, con “la Lega neofascista”, oltreché con l’amico B. E come mai avesse ispirato la precedente, il prodigioso Italicum (purtroppo bocciato dalla Consulta perché incostituzionale), alla legge fascistissima Acerbo, peggiorandola un po’. Ma soprattutto andrebbe spiegato come mai, se vedeva il Duce alle porte, il partito Democratico e antifascista abbia fatto di tutto per spalancargliele, rifiutando con i leggendari #senzadime le offerte di Di Maio a sedersi al tavolo per firmare un contratto che magari, al posto del camerata Salvini, avrebbe confermato al Viminale il compagno Minniti.
E ci avrebbe risparmiato non solo il Salvimaio, ma pure il “fronte repubblicano” renziano contro “fascisti” e “sfascisti” per difendere la Costituzione (che il Pd voleva distruggere) con le brigate antifranchiste capitanate dai comandanti Renzi, Boschi e Calenda, in clandestinità sulle montagne d’Etruria con Guernica appuntata al petto sulle divise in cachemirino e il cartoccio di pop-corn a intonare “Bella ciaone”. Senza contare che, se davvero Mattarella avesse spalancato le porte al fascismo come re Sciaboletta nel 1922, bisognerebbe dirne quattro anche a lui.

Quelli che è tutta destra.

Il governo giallo-verde rappresenta il M5S, movimento postideologico con principi tipici di ogni centrosinistra, e la Lega, partito di destra. I 5Stelle esprimono il premier e 10 ministri su 18, quasi tutti i più pesanti (Lavoro-Infrastrutture-Telecomunicazioni, Esteri, Difesa, Giustizia, Salute, Ambiente, Sud), tranne i 2 affidati alla Lega (Interni ed Economia). Lo stesso vale per il programma, che l’Istituto Cattaneo (vicino al Pd) definisce in prevalenza “di centro”, con punte molto progressiste su beni comuni, reddito di cittadinanza, lotta all’illegalità dei colletti bianchi, e altre di destra su migranti e autodifesa.

Però l’ideologia e il rosicamento sono duri a morire: basta leggere Repubblica e l’Espresso che, dopo aver sapientemente bocciato qualunque ipotesi di dialogo fra Pd e M5S, ora piagnucolano per il “governo di destra”, con “programma di destra”, “atteggiamenti di destra”, “natura dichiaratamente di destra” e probabilmente anche canottiere, mutande, calzini e guêpière di destra, insomma un “laboratorio pratico della nuova destra sovranista e antieuropea” (Claudio Tito). Basta che Conte&C. dicano “cambiamento” perché Tito li veda ipso facto in orbace a sognare “una sorta di dittatura del malumore dei cittadini” (qualunque cosa voglia dire). Del resto, per l’Espresso, “Di Maio porta i punti più banali del contratto” mentre “a Salvini spettano le idee e i ministri forti”, nell’ambito di “un’ideologia sottile di destra”. Invece i governi che abolivano l’art. 18, devastavano la Costituzione, calpestavano il Parlamento con decreti, fiducie e canguri, favorivano il precariato, depenalizzavano l’evasione, rimpinzavano di miliardi banche e grandi imprese, servivano fedelmente tutte le peggiori lobby, combattevano i pm liberi, erano di sinistra. Strano che gli elettori lettori di Repubblica ed Espresso non l’abbiano capito.

Quelli che l’Europa

Diciamolo: Tito non l’ha presa affatto bene. Sotto il ciuffo di Conte, intravede financo una “deriva orbaniana”, da Viktor Orbán, il premier ungherese ultradestro. Che però fa parte del Ppe con Merkel, Tajani e B. Non con Salvini, né con Di Maio. Del resto, l’idea che la presenza di Savona nel governo provocasse ipso facto il boom dello spread e l’uscita dell’Italia dall’Ue poteva venire in mente solo a Mattarella e ai giornaloni che, quando lo spread fece davvero boom alla notizia della caduta di Conte, si guardarono bene dal titolare: “Il Quirinale e Cottarelli bruciano i risparmi degli italiani” (preferirono, come La Stampa, un più ragionevole “Lo spettro del voto affonda euro e Borse”: quindi i mercati volevano un governo). Ora che agli Esteri c’è l’europeista Moavero e all’Economia l’europeista critico Tria, almeno Tito dovrebbe respirare un po’: invece no, Moavero e Tria sono “un trucco estetico”. Orbaniani anche loro. E vabbè.

Quelli che Micron

Ci dicono che tutto il mondo trema all’idea del Salvimaio, tranne ovviamente Le Pen, Orbán e Putin, poi Macron telefona a Conte per dirsi “ansioso di lavorare insieme”. Un colpo al cuore per il rag. Cerasa, che sul Foglio strapazza il francese da par suo: “Il passo falso di Macron. La telefonata a Conte e la convinzione che i 5s siano interlocutori validi”. La prossima volta Macron faccia la cortesia: chiami un interlocutore più valido, tipo il rag. Cerasa, casomai avesse il numero e sapesse chi è. Non vi dico in che stato è ora il ragionier direttore alla notizia che il prof. Tria, collaboratore del suo giornale, è addirittura ministro dell’orrido “governo sfascista”. Non c’è più religione, e nemmeno gratitudine.

Ps. Siamo tutti atterriti dal “laboratorio del populismo di governo” ( La Stampa). Però da ieri, dopo 5 anni e 3 governi, Alfano non è più ministro. Non è meraviglioso?

PAOLO SAVONA, LA BRUTALE RIVINCITA CONTRO MATTARELLA: QUELLA VOCE CHE FA TREMARE I PARRUCCONI DI BRUXELLES

Cresce la tensione tra i due vicepremier e Giovanni Tria. Se Luigi Di Maio non cede sulla sua richiesta di alzare al 2,4 per cento il rapporto deficit-Pil, Matteo Salvini è molto irritato per i paletti del ministro dell’Economia sulla revisione della legge Fornero. E il leader della Lega, mercoledì 26 settembre, durante la riunione con gli economisti del Carroccio ha detto: “Le cose che dobbiamo fare le realizzeremo. Tria si dimette? Vedremo…”.
Nel pomeriggio, riporta il Messaggero in un retroscena Di Maio ha chiamato Salvini: “Io punto al 2,4%, abbiamo molte cose da fare e vogliamo realizzarle. Tu cosa ne pensi?”. Il ministro dell’Interno ha risposto: “Andiamo avanti come dici tu. Noi la riforma delle pensioni la vogliamo e non arretriamo”. E se Tria si dimettesse c’è un piano B: “Al massimo diamo l’interim a Giuseppe Conte, poi si vedrà…”.
Oppure, ipotesi azzardata si potrebbe affidare la delega a Paolo Savona, cosa che però irriterebbe Sergio Mattarella. Anche per questo Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, preferirebbe accettare la mediazione proposta da Tria: il 2 per cento. Come finirà il braccio di ferro si vedrà oggi.