domenica 2 ottobre 2016

ULTIM'ORA CLAMOROSA: trovato con 230mila euro di mazzette:terremoto nel governo

Nell'ambito dell'inchiesta di Roma sui processi "pilotati" dalla cricca, la Finanza ha trovato buste con 230 mila euro in contanti

In casa di Renato Mazzocchi, funzionario della Presidenza del Consiglio, i finanzieri hanno trovato quello che stavano cercando: 230 mila euro in contanti preparati in bustarelle.

I militari sono andati a perquisire la casa di Mazzocchi nell'ambito dell'inchiesta della procura di Roma su Raffaele Pizza, il faccendiere finito nelle cronache per le intercettazioni in cui affermava di aver fatto assumere il fratello di Angelino Alfano alle poste.

Le perquisizioni a casa di Renato Marzocchi

Secondo quanto scrive il Corriere, soldi trovati a casa di Mazzocchi sarebbero serviti a pilotare i processi. Una ipotesi che sarebbe supportata anche da intercettazioni ambientali. A Mazzocchi i procuratori arrivano indagando sulla "cricca" di Pizza, quella che ha coinvolto anche il deputato Ncd Antonio Marotta.
I soldi trovati in casa dell'ex capo della segreteria dell’allora ministro all’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio sono stati considerati "provento di reato" e sequestrati dal Gip. L'accusa è quella di riciclaggio, ma è ancora chiaro il coinvolgimento di Mazzocchi nella cosiddetta "cricca".
Per quanto riguarda i processi di cui la "cricca" voleva conoscere in anticipo le indagini, ai pm Alberto Orsini (commercialista che i pm considerano la mente del gruppo) ammette di aver ricevuto informazioni sulle indagini che lo riguardavano. Quello che i magistrati dovranno capire è se i soldi trovati nei cassetti di Marzocchi sono quelli pagati da Orsini per pilotare i processi a suo carico.

FONTE: http://www.ilgiornale.it/news/politica/casa-funzionario-renzi-trovate-buste-230mula-euro-1286226.html

Gustavo Zagrebelsky demolisce l'ebete Matteo Renzi! Guardate come l'ha umiliato in questa intervista

Il confronto di venerdì sera su La7 "non è servito a nulla". Così Gustavo Zagrebelsky, in una intervista a La Stampa, all'indomani del dibattito a La7 con il premier Matteo Renzi.

"Dal dibatto è emersa in maniera chiara non la diversità di idee - spiega il costituzionalista - ma la distanza culturale che ci fa guardare gli stessi problemi da angolazioni diverse. Due mondi diversi che non si sono incontrati. Questo credo che la gente lo abbia capito".
"Al termine del dibattito mi sono sentito a disagio come non mi era mai capitato - afferma - Poi ho ricevuto diverse telefonate, ho parlato con molte persone e tutti mi hanno detto quasi la stessa cosa: di essere riuscito durante il dibattito a far emergere un altro mondo".
Sull'apertura del segretario del Pd a una modifica della norma sui capilista bloccati nell'Italicum, Zagrebelsky non ha dubbi: "Credo invece che attualmente non ci siano le condizioni per modificarlo" perché "non credo ci siano le condizioni politiche, i numeri in Parlamento, per trovare un accordo fra tutti gli attori in campo. Ognuno, ogni forza politica, si dice disponibile a effettuare modifiche ma fa una proposta diversa. Tutte le leggi elettorali, proporzionale a parte perché non danneggia nessuno, sono a favore di qualcuno e quindi a discapito di qualcun altro".

Fonte: http://www.huffingtonpost.it/2016/10/02/zagrebelsky-renzi-confronto-inutile_n_12292788.html

sabato 1 ottobre 2016

M.Travaglio replica e sputtana la Boschi come mai nessuno aveva fatto: "In un parlamento serio toglierebbe solo la polvere"

Marco Travaglio a tutto campo sul Ministro per le Riforme Maria Elena Boschi.
Se solo sei mesi fa le avessero vaticinato che un’avvocaticchia di 33 anni come lei sarebbe diventata ministro delle Riforme, dei Rapporti con il Parlamento e persino dell’Attuazione del programma, e avrebbe riformato la Costituzione con Verdini e Calderoli, Maria Elena Boschi si sarebbe messa a ridere. Anzi, a sorridere. Perché Lei non ride: Lei sorride. “Non cediamo alle provocazioni e ai ricatti e, con un sorriso, andiamo avanti”, ha dichiarato l’altro giorno nell’intervista settimanale a Repubblica: “I grillini arrabbiati sono venuti a chiedermi perché sorridessi in aula. In realtà il sorriso non è scherno né arroganza: è la convinzione che ce la possiamo fare e ce la faremo”. Le hanno detto di sorridere sempre e comunque, anche quando non c’è niente da sorridere. E lei sorride, anche quando dovrebbe scapparle da ridere per le corbellerie che dice. Tipo quando ha paragonato la svolta autoritaria del Renzusconi, ormai palese ai più, a “un’allucinazione”. O quando ha estratto dal dizionario delle citazioni una frase di De Andrè, una di Pratolini e una di Fanfani, aretino come lei e nano come B., che piace tanto anche al suo papà (“grande statista e riferimento per tante donne e uomini della mia terra, compreso mio padre”). Che diceva Fanfani? Che “le bugie in politica non servono”. Perbacco, che acume. Ci voleva proprio Fanfani – uno dei politici più bugiardi della storia – per elaborare un concetto così complesso, da ernia al cervello. Quando l’ha scoperto, monna Maria Elena s’è illuminata d’immenso, con tutta una serie di effetti collaterali.
Citiamo dalla telecronaca diretta su Repubblica di Sebastiano Messina, uno dei giornalisti più innamorati di Lei: “La fascinosa portabandiera del governo Renzi ha smesso di sorridere, ha socchiuso gli occhi e – per la prima volta – ha alzato la voce”. A quel punto “tutti si sono girati per vedere la ministra con gli occhi azzurri”. Lei ha perso “l’imbarazzata dolcezza” e le mani, “che teneva giunte per precisare il concetto, le apriva per scandire la vacuità fasulla dei suoi contestatori”. Infine, prodigio nel miracolo, “ha tirato fuori la citazione dalla tasca del suo tailleur-pantalone grigio argento”. E prossimamente, statene certi, estrarrà altre storiche frasi: “aprite la finestra ché fa caldo, come disse Bisaglia”, “ieri pioveva oggi invece fa sole, come ebbe a sottolineare Piccoli”, “quando ti prude la pancia non resta che grattarti, come suggerì Rumor”. E tutt’intorno si formerà una “ola” di consenso, accompagnata da un coro di “oooohhhh” di ammirato stupore, soprattutto fra i cronisti con la bocca a cul di gallina che quotidianamente narrano Tutta la Boschi Minuto per Minuto.
L’altro giorno riferivano che la piacente ministra “ha giocato ripetutamente con l’anello che porta all’anulare sinistro” (Corriere della sera), il che ha comprensibilmente “destato molta curiosità” (Repubblica ). Poi Dagospia dava conto delle sue ben dieci visite alla toilette di Palazzo Madama in poche ore, forse per conferire con Matteo, o forse per vomitare. Bruno Vespa, quando l’ha intervistata per Panorama , ne è uscito molto turbato, con la lingua di fuori: “Maria Elena Boschi assomiglia sempre di più alle nobildonne rinascimentali che lasciano beni e affetti perché rapite da una vocazione religiosa. Una Santa Teresa d’Avila che scolpita dal Bernini per Santa Maria della Vittoria, a Roma, acquista sensualità nel momento in cui la trafigge la freccia dell’estasi divina”. Rapita dal Vangelo secondo Matteo, “la bella avvocata toscana una vita privata non ce l’ha da quando Renzi l’ha portata al governo… Si sveglia prestissimo, alle 8 è in ufficio, stacca tra le 9 e le 11 di sera. Single per necessità, sogna una famiglia, ma adesso non può permettersela”. Una vita di stenti, tutta votata al sacrificio. La nuova Teresa d’Avila, anzi d’Arezzo, come l’originale ha pure le visioni mistiche (da non confondere con le allucinazioni). Infatti dichiara ogni due per tre che il nuovo Senato è “una risposta all’Europa” (che peraltro se ne frega) e “all’urlo lanciato dai cittadini”.
E qui, più che Teresa d’Avila, viene in mente Giovanna d’Arco che sentiva le voci: ogni sera, quando va mestamente a dormire, in ginocchio sui ceci, sola nella sua celletta arredata con un umile inginocchiatoio, ode l’urlo del popolo che implora: “Deh, Maria Elena, i senatori non li vogliamo eleggere noi: orsù, nominàteveli pure voi della Casta! E, già che ci siete, pure i deputati!”. Ragion per cui va ripetendo: “Dobbiamo mantenere l’impegno”, anche se non si capisce con chi, visto che nessun elettore ha mai saputo niente della riforma del Senato né chiesto ad alcuno di realizzarla. Poi concede: “Comunque sottoporremo le riforme al referendum: più aperti al confronto democratico di così…”. Non sa che il referendum non sarà una sua magnanima elargizione: è la naturale conseguenza del fatto che, al Senato, la cosiddetta riforma rischia di non avere nemmeno la maggioranza semplice, figurarsi i due terzi.
Forse un giorno il papà fanfaniano, appena promosso vicepresidente della Banca Etruria (ribaltando la figura dei figli di papà in quella dei papà di figlie), le parlerà anche dei padri costituenti, che impiegarono quasi due anni per scrivere i 139 articoli della Costituzione.
Mentre l’avvocaticchia di Arezzo, che alla Costituente avrebbe a stento levato la polvere dai davanzali, vorrebbe approvarne 47 in dieci giorni. E chi obietta qualcosa, se è un presidente emerito della Consulta, è un “professorone” e un “solone”. Se è un oppositore in Senato, è “un ricattatore”. E se il capolavoro non passa, si va a votare: “la vita del governo è legata alle riforme costituzionali” (non sa che le Costituzioni non le riformano i governi, semmai i parlamenti, e comunque le Camere le scioglie il capo dello Stato, non lei). Poi spiega che il Boschiverdinellum “non contiene minacce per la democrazia”, tant’è che “se ne parla da trent’anni” (non dice da parte di chi, quando, come e de che, se si eccettuano Gelli e Craxi). Quanto ai deputati nominati con le liste bloccate dell’Italicum, niente paura: “il Pd farà le primarie” (e pazienza se alle Europee non le ha fatte e gli altri partiti non le faranno mai). Insomma, come diceva il piccolo grande Fanfani, le bugie in politica non servono: però aiutano. Ma forse è presto per credere che Santa Teresa d’Arezzo sia in malafede: forse parla semplicemente di cose più grandi di lei. Chissà che un giorno non s’imbatta in un’altra frase dell’Amintore, davvero poco consona con la rottamazione: “Si può essere bischeri anche a vent’anni”. Figuriamoci a trentatrè.

DENUNCIA CHOC DELLA RAGGI MA NESSUNO NE PARLA: "STANNO FACENDO SPARIRE I FALDONI DAI MUNICIPI"

"Nei Municipi sono spariti subito dei faldoni, delle carte. Me lo hanno detto i nostri presidenti". E' quanto afferma la sindaca di Roma Virginia Raggi in un'intervista al Fatto Quotidiano. "Al di là della personalizzazione su Buzzi e Carminati, Mafia Capitale rappresenta un parametro della malagestione che ha devastato Roma. E noi dobbiamo stare molto attenti perché rischia di perpetuarsi. Non deve succedere".
La sindaca della Capitale difende poi la scelta dei due nuovi assessori. L'assessore al Bilancio, Andrea Mazzillo, "non è un ripiego. Lo abbiamo scelto perché ha le competenze che servono: è un esperto di finanza locale, docente a contratto all'università di Tor Vergata. Ed è iscritto da anni al M5s: condivide i nostri metodi e i nostri obiettivi" spiega Raggi. Quanto all'assessore alle Partecipate, Massimo Colomban, "il suo nome è arrivato dall'interno del M5s. Ci ha colpito per la voglia di lavorare in squadra e la sua visione uguale alla nostra" afferma la sindaca di Roma.
Sul caso dell'assessore all'Ambiente Paola Muraro, Raggi ribadisce che per lei "vale quello che abbiamo sempre detto:aspettiamo di leggere le carte, e poi non faremo sconti a nessuno". E sul fatto di non aver subito rilevato che fosse indagata, la sindaca assicura che, "alla luce di quanto accaduto dopo", rifarebbe lo stesso: "Scegliemmo di aspettare perché prima volevamo capire esattamente per cosa fosse indagata". E a chi l'accusa di aver fatto poco o nulla nei primi tre mesi alla guida del Campidoglio, Raggi replica: "Non è vero. Per esempio, abbiamo appena trovato fondi per 9 milioni di euro da destinare ai municipi, per l'assistenza ai bambini disabili e l'assistenza sociale. E siamo sempre quelli che hanno sbloccato le assunzioni per 1.100 maestre". conclude la sindaca di Roma

Fonte: http://www.adnkronos.com/fatti/politica/2016/10/01/roma-accusa-raggi-nei-municipi-fanno-sparire-faldoni_UvhkDMUV3X2Ij6PtehiPbM.html

CLAMOROSO! Nella borsa dell'esponente PD qualcosa di inaspettato: arrestato!

Siracusa, arrestato consigliere del Pd: aveva con sè 20 chili di droga
In partenza per Malta, è stato preso con altre due persone a Pozzallo
L'arresto è avvenuto a Pozzallo, in provincia di Ragusa, dove il 31enne Antonio Bonafede stava per imbarcarsi sun traghetto che lo avrebbe portato a Malta. L'uomo, che è consigliere comunale per il Pd a Siracusa, aveva con se venti chilogrammi di droga.
La squadra mobile di Siracusa, in collaborazione con i colleghi della questura di Ragusa, hanno bloccato Bonafede nel piazzale prima dell'imbarco. Con lui c'erano anche il 32enne Salvatore Mauceri e il 44enne Antonio Genova. In un borsone e in un trolley 16 chili di marijuana e tre chili e mezzo di hashish.
Accusati di spaccio di sostanze stupefacenti, i tre sono stati arrestati dopo una lunga attività di osservazione.

Fonte: ilgiornale.it

NAPOLITANO, ENNESIMO SFREGIO AGLI ITALIANI ED ALLA DEMOCRAZIA: “IL PARLAMENTO?E’ UNO S…..”

“Sì, sono stati commessi degli errori”. Da Giorgio Napolitano arriva  un altro schiaffo, e stavolta è tutto per Matteo Renzi. Si parla di riforma costituzionale e referendum e l’ex presidente della Repubblica non manca di sottolineare gli sbagli nella campagna per il , “ma ora sono stati corretti, Renzi ha capito”. Il riferimento, ovvio, è alla personalizzazione del voto e alle minacce di dimissioni in caso di sconfitta da parte del premier. Tuttavia, nota Napolitano, quella impostazione “è durata per un periodo troppo lungo ed ha facilitato chi era per il No e contro Renzi”.
“Parlamento uno straccio” – Questo ha fatto sì che tuttora i cittadini pensino che il
referendum sia anche incentrato su Renzi, ha concluso il ragionamento l’ex presidente, che ha poi attaccato frontalmente il fronte del No: “A chi dice di votare no per difendere il Parlamento chiedo, ma tu hai visto come è ridotto il Parlamento?”. “Io per 9 anni ho ricevuto i gruppi parlamentari, per lo più di opposizione, che mi dicevano basta alla fiducia, ai maxi-emendamenti, ai decreti. Una cosa sacrosanta, perché così il Parlamento è ridotto a uno straccio“.  Questa riforma, sostiene al contrario, “aiuta il Parlamento”.
Italicum e ballottaggio – Collegata al referendum c’è la questione dell’Italicum, che Renzi ha promesso di correggere un po’ per concessione al Pd e un po’ per “fregare” il Movimento 5 Stelle che secondo i sondaggi al ballottaggio uscirebbe sempre vincitore, indipendentemente dallo schieramento rivale. Non a caso a Napolitano “non risulta” che Renzi “non toccherà” il ballottaggio, aprendo di fatto a modifiche proprio su questo punto, che era il dato fondamentale della legge elettorale. Senza ballottaggio, l’ipotesi più probabile è quella delle “larghe intese” e Napolitano sarebbe favorevolissimo: “Bisogna mettere nel conto che si può anche essere i primi alle elezioni ma senza riuscire ad aver la maggioranza assoluta per governare e che fare una politica di alleanze non è una bestemmia. Non si può considerare una bestemmia cercare alleati per governare”. E lui, che ha messo insieme Monti, Berlusconi e Bersani, ne sa qualcosa.

FONTE:
LIBERO

Il terremoto ad Amatrice è un affare per Pd e coop. Guarda cosa è saltato fuori

L'appalto di un miliardo per la costruzione delle case di legno vinto da un consorzio di Legacoop

Manco il tempo di iniziare a parlare di ricostruzione e già s'insinua il sospetto che il «modello Emilia» in salsa amatriciana si traduca in una pioggia di appalti per le coop rosse. Dell'area culturale e geografica vicina al commissario per la ricostruzione Vasco Errani del resto fanno parte alcuni giganti delle costruzioni. La voce che ha messo in allarme il mondo produttivo reatino è che sia già pronto un «pacchetto imprese» per le opere di messa in sicurezza dell'area del cratere, pacchetto privo di imprese locali.
Forse è solo una diceria. Ma qualche certezza intanto c'è. Una è che il primo appalto, quello per la costruzione dei Map, i moduli abitativi provvisori, ovvero le famose casette di legno che ospiteranno i terremotati fino a ricostruzione completata, sia andato a un gruppo di aziende in cui spicca il ruolo del Cns, un consorzio bolognese targato Legacoop di cui fanno parte 192 cooperative, tra cui una di quelle che facevano riferimento all'onnipresente Salvatore Buzzi. Il Cns, denunciano i Cinque Stelle, «ha già appaltato parte delle costruzioni a un altro gruppo, Cosp Tecnoservice che ha finanziato nel 2015 la campagna di Catiuscia Marini (la governatrice Pd dell'Umbria) sia pure con una somma modesta». L'altra certezza è che i sindacati del Lazio sentono già odore di bruciato e sono corsi a bussare alla porta della Regione per fissare i paletti. I segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil nei giorni scorsi hanno incontrato tre assessori regionali presso la Camera di commercio di Rieti, mettendo sul piatto tre richieste: far lavorare manodopera del posto, far lavorare aziende locali e trovare la copertura normativa necessaria a realizzare questi due obiettivi, mettendo in grado le imprese locali, che sono medio-piccole, di entrare nel giro degli appalti.
Anche sul versante degli imprenditori c'è più di qualche perplessità. «Già nei primi lavori i materiali sono arrivati da fuori - dice Gianfranco Castelli, presidente uscente di Unindustria Rieti e proprietario di un'azienda proprio ad Accumoli, epicentro del terremoto - se vogliono aiutare questo territorio devono almeno dare una chance di competere alle aziende locali». Il sindaco di Accumoli Stefano Petrucci avvisa i suoi conterranei: «Non possono pensare di partecipare a grandi appalti se non si consorziano e non acquisiscono le qualifiche necessarie».
Il terremoto è stato una tragedia terrificante. Il dopo terremoto, è inutile nasconderlo, può portare risorse a un territorio che conta tra le potenziali vittime anche la fragile economia locale. E i numeri sono giganteschi: la stima della Protezione civile è di 3-4 miliardi di danni. L'appalto delle casette è un primo piatto ricco. Bandito dalla Consip nel 2014, in via preventiva, vale 1,188 miliardi, pari a 1.075 euro al metro quadro. Una tariffa che, nota un'inchiesta dell'Espresso, è più cara di quanto pagato all'Aquila. E soprattutto è più di quanto costi qualunque casa ad Amatrice e dintorni, dove i prezzi arrivano a 840 euro al metro quadro. Per una villa.

Fonte: http://m.ilgiornale.it/news/2016/10/01/il-terremoto-ad-amatrice-e-un-affare-per-pd-e-coop/1313017/