mercoledì 28 giugno 2017

MINISTRA FEDELI, LA BOMBA LE SCOPPIA IN MANO: ECCO LA PROF CON LE PALLE CHE LE FARA’ CAUSA

La bomba dei professori trasferiti dall’altra parte d’Italia sta per scoppiare in mano alla ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli. A farla esplodere potrebbe essere Giovanna Giorgino, 54 anni docente di diritto costretta a lasciare Taranto per insegnare a Sesto San Giovanni. Intervistata dal Giorno, la prof si fa i conti in tasca e spiega come l’algoritmo del Miur le abbia rovinato la vita. Per questo, dice, è disposta a fare causa al Ministero per ottenere un risarcimento.
“Sarò a Sesto per i prossimi tre anni. Ma non ho mai pensato di non andarci e non ho fatto un giorno di assenza. Ma per lavorare devo stare lontana dalla mia famiglia e con i soldi, praticamente, ci rimetto”. Via coi numeri: “Ho una casa in affitto e spendo 400 euro al mese. Per scendere a Taranto spendo 150 euro a settimana di treno e lo devo fare tutte le settimane perché le mie figlie hanno solo 11 e 12 anni. Poi devo mangiare, almeno una volta al giorno! Lo stipendio è di 1.480 euro, faccia lei i conti Almeno il ministero facesse una convenzione con Trenitalia per farci pagare di meno i viaggi che incidono molto”.
La causa di tutto è l’algoritmo che l’ha spedita al Nord, sottolinea, senza leggere le mie preferenze. “A parte Taranto avevo indicato Brindisi, Bari, Lecce, Matera, Napoli e come ultima Milano”. “Ci sono diversi insegnanti che conosco – rivela – che hanno meno punti di me e sono in una scuola sotto casa loro”. La professoressa ha un sospetto: “Non ho prove, ma so che chi non ha presentato la domanda di mobilità ha avuto dal sistema la mobilità di ufficio, a punti zero. A loro è andata meglio, sono rimasti a Taranto i docenti soprannumerari”. Un errore, continua, a cui il Ministero non avrebbe rimediato nemmeno tramite conciliazione. “So che alcune risposte sono state date a insegnanti delle elementari del Sud trasferiti a Milano. Hanno ottenuto Venezia…”. Per ora, la docente ha fatto ricorso al giudice del lavoro di Taranto (respinto per competenza territoriale di Monza), ma non finisce qua. “In forza della sentenza del Tar che obbliga a rendere pubblico l’algoritmo, ripresenterò la mia istanza. E sono certa che verrà accolta, perché si capiranno senza possibilità di dubbio gli errori del ministero”.
Per l’anno prossimo il problema però si riproporrà con i trasferimenti 2017/18 da decidere tra un mese. La soluzione, conclude, è “conoscere prima della mobilità che faremo ad aprile i parametri dati e aumentare la percentuale riservata a chi come me è andato fuori regione. Ho vinto il concorso regionale, in Campania, nel 1999 Se avessi voluto andare in Lombardia avrei fatto diversamente e sarei dentro la scuola da vent’anni”.

FONTE
LIBERO

SE TUTTI CONDIVIDESSERO ALL'ISTANTE, SAREBBE SPUTTANATO IN TUTTO IL WEB.

Rondolino: ‘M5S punta allo scontro fisico, alla violenza e all’eversione’. E denigra gli attivisti

Ci sono scene a cui non vorremmo mai assistere.
Una di queste è l’intervista rilasciata da Fabrizio Rondolino a Radio Cusano Campus, l’emittente dell’Università degli Studi Niccolò Cusano, riassunta da Dagospia in 5 parole: “TOGLIETE IL FIASCO A RONDOLINO”.
Sì, perché ogni volta che parla dei 5 Stelle l’editorialista dell’Unità esagera. Ecco cosa ha detto nell’intervista:
“Penso da tempo che una parte del Movimento Cinque Stelle punti esplicitamente allo scontro fisico, nelle piazze. Il Movimento Cinque Stelle aizza, provoca, stimola, la sua presenza sulla scena politica è un invito costante al menare le mani, perché l’unico principio del movimento è il vaffanculo. E’ un movimento che oggettivamente incita alla violenza e all’eversione. Poi fortunatamente la gente se ne sta a casa, perché i loro attivisti sono i famosi leoni da tastiera”.
Rondolino si riferiva a quanto dichiarato da Luigi Di Maio in merito alla “assoluzione” di Minzolini da parte del Senato: “Poi non lamentatevi se i cittadini vengono a manifestare in maniera violenta”, ha detto il deputato pentastellato.
Ma attenzione, ora arriva il peggio. Rondolino ha avuto anche due parole per gli attivisti del Movimento 5 Stelle:
“I loro attivisti sono disoccupati, fancazzisti, impiegati pubblici che non lavorano e stanno lì al computer. Perchè, secondo voi ci sono attivisti del Movimento Cinque Stelle che lavorano secondo voi?”.
Poi, conclude Dagospia nel suo commento, non poteva mancare la “leccatina al cazzaro”: “La leadership di Renzi non è mai stata messa in discussione dentro il Pd, il problema di Renzi è costruire un’alleanza o meglio ancora muoversi in un sistema politico e istituzionale che non è più quello suo, perché lui è un uomo del fare, il sindaco d’Italia, l’uomo del fare”, ha detto Rondolino.

Travaglio svergogna i politici sul caso ONG: "Sembrano cretini da bar"

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – In questa politica di cretini da bar sport, dove ogni problema serio diventa subito un derby tra partito dei vaccini e partito dei virus, partito delle guardie e partito dei ladri, partito dell’Europa e il partito anti-Europa, ora abbiamo pure il partito delle Ong e il partito degli affogatori, cui corrispondono il partito della Procura di Catania e il partito anti. Mai che i nostri politici riescano a prendere una posizione equilibrata a partire dai fatti (come ha fatto ieri anche l’Osservatore Romano) e ad agire di conseguenza. Le organizzazioni non governative sono impegnate in una gran varietà di attività, spesso supplendo alle lacune e alle latitanze dei governi. I quali sono ben felici di finanziarle per fare i lavori, spesso ingrati, che essi non possono o non vogliono fare. Tra questi, il salvataggio dei migranti nel Mediterraneo che, dopo la frettolosa chiusura di Mare Nostrum a vantaggio dello sciagurato Frontex, è stato sottratto per motivi di bilancio ai governi ed esternalizzato: cioè subappaltato alle Ong, con le Guardie costiere ridotte a dirigere il traffico. Tra le Ong c’è di tutto: organizzazioni serie e meritorie, come Medici senza frontiere, Save the children e molte altre, e qualche congrega di furbastri che nessuno può escludere si tuffino a capofitto nel business dei migranti per marciarci e mangiarci, magari in combutta con gli scafisti – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 29 aprile 2017, dal titolo “Il derby dei cretini”.

È già accaduto con le cooperative “sociali” incistate nel lucrosissimo giro dei centri di accoglienza: una gallina dalle uova d’oro che, secondo le accuse della Procura di Roma (confermate da confessioni, condanne e patteggiamenti), consentiva ai soliti noti di “trarre profitti illeciti immensi”. Lo diceva alla sua segretaria, nei suoi karaoke telefonici, il ras della coop rosso-nera 29 Giugno, Salvatore Buzzi: “Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno”. Se questo avveniva a valle, dopo l’arrivo dei migranti sul suolo italiano, non ci sarebbe nulla da meravigliarsi se avvenisse anche a monte, durante il trasporto dei disperati dalla costa libica alla nostra. È quello che ipotizza la Procura di Catania (ma anche di Trapani e altre città siciliane), divulgate dal capo Carmelo Zuccaro. Il quale dispone anche di intercettazioni dei nostri servizi segreti, legittime per legge a scopo preventivo, ma inutilizzabili (non essendo disposte da un giudice) a fini processuali. Per questo il procuratore ne ha parlato, senza violare alcun segreto investigativo – pare non ci siano indagati e, anche se ci fossero, non sono stati rivelati – nell’ambito della doverosa “leale collaborazione fra poteri dello Stato”.

Quando un pm scopre una grave disfunzione amministrativa o un fenomeno che può danneggiare lo Stato, è bene che lo segnali alle autorità politiche che possono intervenire: poi, per gli eventuali reati, vedrà lui. I tempi, gli ambiti e i poteri della giustizia penale sono del tutto incompatibili col pronto intervento su un pericolo incombente. Se un vigile nota un’auto in divieto di sosta che sta bruciando accanto a una pompa di benzina, anziché perder tempo a compilare la multa chiama i pompieri per spegnere l’incendio. Idem per l’allarme di Zuccaro, pienamente giustificato dal potenziale pericolo, anzitutto per la vita dei migranti: se lo scafista sa di poterli rifilare dopo qualche chilometro alla nave di un’Ong, userà natanti sempre più insicuri e adotterà ancor meno precauzioni per la loro incolumità. Il tutto approfittando di quel gigantesco Far West che è il Mediterraneo, terra di tutti e di nessuno per l’inerzia dei governi europei e dell’inesistenza di quello libico (il regime-fantoccio di Serraj tenuto in piedi dalla finzione internazionale e neppure in grado di stipendiare la sua guardia costiera, che sbarca il lunario nei modi più strani). Se poi risulta da intercettazioni (utilizzabili o meno conta poco: contano i fatti) che alcune Ong e alcuni scafisti comunicano telefonicamente per passarsi la staffetta, parlare di accuse e sospetti infondati è ridicolo. Così come aprire pratiche al Csm sul magistrato che lancia l’Sos, invitarlo a “parlare con gli atti” (campa cavallo), accusarlo di criminalizzare le Ong, cioè intimargli il silenzio per continuare a ignorare il problema.

Delle due l’una: o Zuccaro è un folle che s’inventa fatti inesistenti, e allora il Csm che l’ha appena nominato procuratore di Catania dovrebbe trasferirsi in blocco in un reparto psichiatrico assieme a lui; oppure qualcuno dovrebbe occuparsi dei fatti che denuncia. Non delle ipotesi di reato, che spetterà ai giudici valutare. Ma di un fenomeno preoccupante in cui s’è imbattuto nelle sue indagini, ma che non spetta a lui bloccare. Le Ong (a parte quelle che si scoprissero implicate in traffici o finanziamenti criminali) si propongono di salvare vite a ogni costo, anche a costo di violare qualche regola. Specialmente quelle composte da medici, che rispondono al giuramento di Ippocrate prim’ancora che al Codice penale. Ma gli Stati e i governi (stavamo per dire l’Europa, poi ci è scappato da ridere) devono fare le leggi e poi farle rispettare. E la gestione di migrazioni bibliche da un capo all’altro del Mediterraneo spetta a loro, non a organizzazioni benemerite finché si vuole, ma pur sempre private. C’è un Parlamento? Indaghi. Abbiamo un governo? Acquisisca gli elementi dei suoi servizi segreti, se non vuole ascoltare i pm (peraltro già auditi a Catania da una delegazione del Parlamento Ue) e agisca di conseguenza. Corridoi umanitari? Ritorno a Mare Nostrum? Taglio dei fondi alle Ong opache? Centri di raccolta e smistamento dei profughi sulle coste libiche cogestiti da Tripoli e Roma? Decidano loro: li paghiamo apposta. Ma, se un pm indica la luna in fondo al mare, non provino più a mozzargli il dito.


Sondaggi appena usciti: Movimento 5 Stelle mai cosi in alto. I numeri che fanno tremare il governo

Secondo l'istituto Ixè il Pd guadagna lo 0,4 per cento rispetto alla settimana scorsa, mentre i grillini calano dello 0,1. Sempre vicine Lega Nord e Forza Italia (12,9% e 12,6% rispettivamente). Alla vigilia delle primarie, il 28 per cento degli intervistati dice che "sicuramente non andrà a votare": il 13 per cento non sa a chi dare la sua preferenza, mentre il 60 è schierato per l'ex presidente del Consiglio

Il Movimento 5 stelle resta il primo partito in Italia, ma si riduce il distacco con il Partito democratico. Nella settimana che precede le primarie dem e in un clima debolmente più da campagna elettorale, il Pd segna un più 0,4 per cento e raggiunge il 27,3% dei consensi tra gli intervistati dall’Istituto Ixè per Agorà Rai 3. In contemporanea il M5s cala leggermente (appena dello 0,1%) rispetto a sette giorni fa e passa dal 28,5 al 28,4%. Negli ultimi giorni i grillini sono finiti al centro delle polemiche per aver messo sotto accusa il ruolo delle Ong nello sbarco dei migranti in Italia e aver appoggiato il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro che ha aperto un’inchiesta sul tema. Per quanto riguarda gli altri partiti, sempre vicine Lega Nord e Forza Italia (12,9% e 12,6% rispettivamente).


Per quando riguarda la fiducia individuale per i politici, sempre secondo l’istituto Ixè, sale di 1 punto, dal 30% al 31%, quella nel presidente del Consiglio Paolo Gentiloni mentre Matteo Renzi si porta al 29% (+2%). Ferma al 21 per cento quella per il vicepresidente M5s della Camera Luigi Di Maio, mentre cala per Beppe Grillo di 1 per cento (16%). Il governo, invece, raggiunge il 28% di fiducia. Ixè ha anche interpellato il campione sulla polemica in merito all’inchiesta della procura di Catania sul ruolo delle Ong nell’arrivo dei migranti: solo il 34% afferma di avere fiducia nelle organizzazioni, il 48% non si fida, mentre il 18% non si è espresso.
Capitolo a parte sulle primarie Pd. Il 22 per cento degli intervistati per Agorà ha detto che sicuramente andrà a votare, contro il 28 che invece “sicuramente starà a casa”. In testa sempre Matteo Renzi con il 60% dei consensi: dietro il ministro della Giustizia Andrea Orlando (15%) e il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano (7%). Resta un 13 per cento di indecisi.
La debole tendenza di riavvicinamento tra Pd e M5s è confermata anche dalle rilevazioni di Index Research per Piazza Pulita (La7), secondo cui il Movimento 5 stelle perde lo 0,3 per cento, ma resta in testa con il 30,6 per cento dei consensi tra gli intervistati. Il Pd accorcia le distanze attestandosi al 25,6% (+0,1). Forza Italia in crescita raggiunge il 13,2 che ora stacca di quasi un punto la Lega Nord: il leader del Carroccio Matteo Salvini non riesce a sfruttare l’ondata Le Pen e rimane stazionario al 12,4%.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/04/28/sondaggi-politici-m5s-resta-primo-partito-ma-si-riduce-distacco-con-pd-in-crescita-aumenta-di-2-punti-la-fiducia-in-renzi/3549402/

"Appartamenti gratis ai politici, da Verdini alla Pivetti". La confessione choc del re del Mattone di Roma, Scarpellini/Video





Da Irene Pivetti a Denis Verdini così Scalpellini regalava l'affitto degli appartamenti nel centro di Roma ai politici. A rivelarlo sono le carte dell'inchiesta della procura di Roma anticipate ieri dal Tg La7.

GILETTI, CHE SCHIAFFO ALLA RAI: LA CLAMOROSA DECISIONE DEL CONDUTTORE EPURATO “PERCHE’ DAVA FASTIDIO A RENZI”

Massimo Giletti lascia la Rai. Il conduttore non accetta la cancellazione de L’Arena e se ne va, rifiutando le prime serate “riparatori” che Viale Mazzini, come un contentino, gli ha offerto su Rai1. È quanto afferma il settimanale Oggi in edicola del 29 giugno. Il settimanale dà la notizia per certa e racconta anche i dettagli della decisione del conduttore, che avrebbe delle trattative in corso con altre reti. A contenderselo, ovviamente, Mediaset e La7: la competizione è serratissima.

Secondo il sito Dagospia.com avrebbe rifiutato un lauto contratto da 1,8 milioni per rimanere in Rai “parcheggiato” senza fare nulla o quasi. A questo erano arrivati pur di far tacere un conduttore bravo e che si era dimostrato “troppo” indipendente. Addirittura Renzi lo considerava troppo “grillino” per i temi che trattava ogni domenica. Ricordiamo che in termini di ascolti Giletti batteva tutte le settimane Domenica Live della D’Urso, consentendo elevatissimi introiti pubblicitari. Ma a Renzi, si sa, non interessa risanare la Rai. Interessa solo occuparla per piazzare i suoi leccapiedi e fare propaganda.

APPLAUSI, TUTTI IN PIEDI PER PAPA FRANCESCO: CONDIVIDIAMO QUESTA NOTIZIA INCREDIBILE.

Anche Papa Francesco vuole abolire le pensioni d’oro.
Il Santo Padre nel discorso di stamane ai delegati della Cisl, ha detto che “non sempre e non a tutti è riconosciuto il diritto a una giusta pensione, giusta perché né troppo povera né troppo ricca: le ‘pensioni d’oro’ sono un’offesa al lavoro non meno grave delle pensioni troppo povere, perché fanno sì che le diseguaglianze del tempo del lavoro diventino perenni”.
E ha aggiunto: “Quella che costringe gli anziani a lavorare troppo a lungo e obbliga una intera generazione di giovani a non lavorare quando dovrebbero farlo per loro e per tutti”.
Poi il Papa ha parlato di giovani e lavoro:
“mancano energia, entusiasmo, innovazione, gioia di vivere, che sono preziosi beni comuni che rendono migliore la vita economica e la pubblica felicità,” ha detto Francesco, che ha aggiunto: ” allora urgente un nuovo patto sociale umano, un nuovo patto sociale per il lavoro, che riduca le ore di lavoro di chi è nell’ultima stagione lavorativa, per creare lavoro per i giovani che hanno il diritto-dovere di lavorare. Il dono del lavoro è il primo dono dei padri e delle madri ai figli e alle figlie, è il primo patrimonio di una società. È la prima dote con cui li aiutiamo a spiccare il loro volo libero della vita adulta.”
Infine la stoccata ai sindacati, i quali, se sono incompresi, ha spiegato Papa Francesco, è perchè non fanno abbastanza “nei luoghi dei ‘diritti del non ancora’: nelle periferie esistenziali, tra gli scartati del lavoro”. E ancora: “la corruzione è entrata nel cuore di alcuni sindacalisti”.
Secondo il Papa il sindacato rischia di “diventare troppo simile alle istituzioni e ai poteri che invece dovrebbe criticare” e con il passare del tempo ha finito “per somigliare troppo alla politica, o meglio, ai partiti politici, al loro linguaggio, al loro stile”.