sabato 2 giugno 2018

“Ma quanto godo a vedere rosicare gli pseudo-intellettuali”: lo strepitoso editoriale di Mario Giordano sul nuovo governo

Mario Giordano per “la Verità”
Vittorio Zucconi, Beppe Severgnini, Sabino Cassese, Vauro Senesi, Alan Friedman Ma li avete visti mentre partecipano sgomenti al Rosikoni Super Classifica Show? La confezione di Maalox sotto la sedia per cercare di placare i bruciori di stomaco, assistono all’ insediamento del nuovo governo gialloblù in uno stato di evidente prostrazione.
A un certo punto ieri mattina, durante l’Aria che tira, Andrea Romano era così angosciato che ha persino perso la parola. «Volevi intervenire?», ha chiesto la conduttrice Myrta Merlino vedendolo agitato. E lui, imbarazzato, non ha saputo cosa dire. È rimasto muto, lo giuro. «Siete un po’ nervosetti, eh?», ha infierito maliziosa Myrta. E lui ha abbassato lo sguardo. Chissà, forse gli era solo andato di traverso il pop corn.
Già, il pop corn. Volevano assistere allo spettacolo, lo spettacolo sono diventati loro.
Che meraviglia la Rosikatura dell’intellighenzia progressista di fronte ai barbari nel palazzo. Vittorio Zucconi a Piazzapulita, l’ altra sera, ha subito dato il benvenuto al nuovo esecutivo: «Abbiamo i fascisti al governo», tuonava. A un certo punto l’ ex direttore del Fatto, Antonio Padellaro, gli ha chiesto di fare i nomi di codesti fascisti. Ma lui, annaspando nella memoria, è riuscito solo a citare Tambroni e Scelba, che peraltro non risultano nelle liste consegnate al Quirinale.
Qualche ora prima, ospite di Lilli Gruber, Beppe Severgnini si disperava mostrando un video postato da Salvini. «C’è un immigrato che spenna i piccioni per strada e lui lo vuole espellere», ripeteva sdegnato. E concludeva che il cambiamento, se ci sarà, sarà in peggio. Come si possa arrivare a questa conclusione partendo da un piccione, solo Severgnini può dirlo. Ma è fatto così: se vede qualcuno che viene spennato, è felice. È l’idea di Salvini ministro invece che gli manda il ciuffo di traverso. Del resto, capiamo lo choc.
Siamo andati avanti per giorni a sentire i benpensanti che ripetevano la litania: «Salvini non vuole governare», «Salvini non vuole fare il ministro», «Ah quanto è furbo Salvini che fa saltare tutto perché ha paura di andare al Viminale». E adesso? Non sanno più cosa dire: Alan Friedman (Tagadà, La7) parla di «linguaggio dell’ odio e della paura», Mario Lavia (una specie di Sandro Bondi del Pd) arriva quasi ad augurarsi l’ aumento della criminalità per dispetto.
E l’ ex ministro Marco Follini rispunta dal suo tragico passato per lamentarsi dell’«atteggiamento», cioè del «linguaggio non verbale» di Salvini (e anche di Di Maio). La loro colpa? «Sono contenti». Follini ha anche raccontato di quando lui fu nominato vicepremier (ovviamente «di malavoglia»): «Ero angosciatissimo». E guai a voi se non ci credete, populisti che non siete altro.
Dunque Salvini impari: sia triste. Dica che lo fa di malavoglia: così magari riuscirà a raggiungere gli strabilianti risultati di Follini, no? È quello che si augurano i partecipanti al Gran Premio Rosikoni. Ma li avete sentiti? I ministri non avevano ancora giurato e loro già parlavano di «governo caotico» (Augusto Minzolini), di aumento sicuro dell’ Iva (Simona Malpezzi) e anche di diffusione di nuove epidemie (ancora Andrea Romano).
Quest’ ultimo ha accusato anche Salvini di essere amico di Trump (ma come? Fino a ieri non era amico di Putin?). E il giornalista della Stampa Jacobo Jacoboni, con understatement sabaudo, ha completato l’ opera elencando le caratteristiche di chi si sta insediando a Palazzo Chigi: «Xenofobi, antieuropeisti, filocinesi, filorussi, no vax, omofobi». Grazie, collega. Ma non hai forse dimenticato di dire che sono anche stupratori, stragisti e che quando giocano a rubamazzetto barano?
Il vignettista Vauro Senesi rincara la dose: quelli che governano ora, dice, sono anche «antiabortisti e andreottiani». Poi aggiunge con un’ improvvisa lucidità autobiografica: «Siamo al delirio». Negli studi tv infatti fa capolino anche Lupo Rattazzi, figliol nobile e imprenditore, diventato eroe per aver comprato pagine di pubblicità pro euro e anti Lega sui giornali.
Chiede a Salvini un abiura pubblica sulla via di Bruxelles, e c’ è persino qualcuno che lo sta a sentire. Intanto il direttore del Foglio Claudio Cerasa viene colto da sindrome da tweet compulsivo e comincia a sparare a raffica messaggi del tipo: «Ah ma quindi non esistono governi eletti dal popolo?», oppure «Davigo e Di Matteo hanno già aperto un fascicolo sulla trattativa Stato-spread?». Diagnosi certa: Angoscia Rosikante Progressiva. Pregasi chiamare il 118. Ma non è uno spettacolo?
Non sappiamo come andrà a finire questo governo, se riuscirà a realizzare quanto promesso o no. Ma lo spettacolo dei Rosikoni è impagabile. Siamo grati a Salvini e Di Maio solo per avercelo regalato. L’ altra sera Sabino Cassese, giurista e accademico, già membro della Corte Costituzionale, più volte candidato invano a Palazzo Chigi, cercava di affogare la delusione di vedere un collega al suo posto. Diceva cose del tipo: «Non governano i vincitori ma i migliori perdenti».
O ancora: «Il popolo ha chiesto in modo evidente un governo moderato, se voleva un governo estremista li faceva vincere davvero». E poi: «Hanno solo la maggioranza parlamentare». Ecco sì, professore, è vero: hanno «solo» la maggioranza parlamentare. Un dettaglio inutile, come avevamo fatto a non capirlo? Per fortuna c’ è lei che ci illumina, conquistando l’ unica premiership che le spetta di diritto. Quella del Rosikoni Super Classifica S

Il Ministro Savona? Se avrà mani libere, ci sarà da godere: nessuno conosce le sue grandi competenze che non lo faranno passare inosservato

Il professore è esperto di servizi segreti e sicurezza. Dall’amicizia con Cossiga al Piano B sull’euro
Savona massone internazionale. Savona anti-euro nemico di Draghi. Savona partecipante del misterioso Bilderberg.
Savona uomo dei poteri forti Usa. Savona ex ministro del governo dei banchieri (Ciampi). Il neoministro gialloverde che eccita di più la fantasia dei complottisti è certamente Paolo Savona. Il professore in effetti ha già regalato soddisfazioni ai dietrologi, visto che sul suo nome si è consumata la crisi lampo del governo M5s-Lega, ad un passo dal saltare proprio per i veti su Savona al Tesoro. Poteva mancare l’intelligence nello sterminato curriculum di Savona? No, infatti c’è. L’intelligence economica, precisamente, su cui ha scritto un libro con il generale Carlo Jean, dove si legge «l’intelligence economica è divenuta una disciplina che si prefigge di sviluppare le tecniche di raccolta dei dati, di loro analisi, di decisione operativa e di verifica dei risultati, configurandosi come materia di comune interesse per le imprese e gli Stati. A causa della competizione globale, gli Stati hanno accentuato il loro impegno a difesa delle imprese del loro Paese, incorporando la tutela degli interessi nazionali tra gli obiettivi dei Servizi di sicurezza pubblici». Insomma un «servizio segreto» non tradizionale che affianca gli 007 per carpire informazioni e difendere l’interesse economico nazionale. Spiega un esperto di intelligence come Mario Caligiuri su Formiche che Savona «ha sempre coltivato lo studio dell’intelligence come strumento per tutelare il benessere e la sicurezza degli italiani». Non a caso ha fatto parte di due commissioni per la riforma dei Servizi di intelligence, approvata nel 2007 dal Parlamento. Il nome di Savona si ritrova anche tra gli autori di «Materiali di intelligence. Dieci anni di studi 2007-2017», volume curato da Caligiuri e Marco Valentini e che raccoglie il lavoro del Master in Intelligence Università della Calabria del quale Savona è stato componente del comitato scientifico e docente, «a conferma di un interesse accademico e culturale che fa emergere come l’intelligence debba fare parte del bagaglio degli uomini delle Istituzioni, essendo indispensabile per migliorare e salvaguardare la democrazia dei tempi difficili».
Le tracce dell’interesse di Savona per l’intelligence si trovano un po’ ovunque. In un libro su Cossiga e i servizi segreti, Savona (che di Cossiga fu collaboratore) offre il suo contributo per spiegare, sulla scia del presidente picconatore, quanto sia fondamentale l’intelligence per il funzionamento della democrazia e la sicurezza. Un tema che lo avvicina alla Lega di Salvini, che infatti ha sponsorizzato la sua nomina arrivando al braccio di ferro con Mattarella. E che attraversa anche la biografia di Savona, come ha raccontato lui stesso: «Nel 1963 in qualità di sottotenente di complemento nel Reggimento Leoni di Liguria a Sturla, Genova, zona politica calda, ho svolto esercitazioni nell’ambito del Piano OP (Ordine Pubblico), nell’ipotesi in cui lo Stato fosse stato attaccato da forze eversive». Il compito assegnato al sottotenente Savona era quello di difendere e, nel caso estremo di occupazione eversiva della Rai, liberare la sede della tv pubblica italiana. Molto dopo, nel ’92, fu Cossiga a spiegargli personalmente «i motivi dell’esistenza dell’organizzazione Gladio, i cui compiti si spingevano anche oltre il Piano OP, ma che aveva lo stesso scopo del mio Piano B: prepararsi al peggio per tutelare la sicurezza della Stato». Tra questi compiti «anche quelli dei servizi informativi e dei compiti operativi dell’intelligence». Un ministro che non passerà inosservato.

“Mi piange il cuore quando li vedo…” le parole di grande umiltà di Conte ai ragazzi incontrati sotto al palco della Festa del 2 giugno

                                                                      “Non ho la bacchetta magica, ce la metterò tutta”. Così il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, dalla tribuna autorità, ha salutato i cittadini, che lo hanno acclamato e applaudito per tre quarti d’ora al termine della parata del 2 giugno. “E’ sbagliato rappresentare il paese come un paese di corrotti. Ci sono degli episodi di corruzione cosi’ come ce ne sono anche in altri paesi”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, rivolgendosi alla folla che lo assedia pacificamente sotto il palco d’onore di via dei Fori Imperiali. “Dobbiamo lavorare quotidianamente per tutti gli italiani ma sarebbe sbagliato agire con la logica dell’emergenza, serve l’impegno continuo e programmato”. E’ quanto afferma all’AdnKronos il presidente del Consiglio Giuseppe Conte al termine della sfilata militare ai Fori Imperiali per la ‘Festa della Repubblica’.

Giorgetti, lo strepitoso schiaffo a Renzi per non dimenticare: così ha motivato i suoi ministri a lavorare per bene

Giancarlo Giorgetti è il “Pirlo” del governo. S’è definito così lui stesso, auto-incaricandosi del compito di far durare l’esecutivo 5 anni. Vedremo se ci riuscirà, ma intanto, ha dato un consiglio a tutti i ministri leghisti del nuovo governo Conte: quello di tenersi una foto di Matteo Renzi sulla scrivania. Si proprio quella dell’ex premier ed ex segretario del Pd. Il motivo l’ha spiegato lui stesso a corredo del messaggio: “Abbiamo un’opportunità, ma fate attenzione. Ricordatevi che quattro anni fa il segretario del Pd aveva il 40%“. E cos’era rimasto, di quel 40%, appena pochi mesi dopo.

Questi fanno sul serio: la Fornero? Subito spazzata via, ecco quando e come andrete in pensione

Si parte dalle pensioni. Tra le prime misure annunciate dal neo ministro per il Lavoro Luigi Di Maio c’è infatti la riforma Fornero. “Applicheremo la misura quota 100 per superare la Fornero”, ha annunciato il leader pentastellato in un video pubblicato sul suo profilo Facebook. Quindi si potrà andare in pensione quando la somma tra età e anni di lavoro farà cento.
Poi si passerà al jobs act. Che “va rivisto, c’è troppa precarietà”. E “la gente non è che non ha più certezze per sposarsi, non ha più certezze neanche per prenotare le vacanze”, sottolinea il vicepremier. “Se vogliamo dare più forza all’economia dobbiamo ridurre la precarietà” e “uno dei responsabilità di questa precarietà è il jobs act”, afferma.
 “Ho chiesto al ministero dello Sviluppo Economico – ha aggiunto – di aprirmi le porte, nonostante il giorno di festa, e di cominciare a lavorare almeno con il mio staff per riuscire a mettere in piedi i provvedimenti che devono migliorare la qualità della vita degli italiani”. “Io sono qui – ha spiegato – per fare i fatti, insieme a una squadra di governo che non ha indagati e condannati, un unicum dal 1994”.


DI MAIO BOOM! ECCO IL CLAMOROSO ANNUNCIO CHE FARA' GIOIRE I LAVORATORI ITALIANI!

“Il Jobs Act va rivisto”.
Lo ha detto il nuovo ministro dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali Luigi Di Maio.
Il leader 5 Stelle ha detto ai propri fan sul social network che intende rivedere la riforma del diritto del lavoro del governo Renzi perché “c’è troppa precarietà” e “la gente non ha certezza neanche più per prenotarsi le vacanze”, non solo per sposarsi”.
“Se dobbiamo dare più forza all’economia – ha aggiunto – la dobbiamo ridurre”.
Di Maio ha annunciato che tra le sue priorità c’è il rilancio dei Centri per l’impiego:
“Metterò assieme gli assessori al Lavoro di tutte le Regioni italiane e cominceremo a lavorare per migliorare questi centri che hanno bisogno di più personale, di più risorse e di una filosofia diversa dove c’è lo Stato che mi consiglia su come formarsi in attesa che arrivi una proposta di lavoro,” ha fatto sapere.
Quanto alla legge Fornero, il capo politico pentastellato ha spiegato che sarà applicata la quota 100 per superare l’odiata riforma. Si tratta della la possibilità di andare in pensione una volta che la somma tra età minima e anzianità contributiva risulta pari a 100.
Di Maio ha anche anticipato alcune iniziative che saranno promosse:
“il via lo spesometro, il redditometro, le spese di settore. Poi dobbiamo portare avanti delle politiche industriali, con investimenti nell’auto elettrica”.
E ha commentato anche la “nuova frontiera” dell’industria automobilistica italiana, indicata ieri dall’Ad di Fca Sergio Marchionne: “un cambio di strategia che accolgo senza ironia e senza polemiche: vorrà dire che potremo collaborare sugli investimenti per arrivare al milione di auto elettriche”, ha affermato.
Il neo ministro ha voluto anche ricordare ai propri sostenitori di essere al Mise “per fare i fatti, insieme a una squadra di governo che non ha indagati e condannati, un unicum dal 1994”.

venerdì 1 giugno 2018

“Vi spiego perchè questo governo di Salvini e Di Maio è il migliore possibile”: la benedizione del più seguito editorialista anti sistema

Prima di tutto: tanto di cappello a Di Maio.  Ha colto il momento in cui Mattarella, sotto accusa da giuristi ed osservatori internazionali, dal Wall Street Journal al Washington Post, ha cominciato a farsela sotto seriamente, ed ha teso la mano allo sconfitto e spaventato. DiMaio è riuscito anche  a convincere Salvini – ovviamente tentato dalle elezioni, dove avrebbe  trionfato –   a riprendere il Contratto e il progetto.  Atteggiamento nobile di Salvini. Abbiamo il governo migliore possibile,  data la situazione. Se il professor Savona, col suo caratteraccio,  ha accettato il ministero degli Affari UE, vuol dire che non si sente diminuito, e da quella posizione può sparare altrettanto bene. Quanto al ministro dell’economia, Giovanni Tria,  che dire? Era difficile pescare un personaggio di caratura paragonabile a Savona, e di idee altrettanto chiare. Ci sono riusciti. Ecco uno dei suoi articoli che circola sul web:

Salvini all’Interno, e Di Maio al Lavoro, e  nello stesso tempo vicepresidenti del Consiglio a fianco del Ministro Conte, è per me un  segno incredibile di serietà e onestà politica (anche se Riotta, Giannino, Severgnini e la Gruber diranno che sono lì per controllare Conte, il loro fantoccio…) vuol dire che si espongono, mettono la faccia sul progetto.  Nell’insieme, mi sembra il governo più affollato di competenti veri (nessuna Fedeli, nessuna Lorenzin, nessuno Scalfarotto…) che abbiamo mai avuto.
Agli Esteri, Moavero Milanesi:  già ministro  di Mario Monti, servo-atlantista e NATO. Ma bisognava pur acquetare “gli americani”, che a quanto pare non hanno fatto mancare una mano  (coi dazi che colpiscono Berlino, e non solo).
Persino Zingales, l’economista liberista, proclama ormai che occorre scegliere la democrazia, non i mercati :

It’s Time to Choose Democracy Over Financial Markets

The Italian president’s decision to reject an elected government makes neither economic nor political sense.

Di fronte a questa compagine che si appresta a una difesa dell’Italia nella UE, in una crisi in cui necessiterebbe che tutti, anche le opposizioni, cominciassero ad adottare il  motto “Right or Wrong, My Country”,   ecco che cosa  sente il bisogno di sputare Graziano Delrio, capogruppo del PD, ex ministro:
Dopo 90 giorni e più di 200 mld di danni ai risparmiatori, alle famiglie ed alle imprese Salvini continua a fare il bullo sulla pelle degli italiani. Traditi i loro elettori, i partiti della minoranza pericolosa Lega5-Stelle tengono ancora in ostaggio il paese 
Insomma hanno scelto i mercati invece della democrazia, i piddini.  No, siete voi che avete tenuto in ostaggio il paese. Per troppi anni.  Ormai lanciate fake news (200 miliardi di danni!)  dal cesso della storia. Quanto a Berlusconi e alle sue escort, ammutoliti,  non possono nemmeno capire quel che è successo. Se infine decideranno di votare contro un simile governo, firmeranno il proprio status di incapaci circonvenuti.