lunedì 2 ottobre 2017

VITALIZI? NON SOLO AI PARASSITI: ANCHE A MOGLI, FRATELLI, FIGLI E, NEL CASO DI VELTRONI, PERSINO SUA SUOCERA! ECCO L’ALBERO GENEALOGICO DELLA CASTA MALEDETTA

Mogli, fratelli e cugini: il vitalizio è di famiglia
La suocera di Veltroni, la figlia di Cossutta, il parente stretto di Crocetta. Va avanti l’inchiesta del “Giornale” sui vitalizi
Roma – «Aggiungi un posto a tavola ché c’è un parente in più, se sposti un po’ la seggiola stai comodo anche tu». Garinei e Giovannini forse l’avrebbero scritta in questo modo se avessero saputo che, con il passare degli anni, Palazzo Madama (e anche la Camera) si sarebbe trasformato in un buen retiro per fratelli, cugini, figli e suocere.
Perché il potere ha anche un tratto ereditario e, pur essendo l’Italia una repubblica, c’è sempre qualche cinghia di trasmissione che consente di estendere ai consanguinei (biologici o acquisiti) qualche benefit.
Scorrendo l’elenco dei vitalizi erogati dal Senato, infatti, si scopre che dal 1992 al 2001 ha transitato sui banchi di Palazzo Madama Franca D’Alessandro Prisco. Si tratta della suocera di Walter Veltroni. Ex assessore nelle giunte comuniste del Comune di Roma con i sindaci Argan, Petroselli e Vetere, Franca D’Alessandro, moglie di Massimo Prisco, direttore della federazione statali della Cgil, compì il grande salto sulla scena nazionale. Nei quattordici anni trascorsi dal termine della propria esperienza al Senato, ha accumulato circa 770mila euro di vitalizi a fronte di una contribuzione di 238mila euro per uno sbilancio complessivo di 531mila euro circa. Una cifra leggermente inferiore a quella di Salvatore Crocetta (-586mila di «buco» previdenziale), fratello dell’attuale governatore siculo Rosario. Salvatore è un comunista vero e, dopo la Bolognina, se ne va con Rifondazione. Ma per quanto abbia avuto i suoi cinque minuti di visibilità con tre legislature da senatore, è a Rosario che è riuscito il colpo grosso di fare il sindaco del paese natio, Gela, e poi il potentissimo presidente (tra un rimpasto e l’altro) della Regione Sicilia.
Ecco, la Sicilia appunto. Una terra nella quale i valori familiari sono sempre al primo posto. Basta spostarsi dalla siracusana Gela alla catanese Paternò per incontrare un’altra famiglia importante: quella dei La Russa. Tutti conoscono il simpaticissimo e focoso Ignazio, avvocato fondatore di An, ex ministro della Difesa con il Pdl e oggi difensore dei valori della Destra in Fratelli d’Italia. Un po’ meno noto al grande pubblico è il fatto che la famiglia La Russa abbia la politica nel sangue. Il padre di Ignazio era senatore dell’Msi, il fratello è stato invece senatore della Dc prima e del Ccd di Casini poi. Dal ’96 non è più parlamentare e così lo sbilancio della posizione è salito a circa 700mila euro.
Non è un caso isolato. Prendiamo, ad esempio, Francesco Covello. Calabrese di Castrovillari, moroteo, ha seguito tutto il cursus honorum : consigliere comunale, assessore provinciale, consigliere regionale, amministratore unico delle Ferrovie della Calabria e, infine, senatore (-659mila euro). Poteva uscire di scena come un uomo qualunque? Certo che no! La figlia Stefania oggi è parlamentare Pd ed è componente della segreteria del partito di Matteo Renzi con delega ai fondi europei. Non è l’unica figlia d’arte: è accaduto a Maura Cossutta, figlia del rigoroso filosovietico Armando (-27.400 euro). È successo anche a Balda Di Vittorio, figlia del leader storico della Cgil e scomparsa all’inizio di quest’anno.
La citazione non è casuale. Laddove il nome non sia garanzia di successo e di continuità della tradizione, spesso è venuto in soccorso proprio il ruolo svolto nella rappresentanza degli interessi delle «masse operaie». Il sindacato ha così traslato a Palazzo Madama figure importanti. L’ultimo in ordine di tempo è stato Franco Marini, ex numero uno della Cisl che, avendo terminato l’esperienza due anni fa, è ancora in attivo per quanto riguarda la posizione contributiva. In passivo (-256mila euro), invece, è già Antonio Pizzinato, il successore di Luciano Lama alla guida del sindacato di Via Po: un comunista duro e puro, educato a Mosca. In passivo anche Giorgio Benvenuto (-192mila euro) che con lo stesso Lama e Pierre Carniti (-378mila euro, la sua scheda è stata pubblicata lunedì) faceva tremare governi e Confindustria tra gli anni ’70 e ’80.
Talvolta vale pure il processo inverso: un brand è talmente forte che lo si può anche declinare in politica. Ne sa qualcosa Luigi Biscardi (-531mila euro), al Senato dal 1992 al 2001 con il Pds-Ds. È il fratello del famosissimo Aldo, quello del Processo del lunedì . Entrambi avevano il cuore a sinistra da giovani. L’Aldo nazionale passò da Paese Sera al Tg3 in un sol colpo. Anche il partito aveva bisogno di uno sgub .
FONTE
http://www.ilgiornale.it/news/politica/mogli-fratelli-e-cugini-vitalizio-famiglia-1131321.html

FINANZA, INDAGATO GENERALONE: ECCO COSA FACEVA QUESTO “EROE” AL SERVIZIO DELLA CASTA PARASSITA

UN GENERALE DELLA FINANZA ACCUSATO DI AVER SPIFFERATO NOTIZIE AD IMPRENDITORI IN ODORE DI CAMORRA – E’ GIUSEPPE MANGO (GIA’ FINITO NELLE INTERCETTAZIONI CON LUCIANO MOGGI) – LA PROCURA DI NAPOLI HA CHIESTO L’INTERDIZIONE

di Fiorenza Sarzanini per il “Corriere della Sera“

La procura di Napoli ha chiesto l’interdizione per il generale della Guardia di Finanza Giuseppe Mango.
L’attuale comandante interregionale del Veneto è accusato di aver soffiato notizie riservate ad alcuni imprenditori campani accusati tra l’altro di aver fatto affari con la camorra.
Le indagini condotte dal pubblico ministero Fabrizio Vanorio e coordinate dall’aggiunto Giuseppe Borrelli hanno portato all’arresto degli imprenditori e, appunto, al provvedimento nei confronti dell’alto ufficiale che, come prevede la procedura, dovrà essere interrogato la prossima settimana.

FONTE
DAGOSPIA

FALSO IN BILANCIO: DI BATTISTA SMASCHERA IL GALOPPINO RENZIANO IN TEMPO ZERO! ECCO COSA HANNO DECISO IN PARLAMENTO. BERLUSCONI? A CONFRONTO E’ STATO UN DILETTANTE!




Vi riproponiamo questo video che seppur passato, è pur sempre attuale e da non dimenticare.
Ecco come sbugiardare la propaganda renziana in 23 secondi
La legge falso in bilancio targato PD permette a chi è accusato di questo reato di salvarsi più facilmente. È quanto denunciato da Alessandro Di Battista, che sulla propria pagina Facebook ha scritto:
23 SECONDI PER SBUGIARDARE L’ENNESIMA PROPAGANDA RENZIANA
Qualche giorno fa dicevo a Fiano (PD) che eravamo orgogliosi di non aver votato la falsa legge anti-corruzione targata PD e NCD (un partito – quest’ultimo – che ha più indagati che elettori).
Aggiungevo (guardate il video, sono solo 23 secondi) che per i magistrati sarebbe stato più difficile scoprire il reato. “Vedremo” rispondeva Fiano.
Ebbene oggi abbiamo visto (lo dice una sentenza della Cassazione) che il falso in bilancio targato PD permette a chi falsifica di farla ancor più franca. Chapeau! Il PD su questo tema è riuscito a far persino peggio di Berlusconi.
Ricordo che il falso in bilancio è il modo principale per produrre fondi neri e corrompere i politici. Gli scandali che coinvolgono le cooperative rosse ci mostrano tutto questo.
Vediamo se oggi qualcuno ci domanderà perché abbiamo votato contro alla legge falsamente anti-corruzione targata Renzi e Alfano!”

La Cassazione e la nuova legge: il falso in bilancio più debole
La nuova legge sul Falso in Bilancio, avverte Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera, sta iniziando a “falciare i processi in corso”:

“Una sentenza della Cassazione, annullando ieri sera la condanna per bancarotta a 6 anni e 9 mesi dell’ex sondaggista di Berlusconi, Luigi Crespi, avverte in controluce che la nuova legge sul falso in bilancio, in vigore da appena 48 ore, non solo non sarà in grado di punire quasi più alcun serio caso di falso in bilancio, ma anche che sta già iniziando a falciare i processi in corso. Con il paradosso quindi che la nuova legge, rivendicata dal governo Renzi come ripristino della portata penale del reato depotenziato nel 2002 da Berlusconi, ha invece l’effetto pratico contrario di cancellare anche quel poco che era rimasto.
Tutta colpa di quattro parole – «ancorché oggetto di valutazioni» – che in marzo un emendamento governativo eliminò dall’iter di approvazione della norma, lasciando fuori dal perimetro di ciò che è reato i casi più frequenti e insidiosi di falso in bilancio: che ovviamente non sono quelli grossolani nei quali si comunica di avere ciò che palesemente non si ha, ma sono quelli raffinati nei quali si dichiara di possedere qualcosa stimato a un valore in realtà sballato se tarato correttamente alla luce del Codice civile, dei principi contabili nazionali elaborati dagli appositi organismi, e degli standard internazionali Ias/Ifrs. Magazzini, ammortamento dei crediti o stime immobiliari sono tipiche «valutazioni», alle quali persino la deprecata legge Berlusconi conservava almeno un minimo di punibilità se si scostavano dalla realtà per più del 10%”.

Terremoto a Roma! Grazie a una denuncia del M5S, scoperta una truffa faraonica dal valore di 14 milioni di euro

Una truffa da oltre 14 milioni di euro ai danni della Regione Lazio, del Comune di Roma e di circa 76 cittadini, soci di 3 cooperative nel Piano di Zona B50 'Monte Stallonara' di edilizia agevolata. Per questo motivo stamane, su disposizione del Gip Costantino De Robbio, sono scattati i sequestri di 37 conti correnti, 17 quote azionarie e 53 proprietà immobiliari nel Lazio e in Toscana appartenenti a 6 persone (4 uomini e 2 donne) componenti i consigli di amministrazione di quattro cooperative romane e diverse società, tutti indagati per truffa con il concorso di un dirigente e un funzionario di Roma Capitale, indagati per abuso d'ufficio.
Posti sotto sequestro, a scopo preventivo per la tutela delle vittime delle truffe, anche i tre edifici delle cooperative per la gestione delle quali è stato nominato un amministratore giudiziario.

Le indagini sono state avviate dopo un esposto del consigliere regionale di Fratelli d'Italia, Fabrizio Santori sulle mancate opere di urbanizzazione e della parlamentare del Movimento 5 Stelle, Roberta Lombardi, sulle responsabilità del mancato controllo da parte dei funzionari comunali.
"Sono molto soddisfatto dell'esito dell'inchiesta", afferma Santori, che però avverte: "In tutta Roma ci sono almeno sette altre situazioni simili sotto indagine. Roma Capitale e la Regione Lazio devono impegnarsi a tenere sotto osservazione queste realtà, verificando lo sviluppo di piani di urbanizzazione primaria a tutela dei romani e di un territorio su cui si è speculato in maniera ignobile in passato solo per fare profitto, a volte truffando ignari cittadini come accaduto a Monte Stallonara".
Secondo l'inchiesta, durata tre anni e affidata alla sezione di polizia giudiziaria dalla Polizia Locale, diretta dalla dottoressa Rosa Mileto, i consigli di amministrazione di tre cooperative ('Acli Castelli Romani Terza', 'Acli Castelli Romani Seconda' e 'Il Nido'), formati sempre dagli stessi indagati, dopo aver beneficiato di finanziamenti (circa 3 milioni e mezzo di euro dalla Regione) e concessioni di enti pubblici (i terreni dal Comune di Roma), vincolati alla costruzione di appartamenti da dare in locazione o vendita a condizioni di favore per soggetti meno abbienti, hanno gonfiato gli affitti, raddoppiato i costi di vendita degli immobili e fatto sparire i finanziamenti pubblici ricevuti.
Il meccanismo era semplice. Secondo quanto emerso dall'inchiesta, per aggirare la normativa gli indagati hanno creato una quarta cooperativa, la 'Monte Stallonara', nella quale hanno fatto confluire tutti i soci delle altre tre cooperative per poter giustificare la vendita degli appartamenti ai soci costruttori a oltre 13 milioni e 600mila euro, circa il doppio rispetto ai circa 7milioni e 900mila dovuti per il costo di una sola edificazione e dichiarato alla Regione per poter ottenere il finanziamento pubblico.
Un finanziamento erogato dalla Regione proprio per abbassare i costi totali della nuova edificazione e consentire così ai soci della cooperativa di pagare solo circa 4milioni e 400mila euro per la nuova edificazione. Ma i soci per l'acquisto della casa, non solo non hanno beneficiato delle agevolazioni ma si sono ritrovati anche a dover versare un mutuo alle banche per un ammontare totale di 9milioni e 750mila euro.
I soldi venivano poi fatti girare e sparire dalle casse delle cooperative, con la motivazione di ulteriori prestazioni di servizi, all'interno di società e consorzi sempre intestati agli stessi indagati in una sorta di scatola cinese. Una truffa in piena regola, realizzata anche grazie all'aiuto di un dirigente e di un funzionario del Comune di Roma che, abusando del loro potere, facevano 'passare' i prezzi di cessione, accontentandosi della semplice dichiarazione dei consigli di amministrazione, mentre sarebbe stato invece necessario che i prezzi di cessione fossero approvati e deliberati dagli stessi soci delle cooperative.
"Bene l'intervento della magistratura sul piano di zona di Monte Stallonara ma ora chiediamo l'intervento immediato del Comune di Roma affinché per gli altri piani di zona su cui deve vigilare, vigili contestando le violazioni e applicando le sanzioni previste", dice all'Adnkronos l'avvocato Vincenzo Perticaro, che ha inoltrato l'esposto denuncia che ha portato oggi all'intervento della magistratura. "Ci sono 28 denunce per 28 piani di zona - afferma Perticaro - e l'ente che doveva vigilare in primis era il Comune. Stiamo parlando di un danno erariale enorme. Ora chiediamo al Campidoglio di revocare le convenzioni con chi ha disatteso gli accordi acquisendo il patrimonio immobiliare in modo da tutelare i cittadini".

Fonte: http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2017/01/16/roma-truffa-milioni-comune-regione-sequestrati-palazzi-azioni-conti-correnti_2lpu7nilR50qWK5OYyledL.html

CLAMOROSO: IL PD VOLEVA INSABBIARE TUTTO MA UN GIORNALISTA HA SCOPERTO LO SCANDALO. LEGGETE COSA È VENUTO FUORI..

La legge che porta la firma del Pd Matteo Richetti per abrogare i vitalizi e sostituirli con assegni pensionistici contributivi modellati su quelli dei dipendenti pubblici potrebbe essere più costosa per le casse dello Stato del mantenimento degli stessi vitalizi. L’ipotesi che ha lasciato sotto choc gran parte dei senatori che oggi dovrebbero approvarla è stata avanzata durante le audizioni informali fatte questa settimana dalla commissione affari costituzionali da uno dei massimi esperti di trattamento pensionistico del pubblico impiego, Antonietta Mundo. All’Inps dal 1982 al 2013, la Mundo si è sempre occupata di statistiche attuariali degli assegni previdenziali. Per lunghi anni è stata incaricata di rappresentare l’Inps presso il ministero del Lavoro per «tutti gli aspetti statistico-attuariali e le stime previsionali relative alla riforma del welfare». Insomma, una che quei calcoli sui sistemi previdenziali li sa fare quasi a vista.
Quando il primo pomeriggio del 27 settembre scorso la Mundo è stata chiamata a dare un parere sul disegno di legge Richetti già approvato dalla Camera, ha premesso: «Con questo ddl il sistema previdenziale parlamentare uscirebbe dal sistema di autodichìa che oggi lo isola e lo diversifica dal sistema previdenziale generale, per entrare a fare parte del regime previdenziale ordinario dei dipendenti pubblici». E qui sta la trappola. Perché erroneamente Richetti individua nel sistema dei dipendenti pubblici un contributivo puro. Non è così, e la Mundo spiega: «In verità per gli statali con contribuzione anteriore al 1.1.1996 vige il calcolo pro-quota retributivo e contributivo; per chi ha contribuito invece per la prima volta dal 1.1.1996 vige il sistema interamente contributivo». E già qui i risparmi previsti sugli assegni di più antica data potrebbe andare gambe all’aria. Ma la legge Richetti compie un altro passo falso: «Il comma 4 dell’articolo 12 poi rimanda per tutti gli istituti non regolamentati dal ddl in esame alle norme generali che disciplinano il sistema pensionistico obbligatorio dei lavoratori dipendenti delle amministrazioni statali». Ai profani sembrerebbe una semplice e innocua parità di condizioni.
Non è così, sostiene l’ex dirigente Inps: «Il rimando alle norme generali dei dipendenti statali, oltre a confermare l’adeguamento alla disciplina ordinaria, genera un aumento degli oneri finanziari per le Camere che non sembrano essere stati valutati appieno al momento della presentazione del ddl». Si andrebbe a spendere assai più di prima. Perché con quella parificazione, deputati e senatori come i dipendenti pubblici potranno avere da una parte il calcolo della pensione pro-quota che per un certo numeri di anni aveva il sistema retributivo sulla base della retribuzione degli ultimi dieci anni. Ma anche potranno avere «il riconoscimento del servizio militare e della maternità; i riscatti di periodi lavorati nella pubblica amministrazione; i riscatti di laurea; le ricongiunzioni; la possibilità di cumulo contributivo; la possibilità di totalizzazione; la richiesta di versamenti volontari; le pensioni supplementari e i supplementi di pensione; il diritto ad avere altri canali di pensionamento e soprattutto il trattamento di fine servizio – Tfs o Tfr che si dica». Una bomba finanziaria sui conti delle due Camere o su quelli dell’Inps sotto cui si vorrebbe portare la nuova previdenza dei politici.
Ma secondo la Mundo ci sarebbero anche altri errori tecnici di non poco conto sul metodo di calcolo dall’importo delle nuove pensioni politiche che dovrebbero sostituire i vitalizi. Lei lo ha sottolineato così: «Usare l’età del pensionamento per il ricalcolo dei vitalizi in essere ha un’alta probabilità di riferire il calcolo a periodi anteriori al 1996, quando il sistema di calcolo contributivo non esisteva ancora per nessuno. È intuibile la facilità con cui si potrebbero istruire ricorsi giudiziari perché fra l’altro in contrasto con la normativa vigente per i dipendenti pubblici. Per esempio per i vitalizi di reversibilità quale età andrebbe considerata? Quella posseduta dal dante causa al pensionamento o quella del superstite alla decorrenza della reversibilità? A mio parere nessuna delle due perché sarebbe iniquo farlo».
La Mundo poi ricorda anche un caso particolare che la legge non ha previsto, quello in cui i titolari di cariche elettive abbiano optato (lo facevano spesso ad esempio in Trentino Alto Adige) per l’intera o parziale capitalizzazione del vitalizio che «non essendoci più non può essere abolito. Eventualmente dovrebbe essere regolamentato il suo intero recupero, per poterlo trasformare in trattamento previdenziale contributivo erogato mensilmente. Qualora il relativo recupero non fosse previsto si verrebbe a determinare una disparità di trattamento fra titolari di cariche elettive».
La Mundo non è stata la sola a smontare il ddl Richetti durante le audizioni. Se l’avversità delle associazioni degli ex parlamentari era scontata, qualche problema in più nasce dall’audizione della conferenza delle Regioni e province autonome, che hanno segnalato con sapienza un buco della riforma: quello sugli assessori esterni o tecnici delle giunte regionali. Anche loro prendono i vitalizi perché parificati ai consiglieri regionali, ed essendosene dimenticato Richetti, continueranno a prenderli anche quando per tutti gli altri saranno stati aboliti. Con un evidente impar condicio che rischia di produrre valanga di ricorsi giudiziari.
Cosa succede ora? Il testo ovviamente può essere modificato dal Senato, e dopo l’audizione della Mundo che ha spiegato come lieviterebbero i costi e che ai parlamentari bisognerebbe pagare anche retroattivamente il tfr, è doveroso cambiarlo. Ma con la sessione di bilancio che incombe e la legislatura agli sgoccioli costringere la riforma dei vitalizi a fare un ulteriore passaggio alla Camera significherebbe affossarla per sempre. Ed è il suo destino più probabile.


FONTE: https://infosannio.wordpress.com/2017/10/01/franco-bechis-i-politici-tagliano-il-vitalizio-ma-sintascano-il-tfr/

Ecco il modo vergognoso in cui la stampa italiana continua a trattare Virginia Raggi

SBATTI IL MOSTRO IN PRIMA PAGINA!

Ecco il modo vergognoso in cui la stampa italiana continua a trattare Virginia Raggi. Guardate. Le prime pagine dei quotidiani aprono tutte sul rinvio a giudizio, seppur per due delle tre accuse è stata chiesta l'archiviazione. E guardate come, invece, è stato trattato il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, quando è stato rinviato a giudizio per lo stesso tipo di reato, ma con una storia ben più pesante che riguarda gli appalti di Expo. 
Non trovate nulla su Beppe Sala in quelle prime pagine? Beh, la risposta è semplice: lui è del Pd.



C’è inchiesta e inchiesta. Soprattutto, c’è sindaco e sindaco. Tra la vicenda che riguarda Virginia Raggi e quella del primo cittadino di Milano Giuseppe Sala ex amministratore delegato di Expo eletto con il centrosinistra  ci sono tante differenze, ma la più nitida è nel trattamento dei mezzi d’informazione. 




Qui vi lascio il video dove la Gruber pochi giorni fa affermava: tutti i politici che hanno rinvio a giudizio o che hanno delle incriminazioni poi vengono travolti dal fiume d inchiostro.
Ovviamente Bonafede la zittisce! 


domenica 1 ottobre 2017

CROCIERE E GIOIELLI CON I SOLDI DEGLI OPERAI: LA VITA DA SULTANO DEI SINDACALISTI DELLA UIL, LA PEGGIO FECCIA PARASSITA

Il segretario del sindacato: “Personalmente, non ho mai neanche pensato di poter utilizzare risorse della Uil per fini estranei agli interessi dell’organizzazione”. L’ex numero uno: “Era per discutere in maniera approfondita, e per più giorni, dei contratti del pubblico impiego”


L’accusa è appropriazione indebita, in concorso con altri sei imputati, per essere stati in crociera con i soldi del sindacato. Ma Carmelo Barbagallo e Luigi Angeletti, segretario nazionale Uil e il suo predecessore, respingono le accuse. I pm di Roma Stefano Pesci e Paolo Marinaro contestano, secondo quanto riporta La Repubblica, ad altri imputati l’acquisto di gioielli da Swarovski per oltre 7mila euro e un soggiorno al “California Camping Village”, in Toscana tra il marzo del 2010 e il maggio del 2012. A giudizio davanti al giudice della IX sezione penale anche ci sono anche Goffredo Patriarca, Giuseppe Caronia, Romano Bellissima, Salvatore Bosco, Luigi Simeone e Ubaldo Conti.

Le indagini hanno accertato che ci sarebbero state contabilizzazioni anomale. Per esempio la causale che ha permesso di pagare le vacanze per 16.456 euro era “contributo per progetto condiviso“. Il 22 marzo del 2010 la Costa crociere ha ricevuto il bonifico da conti Uil. Angeletti, allora numero uno, e Barbagallo si erano imbarcati con altri tre sindacalisti e gli accompagnatori. Anche l’anno successivo c’era stata una vacanza con le stesse modalità pagata il 27 maggio del 2011. A dicembre del 2010 sempre con i soldi del sindacato Goffredo Patriarca avrebbe pagato, questa l‘ipotesi della procura, un soggiorno a Ubaldo Conti per due settimane ad agosto del 2010 accompagnato in Toscana da madre e nipote. Lo stesso Patriarca avrebbe speso circa 7mila euro in quattro puntate in gioielleria usando la carta di credito di Uil Trasporti.

“Ho piena fiducia nell’operato della magistratura e resto in attesa di poter chiarire ogni aspetto di questa vicenda. Personalmente, non ho mai neanche pensato di poter utilizzare risorse della Uil per fini estranei agli interessi dell’organizzazione alla quale ho sempre dedicato e dedico tutto il mio lavoro e la mia persona – fa sapere Barbagallo -. Sono impegnato a lavorare h/24 per il sindacato”. Angeletti, sentito dai pm, si era difeso dicendo che le crociere “avevano lo scopo di consentirci di discutere in maniera approfondita, e per più giorni, di importanti tematiche relative principalmente al blocco dei contratti del pubblico impiego e delle politiche previdenziali dei governi in carica”.

FONTE
IL FATTO QUOTIDIANO