lunedì 28 gennaio 2019

Marche, lo sputo della Regione in mano al PD ai terremotati: i soldi solo per le biciclette, zero per le case

La Regione: “Nuove piste ciclabili coi fondi del sisma”. L’ira degli sfollati: “Vergognoso”

Cosa c’entrano le piste ciclabili con la ricostruzione post-terremoto? A prima vista nulla.
Eppure un nesso dev’esserci visto che la Regione Marche ha appena deliberato di destinare 5.016.000,00 euro «a valere sui fondi Eventi Sismici Por Fesr Marche 2014/202010», per la costruzione di una nuova rete di piste ciclabili. Cifra che sarebbe poi versata in due tranche, per un costo complessivo quindi del doppio, circa 10 milioni di euro. Il tutto è motivato nella delibera numero 36 del 22 gennaio scorso, dove si legge: «Nell’ambito del processo di ricostruzione post sisma si ritiene prioritario promuovere interventi volti a migliorare la qualità di vita nelle aree urbane tramite la riduzione delle emissioni di carbonio. Al fine di incentivare l’utilizzo di mezzi a basso impatto ambientale e così concorrere alla riduzione delle emissioni e dell’assorbimento di carbonio, è necessario cofinanziare interventi per lo sviluppo e la messa in sicurezza di itinerari e percorsi ciclabili e per l’incentivazione di trasporti urbani puliti». Le piste ciclabili appunto. Le quali, però, non vengono percepite come una priorità dalle vittime del terremoto del 2016 nelle Marche. Protesta infatti il coordinamento dei comitati Terremoto Centro Italia, per voce del suo responsabile Francesco Pastorella: «È una vergogna. La giunta della Regione Marche assegna 10 milioni di fondi sisma europei alle piste ciclabili. Si tratta del doppio della cifra che la stessa Regione Marche aveva avuto il coraggio di stanziare per le piste ciclabili attingendo ai proventi degli sms solidali, manovra sventata grazie ad una coordinata azione di protesta nel giugno 2017!». Già quell’anno infatti la Regione fu costretta a fare dietrofront al progetto di finanziare con 5,5 milioni presi dai fondi per il terremoto la pista ciclabile CivitanovaSarnano. Altro progetto sempre con i soldi degli sms solidali, quello di riaprire la grotta sudatoria di Acquasanta Terme, una struttura termale chiusa da decenni.
La protesta nel 2017 fermò l’operazione, secondo la Regione a guida Pd un investimento per rilanciare il turismo. Messa in soffitta per un po’, rieccola spuntare. «Questa decisione arriva come uno schiaffo alla nostra situazione, uno schiaffo alla dignità di chi ha sempre lavorato senza mai chiedere niente – accusa il coordinatore del comitato Terremoto Centro Italia – Hanno fatto solo danni, si mettono a litigare col governo per dettagli sulla pelle dei terremotati, ritardano ulteriormente la ricostruzione e adesso hanno la faccia tosta di utilizzare fondi destinati al sisma per le loro passeggiate in bicicletta. Ci appelleremo in tutte le sedi e parleremo con il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani per bloccare quest’ennesimo affronto alle drammatiche condizioni dei terremotati. Questa non passerà!».

La reazione va inquadrata nella situazione generale della ricostruzione nelle Marche a oltre due anni dal sisma. Un disastro: 31.675 persone sfollate (solo a Tolentino 247 persone vivono tuttora nei container), oltre 45mila edifici ancora non agibili, pratiche burocratiche che procedono a rilento mentre non ci sono più fondi per pagare il Contributo mensile di autonoma sistemazione che molti sfollati attendono da mesi, cinquecento imprese sparite e 1.500 posti di lavoro persi. Un territorio ancora in ginocchio. Ma con le piste ciclabili.

domenica 27 gennaio 2019

Il premier Conte? Ha fatto piegare perfino la Merkel. Sentite come ci difende adesso:"Lasciati troppo soli. UE deve aiutare"

Migranti, Merkel sta con l’Italia: “Ue non la lasci sola”‘. La carta che Roma è pronta a giocare: bloccare 3 miliardi alla Turchia

Roma ha chiesto alla Commissione Ue risorse sufficienti per il Fondo per l’Africa, usato per i progetti con Tripoli per la gestione dei flussi nel Mediterraneo centrale. Ora l'Italia minaccia di trasformare la riserva posta sul tema in veto. Una mossa per portare Berlino dalla sua parte: se non le arrivassero i fondi promessi per il biennio 2018-2019, Ankara potrebbe riaprire i confini e l'eventuale flusso interesserebbe la Germania

Nella partita che si gioca nell’Unione Europea sulla questione dei flussi migratori, Angela Merkel si schiera al fianco di Roma. “L’Italia per la sua posizione geografica è esposta a un numero grande di profughi e di migranti – ha detto il portavoce della cancelliera Steffen Seibert, rispondendo a una domanda sulla cooperazione lanciata da Sebastian Kurz, stamattina nella capitale tedesca, fra Vienna Roma e Berlino – nessun Paese dovrebbe esser lasciato solo con questo compito. Per questo sosteniamo l’Italia, e la riteniamo un importante partner nella ricerca di una soluzione europea”. Per le vie ufficiali Palazzo Chigi nega, ma c’è una carta che l’Italia intende giocare sul tavolo europeo nel Consiglio Ue del 28 e 29 giugno e il cui possibile utilizzo ha contribuito a convincere la Germania: quella di negoziare la destinazione dei 3 miliardi promessi alla Turchia per il biennio 2018-2019 per fermare gli arrivi provenienti via terra da est per usarli in Libia.

L’indiscrezione pubblicata martedì da El Pais e smentita dal governo italiano è stata amplificata da fonti comunitarie che hanno dettagliato la procedura con cui Roma sta lavorando in questi giorni a Bruxelles. Con una riserva, l’Italia ha chiesto alla Commissione europea garanzie affinché vi siano risorse sufficienti per il Fondo per l’Africa, il recipiente finanziario usato per i progetti con la Libia, per la gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo centrale. Dal fondo mancano 1,2 miliardi, tra bilancio Ue e contributi dei Paesi. A mettere in allerta l’Italia, che ha posto la sua riserva, è l’intenzione di Bruxelles di cambiare la formula per finanziare la seconda tranche da tre miliardi promessi alla Turchia per continuare a gestire (leggi bloccare) i flussi provenienti dal Medio Oriente, particolarmente intensi durante la guerra che per anni ha sconvolto la Siria. Secondo gli accordi dei leader Ue, la somma deve essere erogata ad Ankara entro fine 2018. La maggioranze dei Paesi spinge affinché la ripartizione sia per due terzi dal bilancio Ue e un terzo dai contributi nazionali. L’Italia ha posto la riserva perché attende conferma che ci siano garanzie sufficienti da destinare al fondo per l’Africa.

Quella che Ankara sta aspettando è la seconda tranche prevista dal controverso accordo siglato dall’Unione con la Turchia nel marzo 2016, nel pieno della crisi migratoria lungo la Rotta Balcanica. Il primo stanziamento erogato era stato equivalente, ma con una diversa ripartizione: un miliardo proveniente dal bilancio Ue, gli altri due da contributi degli Stati membri (all’Italia erano stati chiesti 225 milioni). In seguito all’accordo Ankara aveva chiuso il copioso flusso proveniente soprattutto dalla Siria, accrescendo fino a 3,8 milioni il numero dei profughi presenti sul suo territorio, mettendo fine al passaggio dei migranti attraverso i Paesi dei Balcani e sollevando in particolare la Germania, che a fine 2015 aveva accettato di accogliere un milioni di siriani.

Germania che sulla questione migratoria è da tempo sulla stessa lunghezza d’onda dell’Italia. Anche nella consapevolezza della necessità per l’Europa di mostrare un volpo più solidale, Angela Merkel preme per una linea più morbida sulla ricollocazione dei profughi e nelle ultime settimane ribadisce il proprio appoggio a quello che è diventato uno dei cavalli di battaglia del ministro dell’Interno Matteo Salvini: il rafforzamento delle frontiere esterne. “Ho parlato con il ministro tedesco Horst Seehofer – ha detto oggi il capo del Viminale in un’intervista al Corriere della Sera – e posso dire che credo stia nascendo un asse italo-tedesco basato su una parola d’ordine fondamentale: difendere le frontiere esterne. Che significa difendere il Mediterraneo e anche noi italiani”. Non è un caso che Seehofer abbia invitato l’omologo leghista a Berlino per concordare “la presentazione di una proposta comune” in materia.

L’aumentata vicinanza del governo tedesco alle istanze italiane è almeno in parte spiegabile con la minaccia avanzata dietro le quinte da Roma di trasformare la sua riserva in blocco del pagamento della seconda tranche di finanziamenti alla Turchia, come riporta il Corriere. Se quest’ultima, per ipotesi, dovesse riaprire anche soltanto parzialmente le frontiere l’eventuale flusso interesserebbe principalmente proprio la Germania. E lo farebbe passando attraverso gli Stati dei Balcani, che considerano seriamente la minaccia. Il 7 giugno rappresentanti di Grecia, Macedonia, Albania, Serbia, Montenegro, Bosnia Erzegovina, Croazia, Slovenia e Austria si sono riuniti a Sarajevo per mettere a punto strategie necessarie a evitare che si ripeta quanto accaduto nel 2015, anno dell’escalation della crisi migratoria. Per quanto la situazione sia sotto controllo, il numero dei migranti che da novembre arrivano in Slovenia, attraverso la Croazia, la Serbia, l’Albania e la Grecia, è in costante aumento.

In questo contesto arriva anche l’intesa stretta in mattinata tra i ministri dell’Interno di Germania, Austria e Italia. “Sono contento della buona cooperazione che vogliamo costruire fra Roma, Vienna e Berlino” in questo ambito, ha dichiarato il cancelliere austriaco Kurz dopo avere incontrato Seehofer a Berlino. “Penso che si tratti di una cooperazione molto saggia che contribuirà a ridurre l’immigrazione illegale verso l’Europa”, ha proseguito il cancelliere, il cui Paese assumerà dal 1° luglio la presidenza di turno dell’Ue.

Anche la Commissione Ue tiene in considerazione la minaccia dell’Italia: “Abbiamo bisogno di sostenere sia la Turchia che l’Africa del Nord e in particolare la Libia sui migranti”, ha risposto martedì il commissario alla migrazione Dimitri Avramopoulos alla richiesta di un commento sulla scelta italiana di porre un veto al finanziamento della Turchia. Martedì l’esecutivo comunitario ha proposto di mettere sul piatto quasi 35 miliardi nel prossimo budget Ue 2021-2027 per la gestione dei flussi: si tratta del triplo di quanto previsto dall’attuale bilancio, che ammonta a 13 miliardi. Dei 34,9 miliardi, 21,3 sono per il rafforzamento delle frontiere esterne e le agenzie Ue, con 10mila nuovi agenti per Frontex, mentre 10,4 vanno alla gestione dei migranti, col 40% della cifra destinato ai rimpatri.

Migranti, Merkel sta con l’Italia: “Non lasciamola sola”. La carta del governo al Consiglio Ue: bloccare i 3 miliardi di euro a Turchia

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Bufera a Roma! La Raggi ha scoperto una truffa spaventosa. Guardate in quale impresa è riuscita..

Le case popolari devono andare ai cittadini che hanno reale diritto e bisogno.
Dal censimento che abbiamo appena terminato sugli appartamenti dell’Edilizia Residenziale Pubblica di Roma Capitale sono invece emersi ben 2mila casi di abusivi. Cioè persone che hanno redditi alti, possiedono già immobili o sono residenti altrove.
Una persona è risultata addirittura proprietaria di ben 18 immobili. Altri hanno redditi di 70mila, 80mila, fino anche a 90mila euro all’anno. Una famiglia, che abbiamo sgomberato da una casa popolare, aveva addirittura una Porsche parcheggiata sotto casa. Per non parlare poi di più di 1.600 alloggi i cui legittimi assegnatari risultano deceduti.
Abbiamo scoperto il caso di una giovane donna che, seppur non indigente, aveva pensato di conservare indebitamente, dopo il decesso della nonna assegnataria, un appartamento di proprietà di Roma Capitale di 100 mq in pieno centro storico a due passi da Piazza Navona. Tutto ciò è inaccettabile e stiamo lavorando per far cessare immediatamente questi abusi che esistono purtroppo da troppi anni.
L’Assessora al Patrimonio e alle Politiche abitative Rosalba Castiglione rivolge oggi una lettera aperta ai cittadini benestanti occupanti abusivi delle case popolari, con l’invito a fare un gesto di onestà: liberare spontaneamente l’alloggio, così che l’Amministrazione possa assegnarlo subito a chi ha diritto.
Il costo a carico della collettività per questi abusi è altissimo. Il più alto è proprio quello che pagano le famiglie in attesa della casa popolare sin dal 2000, senza contare i costi legati al personale, alle azioni di sgombero e al tempo impiegato per rintracciare queste situazioni intollerabili.
Gli alloggi popolari hanno uno scopo preciso e inderogabile: essere abitati dai nostri concittadini che un appartamento sul libero mercato, al momento, non se lo possono permettere.
Parliamo di famiglie fino ad ora deluse, che si sono sentite abbandonate, che hanno perso anche la stessa speranza.
Bene mi rivolgo proprio a loro. A chi pensava che non sarebbe mai arrivata a Roma un’Amministrazione determinata e onesta, rivolgiamo l’invito a ricredersi. E’ giunto il momento di mettere fine a queste ingiustizie.
Andiamo avanti determinati per restituire il patrimonio pubblico capitolino al servizio del bene comune. Al servizio dei cittadini.

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ARRESTATI 2 GIUDICI! MIGLIAIA DI EURO DI TANGENTI: ECCO COME FUNZIONAVA LA GIUSTIZIA PER QUESTI “SIGNORI”

Tangenti a Milano, ​arrestati due giudici tributari
L’inchiesta della procura ha svelato un collaudato sistema di corruttele: soldi in cambio di sentenze “addolcite” dai giudici
Mazzette per “addolcire” le sentenze sui contenziosi fiscali. Nuovo terremoto a Milano nel mondo delle Commissioni tributarie.
L’inchiesta della procura, dopo l’arresto del professore Luigi Vassallo, giudice tributario in Appello, detenuto a Opera, porta in carcere Marina Seregni, commercialista 70enne di Monza. La misura cautelare emessa oggi coinvolge entrambi i giudici, e riguarda nuovi presunti episodi di corruzione.
Ma andiamo con ordine. Le manette sono scattate il 17 dicembre scorso per Vassallo, colto in flagranza mentre incassava 5 mila euro, prima tranche di una tangente da 30mila. Ora la stessa sorte è toccata alla Seregni, rinchiusa nel carcere di San Vittore, e accusata di aver diviso con Vassallo i proventi di una nuova bustarella da 65mila euro, versata dalla Swe-co Sistemi Srl, una società che aveva subito una contestazione fiscale dell’Agenzia delle entrate di 14 milioni di euro.
Le Commissioni tributarie sono poco note: nominate con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del ministro dell’Economia, sono presiedute da magistrati, e composte da avvocati, notai, commercialisti e ufficiali della Guardia di finanza.
Vassallo, 58 anni, è un avvocato cassazionista e, dal 1988 è giudice tributario. Docentedell’Università di Pavia, per quattro anni presidente dell’Associazione magistrati tributari della Lombardia, nel 2013 nominato nell’Osservatorio della mediazione tributaria su incarico del direttore dell’Agenzia delle entrate.
A dare il via alle indagini sull’insospettabile giudice è stata la denuncia della Dow Europe Gmbh, multinazionale con un fatturato da 58 miliardi di dollari l’anno. I rappresentanti della società, contattati da Vassallo per “accordarsi” sul contenzioso in corso, non si sono piegati alla logica corruttiva e hanno denunciato tutto. Così i magistrati hanno deciso di infiltrare degli uomini delle Fiamme gialle tra gli impiegati della società nel giorno della consegna del denaro che doveva avvenire nello studio della Crowe Horwath Saspi di Milano. Mentre Vassallo incassava la prima tranche della tangente sono scattate le manette.
Qualche giorno più tardi i pm hanno interrogato un altro giudice tributario, Marina Seregni. La sua voce era stata registrata dalla segreteria del 58enne: la telefonata tra i due giudici aveva fatto sorgere sospetti tra gli investigatori. Il collega le comunicava di avere urgenza di parlare con lei a proposito di due processi e anche di “una pratica” che gli interessava. La commercialista monzese però, davanti al pubblici ministeri milanesi Eugenio Fusco e Laura Pedio, coordinati dal procuratore aggiunto Giulia Perotti, aveva respinto ogni addebito e anzi si era dichiarata “vittima di una millanteria”.
Ma grazie al materiale sequestrato nello studio di Vassallo i finanziari del gruppo Tutela spesa pubblica sono arrivati a lei.
Secondo le accuse formulate dalla procura i due giudici tributari erano d’accordo e hanno agito in concorso tra loro, dividendosi i proventi. Entrambi sono accusati di corruzione in atti giudiziari e induzione indebita a dare o promettere utilità. Ma dalle carte emergerebbe un collaudato sistema di corruttele, al punto che non si possono escludere ulteriori colpi di scena.

Gli elettori 5 Stelle non crederanno ai loro occhi. Una lezione di giornalismo in diretta su La7. Guardate che ha fatto questa giornalista

Rispolveriamo questo video dello scorso gennaio 2014. Un filmato che ritorna attuale visto quanto mostrato da Santoro sull'alluvione di Genova nella trasmissione dello scorso giovedì. Un filmato che dimostra come Santoro non sia in grado di svolgere al meglio il suo mestiere.

Servizio Pubblico è ospite una giornalista tedesca: Petra Reski. La giornalista realizzò un'intervista a Beppe Grillo, nella quale il leader 5 Stelle disse chiaramente: voteremo i provvedimenti sui quali siamo d'accordo.

Santoro introduce così la questione-Grillo, rivolgendosi alla Reski: 
Dice Grillo: se facessero queste cose (abolizione finanziamento pubblico, nuova leggere elettorale, etc), io voterei un qualunque Governo. Questo era nella sua intervista.
Niente di più falso. Grillo non ha mai detto una cosa simile e la giornalista sbugiarda immediatamente Santoro rispondendo così: 
Lui non ha detto voterei il Governo, ha detto che sosterrebbe dei provvedimenti politici. Se qualcuno propone di dimezzare lo stipendio dei parlamentari, il Movimento 5 Stelle lo sosterrebbe. Questo è chiaro.
Santoro replica stizzito, come se non riuscisse a distinguere tra verità e menzogna: 
Noi prendiamo un sacco di lezioni dai giornalisti esteri però anche noi giornalisti italiani sappiamo leggere e scrivere. Allora qui c'è scritto: legge elettorale subito, via i finanziamenti retroattivi, massimo due legislature ... così noi appoggiamo qualsiasi Governo.
Niente, Santoro non ce la fa a dire la verità. Sembra incredibile e la giornalista straniera in studio non sa più come spiegarglielo. Ci prova replicando nuovamente: 
Lui non ha detto così, non ha detto che appoggerà qualsiasi Governo. L'intervista a Grillo l'ho fatto e l'ho scritta io. Io ho fatto l'intervista venerdì sera a mezzanotte. Sabato torno a casa e sento che qualcuno aveva già ripreso la mia intervista che sarebbe dovuta uscire il lunedì seguente. Hanno persino cambiato il titolo.
La giornalista prosegue nel suo racconto raccontando come i media italiani abbiamo travisato l'intervista estrapolandone alcune frasi e riscrivendone il senso. "Grillo ok al governissimo", questo uno dei titoli apparsi in Italia. Ma Grillo una cosa del genere non l'aveva mai detta. E anche Santoro, ovviamente, si è guardato bene dal raccontare la verità ai suoi telespettatori. Fortunatamente ha trovato in studio una giornalista che sa fare il suo lavoro e che lo ha sbugiardato in diretta tv.

4 ANNI DI BILANCI FALSI! LA CORTE DEI CONTI INCHIODA RENZI, NEL SILENZIO TOTALE DEI MEDIA ASSERVITI

Renzi, Corte dei conti accusa: a Firenze 4 anni di “gravi irregolarità” in bilancio
“Inosservanza dei principi contabili di attendibilità, veridicità e integrità del bilancio, anche violazioni in merito alla gestione dei flussi di cassa e alla loro verificabilità”. Così i giudici contabili bollano la gestione dell’attuale premier da primo cittadino del capoluogo toscano. E il successore-delfino Nardella deve trovare 50 milioni di euro.
E quattro. Il Comune di Firenze è costretto ancora una volta a ricevere i rilievi della Corte dei conti. Per il quarto anno consecutivo. L’intera gestione firmata Matteo Renzi. Ma questa volta ai giudici contabili non sono bastate le rassicurazioni di Palazzo Vecchio e non è stato sufficiente neanche l’intervento riparatore della giunta di Dario Nardella, che si è visto costretto a rimediare alla pesante eredità ricevuta. Per i giudici contabili rimangono “gravi irregolarità” che generano “oltre all’inosservanza dei principi contabili di attendibilità, veridicità e integrità del bilancio, anche violazioni in merito allagestione dei flussi di cassa e alla loro verificabilità”. Per questo la Corte, il 31 luglio come già il 22 maggio, ha recapitato a Palazzo Vecchio un’ordinanza con cui invita l’ente “ad adottare entro 60 giorni i provvedimenti idonei a rimuovere le irregolarità e a ripristinare gli equilibri di bilancio”.
L’erede di Renzi, il fidato Nardella, sapeva che con la poltrona di primo cittadino avrebbe ricevuto in consegna anche qualche guaio. Ma non di tale entità. La percezione reale l’ha avuta lo scorso dicembre quando ha saputo che anche da Roma l’amico Matteo avrebbe regalato altri guai. Con esattezza minori entrate dallo Stato per 22 milioni. Il 27 dicembre 2014, dopo aver faticosamente chiuso la discussione sulla Finanziaria, Nardella ha ammesso: “Sappiamo solo che c’è uno sbilancio di 50 milioni di euro, dobbiamo trovare 50 milioni”. Aggiungendo sconsolato: “Ci stiamo lavorando anche in questi giorni di ferie”. Non è servito. Non secondo i giudici contabili che a fine luglio hanno contestato alcuni punti al sindaco seppure prendendo atto che l’erede ha risolto qualche falla lasciata dal predecessore.

Photo by fabiolopiccolo:

“Sono le sue battaglie ad aver sgretolato la nostra società e adesso…” Così Mario Giordano demolisce la Bonino, la portavoce della massoneria mondiale



Mario Giordano per “la Verità”
«Emma Bonino premier del centrodestra? Spero di no». L’ ipotesi è stata smentita ieri da Giorgia Meloni. Ma il fatto stesso che questa sia un’ ipotesi su cui discutere non vi sembra surreale? È vero che l’ ex leader radicale, a parte il Comune di Topolinia e la presidenza degli All Blacks, è stata candidata praticamente a tutto, ma proprio a tutto, e non si è mai negata una poltrona appena ha visto la possibilità di appoggiarci su le sue prestigiose terga. Ma vi pare possibile che una che sta facendo campagna elettorale con il centrosinistra venga considerata come premier possibile per il centrodestra?
Sarebbe come se durante un derby venisse assegnato un rigore al Milan e i giocatori cominciassero a chiedersi: chi lo batte? Il bomber dell’ Inter? Una follia, insomma, che solo una legge elettorale demenziale come questa poteva produrre. E infatti ieri i giornalisti hanno posto seriamente la domanda alla Meloni: scusi, che ne pensa della Bonino come leader di un suo governo? Lei, colta di sprovvista, ha risposto «Spero di no». Ma si vedeva che stava pensando: «E perché non Jeeg Robot d’ acciaio? O Mazinga Zeta?».
Però, ecco, va segnalato che la Meloni è una delle poche a dire apertamente che la Bonino non le piace. Perché, di questi tempi, l’ articolo Emma va fortissimo dappertutto: è tornata à la page come quando la si voleva a tutti i costi al Quirinale. Tutti che la applaudono, la riveriscono, la corteggiano, le si stendono davanti come zerbini. Nei salotti tv non viene intervistata: viene venerata. Sui giornali non viene raccontata: viene osannata. Gli altri esponenti politici fanno campagna elettorale.
Lei no: fa l’ oracolo. Non viene mai incalzata, al massimo innalzata. Sale in cattedra. In effetti: gli altri fanno comizi, lei al massimo fa lezioni. Gli altri cercano voti, lei invece li dà. È una candidata a tutti gli effetti. Ma la trattano come se fosse un guru. La voce della verità. Una santona. E dunque avanti, tutti in ginocchio, ad ascoltare il vangelo della Beata Emma da Bra.
Del resto farsi trattare come Santa Subito non è un risultato da poco, soprattutto per una che è entrata in politica sull’ onda degli aborti clandestini. Ricordate? Dichiarò di averne fatti 10.141. E si fece fotografare mentre ne praticava uno con la pompa da bicicletta. Da allora la sua carriera non si è mai fermata: ha avuto più poltrone lei che Divani&Divani, come le ha ricordato Marco Travaglio, uno dei pochi che ha osato contraddirla in un talk show, rischiando seduta stante l’ incriminazione per lesa maestà. Emma è stata infatti otto volte parlamentare, quattro volte eurodeputato, vicepresidente del Senato, commissaria Europea e tre volte ministro, due con Romano Prodi e una con Enrico Letta.
Ha governato con il centrosinistra ma ha detto di aver lavorato bene anche con il centrodestra: infatti si è fatta eleggere in Parlamento nel 1994 da Fi ed è stata nominata a Bruxelles da Silvio Berlusconi. Franza o Spagna purché se magna, insomma. A questo giro, per esempio rischiava di restare fuori dal Parlamento perché non riusciva a raccogliere le firme necessarie per presentare la sua lista.
Ma come può la Bonino restare senza poltrona? Così ha accettato il passaggio garantito del Centro democratico di Bruno Tabacci: un trucchetto da vecchia lenza della politica per una che da una vita dice di battersi contro la partitocrazia. Ma soprattutto l’ abbraccio con un democristiano per chi si è sempre professata fortemente anti clericale. Non male, no? Se la coerenza fosse acqua, la Bonino sarebbe il deserto del Gobi.
E allora perché tutti continuano a osannarla, venerarla e candidarla a qualsivoglia poltrona? La presidenza del Consiglio, in quota centrodestra, è solo l’ ultimo incarico ventilato per lei: è stata candidata infatti a tutto, presidenza della Repubblica, presidenza delle Camere, ministro degli Esteri, ministro della Difesa, presidente della Regione Piemonte, presidente della Regione Lazio, alto commissario Onu ai rifugiati, alto rappresentante Onu in Iraq, addirittura leader del centrodestra… Quest’ ultima candidatura fu di Marco Pannella, il suo maestro che naturalmente la Beata Emma ha tradito a tal punto da farsi cacciare via dal partito. «Per lei l’ unico problema è quello di far parte del jet set internazionale», commentò acido e deluso il buon Marco. Il jet set internazionale, proprio così.
Non a caso Emma è amica di George Soros, fa parte del board della sua Open society ed è anche stata chiamata ai ritrovi del Bilderberg. «Il Bilderberg non è il Ku klux klan», ha detto l’ altro giorno in tv. D’ accordo. Ma da ex Radicale, sarebbe disposta a portarsi Cicciolina anche lì, come fece in Parlamento? O per i club dell’ alta finanza porta più rispetto di quello che ha riservato alle istituzioni italiane?
La trasformazione, infatti, è straordinaria: cresciuta nel partito della contestazione Emma è diventata il simbolo della rassicurazione. Ha fatto carriera a suon di destabilizzazione e si è trasformata nel simbolo dell’ establishment.
S’ è costruita un curriculum sulla violazione delle leggi e adesso diventa l’ emblema dell’ ordine costituito. Era sovversiva, ora piace alla gente che piace. E forse piace proprio per questo, perché le lotte che ha sostenuto nel corso degli anni, dall’ aborto alla legalizzazione della droga, dal divorzio all’ eutanasia e alle nozze gay, sono quelle che hanno portato allo sgretolamento della nostra società, che così non può più opporre nessuna resistenza al rincitrullimento globale.
Adesso non resta che l’ ultimo colpo: completare l’ invasione dell’ Italia ad opera degli immigrati. Non a caso è il cavallo di battaglia della Bonino in questa campagna elettorale: vorrebbe dare al cittadinanza a tutti i clandestini e poi farne arrivare ancora, a frotte, a colonizzare l’ intero Paese.
Dice che ne abbiamo bisogno.
Soros confermerà. E dunque perché stupirsi? Di fronte a cotanta passione per aborti di italiani e immissioni di clandestini, non possiamo che venerarla. In ogni salotto. In ogni istante. In ogni intervista. La veneriamo sempre più. E, in attesa di affidarle direttamente San Pietro, per completare l’ opera di papa Bergoglio, aspettiamo pieni di ossequiosa fiducia la sua prossima investitura ufficiale. Ieri per esempio abbiamo ascoltato con devozione la Bonino che ribadiva i capisaldi della sua religione economica: la Fornero è una buona legge, il Jobs act funziona perfettamente e che proporre la flat tax significa «scherzare sul fuoco». Coerenza per coerenza, non vi sembra che possa essere un perfetto candidato per governo di centrodestra?
La Meloni se ne faccia una ragione. O, in alternativa, provi a contattare Mazinga Zeta.