venerdì 1 giugno 2018

Marco Travaglio svergogna i giornali che mentono spudoratamente sul Reddito di Cittadinanza e le sue coperture.

Secondo il direttore del Fatto Quotidiano uno dei principali motivi che impedirebbero il successo di un esecutivo a guida 5 Stelle sostenuto dalla Lega è che non è possibile dare il reddito di cittadinanza e al tempo stesso abrogare la riforma Fornero.
Questo non esclude però che o l’uno o l’altra si possano fare. Al contrario di quanto vorrebbero far credere una parte della politica e i media.
Travaglio nel suo editoriale di oggi osserva che si sta facendo “terrorismo sulle coperture” di entrambi, che vengono “sempre calcolate sui massimi (come se si volesse fare tutto subito), per concludere che non si può fare mai niente di nuovo”. Tutti questo secondo il giornalista “fa ridere”. Travaglio spiega: “Pare quasi che tutto quanto fatto fin qui fosse un dogma di fede, intoccabile e immodificabile. E chi l’ha detto? Se la sovranità appartiene al popolo e il popolo boccia da cinque anni chi governa da 24, vuol dire che il nuovo governo non solo può, ma deve cambiare registro.”
La vera domanda secondo il direttore del Fatto è “il reddito di cittadinanza e la Fornero sono buoni o cattivi?”
In merito al primo scrive: “il reddito di cittadinanza, comunque lo si voglia chiamare, esiste da anni in tutti i Paesi d’Europa tranne il nostro e la Grecia: perché dovrebbe essere uno scandalo? Costa 30 miliardi l’anno, la metà dei soldi spesi una tantum dagli ultimi governi per le banche decotte”.
E sulla abolizione della Fornero osserva: “impone una delle età pensionabili più alte d’Europa, in un Paese che ha gli orari di lavoro fra i più alti d’Europa in cambio di salari fra i più bassi d’Europa. Questa Europa vale sempre, o solo quando fa comodo a lorsignori?”.
Il problema è, come già detto, l’impossibilità di dare il reddito di cittadinanza e contemporaneamente abolire la Fornero:
“Poi, certo, c’è il problema delle coperture: infatti abbiamo scritto e ripetiamo che un governo 5Stelle-Lega (peggio mi sento se con l’aggiunta del Delinquente) sarebbe demenziale anche per questo: non si possono fare insieme reddito di cittadinanza, flat tax e riforma della Fornero”.

TREMENDA DENUNCIA DI VIRGINIA RAGGI, POCO FA A SORPRESA:" Vi dico chi c'è dietro.."

"Vi abbiamo chiamati qui per denunciare quello che sembrerebbe un attacco coordinato ai mezzi del servizio giardini, dal 19 aprile sono ben otto. Sono iniziati con l'avvio della bella stagione, la primavera, quando l'erba cresce e quando è necessario che il servizio giardini si attivi per rendere fruibile il verde. Sono state fatte delle denunce spot, ora il comune presenterà un esposto alla procura, perché sembra che dietro questi episodi ci sia una regia". Lo ha detto la sindaca di Roma, Virginia Raggi, durante una conferenza stampa nella sede del servizio giardini di Villa Lazzaroni. 

Danni da 30mila euro. In meno di un mese sono otto gli episodi di aggressione e vandalismo alle sedi e ai mezzi del servizio giardini di Roma conteggiati dal Comune di Roma. Nel complesso i danni economici prodotti sono "contenuti", si legge in una relazione del dipartimento Tutela Ambientale: le prime stime si aggirano intorno ai 30 mila euro circa, tuttavia si tratta di danneggiamenti che stanno rendendo inservibile i mezzi speciali del servizio. Le due aree che hanno maggiormente risentito di tali danneggiamenti sono villa Borghese, nel municipio II, e villa Lazzaroni nel VII municipio. 

Nella relazione sono annotati otto episodi, dal picconamento del container utilizzato dal personale che opera per il Centro emergenza Verde il 19 aprile all'ultima rottura dei parabrezza di due camioncini e di un lucchetto a Villa Lazzaroni. (FONTE: Huffingtonpost.it

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Clamoroso:la stampa estera umilia quella italiana per difendere il M5S da tutto il fango ricevuto

Virginia, un femminicidio mediatico

Premessa: 1) non ho mai votato per il Movimento 5 Stelle; 2) non ho mai incontrato Virginia Raggi e, perciò, non mi permetto di giudicarla; 3) non entrerò nel merito delle questioni romane (la pesante eredità del passato, i pasticci nel formare la giunta, gli scontri fra il sindaco e i suoi colleghi di partito) che non mi sono del tutto chiare e, comunque, meriterebbero un’analisi seria e approfondita.
Però…
…però sento l’obbligo – sì, l’obbligo – di spendere qualche parola per quanto è avvenuto e sta avvenendo, dal 20 giugno 2016 (giorno dell’elezione), nella vita della trentottenne che guida dal Campidoglio la città caput mundi (prima donna in 2.769 anni di Storia).
Partiamo dall’inizio.
La sua vittoria non ha suscitato il benchè minimo entusiasmo tra le numerose aggregazioni femminili italiane, di solito orgogliosamente velocissime nel sottolineare i successi di signore e signorine.
Anzi…
Riporto quanto ho scritto proprio qui dopo il voto: “L’appartenenza grillina ha oscurato l’appartenenza di genere, diciamolo (…) Perfino fra le militanti di molte associazioni femminili. Da cui è arrivato un fragoroso silenzio o, tutt’ al più, qualche cigliosa presa d’atto, giungendo  addirittura a sottolineare maliziosamente le differenze fra Chiara Appendino (che a Torino ha sbaragliato il sindaco uscente, Pietro Fassino) e la Raggi in termini di obbedienza al Movimento 5 stelle. Di più. Si è rimproverato a entrambe di non aver usato il sostantivo sindaca al posto di sindaco… Nessuna, insomma, ha stappato entusiasticamente bottiglie di champagne nella trincea rosa del Paese. E sul fronte maschile come è andata? Peggio mi sento (a cominciare dal marito della Raggi, che proprio la sera dell’elezione, con una lettera aperta diffusa via Twitter, ha messo in piazza la crisi del loro matrimonio; ed è stato bacchettato su l’Espresso). Come ha raccontato Nadia Somma, di Demetra donne in aiuto, Chiara e Virginia sono state trattate alle stregua di due fenomeni da baraccone, scatenando uno “stupidario”: “Riferimenti all’abbigliamento e all’avvenenza, linguaggio informale (per molti giornalisti e giornaliste sono “le ragazze” e  Raggi è “a moretta”) o smaccatamente sessista (bambola, bambolina, fatina). Alcuni articoli sono irritanti altri involontariamente comici”. E giù con una serie di citazioni. Ben visivamente riassunte, peraltro, nel tweet di Tania Marocchi, dell’European Policy Centre, che offre un eccellente colpo d’occhio sui titoli dei quotidiani italiani: da “Roma in bambola” (Il Tempo) a “Ma saranno capaci?” (Libero)”.
Questo, appunto, all’inizio.
Dopo, tra luglio, agosto e settembre, è andata ancor peggio.
Decisamente peggio.
Senza – lo ripeto – entrare nel merito delle complesse vicende politiche, annoto che Virginia è stata costantemente sbattuta in prima pagina.
È stata sottoposta, cioè, al trattamento che (in un tempo per fortuna lontano) si riservava ai mostri della cronaca condannandoli prima dei processi.
Non basta.
In poche settimane ha avuto da parte dei telegiornali più minutaggio di quanto il Movimento 5 Stelle abbia collezionato negli ultimi due anni.
E il culmine è stato raggiunto domenica 11 settembre.
Quel giorno, infatti, tutti i più importanti quotidiani italiani, i notiziari televisivi e radiofonici hanno utilizzato un banale articoletto sul maltempo dell’Osservatore romano, il quotidiano del Vaticano, elevandolo al rango di presa di posizione della Santa Sede contro l’operato della Raggi.
Una balla spaziale.
Tanto che, letti i giornali, l’autorevole Monsignor Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato, si è affrettato a smentire.
Qualcuno ha forse detto o scritto “Abbiamo sbagliato”?
Qualcuno per caso ha chiesto scusa al Vaticano e al Campidoglio?
Nisba.
Solo Marco Travaglio, su il Fatto Quotidiano e, poi, in tv, ospite di Lilli Gruber aOtto e mezzo, ha parlato chiaro, anzi chiarissimo, raccontando, dati alla mano, come la stampa abbia gonfiato il… nulla e insabbiato, il giorno dopo, le parole di Becciu.
Capito?
Mica è finita.
Alla ricerca di non si sa bene che cosa, le troupe televisive hanno assediato l’abitazione privata di Virginia come non si è mai visto fare, nella lunga storia della Repubblica, con qualsivoglia politico.
E, tuttavia, esclusa la diretta interessata, nessuno ha fiatato.
Mentre, per dire, è bastata una vignetta sul ministro Maria Elena Boschi per scatenare il pandemonio e financo lo sdegno di chi, paladino “Senza se e senza ma” della satira, proclamava “Je suis Charlie”.
Ecco, concludo.
Scommetto che se al posto della Raggi ci fosse qualcun'altra e subisse lo stesso trattamento si urlerebbe al femminicidio mediatico.
Invece qui – a parte Travaglio – stanno tutti zitti.
E, quel che è peggio, tutte zitte…

Fonte: http://www.tvsvizzera.it/radio-monteceneri/Hypercorsivi/Virginia-un-femminicidio-mediatico-8041420.htmlb

"SE LO FARANNO LI PUNIREMO". L'ANNUNCIO DEL MINISTRO DI MAIO FA TREMARE PROPRIO LORO: GUARDATE A CHI HA MANDATO QUESTO MESSAGGIO!

La sfida di Di Maio: «Punire chi delocalizza»


C’è una eco trumpiana nel programma dei primi 100 giorni che il neoministro del Lavoro e dello Sviluppo Luigi Di Maio sta mettendo a punto. L’idea è quella di punire le aziende che delocalizzano e tagliano posti di lavoro in Italia


Roma - «Italia first». C’è una eco trumpiana nel programma dei primi 100 giorni che il neoministro del Lavoro e dello Sviluppo Luigi Di Maio sta mettendo a punto. L’idea è quella di punire le aziende che delocalizzano e tagliano posti di lavoro in Italia. L’argomento è già stato affrontato dal Movimento 5 Stelle a fine 2013, quando il deputato Mattia Fantinati propose un emendamento alla legge di Stabilità del governo Letta per costringere le aziende che si spostano all’estero a restituire i contributi pubblici percepiti. La norma in vigore da cinque anni prevede che se un’azienda beneficia di un contributo pubblico ed entro tre anni delocalizza la produzione fuori dall’Europa - con riduzione di almeno il 50% del personale - deve restituire l’intero contributo.

L’obiettivo di Di Maio è intervenire in modo ancora più drastico, cercando di estendere la penalità anche a chi si trasferisce in Paesi dell’Unione europea come la Romania o la Polonia: «Non è una operazione semplice, la Francia ci ha già provato e ha subito una procedura di infrazione. Ma intendiamo lavorarci», spiega Fantinati. E del resto un ministro delle Politiche dell’Unione europea come Paolo Savona potrebbe dare una mano per negoziare regole più flessibili a Bruxelles.

L’altro cavallo di battaglia del capo M5S sarà il reddito di cittadinanza. Gli assegni non potranno partire prima di 10-12 mesi, secondo le stime. Prima ci sono da riformare i centri per l’impiego, un passaggio non solo formale perchè saranno questi a dover monitorare le domande e mettere i cittadini in contatto con chi offre lavoro. Lo stanziamento per la riforma dei centri è di circa due miliardi. I tempi? sei-otto mesi, dicono i calcoli ottimistici dei 5 Stelle. Al termine di questo lavoro si potrà partire con gli assegni da 780 euro al mese per un single, fino a 1.630 euro per una famiglia con due figli ed entrambi i genitori disoccupati.

A dare una mano al neoministro dovrebbe arrivare Lorenzo Fioramonti, con i galloni del sottosegretario. Neodeputato del M5S, ordinario di Economia politica in Sud Africa, è rientrato in Italia da pochi mesi per entrare nella squadra del M5S. Prima del voto del 4 marzo era stato inserito nel team del governo a Cinque stelle con il ruolo di ministro dello Sviluppo. Uno dei primi nodi che Di Maio si troverà sulla scrivania sarà quello dell’Ilva. Entro il 30 giugno è atteso l’accordo tra i sindacati e l’azienda acquirente Mittal.

A dividere le due parti ci sono 4.000 esuberi previsti dei nuovi proprietari: «Nessuna chiusura, nessuno per la strada. Ai lavoratori, sia di Taranto che degli altri stabilimenti, voglio dire che assicureremo, se serve anche per decreto, continuità lavorativa e salariale», ha detto Fioramonti in una recente intervista al Manifesto. «Di riconversione discuteremo con i lavoratori e i cittadini. La situazione ambientale è ai limiti della legalità, se non fuori. Interverremo per decreto per togliere l’immunità penale e garantire livelli ambientali consoni al quartiere Tamburi. La bonifica va fatta, è un percorso obbligato. Alla Ue chiederemo di accedere ai fondi per l’adeguamento alla globalizzazione» . Una linea che rischia di scontrarsi rapidamente con quella più produttivista dei leghisti. Nel contratto di governo però si parla esplicitamente di «riconversione» mirata alla «salvaguardia ambientale». In cambio si dà via libera ad alcune grandi opere nel Nord care ai leghisti, come la Pedemontana veneta e il Terzo valico ferroviario tra Liguria e Piemonte. Un patto, quello sulle grandi opere, che è stato sancito anche dal nome del nuovo ministro delle Infrastrutture: il senatore M5S Da nilo Toninelli all’ultimo minuto ha preso il posto del geologo Mauro Coltorti, inserito nella squadra di Di Maio prima del voto del 4 marzo, noto per la sua spiccata sensibilità ambientale. Una mossa utile ad accontentare la Lega.

L’altro dossier caldo è quello di Alitalia. Lega e M5S sono d’accordo sul reset rispetto alle attuali proposte di acquisto, a partire da quella di Lufthansa.

Il contratto di governo apre la strada alla rinazionalizzazione dell’ex compagnia di bandiera, privatizzata nel 2008. Nell’operazione potrebbe entrare anche Cassa depositi e prestiti più volte evocata come socio finanziario per l’operazione di rilancio. Una inversione a U rispetto alla linea portata avanti finora dall’ex premier Paolo Gentiloni e in particolare dal ministro dello Sviluppo Carlo Calenda.

Fonte: http://www.themeditelegraph.com/it/markets/finance-and-politics/2018/06/01/sfida-maio-punire-chi-delocalizza-wBymW6vqWo9M02X9yNrYpO/index.html

"Lo dobbiamo fare subito, non perdiamo tempo". La mossa pazzesca che vuol fare Di Maio e il nuovo governo..

"Chiederò che le clausole sull'aumento dell'Iva vadano disinnescate subito. È un impegno che prendiamo qui." Ad annunciarlo di fronte alla platea dei commercianti di Confcommercio, a Milano, è il candidato premier dei 5 Stelle Luigi Di Maio.

Di Maio si è detto fiducioso sul fatto che in Italia si arrivi a formare un governo con tempi inferiori a quelli della Germania, che ha dato vita a un esecutivo dopo sei mesi dal voto. "Io credo che impiegheremo di meno rispetto a quei tempi", ha detto.

Il leader 5 Stelle ha espresso parole di apprezzamento per le dichiarazioni del commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici. "Mi hanno fatto piacere le parole di Moscovici, c'è bisogno di messaggi distensivi", ha detto Di Maio. Parlando a margine della riunione plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, Moscovici aveva detto: "Osservo che i mercati sono sereni e hanno ragioni per esserlo, anche noi nella Ue siamo sereni perché abbiamo fiducia nella democrazia italiana e dell'impegno dell'Italia nell'Unione europea, non abbiamo alcuna forma di inquietudine politica" sull'Italia.

Tutti in piedi! Un mostruoso Travaglio ha fatto a pezzi Zucconi e le sue critiche verso M5S e LEga.



Di Maio-Salvini, la prima mossa di governo? Il taglio da 5 miliardi che da anni chiede la maggioranza degli italiani

«Porte aperte in Italia per la gente per bene e biglietto di sola andata a quelli che vengono in Italia a fare casino e pensano di essere mantenuti a vita. A casa loro sarà una delle nostre priorità». Così Matteo Salvini, che oggi giurerà da ministro dell’Interno, in un comizio a Sondrio giovedì sera. «Vorrei dare una bella sforbiciata a quei 5 miliardi di euro, che mi sembrano un po’ tantini» per l’accoglienza, ha aggiunto.
«Mi sono confrontato con il nuovo presidente del Consiglio – ha aggiunto Salvini – gli ho chiesto di prestare attenzione ai quei 5 miliardi di euro che anche quest’anno sono destinati al mantenimento dei richiedenti asilo». «Vorrei dare una sforbiciata, mi sembrano tantini. Avremo un approccio leggermente diverso da quello della signora Boldrini», ha concluso.
«Sono felice di fare il mio primo intervento da quasi ministro nella mia terra, tra le mie montagne, nella mia Lombardia», ha detto Salvini. «Ho fatto la tessera della Lega nel 1990 a 17 anni, andavo al liceo con le braghe corte. Sono passati 28 anni e mai nella vita avrei pensato di fare il segretario nazionale e ora il ministro. Ci vuole una bella dose di follia», ha aggiunto. «Riparto da Sondrio portandomi nel cuore questa piazza incredibile e questa voglia di cambiamento. Questa giornata me la ricorderò per tanto tempo, come pure questa piazza. È un punto di inizio, non di arrivo», ha continuato.
«Sono consapevole – ha aggiunto Salvini – che commetterò errori, solo chi non fa non sbaglia. Ci ritroveremo in questa piazza per raccontarvi quello che siamo riusciti a fare». «Mi piacerebbe che, dopo qualche mese del nostro governo, ci sia qualche tassa in meno e sicurezza in più, qualche immigrato in meno e qualche posto di lavoro in più, senza miracoli», ha proseguito parlando di fronte a una piazza gremita di migliaia di persone. «Sondrio è una splendida città – ha detto – da troppo tempo amministrata dal centrosinistra che ha fatto solo danni. Fra
pochi giorni, spero che Marco Scaramellini sia il nuovo sindaco».
«Sarò il ministro di tutti» e quello che nasce, è un «governo di buona volontà, di persone per bene e senza debiti con nessuno. Io starò tanto tempo in un ufficio ma tanto tempo possibile tra di voi, fra le persone. E che il buon Dio ce la mandi buona», ha affermato ancora il segretario della Lega.
«La mafia ci ha sempre fatto e sempre ci farà schifo, ovunque ci sarà ingiustizia cercherò di esserci con una squadra. Vi chiedo di starci vicino perché da soli non si può fare niente», sono state ancora le parole del leader della Lega.
«Voglio far tornare l’Italia protagonista in Europa. Con le buone maniere, senza fare confusione, ma sono stufo di governi col cappello in mano. Non siamo secondi a nessuno», ha sostenuto ancora il segretario della Lega.