sabato 1 settembre 2018

ADESSO DI MAIO NON LO FERMA PIU' NESSUNO:GUARDATE COSA HA FATTO POCHI MINUTI FA

“Secondo l’Europa il veto del governo italiano sul bilancio e sui contributi netti è una farsa. Questo la dice lunga sulla considerazione che hanno del nostro Paese. Evidentemente sono abituati a premier e ministri italiani che vanno a Bruxelles con il cappello in mano”.
Luigi Di Maio replica così al Commissario europeo per il bilancio e le risorse umane Günther Oettinger, il quale aveva detto che sui migranti l’Italia è stata lasciata ma poi – scrive il vicepremier su Facebook – “si accoda sulla scia del ‘non si può fare'”.
“Una nota di Berlino – continua Di Maio – “parla ancora, nonostante tutto, dei sacri dogmi contenuti nei Trattati. Una visione miope e a tratti folle che non è capace di fotografare la realtà. Specialmente perché, per loro, i sacri Trattati si possono interpretare; altrimenti dovrebbero pagare miliardi di Euro per il loro eccessivo export che danneggia tutto il sistema economico comunitario”.
Ma la musica in Europa – assicura il vicepremier – “è destinata a cambiare”, in quanto “il finanziamento non è un dogma e non lo sarà nemmeno quando si inizierà a parlare di una vera solidarietà, e non di vincoli insostenibili tanto dal punto di vista sociale quanto da quello economico”.
“Soprattutto,” prosegue il post di Di Maio sul social network “non è un dogma l’approvazione del quadro finanziario pluriennale dei prossimi sette anni, che vorrebbero far passare in fretta e furia prima delle prossime elezioni europee”.
“Non glielo lasceremo fare, se la situazione sull’immigrazione non cambierà di qui a breve il veto sarà certo,” conclude.
Oettinger in un’intervista a Politico.eu ha affermato che bisogna correggere le cifre che Luigi Di Maio ha dato sul contributo italiano all’Ue perché “non sono 20 miliardi all’anno”. L’Italia – ha detto – “paga 14, 15, 16 miliardi l’anno ma se si prende in conto quel che ricevono dal bilancio Ue, questo lascia un contributo netto sui 3 miliardi l’anno”.

“TRA LUI E SALVINI? SALVINI TUTTA LA VITA” Travaglio senza peli sulla lingua, così ammazza sul nascere il burattino che la sinistra considera il vero leader in Europa

Vien quasi voglia di stare con Matteo Salvini, parola di Marco Travaglio. A convincere il direttore del Fatto quotidiano è la spocchia immotivata di Emmanuel Macron, che in questi giorni si sta ergendo ad anti-salviniano e baluardo della democrazia in Europa. “Col risultato di instillare in tutti gli italiani, anche nei più anti-salviniani, una domanda angosciante: ma siamo proprio sicuri di voler essere salvati da Macron?”, chiede ironicamente Travaglio nel suo editoriale”.
Macron, cioè il “gattopardo parigino creato nei caveau di banca Rotschild per fingere di cambiare tutto lasciando tutto com’era”, il “finto buonista che ci dà lezioni di accoglienza e poi fa massacrare i migranti alle frontiere di Ventimiglia e Bardonecchia, donne incinte comprese”. Risposta: no, grazie. E con lui a casa anche i maldestri imitatori italiani del presidente francese, da Matteo Renzi a Carlo Calenda, dai veri renziani del Pd fino a Giorgio Napolitano, l’ex presidente che vedeva nel leader di En Marche la risposta europea ai sovranisti in ascesa. “Dopo un anno – conclude Travaglio caustico -, già sta sulle palle a quasi tutti. Una picchiata persino più repentina di quella di Renzi, che almeno, per guadagnare tante antipatie, di anni ne ha impiegati quattro”.

E dopo Salvini preparatevi alla bomba di Savona! Il piano strepitoso per spiazzare la Germania del grande economista

No, tenere Paolo Savona all’angolo non è semplice. Il ministro per gli Affari europei (e non dell’Economia per l’ormai celeberrimo diktat di Sergio Mattarella) ha un’idea, piuttosto scomoda: partecipare all’Ecofin insieme al titolare dell’Economia, Giovanni Tria. Il punto è che Savona – leader del “partito del piano B”, quello della linea durissima con l’Europa -, come ricorda Repubblica, gode delle deleghe “forti” previste dalla legge Moavero, la 234 del 2012: dal suo ruolo di ministro, infatti, non dovrà solo amministrare il recepimento delle direttive comunitarie in passato, ma potrà anche partecipare alle riunioni dei ministri per gli “Affari generali” che preparano il Consiglio europeo.

E ancora, potrà prendere parte alle riunioni dei ministri dello Sviluppo Economico, proporre le candidature italiane per le agenzie e le istituzioni europee e inoltre coordinerà il Ciae, il comitato interministeriale che definisce la posizione italiana in vista degli atti della Ue. Ed in questo contesto, tra nomine da effettuare e poteri tutt’altro che residuali, aggiunge sempre Repubblica, c’è chi suggerisce a Savona di partecipare al prossimo Ecofin del 21-22 giugno al posto direttore generale del Tesoro, che per quella data potrebbe non essere stato ancora nominato. E avere Savona all’Ecofin (il consiglio Economia e Finanza dell’Unione europea a cui prendono parte i ministri delle Finanze dei paesi membri), pur al fianco di Giovanni Tria (invitato per diritto), sarebbe una “sorpresina” in grado di spaventare i falchi tedeschi.

ULTIM'ORA - ATTACCO TOTALE DI SALVINI A MACRON. COSÌ L'HA SPUTTANATO. MOSSA SENZA PRECEDENTI

l ministro dell’Interno Matteo Salvini ha criticato su Facebook e Twitter il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, che a sua volta aveva attaccato Salvini e Viktor Orbàn, premier dell’Ungheria. «Da inizio 2017 ad oggi la Francia del “bravo Macron” ha respinto più di 48.000 immigrati alle frontiere con l’Italia, comprese donne e bambini – ha scritto Salvini -. Sarebbe questa l’Europa “accogliente e solidale” di cui parlano Macron e i buonisti?».

«Al posto di dare lezioni agli altri, inviterei l’ipocrita presidente francese a riaprire i confini e accogliere le migliaia di rifugiati che aveva promesso di prendere. L’Italia non è più il campo profughi d’Europa – ha concluso Salvini – la pacchia per scafisti e buonisti è finita».

Conte, Di Maio e Salvini hanno vinto. Ecco la notizia che nessun tg darà mai.

Mai la gente è stata così vicina a un governo in carica!
Tutti i tentativi dei grandi strateghi dei ‘grandi giornali’ italiani in combinata coordinata (ma alternata, giusto per non darla troppo nell’occhio) con gli amatissimi politici del PD e quelli (una volta odiati… vi ricordate quando facevano il girotondo attorno a Montecitorio?) di FI riescono a produrre semplicemente l’effetto opposto di quello desiderato.
Non solo, ma più insistono in una linea editoriale e politica rancorosa che non ha nulla di razionale, più si fa robusta l’intesa tra i due partner del governo, e ancor più cresce il consenso popolare.
E così, sia per i meriti conquistati sul campo, sia per questa scelta pervicace dei nemici del M5S e della Lega di accecamento della ragione che produce solo odio e rabbia incontrollati, il Governo Conte, il governo populista per definizione, diventa sempre più governo del popolo e – ahi quanto fa male – GOVERNO POPOLARE!
Senza rendersene conto, sono loro – direttori, firme ‘di prestigio’ e politici PD e FI – che stanno creando una linea di demarcazione tra le élite (come credono di essere, ma non sono: di esse hanno solo la puzza nel naso, ma non l’intelligenza) e il popolo, che li porta a isolarsi nel loro fortilizio, ormai prossimo a cadergli sopra.
Questa netta linea di separazione autodistruttiva, nasce nella supponenza di avere il monopolio dell’informazione, come era una volta.
I loro occhi, gli occhi della cosiddetta classe dirigente politica, finanziaria, burocratica, mediatica, sono chiusi all’esterno del loro mondo e aperti al di dentro, dove si parlano, si danno ragione a vicenda, si sfogano, si caricano ancor più di rabbia iraconda, ma il mondo della gente comune non lo vedono.
Non lo dico metaforicamente, ma davvero non lo vedono fisicamente.
Quando mai quindi hanno parlato, ascoltando veramente e non imponendo il proprio punto di vista, con la gente comune che ogni giorno deve sopportare la fatica del vivere con ristrettezze di ogni genere, con la tristezza presente nelle loro case, con le terribili discussioni nelle loro famiglie per rinfacciarsi l’uno con l’altro la responsabilità della loro tristissima situazione?
E quando mai sono andati nelle baraccopoli dei migranti, che loro hanno voluto far arrivare in Italia non per amore – si vergognano persino di pronunciarla quella parola – ma per obbiettivi ideologici mondialistici e politici dettati da gente come George Soros e altri vampiri finanziari come lui?
Al massimo hanno inviato un giornalista principiante a 800 euro al mese (già fortunato, ci sono anche quelli che vengono pagati a numero di parole) a fare un reportage scritto o video in questi giorni di bailamme antigovernativo con la scusa dei migranti.
E quando mai sono andati a parlare con i ragazzi laureati ma disoccupati per rendersi conto del loro punto di vista?
Al massimo li utilizzano – anch’essi tra i più fortunati – a fare il lavoro ‘operativo’ nelle redazioni a , facciamo, 1000 euro al mese.
E potrei continuare all’infinito parlando dei pensionati a 600 euro al mese, dei quarantenni, cinquantenni che avendo perso il lavoro non riescono a trovarne un altro, e così via citando le tantissime situazioni di disaggio sociale della nostra Italia.
Insisto: quando mai hanno sentito il desiderio vero di parlare con una sola di queste persone in difficoltà?
Di queste persone parlano solo in maniera strumentale, ma non certo per fare qualcosa per aiutarli a superare la situazione pesante in cui si trovano.
Al massimo li potrebbero considerare come utili idioti.
Si son fatti l’idea che le persone che si trovano in tali situazioni non capiscono nulla, tanto che votano per i populisti di 5Stelle.
Ma sì! Il suffragio universale potrebbe anche essere abolito, sarebbe un bene che votasse solo la ‘gente per bene’ istruita, danarosa, ecc.
Questa è la gente ‘de sinistra’.
Non abbiate dubbi: Gramsci e Berlinguer si girano e si rigirano nei loro cantucci, disperati, pensando a che fine hanno fatto fare a quella definizione: ai loro tempi sinistra stava per popolo, infatti si definivano popolo di sinistra per contrapporlo a quello di destra e poi democristiano. Fortuna che è desueta, ma se per pura ipotesi esistesse ancora e avesse una ragion d’essere una tale definizione, non potrebbe essere che in totale e scandalosa contraddizione con il loro reale modo di pensare e ancor più di comportarsi!
Quanto è più appropriata dunque l’espressione che loro, volendola demonizzare, hanno reso di uso comune: politica popolare, la chiamino pure populista, del popolo.
Oggi il vero bipolarismo è questo: politica popolare, populista, da una parte e dall’altra politica delle élite.
Loro stessi hanno distrutto il senso di sinistra contrapposta a destra, posto che entrambe hanno fatto la stessa politica a vantaggio delle élite affamando letteralmente il popolo e distruggendo la classe media.
Signori: godetevi il frutto delle vostre azioni!

GENOVA, BENETTON CI PRENDE PER IL CULO? ECCO IL VIDEO CONSEGNATO ALLA POLIZIA: si vede tutto fino a un secondo prima del crollo poi, magicamente sparisce tutto

Nelle immagini fornite dalla polizia di stato la registrazione delle telecamere di Società Autostrade che mostrano il momento del crollo del ponte Morandi. O meglio, non lo mostrano.
Le immagini, altamente drammatiche, mostrano il passaggio del ormai celebre camion della Basko, quello rimasto miracolosamente sul ciglio del ponte, e poi, del ponte spezzato. Nel mezzo, con un cambio di inquadratura, non si vede ciò su cui sta indagando la procura di Genova. Ovvero se si siano spezzati gli stralli, la campata, o tutto contemporaneamente.
Un documento comunque fondamentale per capire la dinamica di quella tragica mattina del 14 agosto. Anche se esiste un altro video, di una azienda collocata nei pressi dei piloni a ovest – la Ferrometal – che potrebbe essere ancora più chiarificatore.
SI INDAGA SU MANOMISSIONE VIDEO AUTOSTRADE, MA UN’ALTRA TELECAMERA HA RIPRESO IL CROLLO
La squadra mobile di Genova sta indagando sul blackout delle telecamere di Autostrade per l’Italia che non ha ripreso il crollo del ponte Morandi per verificare che non ci siano state manomissioni successive al crollo, ma c’è un’altra telecamera in possesso degli investigatori che ha ha ripreso il collasso del viadotto che ha ucciso 43 persone. La conferma arriva dalla Procura di Genova.
Il video è quello fornito dalle telecamere fisse dell’azienda Ferrometal che ha sede in corso Perrone non lontano da Ansaldo Energia. Il video è in possesso degli investigatori e non è stato ancora diffuso: “E’ estremamente utile che questo video non sia conosciuto o conoscibile da eventuali testimoni affinché non influenzi quello che un testimone oculare ha visto o meno. Questo nel contempo consente di ‘tagliare le gambe’ a persone che invece mitizzano ricostruzioni fantasiose, non vere, impossibili o altro. Diventa il test di verifica di credibilità in buona fede di una versione”.
Nel frattempo gli investigatori stanno anche sentendo i testimoni oculari della tragedia. Oggi intanto in procura si è tenuta una riunione tra i consulenti tecnici nominati dalla procura Piergiorgio Malerba e Renato Buratti e il sostituto procuratore Massimo Terrile se segue le indagini.
I consulenti hanno anche cominciato a studiare le carte sequestrate ieri dalla guardia di finanza. “Si tratta di decine di migliaia di pagine – ha detto il procuratore Cozzi – che i nostri uffici stanno catalogando e digitalizzando: non è un lavoro semplice né breve”. Confermato anche il sequestro di mail ed sms che potrebbero contenere commenti e affermazioni decisive per le indagini.
La maxi indagine aperta il 14 agosto, subito dopo la tragedia, occuperà a tempo pieno per i prossimi mesi due pubblici ministeri proprio in un momento in cui all’organico della procura di Genova mancano cinque pm: “Per poter lavorare abbiamo bisogno di risorse e di uomini” ha detto il procuratore Cozzi che ha scritto in questo senso al ministero della Giustizia




PROCESSO A SALVINI? PALERMO STOPPA IL PM ROSSO: hanno letto le carte e si sono messi a ridere! A cominciare dall’accusa più infame

Sono tanti i quesiti che ruotano attorno alla inchiesta aperta contro Matteo Salvini.
Il ministro dell’Interno è finito nel mirino della procura di Agrigento dopo i noti fatti della nave Diciotti. Ieri un faldone di 50 pagine è stato inviato alla procura di Palermo, che ha 15 giorni per leggere gli atti e poi trasmettere il tutto al tribunale dei Ministri. Che in 90 giorni deciderà se chiedere l’archiviazione o se indagare il leader della Lega. Lui, intanto, è tranquillo. E deciso a farsi processare, se necessario.
Il fatto è che la procura di Palermo, secondo quanto emerge in queste ore, non sarebbe disposta a fare da passacarte. È vero che il procuratore Capo di Agrigento ha redatto una informativa dettagliata e ha già messo sul piatto i cinque capi di imputazione e le otto ipotesi di abuso di ufficio. Ma la procura gudata da Franco Lo Voi avrebbe qualche dubbio. Ed ecco che i due uffici sembrano divisi sul da farsi.
Secondo quanto scrive Il Fatto Quotidiano, infatti, “sembra che non tutti i reati contestati dall’ufficio del pm agrigentino siano condivisi da quello palermitano”. Quello più in dubbio sarebbe l’ipotesi di arresto illegale, visto che – in effetti – non c’è stato alcun arresto vero e proprio. Anche l’ex pm Nordio lo aveva detto nel suo commento in cui smontava punto per punto le accuse di Luigi Patronaggio contro il leghista.
Secondo il Corriere, inoltre, gli uffici di Lo Voi avrebbero qualche dubbio pure sulla competenza. “L’intenzione della Procura di Palermo – scrive il quotidiano di via Solferino – non è quella di fare da passacarte e limitarsi a trasmettere al Tribunale dei ministri. Si analizzeranno alcuni aspetti precisi. A partire dalla competenza territoriale dell’ indagine che, sebbene l’ input di Salvini sia partito da Roma, si incardinerebbe dove è avvenuto il reato più grave: il sequestro dei migranti”. Ed è qui che potrebbe cascare l’asino. È vero che la Diciotti è stata per qualche ora in rada di fronte al porto di Lampedusa (dunque sotto l’autorità della procura di Agrigento), ma poi si è diretta a Catania. Ed è qui che Salvini non ha autorizzato lo sbarco. “E in quel punto – spiega il Corriere – la competenza spetterebbe a Catania“.