mercoledì 1 novembre 2017

“CON IL SUO CURRICULUM NON VERREBBE ASSUNTO NEMMENO A SERVIR COLAZIONI”: POLETTI MASSACRATO DA UN GIOVANE AVVOCATO COSTRETTO AD EMIGRARE ALL’ESTERO. LEGGI E CONDIVIDI

Questa ė la lettera scritta da un ragazzo barese al ministro Poletti:
“Sig. Perito agrario Poletti (eh si,/ in un Paese che richiede la laurea/ anche per servire caffè in un bar, Lei e’ l’ennesimo caso di non laureato che raggiunge poltrone d’oro, vertici di rappresentanza delle istituzioni e stipendi pazzeschi), ho dato un’occhiata al suo curriculum e le garantisco che lei non verrebbe assunto neanche all’Arlington Hotel della mia Dublino a servire colazioni come io, giovane avvocato laureatomi in Italia, ho fatto per pagare le spese di sopravvivenza in un Paese straniero che mi ha dato una possibilità che il Suo Paese mi ha negato.
Lei, ministro del lavoro, il lavoro non sa neanche cosa sia, lei che non ha lavorato neanche un giorno della sua vita (il suo cv parla chiaro). Lei, che si rallegra di non avere tra i piedi gente come me, non ha la piu’ pallida idea di quanto lei sia un miracolato. Lei non sa, perito agrario Poletti, che dietro ogni ragazzo che si trasferisce all’estero, ci sono una madre e un padre che piangono QUOTIDIANAMENTE la mancanza del figlio, c’e’ una sorella da vedere solo un paio di volte all’anno, degli amici da vedere solo su “facetime” e i cui figli probabilmente non ti riconosceranno mai come “zio”, c’e’ una sofferenza lancinante con la quale ci si abitua a convivere e che diventa poi quasi naturale e parte del tuo benessere/malessere quotidiano.
Il Suo, perito agrario Poletti, e’ un paese morto, finito, senza presente ne’ tanto meno futuro e lo e’ anche per colpa sua e di chi l’ha preceduto. Chi e’ Lei per parlare a noi, figli e fratelli d’Italia residenti all’estero, con arroganza, con spocchia, con offese e mancando del più basilare rispetto che il suo status di persona, oltre al suo status di ministro, richiederebbe?! O forse pensa che le sue pensioni d’oro, i suoi stipendi da favola possano consentirle tutto questo nei confronti di ragazzi, in molti casi più titolati, preparati e competenti di lei?!
Ha mai provato a sostenere un colloquio in inglese? Ha mai scoperto quanto bello, duro e difficile sia conoscere tre lingue e lavorare in realtà multiculturali? Ha mai avuto la sensazione di sentirsi impotente quando le parlano in una lingua che non e’ sua e ha difficoltà a comprenderla al 100%? Questo lei, perito agrario Poletti, non lo sa e non lo saprà mai. E’ per questo che il suo ego le permette di offendere 100.000 ragazze e ragazzi che l’unica cosa che condividono con lei e’ la cittadinanza italiana.
Lei e’ l’emblema di una classe politica e partitica totalmente sconnessa con la realtà, totalmente avulsa dal tessuto sociale che le porcate sue e dei suoi amici “compagni” hanno contribuito a generare. Io, e gli altri 99.999 ragazzi che siamo scappati all’estero dovremmo essere un problema che dovrebbe toglierle il sonno, lei dovrebbe fare in modo che questa gente possa tornare a casa, creare condizioni di lavoro e di stabilita’ economica che possano permettere a 100.000 mamme di non piangere più per la lontananza dei figli.
Lei, perito agrario Poletti, padre dei voucher e del precariato, e’ il colpevole di questo esodo epocale e quasi senza precedenti di questa gente che lei vorrebbe fuori dalle palle.
Si sciacqui la bocca, perito agrario Poletti, prima di parlare di gente che parla piu lingue di lei, che ha avuto il coraggio di non accontentarsi, e di cercare altrove ciò che uno stato che fa davvero lo stato avrebbe dovuto garantire al proprio interno.
E si tolga rapidamente dai coglioni per favore, prima lo farà e prima questo paese, visto dalla fredda e super accogliente Irlanda, sembrerà più bello e gentile. Firmato da uno di quelli che lei vorrebbe fuori dalle palle”.
Dedicato ai Paraculi, figli di Papà e porta borse della Politica italiana .
Domenico Gatti


FONTE

facebook

+CLAMOROSO DA ROMA+ Di Battista tira giù un casino! Guardate cosa ha appena scoperto..

Da un post di Alessandro Di Battista sul suo profilo Facebook:

Per settimane non si è parlato delle elezioni in Sicilia ma adesso che si sono resi conto che il Movimento è forte e ha possibilità di vittoria è partito l'attacco. Un tweet stupido (l'autore si è scusato) diventa più importante di Berlusconi e Dell'Utri (il fondatore di Forza Italia in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa) indagati come mandanti delle stragi di Cosa Nostra. Io condanno sempre linguaggi violenti. Dico soltanto che quando il Governatore De Luca disse, riferendosi a me, Di Maio e Fico: "che vi possano ammazzare" non ho sentito questo clamore. E neppure ho sentito le sue scuse. La verità è che ce la possiamo fare in Sicilia e chi prende il vitalizio sta già tremando. Vi chiedo una mano. Serve uno sforzo di tutti. Parlate con le persone. Fategli capire che possiamo mandare a casa l'intera classe politica che ha lucrato sulla pelle dei siciliani. Venite in piazza. Domani sera sarò a Caltanissetta e venerdì a Palermo. Coraggio!

"Mi volevano defilata in campagna elettorale". La confessione choc di Milena Gabanelli

Una bomba chiamata Milena Gabanelli. La giornalista e fondatrice di Report ha lasciato la Rai per contrasti sul suo ruolo futuro e nell'annunciare il suo addio ha, di fatto, smascherato i veri piani di viale Mazzini. A mandare in tilt l'azienda pubblica sarebbe stata la proposta della Gabanelli di realizzare una striscia quotidiana di 4 minuti in piena campagna elettorale. No secco. Troppo rischioso averla in onda in un momento così delicato politicamente? 
"Lasciare il servizio pubblico è stata una sofferenza enorme - ha spiegato la Gabanelli -. Penso di non avere avuto scelta per la mia dignità professionale". Per lei il direttore generale Mario Orfeo aveva pensato alla condirezione di Rainews con delega al sito, un ruolo prestigioso ma solo si facciata, senza reali poteri effettivi. O almeno, non quelli sognati dalla Gabanelli: "Era una prospettiva che non mi consentiva di dare risultati proporzionati all'esperienza maturata. Sono ferma da una anno", ha rincarato, sottolineando come il suo progetto fosse un solo portale web che coinvolgesse tutti i 1.600 giornalisti Rai. Irrealizzabile, stando alla risposta di Ofeo. Il Cda in verità ha bocciato anche un'altra proposta della Gabanelli: una striscia quotidiana di 4 minuti di un fatto raccontato per numeri. "Dicevano che non erano stati previsti nel palinsesto ed ora sarebbero stati un problema. Un problema 4 minuti?!". "Orfeo mi ha detto - ha precisato al Corriere della Sera - che se ne sarebbe potuto riparlare a giugno. Non ho altro da aggiungere altro". Evidentemente, conclude, "in campagna elettorale mi volevano defilata".

Fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/spettacoli/13270630/gabanelli-addio-rai-report-orfeo-campagna-elettorale-striscia-quotidiana-.html

"Berlusconi indagato per mafia e parliamo del M5S?".L'editoriale mostruoso di Travaglio merita una standing ovation

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Ah, ragazzi, scusate, dimenticavamo una cosetta: ci sarebbero poi Berlusconi e Dell’Utri indagati come mandanti delle stragi mafiose del 1993, ma non vi preoccupate, non è niente. Parliamo invece delle cose serie: il braccio destro della sindaca Appendino che fa levare una multa da 95 euro a un amico e dei delirii twittati contro Rosato dall’aspirante assessore ai rifiuti dei 5Stelle in Sicilia”.
È il sottotesto che dovrebbero pubblicare i tg Rai e Mediaset e i siti dei giornaloni che ieri hanno minimizzato o addirittura ignorato (il magnifico Tg3) la riapertura delle indagini sul leader e sull’ideatore di Forza Italia per la mattanza che insanguinò l’Italia da Firenze a Milano a Roma, uccidendo 10 innocenti e ferendone altre decine, abbattendo basiliche e musei, e aprendo la strada al primo governo B. (che infatti, appena nato, segnò la brusca fine della stagione stragista) – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 01 novembre 2017, dal titolo “Un Cln contro B”.
Capita in tutto il mondo che i politici finiscano nei guai con la giustizia. Il più delle volte si dimettono. Ma, se restano al loro posto, vengono investiti dalla questione morale che li costringe a rispondere, a spiegare, a rendere conto, braccati come sono dalla stampa, e spesso sono proprio le loro bugie a segnare la loro fine: non per quello che han fatto, ma per quello che han (o non han) detto. Dopo infiniti precedenti, sta capitando a Trump per il Russiagate. Alla May per il braccio destro accusato di molestie. A Netanyahu per l’ennesima storia di tangenti che coinvolge lui e la sua famiglia.
Poi c’è l’Italia, dove le famiglie dei due ras del partito di maggioranza, Renzi & Boschi, sono coinvolte in scandali gravissimi. Ma si fa finta di nulla: il Duo Toscano mente sapendo di mentire, svicola, minimizza. Anche perché nessuno li incalza: stampa e tv sono organiche al sistema che vede in loro l’ultimo “argine” contro il “populismo” (parola magica e mantra demonizzante che ha sostituito “opposizione”). E siccome l’“argine” del Pd è fragile, perché non prende anzi perde voti, il sistema vuole puntellarlo con un altro argine, anch’esso deboluccio per mancanza di elettori, ma pur sempre utile a far numero: il partito fondato da un pregiudicato per frode fiscale e 8 volte prescritto per altri gravi reati e ideato da un pregiudicato per mafia.
Ieri Corriere e Repubblica, grazie alla bravura dei loro cronisti Bianconi, Palazzolo e Selvatici, hanno scoperto che il gip di Firenze ha autorizzato la Procura a riaprire le indagini a suo tempo archiviate sull’ipotesi che le stragi del 1993 siano state ordinate da (o concordate con) B. e Dell’Utri. La “giustizia a orologeria” per le prossime elezioni non c’entra nulla neanche stavolta.
La tempistica l’ha dettata l’ex boss di Brancaccio Giuseppe Graviano, che sconta al 41-bis vari ergastoli per aver organizzato la strage di via D’Amelio nel 1992 e quelle del ’93 nel Continente e che per 14 mesi fino ad aprile – quand’era intercettato – si è confidato col compagno di ora d’aria, il camorrista Umberto Adinolfi, sul ruolo del Caimano in quegli eccidi.
Stava facendo una sceneggiata, sapendo di essere ascoltato?
Niente affatto, come spiega Marco Lillo a pag. 2: stava incaricando Adinolfi di portare, una volta libero, un messaggio ricattatorio a B. tramite un intermediario a Milano 3. Ma anche se fosse stato consapevole delle cimici, sarebbe altrettanto inquietante: vorrebbe dire che uno dei boss più pericolosi del mondo si ritiene in grado di ricattare B. e conosce i canali per contattarlo, oggi come 25 anni fa. L’esito più probabile dell’ennesima inchiesta sui mandanti occulti delle stragi è lo stesso di quelle precedenti: l’archiviazione, a meno che l’intermediario, o Adinolfi o lo stesso Graviano, o qualcuno legato a essi, si decida finalmente a parlare. Eventualità sempre più remota col passare degli anni, l’annebbiarsi delle memorie, la morte dei testimoni e il perpetuarsi di un sistema marcio che continua a puntare su B. come se nulla fosse accaduto.
In un paese almeno decente, attorno a B. si sarebbe creato da tempo un cordone sanitario per isolarlo e tenerlo fuori da tutti i giochi. E non per i sussurri di Graviano, tutti da verificare. Ma per quello che si sa da vent’anni ed è stato confermato dai giudici di Cassazione nella sentenza definitiva del 2013 che ha condannato Dell’Utri a 7 anni per concorso esterno.
E cioè che B. è nelle mani della mafia almeno dal 1974, quando stipulò a Milano – con la mediazione dell’amico Marcello – un patto di mutuo soccorso, poi sempre rispettato con regolari versamenti di denaro almeno fino al ’92, con i boss di Cosa Nostra: Bontate, Teresi, Di Carlo e Mangano, quest’ultimo poi scampato alla guerra di mafia e passato ai Corleonesi col padre di Graviano in virtù del rapporto privilegiato con i vecchi amici B. e Dell’Utri.
Non c’è bisogno dell’indagine riaperta a Firenze per sapere queste cose: nel Palazzo, le sanno tutti. Come sanno della trattativa Stato-mafia avviata sotto il centrosinistra nel 1992-93, conclusa dai berluscones nel ’94 e seguita da una serie di favori bipartisan a Cosa Nostra che però non hanno soddisfatto del tutto i boss detenuti.
Ora, alla vigilia del voto, si giocano due partite parallele e mortali. Quella dell’Ancien Régime, che tenta di salvarsi dall’ondata anti-sistema puntando sui soliti cavalli: quel che resta del centrosinistra e di B.. E quella dell’ala carceraria di Cosa Nostra, che tenta di salvarsi dal “fine pena mai” con l’arma prediletta, ancor più efficace delle stragi: il ricatto ai ricattabili. Perciò, su B. e Dell’Utri indagati per strage, ma soprattutto sui loro legami mafiosi già accertati, i politici e i media del sistema non vedono, non sentono e non parlano.
Chi non si rassegna a questo scenario horror ha una sola scelta: pretendere da tutti i politici perbene un Comitato di liberazione nazionale da B. e dal ricatto mafioso.


Clamoroso! Agcom richiama La7: "Garantire obiettività e imparzialità"

Il Consiglio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha richiamato la società La7 affinché nei programmi di informazione diffusi in occasione di future competizioni elettorali o referendarie venga garantito "un rigoroso rispetto dei principi di obiettività, completezza, lealtà e imparzialità dell’informazione e parità di trattamento tra i soggetti politici, nonché un equilibrato accesso e pari opportunità a tutti i candidati, anche attraverso l’uso delle immagini".
Il richiamo ha tratto origine da quanto verificatosi durante la trasmissione “Otto e mezzo”, andata in onda il 17 ottobre 2017. La conduttrice Lilli Gruber ha ricordato che Giorgia Meloni si trovava a Palermo per la campagna per le elezioni regionali in Sicilia; Meloni, nel confermare quanto detto dalla giornalista, ha mostrato i simboli elettorali presenti alle sue spalle relativi alla Lista Fratelli d’Italia - Noi con Salvini, lista che in Sicilia sostiene il candidato alla Presidenza della Regione, Nello Musumeci. Lo sfondo è rimasto visibile per tutta la durata dei diversi interventi di Meloni, anche quando è stata esaurita la trattazione delle tematiche connesse alla consultazione elettorale siciliana.
“Le immagini dei simboli - si legge nella delibera - possono catturare con decisione l’attenzione dei telespettatori, a maggior ragione se trasmessi negli ultimi giorni della campagna elettorale e possono influenzare inconsapevolmente l’elettore, in particolare se accompagnano la trattazione di questioni di carattere politico-istituzionale nazionale”.

Fonte: http://www.adnkronos.com/fatti/politica/2017/10/31/agcom-richiama-garantire-obiettivita-imparzialita_o9ZZQvQC2G5G0TJDA5LUpJ.html

martedì 31 ottobre 2017

RISULTATO STRAORDINARIO, C'E' RIUSCITA DAVVERO: LA NOTIZIA CHE NESSUN TG VI DARA'!

Roma - (askanews) - Tre miioni di euro circa di risparmi in cinque anni: li realizzerà l'Assemblea capitolina decretando il taglio delle auto blu a disposizione della presidenza dell'Assemblea e dei capigruppo d'aula e dei permessi Ztl a tutti i consiglieri del Comune di Roma.
Nella seduta di questa mattina, ha spiegato il presidente Marcello De Vito, "l'ufficio di presidenza dell'Assemblea capitolina ha ratificato il taglio delle 5 auto blu dell'ufficio stesso e delle 8 dei capigruppo, oltre all'eliminazione dei permessi Ztl con facoltà di parcheggio per i 48 consiglieri, che avranno a disposizione la tessera per il trasporto pubblico. Considerando che ogni auto costa al Comune circa 40mila euro all'anno, il risparmio stimato è di oltre 500mila euro annui".
"Per i permessi Ztl, dal costo di 2mila euro l'uno, il risparmio è di quasi 100mila euro all'anno", ha concluso. A tutti i consiglieri verrà, comunque, garantita una tessera Atac per permettere loro di lavorare per la città utilizzando i mezzi pubblici.

Fonte: http://www.askanews.it/regioni/lazio/roma-per-campidoglio-3mln-di-risparmi-da-ztl-e-tagli-a-auto-blu_711871868.htm

Clamoroso a Roma! Grazie a una denuncia del M5S, scoperta una truffa faraonica da 14 milioni di euro

Una truffa da oltre 14 milioni di euro ai danni della Regione Lazio, del Comune di Roma e di circa 76 cittadini, soci di 3 cooperative nel Piano di Zona B50 'Monte Stallonara' di edilizia agevolata. Per questo motivo stamane, su disposizione del Gip Costantino De Robbio, sono scattati i sequestri di 37 conti correnti, 17 quote azionarie e 53 proprietà immobiliari nel Lazio e in Toscana appartenenti a 6 persone (4 uomini e 2 donne) componenti i consigli di amministrazione di quattro cooperative romane e diverse società, tutti indagati per truffa con il concorso di un dirigente e un funzionario di Roma Capitale, indagati per abuso d'ufficio.
Posti sotto sequestro, a scopo preventivo per la tutela delle vittime delle truffe, anche i tre edifici delle cooperative per la gestione delle quali è stato nominato un amministratore giudiziario.

Le indagini sono state avviate dopo un esposto del consigliere regionale di Fratelli d'Italia, Fabrizio Santori sulle mancate opere di urbanizzazione e della parlamentare del Movimento 5 Stelle, Roberta Lombardi, sulle responsabilità del mancato controllo da parte dei funzionari comunali.
"Sono molto soddisfatto dell'esito dell'inchiesta", afferma Santori, che però avverte: "In tutta Roma ci sono almeno sette altre situazioni simili sotto indagine. Roma Capitale e la Regione Lazio devono impegnarsi a tenere sotto osservazione queste realtà, verificando lo sviluppo di piani di urbanizzazione primaria a tutela dei romani e di un territorio su cui si è speculato in maniera ignobile in passato solo per fare profitto, a volte truffando ignari cittadini come accaduto a Monte Stallonara".
Secondo l'inchiesta, durata tre anni e affidata alla sezione di polizia giudiziaria dalla Polizia Locale, diretta dalla dottoressa Rosa Mileto, i consigli di amministrazione di tre cooperative ('Acli Castelli Romani Terza', 'Acli Castelli Romani Seconda' e 'Il Nido'), formati sempre dagli stessi indagati, dopo aver beneficiato di finanziamenti (circa 3 milioni e mezzo di euro dalla Regione) e concessioni di enti pubblici (i terreni dal Comune di Roma), vincolati alla costruzione di appartamenti da dare in locazione o vendita a condizioni di favore per soggetti meno abbienti, hanno gonfiato gli affitti, raddoppiato i costi di vendita degli immobili e fatto sparire i finanziamenti pubblici ricevuti.
Il meccanismo era semplice. Secondo quanto emerso dall'inchiesta, per aggirare la normativa gli indagati hanno creato una quarta cooperativa, la 'Monte Stallonara', nella quale hanno fatto confluire tutti i soci delle altre tre cooperative per poter giustificare la vendita degli appartamenti ai soci costruttori a oltre 13 milioni e 600mila euro, circa il doppio rispetto ai circa 7milioni e 900mila dovuti per il costo di una sola edificazione e dichiarato alla Regione per poter ottenere il finanziamento pubblico.
Un finanziamento erogato dalla Regione proprio per abbassare i costi totali della nuova edificazione e consentire così ai soci della cooperativa di pagare solo circa 4milioni e 400mila euro per la nuova edificazione. Ma i soci per l'acquisto della casa, non solo non hanno beneficiato delle agevolazioni ma si sono ritrovati anche a dover versare un mutuo alle banche per un ammontare totale di 9milioni e 750mila euro.
I soldi venivano poi fatti girare e sparire dalle casse delle cooperative, con la motivazione di ulteriori prestazioni di servizi, all'interno di società e consorzi sempre intestati agli stessi indagati in una sorta di scatola cinese. Una truffa in piena regola, realizzata anche grazie all'aiuto di un dirigente e di un funzionario del Comune di Roma che, abusando del loro potere, facevano 'passare' i prezzi di cessione, accontentandosi della semplice dichiarazione dei consigli di amministrazione, mentre sarebbe stato invece necessario che i prezzi di cessione fossero approvati e deliberati dagli stessi soci delle cooperative.
"Bene l'intervento della magistratura sul piano di zona di Monte Stallonara ma ora chiediamo l'intervento immediato del Comune di Roma affinché per gli altri piani di zona su cui deve vigilare, vigili contestando le violazioni e applicando le sanzioni previste", dice all'Adnkronos l'avvocato Vincenzo Perticaro, che ha inoltrato l'esposto denuncia che ha portato oggi all'intervento della magistratura. "Ci sono 28 denunce per 28 piani di zona - afferma Perticaro - e l'ente che doveva vigilare in primis era il Comune. Stiamo parlando di un danno erariale enorme. Ora chiediamo al Campidoglio di revocare le convenzioni con chi ha disatteso gli accordi acquisendo il patrimonio immobiliare in modo da tutelare i cittadini".

Fonte: http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2017/01/16/roma-truffa-milioni-comune-regione-sequestrati-palazzi-azioni-conti-correnti_2lpu7nilR50qWK5OYyledL.html