mercoledì 29 marzo 2017

"Addio Euro?" Ma quando mai. La Gabbia smaschera la Merkel con questo servizio clamoroso




L’Europa sta andando incontro a un “cataclisma” che potrebbe provocare la caduta dell’euro e la fine del progetto europeo così come lo conosciamo.
Così afferma in una intervista, l’economista premio Nobel Joseph Stiglitz, alla presentazione del suo nuovo libro, “The Euro: how a common currency threatens the future of Europe” (“L’euro e la sua minaccia al futuro dell’Europa”), dove dà suggerimenti a Bruxelles per evitare che l’intero continente si ribelli alla mal vista moneta comune.

Nelle sue risposte, l’euro ha fallito nella sua promessa di creare maggiore ricchezza e sviluppo nel vecchio continente, anzi ha ricreato pregiudizi e nazionalismi fra gli Stati. La soluzione indicata è quindi semplice: spezzare in due l’area monetaria creando un “euro forte” per i paesi nordici ed un “euro debole” per i paesi mediterranei. Solo questa soluzione, unita al cambiamento delle politiche europee in senso sociale, potrebbe portare ad un recupero del progetto europeo.

Ma l’euro a due velocità potrebbe essere veramente la soluzione ai problemi del progetto europeo o sarebbe solo l’ennesimo pasticcio? Per dare una risposta ci rifaremo ai concetti di Oca o di Avo che furono ignorati ai tempi della creazione della moneta unica. L’Oca è l’acronimo di Optimal currency area, Area valutaria ottimale, Avo in italiano, ed è l’area nella quale è massimizzata l’utilità della presenza di un’unica valuta. Praticamente l’Avo è lo spazio massimo  nel quale si può utilizzare una sola valuta, in modo omogeneo, senza che questo venga ad impattare sull’economia reale. Quali caratteristiche identificano una Avo? Gli economisti concordano su mobilità dei capitali e dei fattori produttivi, con flessibilità omogenea delle remunerazioni dei dipendenti all’interno dell’area stessa; mobilità nella forza lavoro, che deve potersi muovere liberamente nell’area, senza barriere previdenziali, culturali o linguistiche; uno strumento di trasferimento fiscale all’interno dell’area, che permetta di muovere risorse rilevanti verso le aree con crescita economica più lenta; una corrispondenza nei cicli economici delle singole aree.

E’ chiaro che almeno tre dei quattro fattori base per l’identificazione di una Avo non funzionano per lEurozona: prima di tutto, i cicli economici non corrispondono, soprattutto fra paesi nordici e mediterranei. Poi non esistono seri strumenti di trasferimento fiscale, anzi qualsiasi condivisione delle risorse viene bruscamente respinta al mittente, specialmente dalla Germania. Infine, non esiste un mercato unico del lavoro, sia per la presenza di differenze culturali e previdenziali, sia per alcune iniziative legislative recenti.

Se l’Euro non è una Avo, potrebbero due euro lavorare meglio? Alcuni dei problemi dell’attuale moneta unica sarebbero sanati, almeno in via parziale: con un euro mediterraneo ed uno nordico avremmo sicuramente cicli economici più omogenei ed un mercato del lavoro un po’ più uniforme. In un’area unita Iberia/Italia/Mediterraneo sarebbero possibili politiche fiscali e monetarie più omogenee, perché comunque sono paesi con tassi di disoccupazione elevati, necessità di investimenti rilevanti per rilanciare l’occupazione e la possibilità di operare una politica  monetaria espansiva anche sul mercato del debito di stato primario.

Esistono però delle criticità importanti nel progetto di Stiglitz. Prima di tutto si tratta di creare strutture monetarie di governo economico che allo stato attuale non esistono. In secondo luogo, non siamo sicuri che le aree nordiche e mediterranee sarebbero sufficientemente omogenee e l’euro “del Sud” avrebbe un problema di relazione con l’euro “del Nord”: se fosse agganciato all’altra valuta si riproporrebbero gli stessi problemi dell’euro e sicuramente rinascerebbe un’ostilità fra il Sud ed il Nord. Se fosse libero esporrebbe il blocco meridionale all’accusa di praticare una svalutazione competitiva.

Insomma, la soluzione propugnata da Stiglitz probabilmente creerebbe più problemi che soluzioni.
Per le finanze pubbliche invece il gioco sarebbe più pericoloso: le nazioni dell’Euro2 avrebbero sempre da pagare il debito contratto nel vecchio euro: e questo debito verrebbe denominato in Euro1 o in Euro2? Nel primo caso, la spesa per ripagare il debito schizzerebbe alle stelle, dato che i governi avrebbero gettito fiscale in moneta debole, e uscite per interessi in moneta forte. Stiglitz lo sa bene, ed infatti propone che tutto il debito, anche quello degli stati “ricchi” venga denominato in Euro2, ossia nella moneta più debole delle 2.

E ai cittadini contribuenti converrebbe? Beh, qua ci sarà poco da ridere: le nazioni del Sud Europa come detto, stamperebbero molto più denaro e farebbero ancora più debito per investimenti. Crescerebbe così l’inflazione e sarebbe meno difficile per lo stato pagare il debito. Con i vantaggi tangibili fino a quando anche comprare un kilo di frutta corrisponderà a una settimana di stipendio.

CROCIERE E GIOIELLI CON I SOLDI DEGLI OPERAI: LA VITA DA SULTANO DEI SINDACALISTI DELLA UIL, LA PEGGIO FECCIA PARASSITA

Il segretario del sindacato: “Personalmente, non ho mai neanche pensato di poter utilizzare risorse della Uil per fini estranei agli interessi dell’organizzazione”. L’ex numero uno: “Era per discutere in maniera approfondita, e per più giorni, dei contratti del pubblico impiego”


L’accusa è appropriazione indebita, in concorso con altri sei imputati, per essere stati in crociera con i soldi del sindacato. Ma Carmelo Barbagallo e Luigi Angeletti, segretario nazionale Uil e il suo predecessore, respingono le accuse. I pm di Roma Stefano Pesci e Paolo Marinaro contestano, secondo quanto riporta La Repubblica, ad altri imputati l’acquisto di gioielli da Swarovski per oltre 7mila euro e un soggiorno al “California Camping Village”, in Toscana tra il marzo del 2010 e il maggio del 2012. A giudizio davanti al giudice della IX sezione penale anche ci sono anche Goffredo Patriarca, Giuseppe Caronia, Romano Bellissima, Salvatore Bosco, Luigi Simeone e Ubaldo Conti.

Le indagini hanno accertato che ci sarebbero state contabilizzazioni anomale. Per esempio la causale che ha permesso di pagare le vacanze per 16.456 euro era “contributo per progetto condiviso“. Il 22 marzo del 2010 la Costa crociere ha ricevuto il bonifico da conti Uil. Angeletti, allora numero uno, e Barbagallo si erano imbarcati con altri tre sindacalisti e gli accompagnatori. Anche l’anno successivo c’era stata una vacanza con le stesse modalità pagata il 27 maggio del 2011. A dicembre del 2010 sempre con i soldi del sindacato Goffredo Patriarca avrebbe pagato, questa l‘ipotesi della procura, un soggiorno a Ubaldo Conti per due settimane ad agosto del 2010 accompagnato in Toscana da madre e nipote. Lo stesso Patriarca avrebbe speso circa 7mila euro in quattro puntate in gioielleria usando la carta di credito di Uil Trasporti.

“Ho piena fiducia nell’operato della magistratura e resto in attesa di poter chiarire ogni aspetto di questa vicenda. Personalmente, non ho mai neanche pensato di poter utilizzare risorse della Uil per fini estranei agli interessi dell’organizzazione alla quale ho sempre dedicato e dedico tutto il mio lavoro e la mia persona – fa sapere Barbagallo -. Sono impegnato a lavorare h/24 per il sindacato”. Angeletti, sentito dai pm, si era difeso dicendo che le crociere “avevano lo scopo di consentirci di discutere in maniera approfondita, e per più giorni, di importanti tematiche relative principalmente al blocco dei contratti del pubblico impiego e delle politiche previdenziali dei governi in carica”.

FONTE
IL FATTO QUOTIDIANO

Rivelazione incredibile: Giorgio Napolitano intercettato. Beccato al telefono con il banchiere inquisito..

Se qualcuno ancora pensava che Giorgio Napolitano fosse stato arbitro e garante imparziale della vita democratica del paese, la smentita - persino brutale nella sua chiarezza - arriva da una raffica di intercettazioni della Guardia di finanza. La voce di Napolitano è nei file audio, le sue parole trascritte nei brogliacci. E questa volta non potranno venire distrutte o cancellate, come Napolitano pretese e ottenne quando a intercettarlo furono i pm palermitani dell'inchiesta sulla trattativa tra Stato e mafia. 

Nessuna immunità, stavolta: uno scoop di Panorama rende di pubblico dominio quanto senza clamori era stato depositato agli atti di una inchiesta. E che inchiesta: l'indagine della Procura di Bergamo sui trucchi e le bugie che Giovanni Bazoli, il più importante banchiere italiano, presidente emerito di Banca Intesa, avrebbe messo in atto per indirizzare a suo piacimento la vita di Ubi Banca, il gruppo bancario nato dagli accordi tra finanza bresciana e bergamasca. Di queste manovre si è parlato ampiamente nel novembre scorso, quando i pm bergamaschi hanno comunicato a Bazoli e altri 38 indagati la chiusura delle indagini per ostacolo alla vigilanza della Banca d'Italia e illecita influenza sull'assemblea. 

Ora Panorama scopre che Bazoli è stato intercettato a lungo dalla Guardia di finanza, e che quelle telefonate raccontano di una rete impressionante di rapporti politici e istituzionali gestiti dal grande banchiere cattolico: Bazoli parla con gli uomini di Enrico Letta e con quelli di Renzi, con direttori di giornali e con ministri, determina o ostacola a suo piacimento nomine e scelte cruciali del governo. In questo instancabile (a dispetto degli 84 anni suonati) attivismo, Bazoli ha un punto di riferimento costante: Giorgio Napolitano. 

L'intercettazione Bazoli-Napolitano depositata agli atti porta la data del 19 marzo 2015, quando l'ex leader della destra Pci ha lasciato il Quirinale da poco più di un mese. Ma il rapporto tra i due, tra il vecchio comunista e il banchiere cattolico, è di ben più antica data. Secondo quanto risulta al Giornale, telefonate tra Bazoli e Napolitano sono state intercettate anche mentre il secondo era Presidente della Repubblica, ma non sono state registrate in ossequio alle prerogative della massima carica dello Stato. Poi il 3 febbraio Sergio Mattarella entra al Quirinale, e da quel momento le chiacchiere di Napolitano non sono più inviolabili. 

FONTE: "ilgiornale.it" 

INCREDIBILE! L'hanno intercettato mentre consegnava una mazzetta. Arresto clamoroso!

ARRESTI choc per corruzione a Firenze: l'imprenditore Stefano Fani, presidente e direttore tecnico della Società Italiana Restauri Edili (Sire Costruzioni), nonché presidente fiorentino dell'Ance, Associazione nazionale costruttori edili, è stato arrestato mentre consegnava una mazzetta. Per questo, adesso si trova in carcere. Nella stessa indagine è coinvolto un funzionario del provveditorato alle opere pubbiche, destinatario, secondo quanto ricostruito, della bustarella: per lui sono scattati gli arresti domiciliari. 

I provvedimenti, nei confronti del presunto corruttore e del presunto corrotto, sono stati eseguiti nel primo pomeriggio di ieri. In flagranza. Gli inquirenti avrebbero documentato la consegna di una mazzetta da 2800 euro che l'architetto Fani avrebbe versato al funzionario pubblico. Il tutto ripreso, secondo quanto ricostruito, da una telecamera, posizionata nella sede fiorentina del provveditorato alle opere pubbliche. E ovviamente nei pressi c'erano anche gli investigatori. Che non erano lì per caso. 

Rondolino tradito dal fuori onda:""Gli esodati, che due coglioni, voglio parlare sulla Raggi"


RONDOLINO TRADITO DAL FUORI ONDA
"Gli esodati, che due coglioni, sulla raggi volevo parlare"
IL GIORNALISTA PIDDINO preferisce parlare della Raggi che degli ESODATI. 
UNA VERGOGNA TOTALE!!! Questo è il motivo del 77 posto italiano per libertà di stampa. 

martedì 28 marzo 2017

15ANNI CON L’EURO? ECCO PERCHE’ LA TRUFFA VOLUTA DA CIAMPI, PRODI E FECCIA PARASSITA CI HA ROVINATO LA VITA

Con l’euro lavoreremo un giorno in meno e guadagneremo come se lavorassimo un giorno in più, disse Romano Prodi nel 1999. Sono passati quasi 15 anni dall’ introduzione della moneta unica e la frase del Professore sembra che sia stata pronunciata a Zelig. È successo il contrario. O meglio, molti lavorano settimane o mesi in meno per colpa della crisi, ma non guadagnano di più.
Anzi. Chi ha un posto praticamente porta a casa a fine mese uno stipendio paragonabile a quello del 2001. Con l’ aggravante di aver perso anche potere d’ acquisto: in quel gennaio-febbraio 2002 i prezzi dei prodotti più diffusi, dal caffè alla pasta, dall’ abbigliamento fino al gelato, subirono un rincaro pazzesco, fuori dal normale, che nessuno fu in grado di fermare e analizzare. I consumatori dovettero affrontare aumenti fino al 200%. E in quei due mesi è iniziato il declino dell’ Italia.
Sappiamo tutti che gran parte delle colpe sono da imputare ai tedeschi, che imposero un cambio lira-euro troppo alto in modo da non avere rivali nelle esportazioni. Sappiamo anche che Prodi e Ciampi commisero l’ errore di accettare il diktat tedesco per avere un posto al sole, previa introduzione di un’ eurotassa, per entrare nella moneta unica, restituita solo in minima parte. Ma quello che ancora non sappiamo è perché il governo Berlusconi si voltò dall’ altra parte durante i primi mesi di vita dell’ euro. Solo nell’ estate 2002 si creò un osservatorio sui prezzi, ma la frittata era già stata fatta. Ovvio, imprenditori e venditori italiani arrotondarono le mille lire all’ euro per recuperare un po’ di soldi e rimanere competivi con i partner europei. Legittimo. L’esecutivo però avrebbe dovuto fare uno sforzo sui contratti dei dipendenti e sulle pensioni. Sarebbe stato utile varare aumenti di stipendio, una tantum ed extra-inflazione, per mettere a pari i lavoratori con i produttori. Magari con interventi fiscali, tipo taglio di tasse.
Sfruttando, per l’occasione, il calo dei tassi d’ interesse sul debito pubblico proprio grazie all’introduzione dell’euro. Niente di tutto questo fu realizzato. Gli italiani si sentirono più poveri e iniziarono così a diminuire i loro consumi.
Il circolo negativo era appena all’ inizio. La crisi del 2008 e, successivamente, quella dello spread nel 2011, diedero la mazzata finale al nostro Paese. Il doppio effetto, calo del potere d’ acquisto e sfiducia, innescarono il crollo delle vendite al dettaglio e degli acquisti immobiliari. Di conseguenza le aziende hanno iniziato prima a tagliare le spese superflue, poi gli investimenti, quindi a licenziare, fino a chiudere. Non a caso sono sette-otto anni che il Pil è asfittico. Le imprese, anche quelle sane, hanno così cominciato a perdere valore, perché operano in un mercato debole. Un affare per gli stranieri che hanno messo nel mirino le nostre società, marchi famosi compresi.
Fanno ridere quelli che dicono che l’ euro non è la causa dei mali italiani. In quel prezzo del gelato schizzato del 200% c’ è tutto il nostro male. Uno autentico strozzinaggio. Spiace che nessun politico abbia chiesto scusa agli italiani.
Nemmeno i grandi tifosi della moneta unica.

FONTE:


LIBERO

DI MAIO SCATENATO! GUARDATE COME HA DEMOLITO IL PD SVELANDO TUTTA LA VERITA'



È scontro tra Pd e M5s sulla proposta salva-contributi dei deputati, considerata dai grillini una trovata per consentire di chiudere la legislatura in anticipo senza far soffrire le tasche dei politici. Ma i dem negano di aver mai presentato na proposta alla Camera (valida solo per questa legislatura) per abolire del tutto i vitalizi ma contemporaneamente restituire i contributi previdenziali versati dai deputati anche nel caso di scioglimento anticipato della legislatura.

«Le congetture sulle pensioni dei parlamentari, che vedo circolare in questi giorni, sono fantasia. Il Pd non ne ha mai discusso in alcuna sede e nessuna modifica è stata né ipotizzata né pensata», ha detto oggi il capogruppo
Pd alla Camera Ettore Rosato, nega che i dem siano al lavoro per anticipare i contributi parlamentari in caso di fine anticipata della legislatura. 

«Non ho mai firmato alcuna proposta di legge sui vitalizi dei parlamentari, né ho mai discusso dell'argomento durante riunioni dell'Ufficio di Presidenza della Camera dei deputati», ha affermato Marina Sereni, vice presidente di Montecitorio, stessa smentita anche dell'altro vice di Montecitorio del Pd Roberto Giachetti.

Il fatto è che, oggi, per ottenere la restituzione dei contributi bisogna aver maturato almeno 4 anni, 6 mesi e 1 giorno di attività da deputato. Se la legislatura si chiudesse anzitempo, moltissimi resterebbero senza copertura previdenziale. Con questa norma, invece, tutti salvi, anche gli ultimi arrivati, e liberi di dire sì allo stop anticipato delle Camere. «È una norma porcata», hanno attaccato ieri i 5 stelle dal blog di Grillo che parlano di «movente politico» e di «un'ennesima manovra di palazzo». E ancora la definiscono la prima «norma porcata del 2017, un vero e proprio colpo di coda della Casta Renziana». «Il tema - proseguono - è quello scottante dei vitalizi: con la scusa della sua definitiva abolizione dal 2018 la maggioranza a guida Pd garantirà agli attuali deputati e senatori una buonuscita intorno ai 50 mila euro a testa, consistente nei contributi versati dal 2013 ad oggi».

Dal Partito democratico ha risposto Emanuela Fiano, deputato e membro della segreteria, che ha accusato i grilini di sollevare «polemiche senza fondamento» e negato che ci sia la volontà di reintrodurre i vitalizi. «L'invenzione della realtà è il loro marchio d'azienda» incalza e aggiunge: «Siamo di nuovo al Truman Show». Secondo Fiano si tratta di un tentativo disperato «di nascondere la loro totale incapacità nell'amministrare una città come Roma e l'evidente imbarazzo provocato al loro interno dalle sparate di Grillo. Lascino perdere, - chiosa - non è inventando
cose che riusciranno a cambiare la realtà».

Scrivono ancora i grillini nel post: «Renzi vuole andare ad elezioni il prima possibile con una legge anti-M5S nel vano tentativo di evitare i referendum contro il Jobs Act e cercare di capitalizzare il fango gettato in queste settimane contro la giunta Raggi. Il segretario del Pd sa, però, che la maggioranza dei parlamentati non ha alcuna intenzione di staccare la spina prima del 15 settembre 2017, data in cui maturerà il diritto al vitalizio essendo passati 4 anni, 6 mesi e 1 giorno dall'inizio della legislatura. Con la ricca buonuscita Renzi spera quindi di placare gli appetiti di partito e di terminare la breve esperienza del burattino Gentiloni».